{"id":167829,"date":"2025-10-16T13:45:10","date_gmt":"2025-10-16T13:45:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/167829\/"},"modified":"2025-10-16T13:45:10","modified_gmt":"2025-10-16T13:45:10","slug":"compie-60-anni-il-primo-pc-al-mondo-quando-a-ivrea-inventarono-i-primi-computer-e-nello-spot-del-65-cera-gia-lo-smart-working-ecco-la-sua-storia-dimenticata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/167829\/","title":{"rendered":"Compie 60 anni il primo Pc al mondo: quando a Ivrea inventarono i primi computer (e nello spot del \u201865 c&#8217;era gi\u00e0 lo smart working). Ecco la sua storia dimenticata"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Dario Basile<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">Roberto Olivetti chiese all\u2019ingegner Perotto di progettare una macchina elettronica di piccole dimensioni in modo da poter stare su una scrivania. E nella pubblicit\u00e0 un uomo d\u2019affari lavora a bordo piscina. E il mondo cambi\u00f2<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Compie 60 anni il primo personal computer al mondo. Era la met\u00e0 di ottobre del 1965 (il giorno 15, per l&#8217;esattezza). Questa macchina prodigiosa, il primo Pc mai visto, fu presentato\u00a0a\u00a0New York. Questa \u00e8 la storia di quell&#8217;invenzione che cambio per sempre il mondo che ripubblichiamo in occasione dell&#8217;anniversario.\u00a0<\/p>\n<p>    La foto storica<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nell\u2019archivio storico Olivetti \u00e8 conservata una foto del 1964 in cui si vedono quattro uomini accanto a uno strano prototipo. Quello scatto, all\u2019apparenza insignificante, segna in realt\u00e0 l\u2019inizio di una rivoluzione nelle nostre vite. Gli ingegneri <a href=\"https:\/\/torino.corriere.it\/cronaca\/20_dicembre_16\/neppure-stradaper-bill-gates-torinese-6e9c14b0-3fe0-11eb-9f6f-456640d4d5ac.shtml\" title=\"torino.corriere.it\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Pier Giorgio Perotto<\/a>, <b>Giovanni De Sandre <\/b>(seduti in prima fila) e il perito tecnico <b>Gastone Garziera<\/b> (in piedi a sinistra) avevano quasi ultimato la Olivetti <b>Programma 101<\/b>, il primo personal computer al mondo, e decisero di immortalare quel momento. Ma prima di arrivare a quella foto occorre fare un passo indietro.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p>    I calcolatori<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">I primi computer erano stati sviluppati per scopi bellici, durante la Seconda Guerra Mondiale. Erano macchine enormi, costose e utilizzate solo da tecnici specializzati. Il governo statunitense ne aveva intuito l\u2019importanza strategica e oltre oceano si investivano enormi risorse in quella tecnologia. Anche in Italia la Olivetti inizia a lavorare a quei grandi calcolatori.<\/p>\n<p>    Le prime difficolt\u00e0\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nel 1955 a Ivrea viene lanciato il progetto dell\u2019Elea 9003, il primo calcolatore elettronico italiano, che quattro anni dopo verr\u00e0 presentata al presidente Gronchi. All\u2019Olivetti lo sviluppo dell\u2019elettronica incontra per\u00f2 delle grosse difficolt\u00e0, la nuova tecnologia richiede grandi investimenti e i ritorni economici sono previsti solo a lungo termine. Come se non bastasse, nel febbraio del 1960 muore improvvisamente Adriano Olivetti segnando in qualche modo la fine di un\u2019epoca.<\/p>\n<p>    Il ruolo di Roberto Olivetti<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">La guida dell\u2019azienda viene assunta dal figlio <b>Roberto<\/b>. Quelli che seguono sono anni complicati, la situazione economica richiede l\u2019ingresso di nuovi soci e una vasta riorganizzazione aziendale. Nel 1964 la Divisione Elettronica Olivetti, anche sotto pressioni politiche internazionali, viene ceduta alla General Electric. C\u2019\u00e8 per\u00f2 un progetto, iniziato nella primavera del 1962, che non viene passato ai nuovi acquirenti americani e che va avanti in maniera semiclandestina. \u00c8 l\u2019idea di creare un nuovo tipo di computer, poco pi\u00f9 grande di una scatola di scarpe, che poteva essere tenuto su una scrivania e a portarlo avanti ci sono tre intrepidi inventori. In Olivetti si era capito che la meccanica era giunta al suo apice e l\u2019elettronica poteva consentire nuovi sviluppi di mercato. <b>Roberto Olivetti<\/b> chiede, quindi, all\u2019ingegner Perotto di progettare una macchina elettronica che avrebbe dovuto avere delle caratteristiche ben precise.