{"id":165904,"date":"2025-10-15T10:59:10","date_gmt":"2025-10-15T10:59:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/165904\/"},"modified":"2025-10-15T10:59:10","modified_gmt":"2025-10-15T10:59:10","slug":"destinazione-errata-domenico-starnone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/165904\/","title":{"rendered":"Destinazione errata | Domenico Starnone"},"content":{"rendered":"<p>Ma il caso esiste? Voi quale circolo filosofico bazzicate? Quello che niente di quanto accade nella realt\u00e0 ha una causa definita o l\u2019altro dei deterministi, secondo cui gli accadimenti eccome se hanno una causa (causa-effetto) ancorch\u00e9 sconosciuta?<\/p>\n<p>Nell\u2019antica Grecia, dove la sorte era detta \u03c4\u03cd\u03c7\u03b7, stabilirono che si personificasse in T\u00fdche, una divinit\u00e0 non necessariamente perfida, talvolta pure dispensatrice di fortuna. <strong>Euripide<\/strong>, un deluso dalla vita, poeta sagace e bravo a volgere in tragedia le umane fragilit\u00e0, non manc\u00f2, per\u00f2, di evidenziare certe incongruenze: \u201cO pensieri mortali o vano errare \/ degli uomini, \/ che fanno essere a un tempo \/ e la t\u00fdche e gli d\u00e8i. Perch\u00e9 se c\u2019\u00e8 \/ la t\u00fdche, che bisogno c\u2019\u00e8 degli d\u00e8i? \/ E se il potere \u00e8 degli d\u00e8i, la t\u00fdche non \u00e8 pi\u00f9 nulla\u201d.<\/p>\n<p>Insomma. Noi e solo noi pianifichiamo il nostro destino con scelte e fesserie varie? O nient\u2019altro siamo che modesti notai di s\u00e9 stessi, chiamati solo ad apporre firme su quanto, altrove, \u00e8 stato deciso che debba capitarci? Il dubbio sussiste. Anche perch\u00e9 il caso sembrerebbe impicciarsi veramente di tutto. Pure delle cose pi\u00f9 intime, come affetti, desideri, passioni. Provate a chiedere al protagonista di \u201cDestinazione errata\u201d, ultimo romanzo di <strong>Domenico Starnone<\/strong>, da sempre arguto indagatore dei sentimenti, delle loro contraddizioni e precariet\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019uomo che racconta la propria vicenda \u00e8 un trentottenne, scrive sceneggiature per la televisione. \u00c8 sposato da una decina di anni con Livia, donna intelligente, bella, realizzata nel suo lavoro. Hanno tre figli, il pi\u00f9 piccolo di soli dieci mesi. Una coppia che, a sfida della routine matrimoniale, sa mantenere vivi ardore, reciprocit\u00e0, affetto. Fino a quando lui, durante un trafficato pomeriggio che lo vede accudire i bambini mentre la moglie \u00e8 fuori per un convegno, incorre in un banalissimo incidente.<\/p>\n<p>Sta scambiando fitti messaggi di lavoro con la collega Claudia (\u00e8 in tandem con lei che scrive sceneggiature Tv), ma gli succede di inviarle per sbaglio anche un \u2018ti amo\u2019 destinato alla moglie. Disguido facilmente rimediabile, se non fosse che la collega replica a stretto giro come quell\u2019amore finalmente dichiaratole sia da tempo corrisposto. L\u2019equivoco diviene spiazzante. Dopo le prime resistenze suggerite dal raziocinio, presto qualcosa si incrina. Claudia comincia ad essere pensata con sguardo diverso, la sua immagine di donna \u00e8 accesa dal desiderio, e il desiderio chiede compimento.<\/p>\n<p>Inizia cos\u00ec una progressione di azioni \u2013 l\u2019una rende inevitabile la successiva \u2013 che non sappiamo quanto possano dirsi scelte consapevoli. O per fortuna lo sono: \u201cforse dovevo ipotizzare \u2013 pur avendo dato sempre poco credito al pozzo nero dell\u2019inconscio \u2013 che in qualche pezzetto malconcio del cervello mi si era annidata la voglia di scrivere ti amo e sbagliare destinataria\u201d.<\/p>\n<p>Starnone \u2013 si ricorder\u00e0 il romanzo \u201cLacci\u201d \u2013 non \u00e8 nuovo a raccontare le complesse dinamiche di coppia nei diversi risvolti emotivi, psicologici, comportamentali. Ne \u00e8 osservatore attento e disincantato, a tratti sottilmente ironico. In \u201cDestinazione errata\u201d l\u2019autore segue la deriva di un matrimonio badando a mostrare quanto fragili siano le nostre sicurezze, l\u2019ingenuit\u00e0 nel credere le cose della vita acquisite una volta per sempre. E non \u00e8 certo il caso a imporci le sue bizzarrie, pi\u00f9 semplicemente \u00e8 la labilit\u00e0 dell\u2019essere umano a perseguire i propri disastri. Perci\u00f2 merita comprensione.