{"id":163686,"date":"2025-10-14T05:44:12","date_gmt":"2025-10-14T05:44:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/163686\/"},"modified":"2025-10-14T05:44:12","modified_gmt":"2025-10-14T05:44:12","slug":"viola-ardone-quando-la-vita-viene-a-prenderti-a-casa-non-puoi-piu-nasconderti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/163686\/","title":{"rendered":"Viola Ardone: \u00abQuando la vita viene a prenderti a casa, non puoi pi\u00f9 nasconderti\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 un treno che parte dall\u2019Ucraina e arriva in Polonia. E poi c\u2019\u00e8 un pullman che da l\u00ec riparte e arriva in Italia, prima al nord e poi gi\u00f9, fino a Napoli. A bordo c\u2019\u00e8 un bambino che ha 10 anni e non sa stare fermo: viaggia da solo, in tasca una foto e un numero di telefono. \u201cCorre corre corre\u201d, fugge dalle bombe, cerca salvezza. Fa quello che gli ha detto di fare \u201cTato\u201d, suo padre, pi\u00f9 grande di lui ma solo per et\u00e0, perch\u00e9 adulto non \u00e8 mai diventato. Suo padre \u00e8 ancora un figlio che d\u00e0 pensieri a una mamma lontana, partita quando lui ancora era bambino per lavorare nelle case italiane. <\/p>\n<p>Kostya \u00e8 il bambino, Tato \u2013 Roman \u2013 \u00e8 il pap\u00e0, Irina \u00e8 la donna che ha lasciato l\u2019Ucraina anni prima: mamma, nonna e colf (ma pi\u00f9 che altro custode) di Vita, una donna che a dispetto del nome non ha pi\u00f9 voglia di vivere.<\/p>\n<p>Di l\u00e0 <strong>l\u2019Ucraina<\/strong>, con le bombe e le macerie, i soldati e i disertori, gli uomini che non possono andare via e le donne che invece partono, prima in cerca di fortuna, ora in cerca di salvezza. Di qua <strong>Napoli<\/strong>, dove Vita ha tutto e niente: ha la fortuna della pace e del benessere, ma \u00e8 lacerata da un lutto e da una perdita che l\u2019hanno fatta sprofondare nella solitudine e nel letto, nella malattia e nei farmaci che dovrebbero curarla, ma che nulla possono contro quelle ferite che non sanno rimarginarsi. <strong>Saranno proprio la vecchia e disincantata Irina e il piccolo e incantato Kostya a tirarla su da quel letto, per tornare a essere quella madre che non \u00e8 pi\u00f9: di figli che non sono suoi, ma che sono vivi.<\/strong> E che vogliono esserlo, pur con la guerra che li insegue, insieme al suo carico di morte.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1440\" height=\"1920\" alt=\"\" class=\"wp-image-501165 lazyload\"  src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/20251011_191852.jpg\"  data-eio-rwidth=\"1440\" data-eio-rheight=\"1920\"\/>Viola Ardone<\/p>\n<p>Viola Ardone compone un affresco ricco e variegato, nel suo ultimo libro edito da Einaudi, Tanta ancora vita.\u00a0Un libro che commuove, perch\u00e9 \u00e8 pieno di dolore. Eppure che strappa pi\u00f9 di una risata.<\/p>\n<p class=\"is-style-domanda\">Perch\u00e9 raccontare la tragedia della guerra, della morte e del lutto con la leggerezza dell\u2019ironia?<\/p>\n<p>Io penso che lo sguardo ironico non sminuisca, anzi amplifica la realt\u00e0 anche nel momento del dolore e della perdita. Irina, Vita e Kostya sono personaggi drammatici, ciascuno con un pezzo mancante, in corsa verso qualcosa, ma sono anche personaggi che fanno sorridere. Vita che d\u00e0 un nome alla sua depressione, per esempio: la chiama Orietta, per darle un\u2019identit\u00e0 che sia diversa dalla sua, in modo da non confondere se stessa con la sua malattia. Irina parla male l\u2019italiano, ma cita Dante a memoria.\u00a0<\/p>\n<p class=\"is-style-domanda\">Il libro si apre con un treno e un bambino che sale in carrozza. Cosa ha in comune con il \u201ctreno dei bambini\u201d (altro romanzo di Viola Ardone, da cui \u00e8 stata tratta l\u2019omonima serie tv di Cristina Comencini, ndr)? E cosa, invece, rende Kostya diverso da Amerigo, protagonista dell\u2019altro libro?