{"id":162122,"date":"2025-10-13T08:32:09","date_gmt":"2025-10-13T08:32:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/162122\/"},"modified":"2025-10-13T08:32:09","modified_gmt":"2025-10-13T08:32:09","slug":"prima-digerire-poi-raccontare-il-tascabile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/162122\/","title":{"rendered":"Prima digerire, poi raccontare &#8211; Il Tascabile"},"content":{"rendered":"<p>\n\t\tP<\/p>\n<p>\ter ogni dolore orofacciale c\u2019\u00e8 una clinica, per ogni clinica c\u2019\u00e8 una delusione e una cura e poi di nuovo una delusione; per ogni errore diagnostico c\u2019\u00e8 l\u2019aggravarsi del dolore o l\u2019avanzare di un fastidio diverso, nuovo e nuovamente raccontabile. <a href=\"https:\/\/www.edizioninottetempo.it\/it\/pathemata\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Pathemata<\/a> (2025) di Maggie Nelson \u00e8 la testimonianza di una malattia per mano \u2012 per bocca, cio\u00e8 \u2012 di una scrittrice. Il sottotitolo recita infatti: O, la storia della mia bocca. Ma se i denti, la lingua, il palato, la mandibola servono a masticare, triturare, e infine digerire ci\u00f2 che entra nel corpo, allora questo \u00e8 anche il racconto di una disfunzione narrativa: di un dolore che viene preso a oggetto del libro fin troppo letteralmente; di un\u2019intossicazione romanzesca. Non \u00e8 un caso che nel testo di Nelson non si parli quasi mai di cibo, di ci\u00f2 che dovrebbe (potrebbe) alimentare quei due corpi che si sovrappongono continuamente: quello di carne e quello di cellulosa.<\/p>\n<p>In questa collana di patemi e paure ipocondriache, che luccicano come perle o, meglio, come i denti di un mostro nel buio di una camera da letto, Nelson ci guida dentro e fuori dalla fessura tra le sue labbra, continuamente: proprio come se fossimo la sua lingua, i suoi denti, il suo fiato o le sue parole; uno spiffero, un passaggio, tra le memorie della sua bocca. Facciamo avanti e indietro senza sosta, tra passato e presente, diagnosi e controdiagnosi, tra prima e dopo il Covid-19, prima e dopo un sogno movimentato da appuntarsi in dormiveglia. Il rischio per\u00f2 che il libro possa essere solo o poco pi\u00f9 che testimonianza di un dolore ben localizzato ma inspiegabile resta molto forte. Specie se lo paragoniamo a <a href=\"https:\/\/www.einaudi.it\/catalogo-libri\/narrativa-italiana\/narrativa-italiana-contemporanea\/lo-sbilico-alcide-pierantozzi-9788806266448\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Lo sbilico<\/a> (2025) di <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/alcide-pierantozzi\/?search=Pierantozzi%2C%20Alcide%2F\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Alcide Pierantozzi<\/a>, un altro recente testo che parla (al maschile) di malattia, raccontata dal punto di vista privilegiato e claustrofobico di uno scrittore e che, appunto, molto pi\u00f9 che Nelson, sfida tanto la forma del referto medico quanto quella romanzesca.<\/p>\n<blockquote class=\"blockquote \"><p><strong>Se i denti, la lingua, il palato, la mandibola servono a masticare, triturare, e infine digerire ci\u00f2 che entra nel corpo, allora questo \u00e8 anche il racconto di una disfunzione narrativa: di un dolore che viene preso a oggetto del libro fin troppo letteralmente; di un\u2019intossicazione romanzesca.<\/strong><\/p><\/blockquote>\n<p>Ma basta anche pensare ad altri due titoli, per certi versi ancora pi\u00f9 simili a quello di Nelson: <a href=\"https:\/\/www.edicolaed.com\/negozio\/al-tiro-it\/storia-della-mia-lingua\/?srsltid=AfmBOoqbiZYVi1flD17QSp8RgEVG1_jWYmCRPJ0SeD-chxx52sKDvv9P\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Storia della mia lingua<\/a> di Claudia Apablaza (2023) e <a href=\"https:\/\/www.lanuovafrontiera.it\/prodotto\/la-storia-dei-miei-denti\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">La storia dei miei denti<\/a> di Valeria Luiselli (2016). Titoli (e dolori) simili, soprattutto i primi due, ma su quello di Luiselli in particolare vale la pena soffermarsi: \u00e8 infatti un romanzo che utilizza una forte voce narrante, quella di Gustavo S\u00e1nchez S\u00e1nchez, \u201cil miglior banditore d\u2019asta del mondo\u201d, per costruire un\u2019impalcatura romanzesca solida e piena d\u2019inventiva. A partire dai suoi denti finti, incastonati, appartenuti un tempo a Marilyn Monroe (sic!), La storia dei miei denti si trasforma infatti in una serie di racconti incastonati tra le gengive di Gustavo e del lettore, per ricostruire una \u201ccollezione dentale\u201d da battere all\u2019asta come un geniale prodotto da collezione: il lotto 49 di Luiselli \u00e8 infatti la dentiera che Gustavo decide di battere come solo un romanziere potrebbe fare. Sono i denti che la costituiscono ma sono anche i racconti che animano le pagine del libro: \u201cSe ne avessi parlato come Svetonio narra la vita dei dodici cesari sarebbe stata tutta un\u2019altra storia. Non racconti falsi, ma ispirati ad alcuni dei miei scrittori preferiti\u201d. Non stupisce allora che il titolo del libro di Luiselli corrisponda esattamente a ci\u00f2 che si trova al suo interno: storie meravigliose di singoli denti.