{"id":168495,"date":"2025-10-16T21:45:36","date_gmt":"2025-10-16T21:45:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/168495\/"},"modified":"2025-10-16T21:45:36","modified_gmt":"2025-10-16T21:45:36","slug":"se-avete-30-anni-e-lansia-di-sistemarvi-gli-antropologi-di-aysegul-savas-e-il-romanzo-da-leggere-rivista-studio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/168495\/","title":{"rendered":"Se avete 30 anni e l&#8217;ansia di &#8220;sistemarvi&#8221;, Gli antropologi di Ay\u015feg\u00fcl Sava\u015f \u00e8 il romanzo da leggere \u2022 Rivista Studio"},"content":{"rendered":"<p class=\"is-boxed centered article-body\">Qualche settimana fa ero a cena con alcune amiche che conosco da molto tempo. Parlavamo di quello di cui parliamo sempre \u2013 amori, relazioni, figli ipotetici e figli reali, un po\u2019 di lavoro \u2013 ogni volta stupendoci di quanto siano cambiati i nostri desideri nel corso degli anni, e noi di riflesso. \u00abC\u2019\u00e8 stato un periodo in cui mi sembrava importantissimo che comprassimo casa. Era un\u2019ossessione, passavo la giornata sui siti immobiliari\u00bb, ha detto una di loro mentre versava il vino. \u00abA ripensarci adesso, non mi ricordo neanche perch\u00e9 ci tenessi tanto\u00bb. Tutte, al tavolo, abbiamo annuito, perch\u00e9 tutte, intorno ai trent\u2019anni, avevamo sentito quell\u2019urgenza di scovare un posto, uno solo sulla Terra, settanta metri o gi\u00f9 di l\u00ec, da dividere con il nostro compagno e che potessimo definire davvero \u201cnostro\u201d, anche a costo di legare il nostro destino a quello di una banca per i successivi trent\u2019anni.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\"><strong>Asya e Manu, protagonisti del romanzo di Ay\u015feg\u00fcl Sava\u015f pubblicato da Gramma Feltrinelli con traduzione di Gioia Guerzoni, Gli antropologi, sono una coppia di Millennial e stanno insieme da diversi anni<\/strong>. <strong>Vivono in una grande citt\u00e0 occidentale che non viene mai nominata, ma provengono da altri Paesi che non si sa quali siano.<\/strong> Questa scelta pu\u00f2 apparire disorientante perch\u00e9 nega, a chi legge, la possibilit\u00e0 di situare la storia in un luogo gi\u00e0 definito da un immaginario, o di figurarsi le culture d\u2019origine dei protagonisti. Si tratta di un disorientamento speculare a quello dei protagonisti, gettati in un mondo che non conoscono e che, come gli antropologi di professione, si trovano a decifrare tassello dopo tassello senza che ci sia una bussola a orientarli.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Quel senso di sradicamento, di mancata comprensione del contesto e del proprio ruolo al suo interno non riguarda solamente gli expat ma anche molti trentenni, impostori di una vita adulta in cui faticano a riconoscersi e di cui spesso sentono di dover mettere in scena un simulacro: \u00abVivere in un Paese straniero pu\u00f2 farci sentire come se la nostra vita non fosse del tutto reale\u00bb, mi ha detto Sava\u015f, a Milano per il festival 2084 organizzato dalla Scuola Belleville, \u00abma anche nella giovinezza, prima di sapere davvero chi siamo, possiamo avere la sensazione di indossare di volta in volta maschere diverse\u00bb.<\/p>\n<p>La ricerca delle felicit\u00e0, cio\u00e8 trovare e comprare casa<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Il romanzo \u00e8 composto da capitoli molto brevi, procede per frammenti di vita quotidiana apparentemente slegati tra loro ma capaci di restituire il ritmo di un\u2019esistenza puntellata da abitudini minime: le birre con gli amici, le passeggiate al parco dove Asya, documentarista, intervista i passanti, le videochiamate con i parenti lontani, i pranzi dall\u2019anziana vicina che comincia a perdere colpi \u2013 sono queste attivit\u00e0 minori che costruiscono l\u2019ossatura di quel senso di appartenenza che i protagonisti stanno cercando, e l\u2019autrice vi punta il fuoco con lo stesso sguardo curioso che di solito si riserva ai grandi eventi storici o agli sconvolgimenti importanti della vita.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">La scrittura \u00e8 delicata, quasi sospesa, e infatti Sava\u015f ha raccontato di aver scritto Gli antropologi durante il tempo sospeso della pandemia, quando tutte le cose che davamo per scontate all\u2019improvviso non lo erano pi\u00f9 e noi, chiusi nei nostri salotti sempre troppo angusti, non potevamo che guardarle con rimpianto. Se gli anni della pandemia ci hanno costretti ad assumere uno sguardo antropologico sulle pratiche che davano forma alle nostre esistenze senza giudicarle naturali, o spontanee, cos\u00ec Sava\u015f racconta la vita dei suoi protagonisti con uno stupore tenero e nuovo, lo stesso con cui loro guardano gli abitanti della citt\u00e0 in cui vivono e che, con una giravolta prospettica, definiscono \u201cstranieri\u201d.