{"id":16227,"date":"2025-07-29T15:32:12","date_gmt":"2025-07-29T15:32:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/16227\/"},"modified":"2025-07-29T15:32:12","modified_gmt":"2025-07-29T15:32:12","slug":"sui-dazi-di-trump-pesano-due-grandi-equivoci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/16227\/","title":{"rendered":"Sui dazi di Trump pesano due grandi equivoci"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019amministrazione Trump presenta i dazi come una vittoria per l\u2019economia americana, un modo per \u201criequilibrare\u201d la bilancia commerciale. Ma i primi a pagare sono le aziende e i consumatori americani. In pi\u00f9 c\u2019\u00e8 una partita di giro fiscale nascosta.<\/p>\n<p>Podcast generato con l\u2019intelligenza artificiale sui contenuti di questo articolo, supervisionato e controllato dal desk de lavoce.info<\/p>\n<p><strong>Primo errore: chi paga davvero i dazi di Trump<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019imposizione di dazi doganali \u2013 da ultimo quelli del 15 per cento sulle importazioni dall\u2019Unione Europea \u2013 \u00e8 presentata dall\u2019amministrazione Trump come una vittoria per l\u2019economia americana, una dimostrazione di forza negoziale e un modo per \u201criequilibrare\u201d la bilancia commerciale. Ma la narrazione poggia su due gravi fraintendimenti, che vale la pena chiarire.<\/p>\n<p>Imporre un dazio del 15 per cento sulle importazioni da una delle economie pi\u00f9 avanzate, diversificate e competitive del mondo, come l\u2019Unione europea, significa aumentare del 15 per cento il prezzo di quei prodotti per chi li acquista negli Stati Uniti. In pratica, \u00e8 una tassa aggiuntiva a carico dei consumatori americani e delle imprese americane che importano. \u00c8 difficile interpretarla come una \u201cvittoria di Trump\u201d: quando due economie complesse e interdipendenti come gli Stati Uniti e l\u2019Europa alzano barriere commerciali reciproche, non ci sono vincitori, ma solo perdenti. Si riduce la concorrenza, aumentano i prezzi e, potenzialmente, si rallenta la crescita. L\u2019efficienza del mercato viene compromessa, con una riduzione di benessere reciproca. Certamente, i dazi americani sulle esportazioni Ue non sono una vittoria per l\u2019Europa. Ma di certo non lo sono nemmeno per gli Usa.<\/p>\n<p><strong>Secondo errore: le entrate da dazi non le pagano \u201cgli altri\u201d<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019amministrazione Trump ha spesso rivendicato l\u2019aumento delle entrate da dazi doganali. Ad esempio, tra ottobre 2024 e aprile 2025, gli Stati Uniti hanno raccolto circa 59,2 miliardi\u202fdi dollari<strong> <\/strong>in entrate, rispetto ai 44,1 miliardi dello stesso periodo dell\u2019anno precedente. Solo nel mese di aprile 2025 le entrate nette hanno raggiunto 15,6 miliardi\u202fdi dollari, quasi il doppio rispetto a marzo (8,2 miliardi\u202fdollari). L\u2019amministrazione Usa prevede di incassare, entro la fine del 2025, maggiori entrate da dazi per circa 250 miliardi di dollari.<\/p>\n<p>Ma chi paga veramente queste entrate? Di certo, non l\u2019impresa italiana che esporta formaggio grana negli Stati Uniti. Nei registri doganali, il soggetto tenuto al pagamento del dazio \u00e8 l\u2019importatore americano \u2013 ad esempio, la \u201cAmerican Cheese Importers LLC\u201d, con sede in New Jersey \u2013 un\u2019azienda che impiega lavoratori americani, paga tasse americane e fa parte della catena produttiva nazionale.<\/p>\n<p>La \u201cAmerican Cheese Importers LLC\u201d potr\u00e0 decidere di ribaltare il costo del dazio sul prezzo finale del prodotto: in tal caso, a pagare sar\u00e0 il consumatore americano che trover\u00e0 il grana pi\u00f9 caro al supermercato di Chicago o New York. Oppure, potr\u00e0 assorbire il maggior costo comprimendo i propri margini di profitto: in tal caso, a pagare sar\u00e0 l\u2019impresa americana stessa, con possibili ricadute su investimenti e occupazione.<\/p>\n<p>L\u2019esportatore italiano, in tutto ci\u00f2, pu\u00f2 essere colpito solo indirettamente: se riduce il prezzo per rimanere competitivo, subisce un taglio ai ricavi; se la domanda dei consumatori americani si sposta verso prodotti alternativi non colpiti da dazio (ad esempio, il formaggio olandese), perde quote di mercato. Ma non \u00e8 lui a pagare materialmente l\u2019imposta. La tesi dell\u2019amministrazione Trump, quindi, che il resto del mondo stia elargendo denaro agli Usa attraverso i dazi \u00e8 semplicemente falsa.