{"id":16810,"date":"2025-07-29T21:44:11","date_gmt":"2025-07-29T21:44:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/16810\/"},"modified":"2025-07-29T21:44:11","modified_gmt":"2025-07-29T21:44:11","slug":"dazi-dal-vino-ai-farmaci-e-ai-chip-cosa-puo-ancora-cambiare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/16810\/","title":{"rendered":"Dazi, dal vino ai farmaci e ai chip cosa pu\u00f2 ancora cambiare"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Claudia Voltattorni<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12 is-mr-t-20\">Prima degli accordi definitivi, l\u2019ipotesi di revisione su alcuni settori particolarmente colpiti. \u00abEcco dove l\u2019export made in Italy \u00e8 pi\u00f9 esposto, in bilico anche alcune filiere\u00bb<\/p>\n<p>    VINO, ACETO, DISTILLATI<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abAgli Stati Uniti non si rinuncia n\u00e9 si deroga: questo deve essere chiaro, ma vanno studiate soluzioni e le imprese pi\u00f9 esposte sul mercato Usa vanno aiutate\u00bb. <b>Giacomo Ponti, presidente di Federvini<\/b>, invita \u00aba trattare ad oltranza per esentare del tutto vino e aceto dai dazi\u00bb. Non ci sono ancora certezze \u00abma tariffe del 15% possono avere pesanti ricadute su tutta <br \/>la filiera che negli Usa \u00e8 molto lunga, va evitato di farle ricadere sui <br \/>consumatori\u00bb. Oggi l\u2019export negli Usa vale 2 miliardi per il vino; 280 milioni <br \/>per gli spiriti; 140 milioni per gli aceti. \u00abL\u2019obiettivo &#8211; dice Ponti &#8211; \u00e8 non <br \/>aumentare il prezzo al pubblico n\u00e9 rendere i prodotti dell\u2019italian sounding appetibili\u00bb. Puntare su altri mercati? \u00abPura fantasia\u00bb.<\/p>\n<p>    AGROALIMENTARE<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00a0Per il <b>settore agroalimentare, i dazi non sono tutti uguali<\/b>. Non cambia nulla per il lattiero-caseario che ha gi\u00e0 dazi al 15%. Ma per ortofrutta e pasta si passa da zero a 15 e anche l\u2019olio \u00e8 a rischio. <b>L\u2019Italia \u00e8 il primo Paese Ue per quota di export negli Usa di prodotti agricoli e agroalimentari con il 12,6%<\/b>, quasi il doppio della Francia (7,6%) con un valore (nel 2024) di 7,8 miliardi di euro. \u00abMa questo non \u00e8 un accordo &#8211; dice <b>Cristiano Fini, presidente Cia Agricoltori<\/b> -, \u00e8 una mazzata ingiusta che prevede vantaggi solo per gli Usa\u00bb. Il settore, gi\u00e0 penalizzato da crisi climatica e cambio sfavorevole euro-dollaro, \u00e8 ad altissimo rischio, dice Fini: \u00abE se i prezzi <br \/>aumentano, i consumatori sceglieranno prodotti non italiani\u00bb.\u00a0    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p>    FARMACI<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00a0Nel 2024, l\u2019export di <b>farmaci italiani negli Stati Uniti \u00e8 stato pari a 10 miliardi e 100 milioni di euro<\/b>. Finora non erano stati soggetti a tariffe doganali che invece, dal primo agosto, potrebbero passare al 15%, ma le trattative sono tutte aperte. <b>Farmindustria calcola un impatto di circa 2,5 miliardi,<\/b> dovuto anche all\u2019effetto della svalutazione del dollaro. Per <br \/>il <b>presidente Marcello Cattani,<\/b> l\u2019accordo \u00e8 \u00abun compromesso che evita <br \/>l\u2019escalation commerciale\u00bb, ma non nasconde \u00abi rischi per la competitivit\u00e0 <br \/>dell\u2019industria farmaceutica in Europa\u00bb a favore degli Usa ma anche di Cina e <br \/>India. E non esclude conseguenze per i consumatori Usa con prezzi pi\u00f9 alti di medicine e assicurazioni e carenze di farmaci.