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\"><strong>A tenere insieme la narrazione c\u2019\u00e8 la ricerca della casa che i due protagonisti vogliono acquistare \u2013 e tutti conosciamo quella vaga inquietudine di quando l\u2019agente immobiliare spalanca la porta su un appartamento sconosciuto, dove accadono vite sconosciute, e tocca a noi capire se \u00e8 il posto giusto per noi, se \u00e8 possibile immaginare la nostra vita l\u00ec dentro, e immaginarla felice<\/strong>: \u00abOgni volta che andiamo a vedere un appartamento in vendita, siamo incuriositi da tutte le diverse vite che si dipanano in citt\u00e0, dalla disposizione degli spazi per lavorare e per riposare, per conservare ed esporre; dalle priorit\u00e0 di quegli estranei, cos\u00ec diverse dalle nostre\u00bb. Asya e Manu sono impazienti di prendere casa, acquistano mobili al mercatino delle pulci, ammennicoli e stoviglie prima ancora di averla trovata: \u00abPensare a come arredare casa propria \u00e8 uno dei modi in cui i protagonisti possono sentirsi padroni della propria vita e dare un senso a ci\u00f2 che vivono\u201d, sottolinea Sava\u015f, \u201cuna casa prende forma nel tempo, con le abitudini quotidiane, le celebrazioni e le occasioni condivise. In un luogo nuovo, privo del peso del tempo o di una comunit\u00e0, si tende a riflettere con maggiore intenzione sugli oggetti che la compongono, in modo che diventi una casa tanto simbolica quanto materiale\u00bb.<\/p>\n<p>Una storia d\u2019amore felice, tanto per cambiare<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Gli antropologi \u00e8 anche, o soprattutto, un romanzo d\u2019amore. <strong>Non c\u2019\u00e8 per\u00f2 traccia dei grandi tormenti del cuore che riempiono le pagine dei romanzi che leggiamo di solito, non ci sono litigi o incomprensioni, non si parla di tradimenti e neanche di sesso<\/strong>: Asya e Manu sono una coppia serena, tranquilla, di quelle un po\u2019 escluse dalla letteratura, eppure, dice Sava\u015f, \u00abla loro \u00e8 una storia che esiste nel mondo, intorno a noi, anche se spesso viene trascurata nei film e nei libri. Volevo riflettere su una relazione armoniosa e farne il centro del mio romanzo, senza la preoccupazione che qualcosa di terribile potesse arrivare a distruggerla\u00bb.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">E in effetti, di terribile, non succede nulla. Rimane intatto, per tutto il romanzo, il desiderio di mettere radici insieme, di eleggere un luogo e una persona a propria patria nel mondo, di rispondere agli stessi interrogativi esistenziali su cui si arrovella il protagonista di 8 \u00bd quando chiede: \u00abMa tu saresti capace di scegliere una cosa, una cosa sola ed essere fedele a quella, riuscire a farla diventare la ragione della tua vita, una cosa che raccolga tutto e che diventi tutto proprio perch\u00e9 la tua fedelt\u00e0 che la fa diventare infinita\u2026 Ne saresti capace?\u00bb.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">\u00abAsya e Manu\u00bb, mi dice Sava\u015f, \u00absi sentono a casa l\u2019uno con l\u2019altra; il loro senso di appartenenza risiede nella loro relazione\u00bb. La loro felicit\u00e0 non si cura dei palpiti della passione ma prende forma nel calmo conforto di una casa ben illuminata quando fuori \u00e8 buio, nella lenta e paziente costruzione di un mondo comune, nella definizione di una lingua che permetta di accedere al mistero dell\u2019altro: \u00abNel corso degli anni, io e Manu ci siamo insegnati a vicenda parole e frasi delle nostre rispettive lingue, quelle che non avevano equivalenti, che definivano qualcosa di essenziale non solo della nostra lingua madre, ma anche di noi. Sono entrate a far parte della lingua che condividiamo, assumendo vari significati fuori dal loro contesto naturale. Il lessico nativo getta luce su vari aspetti dell\u2019altra persona, su come si orienta nel mondo\u00bb.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Forse \u00e8 per questo che intorno ai trent\u2019anni ci tenevamo tutte cos\u00ec tanto, a comprare casa. <strong>Dietro alle pur validissime ragioni di investimento economico c\u2019era qualcosa di pi\u00f9 profondo e che aveva a che fare con il bisogno di quiete e radicamento, con la scelta di un posto dove stare e di un compagno con cui vivere che ci avrebbero definito, rendendoci le persone che volevamo diventare<\/strong>. Con il riconoscimento di un amore che era chiamato, prima di tutto, a offrire stabilit\u00e0 e cura: \u00ab\u00c8 questo che avevo in mente quando immaginavo di appartenere a un luogo: la sensazione di essere necessaria alla vita di qualcuno\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Qualche settimana fa ero a cena con alcune amiche che conosco da molto tempo. 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