{"id":167575,"date":"2025-10-16T10:49:10","date_gmt":"2025-10-16T10:49:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/167575\/"},"modified":"2025-10-16T10:49:10","modified_gmt":"2025-10-16T10:49:10","slug":"sfide-aneddoti-e-la-vita-da-imprenditore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/167575\/","title":{"rendered":"SFIDE, ANEDDOTI E LA VITA DA IMPRENDITORE"},"content":{"rendered":"<p>Da fuoriclasse a imprenditore il passo \u00e8 breve. O almeno \u00e8 ci\u00f2 che si percepisce sentendo parlare <strong>Alberto Contador<\/strong>. L\u2019ex ciclista madrileno &#8211; che in carriera ha vinto 2 volte il Giro d\u2019Italia, 2 Tour de France e tre Vuelta a Espa\u00f1a, per un totale di 68 vittorie da professionista &#8211; \u00e8 stato ospite di Alberto Stocco a <strong>Ca\u2019 del Poggio<\/strong>, dove ha colto l\u2019occasione per raccontare la sua metamorfosi da straordinario scalatore a datore di lavoro. Dopo il ritiro dall\u2019attivit\u00e0 agonistica avvenuto nel 2017, Contador ha infatti fondato il suo marchio di biciclette,<strong> Aurum<\/strong>, insieme al fratello Fran e a un altro due volte vincitore del Giro, Ivan Basso, oltre a diventare il proprietario di una squadra professionistica, la <strong>Polti VisitMalta<\/strong>, che utilizza le sue biciclette e ne \u00e8 la maggiore promotrice. L\u2019evento a Ca\u2019 del Poggio \u00e8 nato da un\u2019idea dell\u2019azienda <strong>Lechler<\/strong>, che progetta e fornisce la colorazione delle bici Aurum.\n            <\/p>\n<p>\u00abCi sono alcune aspetti comuni nell\u2019essere corridore o imprenditore &#8211; racconta Contador -. Se vuoi fare bene il tuo lavoro, devi sempre mettere il 100% di te stesso. La filosofia \u00e8 la stessa e l\u2019attenzione ai dettagli diventa fondamentale. Nel 2015 ero in ritiro sul Teide, alle Canarie, con Ivan Basso, e con lui abbiamo cominciato a parlare della necessit\u00e0 di creare qualcosa che non c\u2019era, una bicicletta che avesse determinate caratteristiche e venisse incontro alle nostre esigenze ma anche a quelle di tanti appassionati. Cos\u00ec dopo il ritiro, in cerca di nuovi obiettivi e sfide, ho deciso di aprire il mio marchio. Non ho le competenze di un designer o di un ingegnere, ma per esperienza riesco a capire quando un prodotto \u00e8 buono o meno\u00bb. Non a caso, Contador \u00e8 lui stesso il tester delle biciclette: \u00abQuando era ancora corridore capit\u00f2 che il marchio per cui correva gli chiese dei feedback sul nuovo telaio, e lui disse chiaramente che il modello vecchio, per svariati motivi, era molto meglio di quello appena presentato &#8211; racconta divertito suo fratello Fran -. Cos\u00ec l\u2019azienda dovette cestinare il lavoro di mesi e rifare tutto. Da l\u00ec, per ogni nuova bici, \u00e8 stato introdotto il<strong> \u2018test Contador\u2019<\/strong>\u00bb.\n            <\/p>\n<p>La chiacchierata con vista sulle splendide Colline del Prosecco Conegliano-Valdobbiadene \u00e8 stata anche l\u2019occasione per ripercorrere alcuni dei momenti topici della sua carriera. Aneddoti che gli era gi\u00e0 capitato di raccontare, ma che gli appassionati ascoltano sempre volentieri, soprattutto se arrivano direttamente dalla sua voce appassionata.<\/p>\n<p><strong>L\u2019ANEURISMA e LA VITTORIA AL TOUR DOWN UNDER 2005 &#8211;<\/strong> \u00abL\u2019ho detto e lo ripeto, quella per me \u00e8 stata la vittoria pi\u00f9 importante della carriera. L\u2019anno prima, durante la Vuelta a Asturias, sentivo di non stare bene, avevo dei continui giramenti di testa e sono rimasto coinvolto in una caduta. Si pensava che i problemi fossero dovuti alla caduta, ma io sapevo che non era cos\u00ec, sono tornato a casa e i giramenti non si placavano. Sono stato ricoverato con un aneurisma cerebrale e ho rischiato di rimanere paralizzato per met\u00e0 del corpo. Per fortuna non \u00e8 stato cos\u00ec, ma in quel momento tornare in bicicletta era l\u2019ultimo dei miei pensieri. E invece settimana dopo settimana mi sono reso che potevo essere ancora un professionista. Sono tornato a correre al Tour Down Under 2005, era gi\u00e0 una vittoria essere l\u00ec, e invece sono pure riuscito a vincere la tappa regina. Una gioia difficile da descrivere\u00bb.