<\/p>\n<p><strong>Una partita di giro fiscale nascosta<\/strong><\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 infine una grande \u201cpartita di giro\u201d fiscale. La recente riforma fiscale dell\u2019amministrazione Trump, il cosiddetto \u201cBig Beautiful Bill\u201d, ha fortemente ridotto le tasse sui redditi alti e sulle imprese, generando un forte disavanzo nei conti pubblici americani. Una parte di quel disavanzo sar\u00e0 compensata proprio con l\u2019aumento delle entrate doganali da dazi. In sostanza, si sono ridotte le imposte per le fasce pi\u00f9 alte della popolazione e le grandi corporation, aumentando al contempo la pressione fiscale \u2013 seppure indiretta \u2013 sui consumatori americani e sulle imprese americane che importano beni dall\u2019estero. E quando questi rincari si riflettono nei prezzi al consumo, l\u2019inflazione agisce come una tassa regressiva: colpisce tutti, ma in modo pi\u00f9 pesante chi ha redditi pi\u00f9 bassi.<\/p>\n<p>L\u2019aumento dei dazi Usa sull\u2019Ue non \u00e8 una strategia \u201cpatriottica\u201d che colpisce gli stranieri. \u00c8 una tassa mascherata imposta a imprese e cittadini americani che, spesso inconsapevolmente, ne subiscono gli effetti diretti e indiretti, in termini di minore possibilit\u00e0 di scelta. Difficile sbandierare tutto ci\u00f2 come una \u201cvittoria di Trump\u201d. Forse \u00e8 una vittoria individuale del Trump \u201cpolitico\u201d, ma certamente non degli Stati Uniti come paese e come economia.<\/p>\n<p>Lavoce \u00e8 di tutti: sostienila!<\/p>\n<p>Lavoce.info non ospita pubblicit\u00e0 e, a differenza di molti altri siti di informazione, l\u2019accesso ai nostri articoli \u00e8 completamente gratuito. 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Ha ottenuto il Ph.D. in Economia presso la  New York University, ed \u00e8 stato in precedenza assistant professor a Boston College e professore associato all&#8217;Universit\u00e0 Bocconi. E&#8217; associate editor di riviste scientifiche internazionali, tra cui il Journal of the European Economic Association, il Journal of Money Credit and Banking, e la European Economic Review. E&#8217; stato adjunct professor presso la Columbia University, visiting professor presso la Central European University, e research consultant per Bce, Ocse, IMF, e Riksbank. I suoi interessi di ricerca riguardano la teoria e politica monetaria e la macroeconoma internazionale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"L\u2019amministrazione Trump presenta i dazi come una vittoria per l\u2019economia americana, un modo per \u201criequilibrare\u201d la bilancia commerciale.&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":16228,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[3822,5609,19112,187,19113,14,19114,8,1537,90,89,7,15,82,9,83,10,13,19115,11,80,84,12,81,85],"class_list":{"0":"post-16227","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-ultime-notizie","8":"tag-amministrazione-trump","9":"tag-aziende","10":"tag-bilancia-commerciale","11":"tag-consumatori","12":"tag-costo-dazi","13":"tag-cronaca","14":"tag-economia-usa","15":"tag-headlines","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy","19":"tag-news","20":"tag-notizie","21":"tag-notizie-di-cronaca","22":"tag-notizie-principali","23":"tag-notiziedicronaca","24":"tag-notizieprincipali","25":"tag-titoli","26":"tag-tommaso-monacelli","27":"tag-ultime-notizie","28":"tag-ultime-notizie-di-cronaca","29":"tag-ultime-notizie-e-news-di-oggi","30":"tag-ultimenotizie","31":"tag-ultimenotiziedicronaca","32":"tag-ultimenotizieenewsdioggi"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16227","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16227"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16227\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/16228"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16227"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16227"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16227"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}