\u00a0<\/p>\n<p>    AUTOMOTIVE<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Dopo l\u2019accordo in Scozia,<b> l\u2019automotive<\/b> tira quasi un sospiro di sollievo: per componentistica e veicoli i<b> dazi scendono dal 27,5% del \u00abLiberation Day\u00bb (2 aprile scorso) al 15%. Ma prima le tariffe erano al 2,5%.<\/b> \u00abAnche se al 15%, si tratta comunque di un extra-costo importante complicato da gestire\u00bb, dice <b>Gianmarco Giorda, direttore Anfia<\/b>. Nel 2024, l\u2019export Usa della componentistica ha pesato per 1 miliardo e 200 milioni di euro; per le auto \u00e8 stato di 3 miliardi e 200 milioni. Dazi al 15% avrebbero un costo superiore ai 600 milioni. \u00abIn un settore gi\u00e0 in una pesante crisi &#8211; ricorda Giorda &#8211; con 3 milioni di vetture in meno nel 2024 solo in Europa, l\u2019Ue deve definire un piano industriale e rivedere i target del 2035\u00bb.<\/p>\n<p>    ACCIAIO E ALLUMINIO<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Per alluminio e acciaio, i dazi restano quelli annunciati lo scorso giugno quando con la \u00abProclamation\u00bb g<b>li Usa li hanno alzati dal 25 al 50%<\/b>. Dopo il primo dazio fissato al 25% nel 2018 sempre da Trump, l\u2019Italia aveva gi\u00e0 ridotto di due terzi l\u2019export negli Usa. Per l\u2019acciaio l\u2019export \u00e8 sceso a circa 200 mila tonnellate l\u2019anno, per l\u2019alluminio a  250 mila tonnellate. Ma un dazio al 50% \u00e8 comunque troppo alto. \u00abSignifica chiudere completamente con il mercato degli Stati Uniti \u2014 dice <b>Paolo Agnelli, presidente del Gruppo Agnelli <\/b>\u2014: c\u2019\u00e8 poco da fare, gi\u00e0 abbiamo l\u2019energia pi\u00f9 cara d\u2019Europa e un rapporto euro-dollaro sfavorevole\u00bb. Prevede: \u00abMolte aziende potrebbero lasciare l\u2019Italia, noi ci stiamo pensando\u00bb.<\/p>\n<p>    MICROCHIP<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Ancora non \u00e8 chiaro se i <b>microchip subiranno dazi al 15%<\/b>. Sono stati minacciati ma potrebbero salvarsi all\u2019ultimo miglio della trattativa, perch\u00e9 per gli Usa sono importantissimi. Oggi per i componenti di microelettronica italiani non ci sono dazi e gli Usa sono il 4\u00b0 mercato di export con 255 milioni di euro (2024), a fronte di un import di 87 milioni. Al primo posto c\u2019\u00e8 Singapore. \u00abIl mercato dei chip in Italia &#8211; spiega <b>Mariarosaria Fragasso, capo del Centro Studi di Anie Imprese elettroniche<\/b> &#8211; sta crescendo moltissimo, come la filiera delle macchine utensili di cui gli Usa hanno un enorme bisogno, il dazio sarebbe un effetto choc\u00bb. <b>La componentistica elettronica italiana fattura 5 miliardi, di cui 2,9 per i microchip.<\/b><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/app-economia\/?intcmp=DL-app_nd_011024_corriere_ss_conomia\" target=\"_blank\" class=\"bck-app-banner\" rel=\"nofollow noopener\"><img decoding=\"async\" class=\"bck-app-img\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/app.png\"\/><\/p>\n<p>Nuova app <strong>L&#8217;Economia<\/strong>. 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