{"id":167401,"date":"2025-10-16T08:42:10","date_gmt":"2025-10-16T08:42:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/167401\/"},"modified":"2025-10-16T08:42:10","modified_gmt":"2025-10-16T08:42:10","slug":"in-rai-cecconi-colpito-dalla-destra-boccia-dalla-sinistra-due-frasi-due-fazioni-stessa-condanna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/167401\/","title":{"rendered":"In Rai Cecconi colpito dalla destra, Boccia dalla sinistra: due frasi, due fazioni, stessa condanna"},"content":{"rendered":"<p>Lui accusato di antisemitismo,\u00a0lei di filoisraelismo estremista. Lui sospettato perch\u00e9 \u00e8 del Tg3, lei certamente genocida perch\u00e9 nominata dal vertice meloniano, dunque fascista in orbace. Le due storie raccontano l&#8217;eccesso di strumentalizzazione politica che avvelena la tv di stato<\/p>\n<p>Lui mi racconta di <strong>aver presentato denuncia alla polizia postale contro chi per primo ha isolato cinque secondi della sua voce<\/strong> fuori contesto facendolo passare sui social per <a href=\"https:\/\/www.ilfoglio.it\/esteri\/2025\/10\/13\/news\/le-parole-malate-dell-antigiudaismo-8198854\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">antisemita e odiatore di israeliani<\/a>. Lei invece mi dice di ricevere minacce di morte e ora si deve anche difendere da <strong>una richiesta di licenziamento del suo stesso comitato di redazione, <\/strong>perch\u00e9 dodici secondi della sua voce estrapolati dal contesto la fanno sembrare una seguace di Itamar Ben-Gvir, una che nega i massacri in Palestina.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Entrambi sono giornalisti della Rai. Solo che lui \u00e8 attaccato dalla destra, che chiede\u00a0fustigazioni perch\u00e9 \u00e8 del Tg3, e lei \u00e8 attaccata dalla sinistra perch\u00e9 \u00e8 stata nominata direttrice dell\u2019Ufficio stampa dal management meloniano. <strong>Le storie incrociate di Jacopo Cecconi e Incoronata Boccia \u2013 il mite giornalista sportivo e l\u2019appassionata dirigente della comunicazione \u2013 due persone diversissime e che nemmeno si conoscono, raccontano l\u2019eccesso di strumentalizzazione politica che avvelena la tv di stato.<\/strong> Spiegano anche quanto la questione israelo-palestinese acceleri il metabolismo di ciascuno annebbiando persino l\u2019equilibrio della logica. E ricordano infine che l\u2019estrapolazione \u00e8 la tecnica propria dell\u2019inquisitore: basta una sola frase per trovare il motivo con cui impiccare chiunque. Il Padrino, nel film, suggeriva di non parlare al telefono perch\u00e9 una sola parola, appiccicata artatamente a un preciso contesto, fa risultare l\u2019esatto contrario: diventa prova di delitto.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Marted\u00ec sera, poco prima della partita Italia-Israele, Cecconi, bravissimo giornalista di Fucecchio, alto e perbene come Montanelli, era in collegamento da Udine. Raccontava la protesta di chi sosteneva che la partita non dovesse giocarsi perch\u00e9 Israele avrebbe dovuto essere escluso dai Mondiali. <strong>Una diretta concitata, con il rumore della piazza, cartelli, cori, tensione. Alla fine, per chiudere il servizio, ha detto: \u201cL\u2019Italia ha la possibilit\u00e0 di eliminare Israele almeno sul campo\u201d. <\/strong>Una frase sportiva, forse infelice, costruita con il linguaggio di una partita. Una volta le frasi senza contesto finivano su \u201cBlob\u201d. E basta. Ma qualcuno l\u2019ha tagliata, isolata dai cori e dalle immagini, facendola sembrare un augurio politico, quasi una sentenza d\u2019odio. Il caso di Incoronata Boccia \u00e8 diverso ma simmetrico. Lei, sarda, bella ma intelligente come avrebbe detto Natalia Aspesi, stava parlando \u00a0 a un convegno promosso dall\u2019Unione delle Comunit\u00e0 Ebraiche\u00a0e dal Cnel in occasione dell\u2019anniversario del 7 ottobre. <strong>Il suo era un intervento \u201cveemente\u201d, dice lei stessa, ma complesso, sulla responsabilit\u00e0 di chi racconta un conflitto senza poterlo vedere.<\/strong> Il riferimento era preciso: un articolo del Washington Post pubblicato il 3 giugno 2025 e poi corretto perch\u00e9 non rispettava gli standard di verifica.