<\/p>\n<p>Nel libro di Nelson, invece, non c\u2019\u00e8 affatto questa invenzione e alla parola \u201cstoria\u201d del sottotitolo dobbiamo dare un significato metaforico, probabilmente metaletterario. Del resto, basta arrivare a p. 12 per capire che anche Pathemata parla di lingua e di bocca per parlare di altro: nello specifico, del \u201cruolo letterale e simbolico della bocca nella vita di una scrittrice\u201d. Proprio nella sua \u201clingua\u201d, visionaria e concreta (in una parola, appunto: letteraria), Pathemata \u00e8 un libro esile ma \u201csquilibrato, lercio, come una muffa che cresce sotto il coperchio di un barattolo di marinara\u201d. Un piccolo libro pieno di pagine che \u201cschizzano dalle crepe\u201d di un corpo pulsante dal dolore e dal piacere masochistico di provare qualcosa; un corpo che si struscia a terra come Britney Spears nelle sue performances pi\u00f9 disperate, fatte apposta per disgustarci e sedurci (\u201c\u00e8 come se una zampa ispida avesse frugato nel mio cervello e avesse tirato fuori questa macchia di gelatina\u201d). Di una parola che spinge, spinge, spinge contro i nostri occhi come la lingua della protagonista da bambina spingeva contro il suo palato.<\/p>\n<blockquote class=\"blockquote \"><p><strong>Pathemata<\/strong><strong> diventa un libro sul rapporto tra interiorit\u00e0 e assimilazione: succede quando uno spazio intimo, domestico e sociale insieme come la bocca (per statuto luogo di confine, tra dentro e fuori) diventa giorno dopo giorno un\u2019istanza di pericolo e mostruosit\u00e0; di solitudine, di isolamento sociale.<\/strong><\/p><\/blockquote>\n<p>\nMa il fastidio alla mandibola, come ogni dolore profondo e sordo, \u00e8 anche altro da s\u00e9: in questo caso, \u00e8 ci\u00f2 che impedisce l\u2019alimentazione e quindi la digestione. Pathemata diventa cos\u00ec un libro sul rapporto tra interiorit\u00e0 e assimilazione: succede quando uno spazio intimo, domestico e sociale insieme come la bocca (per statuto luogo di confine, tra dentro e fuori) diventa giorno dopo giorno un\u2019istanza di pericolo e mostruosit\u00e0; di solitudine, di isolamento sociale. La domanda che ci pone \u00e8, cio\u00e8: cosa succede se non sappiamo pi\u00f9 trasformare ci\u00f2 che ci accade? Se siamo solo bocche che parlano, e non stomaci che elaborano? Il mostro in camera da letto, suggerisce il libro, potremmo essere proprio noi. O, dice Nelson, peggio ancora: noi scrittori. Quelli che continuano a parlare d\u2019altro solo per non dire che non sappiamo pi\u00f9 dire. Come se scrivere fosse ormai solo un atto orale bloccato a met\u00e0 tra la masticazione e il rigetto.<\/p>\n<p>La protagonista di Pathemata ha un\u2019amica che dopo aver assunto un farmaco sperimentale defeca i pasti esattamente come li ha ingeriti: \u201cgli escrementi uscivano come pasti completi, ogni boccone riconoscibile per quello che era stato al momento di ingerirlo. Potevi rimetterlo su un piatto e servirlo, mi dir\u00e0\u201d. Ecco la domanda che Pathemata pone con pi\u00f9 forza: cosa succede se anche la scrittura diventa cos\u00ec? Se anche noi abbiamo ingerito un farmaco che ci fa defecare il dolore cos\u00ec com\u2019\u00e8, senza digerirlo? Se raccontiamo solo per ripetere, e non per trasformare?<\/p>\n<p>Forse la colpa \u00e8 del Covid: \u201cla pandemia sta uccidendo il caso, la coincidenza, la sorpresa, lo straniamento \u2012 in poche parole, tutte le condizioni che rendono possibile la magia\u201d (leggi: la scrittura)? E, a onor del vero, la protagonista ci prova a resuscitare quella magia. Lo fa osservando per una volta un\u2019interiorit\u00e0 che non sia la sua propria: cos\u00ec, inizia a osservare la lavastoviglie.