<\/p>\n<p>Entrambi sono treni che portano, almeno in teoria, verso la salvezza: con la preoccupazione e la paura, certo, soprattutto nel dopoguerra, quando il treno evocava le immagini della deportazione. Ma sono due treni di speranza. Sul \u201ctreno dei bambini\u201d, per\u00f2, si saliva e si scendeva tutti insieme. Ed erano treni organizzati, pensati dagli adulti per i bambini. <strong>Qui non ci sono adulti, perch\u00e9 oggi in effetti gli adulti spesso mancano, o sono inadeguati.<\/strong> Il pap\u00e0 di Kostya lo ha fatto salire su quel treno, ma non \u00e8 veramente un adulto. Vita, la donna presso cui Irina (la nonna di Kostya) lavora a Napoli, non \u00e8 un\u2019adulta neanche lei. E anche Irina non lo \u00e8 fino in fondo: non sa se sentirsi ancora madre oppure no. Sar\u00e0 il bambino, che riporter\u00e0 i grandi a fare gli adulti, come se dicesse loro: \u00abPensatemi, o non potr\u00f2 crescere\u00bb<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"781\" alt=\"\" class=\"wp-image-501164 lazyload\" style=\"width:310px;height:auto\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/tanta-ancora-vita-ardone.jpg\" data-eio-rwidth=\"500\" data-eio-rheight=\"781\"\/>La copertina del libro<\/p>\n<p class=\"is-style-domanda\">Nel libro ci sono tre madri, ma sono tutte e tre \u201cspezzate\u201d: una ha abbandonato il figlio, l\u2019altra lo ha perso per sempre, l\u2019altra lo ha lasciato per lavorare lontano da casa. Cosa vogliono dirci queste figure femminili?<strong>\u00a0\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Che la funzione materna e genitoriale non \u00e8 solo genetica: <strong>ci sono donne senza figli che sono molto materne con figli che non hanno partorito, cos\u00ec come ci sono donne che hanno figli ma non sanno essere madri. E allora sorgono tutte quelle domande che Vita e Irina si pongono: una donna che non ha pi\u00f9 un figlio si pu\u00f2 ancora chiamare madre? Quando un figlio \u00e8 lontano, continua a essere figlio? <\/strong>Irina deve compiere la scelta drammatica tra veder crescere un figlio e nutrirlo: una scelta capestro nei Paesi poveri, che esportano l\u2019unica cosa che hanno in abbondanza, la manodopera. Anche Kostya si fa tante domande sul suo essere figlio oppure orfano. Il denominatore comune \u00e8 la questione che mi interessava mettere dentro il libro: cosa significa essere genitore geneticamente e cosa significa invece vivere una genitorialit\u00e0 estesa, diventando madre e padre di figli altrui?<\/p>\n<p class=\"is-style-domanda\">Kostya fugge dalle macerie dell\u2019Ucraina e poi ci torna, mostrando con queste una certa dimestichezza: sa come muoversi, sa come proteggersi. Che ruolo hanno i bambini nella guerra? Sono solo vittime o hanno anche una \u201ccompetenza\u201d?<\/p>\n<p>I bambini hanno una risorsa fondamentale: il tempo. <strong>Se restano vivi, hanno dalla loro parte il lato lungo della vita, che \u00e8 la speranza. <\/strong>In questi giorni a Gaza vediamo scene drammatiche di migliaia di persone che tornano nelle loro case e trovano solo macerie. I bambini sono quelli che sanno, pi\u00f9 di tutti gli altri, che su quelle macerie si pu\u00f2 costruire. Lo sanno i bambini ucraini, lo sanno i bambini gazawi, lo sanno i bambini di tutte le guerre. E questo li rende luminosi. Vedere tornare Kostya in Ucraina, o i bambini palestinesi a Gaza, ci mette davanti agli occhi, anche in mezzo alla distruzione, il filo lungo della speranza.<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p>I bambini sono quelli che sanno, pi\u00f9 di tutti gli altri, che su quelle macerie si pu\u00f2 costruire. Lo sanno i bambini ucraini, lo sanno i bambini gazawi, lo sanno i bambini di tutte le guerre. E questo li rende luminosi<\/p>\n<\/blockquote>\n<p class=\"is-style-domanda\">C\u2019\u00e8 chi dice che i bambini nati e cresciuti sotto le bombe \u2013 come Kostya, o come i bambini di Gaza \u2013 saranno pieni di odio e di rancore, perfino possibili futuri terroristi. \u00c8 cos\u00ec?<\/p>\n<p>Se cos\u00ec fosse, tutti i bambini del dopoguerra sarebbero dovuti diventare terroristi. Invece, hanno fatto l\u2019Italia. Tutto dipende dal processo di pace che viene organizzato e vissuto: se si riproporr\u00e0 la stessa condizione di oppressione e ingiustizia in cui questi bambini hanno vissuto finora, allora non sar\u00e0 la guerra a renderli cattivi, ma l\u2019ingiustizia, la diseguaglianza, l\u2019apertheid.