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u201c<strong>Non esiste una sola prova che l\u2019esercito israeliano abbia mitragliato civili inermi\u201d, diceva Incoronata Boccia<\/strong> riferendosi ai fatti raccontati e poi smentiti dal Washington Post, proprio per sostenere che, in un contesto dove non ci sono giornalisti occidentali sul campo, come Gaza, la prudenza e il rigore diventano doveri morali. Ma la sua frase, tagliata e rilanciata senza cornice, \u00e8 stata letta come una negazione dei massacri di guerra. E cos\u00ec, anche per lei, \u00e8 cominciata la trafila: il sindacato che chiede spiegazioni, l\u2019Usigrai di sinistra contro l\u2019Unirai di destra, Pd e Avs che si indignano, fratelli d\u2019Italia he difende, le minacce anonime, il sospetto ideologico, e \u201cmia mamma che piange\u201d.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Lui accusato di antisemitismo (e bisogna proprio immaginarsi come possa sentirsi) e lei di filoisraelismo estremista. Lui sospettato perch\u00e9 \u00e8 del Tg3, dunque comunista in kefiah, lei certamente genocida perch\u00e9 nominata dal vertice meloniano, dunque fascista in orbace. <\/strong>Due estremi che si toccano: entrambi travolti dallo stesso meccanismo, che non distingue pi\u00f9 la colpa dall\u2019occasione. E fa strame della reputazione altrui. E\u2019 forse la malattia del nostro tempo: l\u2019estrapolazione come forma di potere, la parola tagliata che vale pi\u00f9 di quella pronunciata. Sui social la verit\u00e0 non \u00e8 mai nel contesto ma nel montaggio. Basta un video di dieci secondi per costruire un colpevole. E l\u2019indignazione digitale, che vive di adrenalina e semplificazione, si diffonde come un virus: prima la rete, poi la stampa, la fogna dei talk-show che sono tutti spettacoli di partito, e infine la politica. Che arriva sempre, puntuale, a trasformare un incidente in un simbolo, un refuso in un caso nazionale.<strong> In Rai ogni parola diventa materia di governo e ogni voce un fronte di guerra.<\/strong> Il giornalismo non \u00e8 pi\u00f9 mestiere ma pedina, e la tv di stato, che dovrebbe raccontare il paese, \u00e8 ridotta a specchio deformante dei suoi vizi: troppa politica dentro, troppa ideologia fuori, nessuna aria fresca in mezzo. Due giornalisti \u00a0si ritrovano cos\u00ec \u00a0processati per eccesso di identit\u00e0, non di contenuto.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Una volta le frasi senza contesto finivano su \u201cBlob\u201d o a \u201cStriscia la notizia\u201d. Oggi finiscono al rogo.<strong> E non \u00e8 pi\u00f9 solo un problema della Rai, che dovrebbe liberarsi dalla politica che \u00e8 peggio della malaria, ma del linguaggio stesso.<\/strong> Le parole sono diventate sospette, il tono un delitto, la sfumatura un privilegio che non ci concediamo pi\u00f9. E\u2019 come se la societ\u00e0 intera avesse smarrito la propria zona grigia, quella dove si rideva, si sbagliava, si capiva. Ora non si capisce pi\u00f9: si giudica. <strong>E cos\u00ec, nell\u2019Italia che pretende di non sbagliare le parole, l\u2019unica che davvero non si pu\u00f2 pi\u00f9 pronunciare \u00e8 quella che servirebbe di pi\u00f9: leggerezza. <\/strong>Quella forma d\u2019intelligenza che sempre salva il mondo dal fanatismo.<\/p>\n<ul class=\"about-author\">\n<li>\n<p>            <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/img-prod.ilfoglio.it\/2020\/09\/09\/084249360-6adea9ce-746d-4faa-a538-92c5743ffdfb.jpg\" class=\"lazy\" bad-src=\"\/assets\/2020\/images\/placeholder_verticale.jpg\"\/><\/p>\n<\/li>\n<li class=\"author-data\">\n\t\t<a href=\"https:\/\/www.ilfoglio.it\/autori\/salvatore-merlo\/\" class=\"name\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Salvatore Merlo<\/a><br \/>\n\t\t<a href=\"https:\/\/www.ilfoglio.it\/autori\/salvatore-merlo\/\" class=\"position\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">\n\t\t<\/li>\n<li>\n<p>Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico \u201cGalileo\u201d a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi universitaria in Inghilterra. Ho vinto alcuni dei principali premi giornalistici italiani, tra cui il Premiolino (2023) e il premio Biagio Agnes (2024) per la carta stampata. Giornalista parlamentare, responsabile del servizio politico e del sito web, lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori &#8220;Fummo giovani soltanto allora&#8221;, la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.<\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Lui accusato di antisemitismo,\u00a0lei di filoisraelismo estremista. 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