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>Fu un pomeriggio complicato. Livia, mia moglie, era a Genova per un convegno sull\u2019invecchiamento precoce, i nostri tre bambini (dieci mesi, tre anni, cinque) avevano le loro esigenze, io ero incalzato da Claudia con cui scrivevo sceneggiature sulle avventure dell\u2019architetta Sarcante. Quando non trovavo i pannolini per Giulio o il bambolotto preferito di Nilde o, che so, il braccialetto di Sara, inviavo messaggi a Livia; e se Claudia aveva bisogno di qualche informazione per le scene che stava scrivendo, frugavo nei miei appunti, in qualche libro, le mandavo nomi, date, il necessario. Senonch\u00e9 a un certo punto successe che Nilde strillava perch\u00e9 erano finiti i suoi biscotti e ne voleva subito altri; Claudia non si ricordava quale nome avevamo deciso di dare alla nuova amante dell\u2019architetta; mia moglie, anche se a momenti toccava a lei intervenire, mi rispose con la solita pazienza: il pacco nuovo dei biscotti \u00e8 nel cassetto sotto il lavello; e io \u2013 furono pochi attimi, ma fatali \u2013 scrissi a Claudia il nome del personaggio, Tea, a mia moglie, con gratitudine: ti amo, quindi mi dedicai ai biscotti e ne diedi uno a Nilde che per il momento si calm\u00f2. Ma poi \u2013 eh s\u00ec: poi \u2013 implacabili arrivarono le conseguenze. Mia moglie mi scrisse: chi \u00e8 questa Tea, e pochi secondi dopo apparve il messaggio di Claudia accompagnato da una faccina entusiasta e due cuori rossi: finalmente ti sei deciso, anch\u2019io ti amo.<\/p>\n<p>Passarono lentissimi i secondi, che cosa avevo combinato. Giulio ora piangeva, Nilde voleva altri biscotti e poich\u00e9 tardavo a obbedirle si infil\u00f2 per protesta sotto il letto, Sara si mise cupa a disegnare anche se non trovava il pennarello verde. Ma io questa volta li ignorai tutt\u2019e tre e mi concentrai sul telefono. Calma, mi dissi, \u00e8 solo un banale disguido. Per\u00f2, disguido o meno, bisognava reagire, gi\u00e0 tardare a correggermi stava complicando la situazione, passai subito a rimediare. Con mia moglie fu facile, le scrissi: errore, il messaggio era per Claudia, le serviva il nome di un personaggio. Ma cosa scrivere alla mia collega? Fissavo quelle poche lettere, anch\u2019io ti amo, e non potevo crederci. O forse s\u00ec. Mi ricordai di un amico comune, Carlo, un vecchio signore di parecchia esperienza, di molta autorit\u00e0 e di sguardo lungo, che solo un paio di settimane prima mi aveva detto senza ironia, anzi quasi commosso: quanto ti desidera quella donna. Io avevo reagito ridendo \u2013 che dici, figuriamoci, Claudia desidera al massimo che io lavori un po\u2019 di pi\u00f9 \u2013 e la cosa da un orecchio mi era entrata e dall\u2019altro mi era uscita. Ma adesso dovetti ammettere che Carlo, al solito, ci aveva visto giusto e mi affrettai a scrivere: scusa, Claudia, il messaggio era destinato a mia moglie, ogni volta che la disturbo sul lavoro aggiungo sempre un ti amo per evitare che si arrabbi.<\/p>\n<p>Intanto, per\u00f2, il ghirigoro di donna in attesa nella stanzetta dove spesso lavoravamo mi si era nitidamente disegnato in testa, e ora la vedevo seduta alla solita scrivania zeppa di libri, col telefono nel palmo della mano e sicura di ricevere a momenti chiss\u00e0 quali ulteriori parole appassionate. Mi sentii in colpa. Non potevo far finta di niente e chiudere la questione con due righe sciatte. Sapevo fin troppo bene che tipo era Claudia, sicuramente non tendeva a trilli seduttivi, a moine, a frivolezze. Nel nostro rapporto non c\u2019era stato alcun tratto, n\u00e9 da parte mia n\u00e9 tanto meno da parte sua, che suggerisse anche solo per gioco una propensione sentimentale. E non parliamo di faccine gialle e cuori rossi, almeno a me non ne aveva mai inviati. Se mi aveva risposto a quel modo, non potevo svicolare come se niente fosse.<\/p>\n<p>Perci\u00f2, mentre i bambini mi sentivano distratto e facevano cose insensate per avere la mia attenzione, mi venne in mente che potevo fingere di attribuire al messaggio di Claudia \u2013 finalmente ti sei deciso, anch\u2019io ti amo \u2013 una coloritura ironica, come di chi ha capito l\u2019errore e ci scherza su. Pensai quindi di scriverle: hai ragione a prendermi in giro, che cretino, scusa, il ti amo naturalmente era per Livia. Ma anche quella strada mi sembr\u00f2 inadeguata. Claudia era abile con la scrittura e, in reazione a un melenso ti amo, sarebbe stata attenta a formulare frasi con segnali ironici inequivocabili. E poi, figuriamoci, ironia lei, su quelle cose? Mi avrebbe detto fredda: sono due anni che ci vediamo quasi tutti i giorni e non hai capito niente di me. Meglio quindi non rispondere, conclusi incalzato dai miei figli, e stavo per mettere il telefono su uno scaffale della libreria dove Nilde, anche arrampicandosi su una sedia, non avrebbe potuto prenderlo, quando cambiai di nuovo idea. Se non replico, pensai, la ferisco ancora di pi\u00f9. Mi decisi malvolentieri per una faccina sorridente.<\/p>\n<p>[da Destinazione errata di<strong> Domenico Starnone<\/strong>, Einaudi, 2025]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Ma il caso esiste? Voi quale circolo filosofico bazzicate? 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