<\/p>\n<p>    Le piccole dimensioni<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ricorda Gastone Garziera, uno dei tre protagonisti della foto: \u00abRoberto Olivetti aveva chiesto una calcolatrice elettronica e Perotto ha pensato che quella macchina dovesse essere di piccole dimensioni <b>in modo da poter stare su una scrivania<\/b>, una sfida che sembrava impossibile all\u2019epoca. La seconda questione riguardava i costi, in quel momento i componenti elettronici erano cari quindi dovevano essere ridotti all\u2019osso\u00bb.<\/p>\n<p>    La semplicit\u00e0 di utilizzo<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">C\u2019era poi un terzo problema, non certamente pi\u00f9 semplice degli altri. I grossi calcolatori necessitavano di squadre di tecnici per funzionare, il nuovo computer era rivolto a non specialisti, doveva bastare un librettino di istruzioni. Il piccolo gruppetto di inventori riesce a risolvere una sfida dopo l\u2019altra. Il problema della dimensione viene aggirato grazie alla nuova memoria magnetostrittiva, costituita da un filo di acciaio armonico arrotolato. La semplicit\u00e0 nell\u2019utilizzo era garantita da delle schedine magnetiche che, una volta inserite, contenevano tutte le informazioni per svolgere uno specifico programma.<\/p>\n<p>    Lo smart working<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Quei tre uomini non erano consapevoli di aver dato inizio a una rivoluzione. Ultimata la macchina, i tre si recano dal loro dirigente, Natale Capellaro, per presentare il prototipo definitivo. Ricorda Garziera: \u00abTerminata la presentazione Capellaro rimase in silenzio con la testa piegata poi disse a Perotto: caro ingegnere, vedendo questa macchina io capisco che l\u2019era del calcolo meccanico \u00e8 finita\u00bb. Quel piccolo computer poteva servire per molteplici usi, <b>dalla scuola, all\u2019ufficio, alle sale operatorie<\/b>. In uno spot della Programma 101 si preconizza l\u2019arrivo dello <b>smart working<\/b>, si vede un uomo d\u2019affari lavorare a bordo piscina.<\/p>\n<p>    La presentazione<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Nell\u2019ottobre 1965 la Programma 101 viene presentata alla Mostra Internazionale di Macchine per Ufficio di New York e diviene la vera protagonista dell\u2019esposizione conquistando anche l\u2019attenzione della stampa statunitense. Tra i primi acquirenti ci fu la Nasa che ne ordin\u00f2 oltre 40 e li utilizz\u00f2 per il calcolo delle rotte lunari, che avrebbero portato l\u2019uomo sulla luna con la missione Apollo 11.<\/p>\n<p>    La concorrenza<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Le imprese concorrenti cercano di correre ai ripari realizzando dei prodotti simili. Era iniziata una corsa sfrenata. Due anni dopo, nel 1967, la Hewlett Packard presenter\u00e0 sul mercato l\u2019HP9100, un calcolatore che adotter\u00e0 alcune soluzioni brevettate dalla P101, tanto che la HP dovr\u00e0 versare all\u2019Olivetti 900mila dollari a titolo di royalties. Per competere in quel nuovo mercato occorrevano grandi risorse e competenze che l\u2019Olivetti non aveva pi\u00f9, avendo ceduto l\u2019intera Divisione Elettronica. I tre uomini della foto avevano aperto un sentiero e su quella traccia altri hanno costruito l\u2019autostrada del futuro.<\/p>\n<p>Su Instagram<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Siamo anche su Instagram, seguici: <a href=\"https:\/\/www.instagram.com\/corriere.torino\/?hl=it\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">https:\/\/www.instagram.com\/corriere.torino\/?hl=it<\/a><\/p>\n<p>La newsletter del Corriere Torino<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Se vuoi restare aggiornato sulle notizie di Torino e del Piemonte iscriviti gratis alla newsletter del Corriere Torino. Arriva tutti i giorni direttamente nella tua casella di posta alle 7 del mattino. 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