\u00a0<\/p>\n<p class=\"is-style-domanda\">Anche la malattia mentale \u00e8 un tema che ritorna nei suoi libri: in questo caso, Vita ci fa tornare un po\u2019 nei corridoi dell\u2019istituto del dottor Meraviglia. Perch\u00e9 parlarne?<\/p>\n<p>Perch\u00e9 credo che ci sia un\u2019Orietta (il nome che Vita d\u00e0 alla sua depressione, ndr) acquattata in ciascuno di noi. Quando siamo adulti, diventa pi\u00f9 invadente, \u00e8 sempre pronta a scattare. Chi non ha un disagio psichico, spesso ha paura che questo si manifesti, condizionandone la quotidianit\u00e0. Orietta non va da Irina perch\u00e9 lei \u00e8 una madre in guerra, con un figlio sotto le armi, abitata dalla speranza. La depressione, come dice Vita, \u00e8 la malattia dei popoli in pace, dove non si rischia la vita sotto le bombe, ma il peso dell\u2019esistenza si fa sentire comunque.\u00a0<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p>C\u2019\u00e8 un\u2019Orietta acquattata in ciascuno di noi. Quando siamo adulti, diventa pi\u00f9 invadente, \u00e8 sempre pronta a scattare. Chi non ha un disagio psichico, spesso ha paura che questo si manifesti, condizionandone la quotidianit\u00e0<\/p>\n<\/blockquote>\n<p class=\"is-style-domanda\">Irina \u00e8 una donna migrante. Immagini che, finita la guerra, ritorni nella sua Ucraina?<\/p>\n<p>Penso che il desiderio di ogni migrante sia quello di tornare, di rimettersi in contatto con le proprie radici. La comunit\u00e0 ucraina, cos\u00ec come altre comunit\u00e0, \u00e8 molto numerosa in Italia: sono soprattutto donne, che in una sorta di lotta di classe al contrario hanno contribuito all\u2019emancipazione delle donne italiane, le quali hanno delegato a loro \u2013 anzich\u00e9 ridistribuire i compiti all\u2019interno della famiglia \u2013 la cura dei figli, degli anziani, della casa. Sono donne spesso molto colte, ma questo non viene percepito, per via del gap linguistico, che appiattisce tutte le relazioni: una persona che non parla bene la nostra lingua per noi \u00e8 una persona \u201csemplice\u201d, bidimensionale, poco pi\u00f9 di una macchietta. Irina, con la sua profondit\u00e0 e la sua filosofia, smentisce questo luogo comune.\u00a0<\/p>\n<p class=\"is-style-domanda\">Cos\u2019\u00e8 che fa finalmente rialzare Vita dal letto e la rimette in moto?<\/p>\n<p>Kostya: quel bambino che le arriva in casa e la prende per mano, ha bisogno di lei. <strong>Quando la vita viene a prenderti a casa, allora non puoi pi\u00f9 nasconderti. <\/strong>E poi c\u2019\u00e8 Roman, il figlio di Irina e padre di Kostya, che ha l\u2019et\u00e0 che avrebbe suo figlio, se fosse ancora vivo: non importa che non sia suo, l\u2019importante \u00e8 che quel figlio sia vivo. Cos\u00ec Vita alza e parte, in modo del tutto irrazionale, per aiutare il figlio di un\u2019altra. Forse lo fa perch\u00e9 sarebbe stata contenta se qualcuno lo avesse fatto per suo figlio. L\u2019altro da te potrebbe essere te: \u00e8 questa sensazione che la fa rialzare in piedi.\u00a0<\/p>\n<p class=\"is-style-domanda\">C\u2019\u00e8 un altro treno in partenza, pronto per essere raccontato? Chi c\u2019\u00e8 a bordo?<\/p>\n<p class=\"is-style-default\">Ho davanti agli occhi, soprattutto in questi giorni, un treno che non c\u2019\u00e8 e che non c\u2019\u00e8 stato: il treno dei bambini palestinesi e di tutti i bambini costretti a diventare esperti di sirene e di macerie.\u00a0<\/p>\n<p>Foto in apertura Unsplash (Taras Chuiko). Foto interna dell\u2019autrice<\/p>\n<p>                Nessuno ti regala niente, noi s\u00ec<\/p>\n<p>Hai letto questo articolo liberamente, senza essere bloccato dopo le prime righe. Ti \u00e8 piaciuto? L\u2019hai trovato interessante e utile? Gli articoli online di VITA sono in larga parte accessibili gratuitamente. Ci teniamo sia cos\u00ec per sempre, perch\u00e9 l\u2019informazione \u00e8 un diritto di tutti. 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