<\/p>\n<p><strong>IL GIRO DEL 2008 &#8211;<\/strong> \u00abQuell\u2019anno l\u2019Astana non era stata invitata al Tour de France e, fino a una settimana prima del via, neanche al Giro d\u2019Italia. Tutta la mia stagione era quindi improntata sulla Vuelta a Espa\u00f1a e i Giochi Olimpici. Poi gli organizzatori del Giro ammisero la squadra ad una condizione, dovevo esserci anch\u2019io. Johan Bruyneel mi chiam\u00f2 per annunciarmi la notizia, ricordo che ero via con la mia compagna. Protestai, perch\u00e9 stavo preparando con meticolosit\u00e0 la seconda parte di stagione, in maggio soffro di allergie, e quello non era certo il momento di correre un Grande Giro. Johan mi assicur\u00f2 che sarei potuto andare a casa dopo una settimana e preparare il Giro del Delfinato, ma dovevo esserci. Tornando a casa dissi alla mia compagna di tirare fuori le altimetrie del Giro, feci un weekend di allenamenti e poi partii per la Sicilia, da dove cominciava la corsa. Avevo 30-40 battiti in pi\u00f9 rispetto ai miei compagni, non ero in forma. Le prime tappe per\u00f2 non erano difficilissime e la gamba migliorava. Persi qualche secondo perch\u00e9 non riuscivo a stare dietro a Di Luca e Piepoli. Bruyneel mi ripet\u00e8 che, se volevo, potevo tornare a casa. Gli dissi di aspettare la cronometro di Urbino e poi avremmo valutato. Feci 2\u00b0 e a quel punto ero in piena lotta per la maglia rosa. \u201cRimango\u201d gli dissi, e l\u00ec \u00e8 cominciata la lotta per vincere il mio primo Giro\u00bb.<\/p>\n<p><strong>LA VUELTA DEL 2014 &#8211;<\/strong> \u00abAl Tour caddi malamente in discesa e rimediai una microfrattura della tibia. Ricordo che mi alzai e vidi l\u2019osso, prima che cominciasse a sgorgare il sangue. La squadra, la Saxo Bank, aveva gi\u00e0 deciso di fare il programma per l\u2019inverno e preparare la stagione seguente. Anche il medico mi disse \u201c\u00e8 impossibile tornare a correre prima della fine della stagione\u201d. Ma io volevo essere alla Vuelta, feci alcuni allenamenti sui rulli pedalando con una gamba sola e mi presentai al via. Alla vigilia feci un discorso alla squadra dicendo che non avevo alcuna aspettativa, che era gi\u00e0 bello essere l\u00ec. E invece mi ritrovai che andavo fortissimo e vinsi contro Froome. Alla fine, scherzosamente, regalai una maglia rossa al medico che mi aveva detto che la stagione era finita\u00bb.<\/p>\n<p><strong>IL GIRO DEL 2015 &#8211;<\/strong> \u00abLa giornata sul Mortirolo \u00e8 stata probabilmente la pi\u00f9 dura della mia carriera. Forai in discesa prima della salita con Basso che mi diede la ruota, proprio quando la Katusha stava spingendo a tutta. A quel punto anche l\u2019Astana ha cominciato a tirare e ho cominciato la salita con un minuto di ritardo ed ero gi\u00e0 a tutta. Ho fatto una cronoscalata con la smania di recuperare, ho cominciato a tranquillizzarmi solo quando all\u2019orizzonte ho visto Aru e Landa e, soprattutto, la faccia di Aru stravolta. Mi sono salvato bene ma alla sera ero completamente vuoto, distrutto, come mai mi era capitato in carriera. Non riuscivo a fare nulla, nemmeno a mangiare, ed ero pure nervoso per l\u2019attacco subito. Ricordo che in camera Basso disse \u201cecco, hanno svegliato la bestia\u201d\u00bb.<\/p>\n<p><strong>ANGLIRU 2017 e RITIRO &#8211;<\/strong> \u00abPrima del Tour de France avevo fatto alcuni dei test migliori della mia vita. In Francia, per\u00f2, non va come deve andare e prendo la decisione di ritirarmi. Chiamo Luca Guercilena e gli comunico la mia scelta, ma gli chiedo anche un paio di uomini per supportarmi alla Vuelta, la mia ultima gara davanti ai miei tifosi, perch\u00e9 la squadra sulla carta sarebbe andata in Spagna per supportare John Degenkolb. Nei primi giorni di gara alcuni problemi allo stomaco mi fanno perdere un po\u2019 di tempo, ma lo interpreto come un segno del destino. Mi si apre la possibilit\u00e0 di fare una corsa come piace a me, sempre all\u2019attacco. Ci provo sempre, appena si apre uno spiraglio, tanto che Nibali alla mattina veniva a chiedermi \u201cAlberto, attacchi anche oggi?\u201d. La vittoria per\u00f2 non arriva, cos\u00ec nel giorno dell\u2019Angliru, prima del via, raduno i miei compagni e dico \u201cragazzi, oggi facciamo la storia\u201d. Attacco dal gruppo maglia rossa, riprendo tutti i fuggitivi e comincio la salita finale con circa 40 secondi sui favoriti. Il pubblico \u00e8 pazzesco, mi galvanizza, sento gente che mi dice \u201cnon ritirarti\u201d, \u201cripensaci\u201d, c\u2019\u00e8 un boato incredibile. Anche i miei avversari sembrano tifare per me, i gemelli Yates e Enric Mas, che erano in fuga, tirano qualche metro per me. Cerco di godermi l\u2019affetto della gente perch\u00e9 sono le ultime pedalate da professionista, ma allo stesso tempo continuo a ripetermi \u201c\u00e8 la tua ultima chance, devi farcela\u201d. Dietro Froome e Poels arrivano molto vicini, ma riesco a vincere. Ce l\u2019ho fatta, ho chiuso proprio come volevo, da vincente, al top! E ancora oggi quella vittoria mi trasmette calma e relax, non c\u2019era davvero modo migliore di chiudere\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Da fuoriclasse a imprenditore il passo \u00e8 breve. 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