{"id":168513,"date":"2025-10-16T21:54:10","date_gmt":"2025-10-16T21:54:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/168513\/"},"modified":"2025-10-16T21:54:10","modified_gmt":"2025-10-16T21:54:10","slug":"la-pace-del-piu-forte-piotr-smolar","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/168513\/","title":{"rendered":"La pace del pi\u00f9 forte &#8211; Piotr Smolar"},"content":{"rendered":"<p>\u201cCi sono voluti tremila anni per arrivare a questo momento, vi rendete conto?\u201d. Come un atleta che fa un giro trionfale per salutare la folla ancora prima della fine della gara, il 13 ottobre Donald Trump ha fatto il pieno di applausi. Da Gerusalemme a Sharm el Sheikh, il presidente degli Stati Uniti aveva motivi legittimi di esultanza. La liberazione degli ultimi venti ostaggi israeliani vivi nelle mani di Hamas nella Striscia di Gaza rappresenta un successo fino a poco tempo fa inimmaginabile. Solo lui poteva ottenerlo. Ma certo non senza aiuto.<\/p>\n<p>        &#13;<\/p>\n<tr class=\"cta_podcast_row_mobile\">&#13;<\/p>\n<td>&#13;<br \/>\n                    <a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/podcast\/a-voce\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><img class=\"podcast--a-voce\"\/><\/a>&#13;\n                <\/td>\n<p>&#13;<br \/>\n            <\/tr>\n<p>&#13;<\/p>\n<tr>&#13;<br \/>\n                &#13;<br \/>\n            <\/tr>\n<p>&#13;<\/p>\n<tr>&#13;<\/p>\n<td class=\"cta_nl_description_cell podcast\">&#13;<\/p>\n<p>                        &#13;<br \/>\n                            Questo articolo si pu\u00f2 ascoltare nel podcast di Internazionale A voce.&#13;<br \/>\n                            \u00c8 disponibile ogni venerd\u00ec nell\u2019app di Internazionale e su <a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/podcast\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">internazionale.it\/podcast<\/a>&#13;<\/p>\n<p>                    &#13;\n                <\/td>\n<p>&#13;<\/p>\n<td class=\"cta_podcast_cell\">&#13;<br \/>\n                   <a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/podcast\/a-voce\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><img class=\"podcast--a-voce\"\/><\/a>&#13;\n                <\/td>\n<p>&#13;<br \/>\n            <\/tr>\n<p>&#13;<\/p>\n<p>Questo successo conferma un approccio non convenzionale alla diplomazia. Per Trump tutto si riduce a una questione di relazioni personali e rapporti di forza. La storia \u00e8 un ingombro. In nessuna circostanza Trump ha preteso di mettere israeliani e palestinesi su un piano di uguaglianza nel conflitto, dal momento che non lo sono e che questo metodo \u00e8 fallito per decenni. Ha deciso di ignorare i diritti politici dei palestinesi, come nel suo piano di pace del 2020, scegliendo di concentrarsi su un obiettivo immediato \u2013 la liberazione degli ostaggi israeliani \u2013 e su considerazioni economiche. Il miliardario vede i paesi del Golfo come una cassaforte inesauribile. A questi promette, con il loro denaro e con l\u2019appoggio degli Stati Uniti, una \u201cnuova alba\u201d per il Medio Oriente e la \u201cpace eterna\u201d.  <\/p>\n<p>Solo con la sua parola, Trump trasforma in una soluzione totale e definitiva il fatto che Hamas abbia accettato la prima fase del suo piano. Ritiene che la guerra sia finita, cosa che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu non conferma altrettanto chiaramente, e relega nella sezione \u201clogistica e contingenze\u201d tutti i punti in sospeso. \u201cLa ricostruzione sar\u00e0 forse la parte pi\u00f9 facile\u201d, ha detto Trump il 13 ottobre. Neanche per sogno. Da anni l\u2019Egitto non riesce a far riavvicinare le fazioni palestinesi. Neta\u00adnyahu esclude qualsiasi ritorno dell\u2019Autorit\u00e0 nazionale palestinese (Anp) a Gaza. Chi si occuper\u00e0 quindi della gestione dell\u2019enclave? Chi ne garantir\u00e0 la sicurezza, se sar\u00e0 confermato il ritiro israeliano?  <\/p>\n<p>Trump ha confermato che Washington ha autorizzato Hamas \u201cper un periodo limitato\u201d a combattere la criminalit\u00e0 organizzata tra le macerie di Gaza. Un gesto trasgressivo carico di conseguenze, che apre la strada a esecuzioni sommarie e a una caccia a chi ha collaborato con Israele. La Casa Bianca non aveva esitato a negoziare direttamente con Hamas per la liberazione dell\u2019ostaggio statunitense Edan Alexander a maggio. Secondo il sito d\u2019informazione Axios, per ottenere la liberazione degli ultimi venti ostaggi l\u2019inviato speciale Steve Witkoff e il genero del presidente Jared Kushner avrebbero avuto un incontro decisivo in Egitto l\u20198 ottobre con il capo della delegazione di Hamas, Khalil al Hayya.  <\/p>\n<p>Phil Gordon, ex consigliere diplomatico della vicepresidente Kamala Harris ed esperto della Brookings institution, ammette che ci sono \u201cvantaggi nella volont\u00e0 di Trump di fare le cose in modo diverso, come parlare direttamente con Hamas e scavalcare Netanyahu per considerare come un \u2018s\u00ec\u2019 un consenso parziale del movimento islamista, anche se il gruppo non ha accettato il piano nella sua integrit\u00e0. Trump \u00e8 aiutato dal controllo sul suo partito e sulla politica interna statunitense. Pu\u00f2 cavarsela facendo cose che i leader democratici, come l\u2019ex presidente Joe Biden, non avrebbero potuto permettersi\u201d. Per Gordon, tuttavia, l\u2019amministrazione Trump potrebbe sopravvalutare \u201cla volont\u00e0 di Hamas di disarmarsi e quella dei paesi arabi di fornire forze di sicurezza\u201d.  <\/p>\n<p>Questo successo degli Stati Uniti non pu\u00f2 far dimenticare gli otto mesi precedenti, dopo il ritorno di Trump al potere. Il presidente ha approvato le azioni militari israeliane a Gaza. Ha offerto un orizzonte politico all\u2019estrema destra suprematista ebraica, proponendo il miraggio di una Gaza trasformata in riviera e di un\u2019evacuazione della popolazione palestinese verso i paesi arabi vicini, che hanno rifiutato. Washington ha impiegato mesi a ricalibrare il suo approccio.  <\/p>\n<p>I bombardamenti statunitensi contro tre siti nucleari iraniani a giugno hanno cambiato le carte a favore di Israele. Il regime di Teheran \u00e8 apparso cos\u00ec debole da portare alla chiusura di un capitolo: quello delle minacce esistenziali che pesavano sullo stato ebraico, dopo l\u2019annientamento di Hezbollah in Libano. Restava da mettere fine alla guerra a Gaza. La Casa Bianca ha saputo sfruttare due circostanze nuove: un\u2019iniziativa e un fallimento. L\u2019iniziativa, diplomatica, \u00e8 stata guidata da Arabia Saudita e Francia a favore del riconoscimento della Palestina. L\u2019amministrazione Trump ne ha rifiutato la conclusione, ma non l\u2019ha ostacolata. Questa mobilitazione ha mostrato l\u2019isolamento di Israele, che il presidente statunitense non ha mancato di invocare nei suoi scambi con Netanyahu. Ha anche offerto a un\u2019amministrazione superficiale in termini operativi proposte, formule e ipotesi di lavoro.  <\/p>\n<p>L\u2019altra svolta \u00e8 stata un fallimento, quello dell\u2019attacco israeliano del 9 settembre contro i leader di Hamas a Doha. Il bombardamento ha provocato un profondo shock nella regione, dove l\u2019impudenza militare di Tel Aviv \u00e8 apparsa come una dimostrazione di arroganza e una fonte di destabilizzazione. Gli Stati Uniti hanno ricevuto un messaggio chiaro: gli accordi di Abramo \u2013 il processo di normalizzazione tra i paesi arabi e Israele \u2013 sarebbero stati in pericolo se Washington non avesse riportato il suo alleato alla ragione. Gli Stati Uniti hanno preso atto di questa situazione di crisi. La priorit\u00e0 \u00e8 stata blandire il Qatar. Durante la sua visita alla Casa Bianca, Netanyahu \u00e8 stato costretto a scusarsi con l\u2019emirato. Ma il premier israeliano \u00e8 stato ripagato, in uno scambio di favori tipico del presidente statunitense. Davanti alla knesset, il parlamento israeliano, il 13 ottobre Trump ha lodato il suo coraggio e ha invocato una grazia presidenziale per sottrarlo ai suoi guai giudiziari. Cos\u00ec si sarebbe concluso uno \u201csprint finale\u201d, secondo il miliardario, lanciato tre settimane prima a margine dell\u2019assemblea generale delle Nazioni Unite. L\u2019aggettivo \u201cfinale\u201d indica impazienza, mentre tutti gli interessati prevedono un necessario sforzo di lungo periodo. \u25c6 fdl  <\/p>\n<p>Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo.<br \/>\n                Scrivici a: <a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/magazine\/piotr-smolar\/2025\/10\/16\/mailto:posta@internazionale.it?subject=La pace del pi\u00f9 forte\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">posta@internazionale.it<\/a>\n                <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u201cCi sono voluti tremila anni per arrivare a questo momento, vi rendete conto?\u201d. 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