<\/p>\n<blockquote class=\"blockquote blockquote--small\"><p> Esamino i gusci d\u2019uovo rimasti incastrati nel braccio girevole, l\u2019imperscrutabile disco d\u2019argento che galleggia all\u2019ombelico della macchina. Mi chiedo se potrei rendere interessante la lavastoviglie grazie alla pura forza dell\u2019attenzione. <\/p><\/blockquote>\n<p>\nMa \u00e8 tutto inutile, dopo una breve fase d\u2019entusiasmo la magia non \u00e8 ancora tornata. La scrittrice sa essere solo una mandibola intorpidita, un muscolo orofacciale paralitico, dei denti che perdono contatto gli uni con gli altri.<\/p>\n<p>La bocca, del resto, non \u00e8 solo l\u2019organo della parola: \u00e8 il luogo dove la parola incontra il limite del corpo. Se i denti sono la parte pi\u00f9 dura e affilata, Pathemata ci ricorda che anche loro si consumano, si spezzano, scricchiolano. Come la lingua; come la scrittura. Ed \u00e8 proprio qui, per\u00f2, che il libro barcolla: Maggie Nelson resta fin troppo fedele alla sua lingua \u2012 precisa, dolorante \u2012 e raramente osa immaginare deviazioni dalla propria traiettoria. Manca l\u2019invenzione, la storia, che dia al dolore una seconda bocca: insomma, una lingua che non sia solo \u2012 letteralmente \u2012 la sua. Proprio qui si gioca il confine tra vulnerabilit\u00e0 e vittimismo, tra scrittura del dolore e dolore come alibi per non provare a inventare altro. Inventare, digerire, trasformare. E poi servire. Sa farlo ancora Nelson? Sanno farlo ancora le scrittrici? E soprattutto: sappiamo farlo noi?<\/p>\n<blockquote class=\"blockquote \"><p><strong>Maggie Nelson resta fin troppo fedele alla sua lingua \u2012 precisa, dolorante \u2012 e raramente osa immaginare deviazioni dalla propria traiettoria. Manca l\u2019invenzione, la storia, che dia al dolore una seconda bocca: insomma, una lingua che non sia solo \u2012 letteralmente \u2012 la sua.<\/strong><\/p><\/blockquote>\n<p>\nEppure, quel ventre sporco \u2012 la lavastoviglie \u2012 su cui la protagonista riversa invano per un istante i suoi sforzi poetici, apre a un\u2019altra interpretazione. In queste \u201csessantamila battute di cronologia del [\u2026] dolore\u201d, infatti, riaffiora anche un tema laterale ma persistente: la maternit\u00e0, la creazione, il parto. I denti parlano anche di questo. La protagonista stessa lo rivela in pi\u00f9 punti:<\/p>\n<blockquote class=\"blockquote blockquote--small\"><p> Provi a non pensare la mia lingua \u00e8 troppo grande per la mia bocca ma, piuttosto, il mio palato \u00e8 troppo stretto per la mia lingua, ha detto il dentista specializzato in taping notturno. [\u2026] (Che cos\u2019\u00e8 poi un palato?) Mi ha ricordato di quando i dottori erano preoccupati per le dimensioni del bambino nel mio utero.<\/p><\/blockquote>\n<p>\nIl corpo di una scrittrice \u00e8 sempre troppo o troppo poco. In Pathemata, Nelson \u00e8 una bocca, un utero, una figlia (un dentro), che riesce a riprendere contatto con il suo fuori solo nelle ultimissime pagine, quando cede nuovamente alla richiesta di una psicoterapeuta che, prima, non aveva voluto affatto ascoltare: quando, cio\u00e8, assume il punto di vista del padre defunto per assolversi dalle proprie colpe, per sentirsi orgogliosa nonostante questo stallo nella scrittura, questo fastidio orofacciale. Per tornare insomma madre, scrittrice. Allora, \u201cil divario tra la mia esperienza interiore e le statistiche esteriori del mio corpo\u201d (una sorta di Sbilico, in effetti, tra dentro e fuori) non \u00e8 pi\u00f9 un abisso ma una possibilit\u00e0 narrativa: un principio regolatore, come il respiro di chi mastica piano o, appunto, la contrazione di un utero in travaglio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"P er ogni dolore orofacciale c\u2019\u00e8 una clinica, per ogni clinica c\u2019\u00e8 una delusione e una cura e&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":162123,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1445],"tags":[1608,203,204,1537,90,89,1609],"class_list":{"0":"post-162122","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-libri","8":"tag-books","9":"tag-entertainment","10":"tag-intrattenimento","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-libri"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/162122","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=162122"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/162122\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/162123"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=162122"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=162122"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=162122"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}