{"id":168981,"date":"2025-10-17T05:27:15","date_gmt":"2025-10-17T05:27:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/168981\/"},"modified":"2025-10-17T05:27:15","modified_gmt":"2025-10-17T05:27:15","slug":"un-documentario-riapre-il-capitolo-dellemigrazione-italiana-in-svizzera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/168981\/","title":{"rendered":"Un documentario riapre il capitolo dell\u2019emigrazione italiana in Svizzera"},"content":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 una storia che la Svizzera ha a lungo evitato di raccontare. Una storia fatta di partenze, sacrifici, silenzi e ferite ancora aperte. \u00c8 quella della migrazione italiana \u2013 e non solo \u2013 verso la Confederazione, dal secondo dopoguerra a oggi. A riportarla alla luce \u00e8 il regista<b> Samir Jamal al Din<\/b> con il suo documentario <b>La prodigiosa trasformazione della classe operaia in stranieri<\/b>, presentato al <a href=\"https:\/\/www.festivaldirittiumani.ch\/it\/\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Film Festival dei Diritti Umani<\/a> di Lugano e in onda su RSI LA 1 il 27 ottobre.<\/p>\n<p>Il film intreccia testimonianze personali e collettive, materiali d\u2019archivio e riflessioni politiche, per raccontare come la crescita economica svizzera sia stata accompagnata \u2013 e in parte resa possibile \u2013 da un sistema migratorio che ha spesso negato diritti fondamentali a chi arrivava per lavorare. Samir, nato a Baghdad e cresciuto a Zurigo, racconta ad <a href=\"https:\/\/www.rsi.ch\/rete-due\/programmi\/cultura\/alphaville\/\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">Alphaville <\/a>che il film nasce direttamente dalla sua esperienza personale: \u00abParlavo perfettamente lo svizzero tedesco, ma frequentando amici italiani tutti pensavano che fossi uno di loro\u00bb. Un momento chiave nella sua formazione fu la visione, da ragazzo, di uno striscione durante una manifestazione del 1971: \u00ab\u201dVogliamo i diritti umani anche per noi\u201d. L\u00ec ho capito che esisteva un razzismo istituzionalizzato, utile all\u2019economia, ma capace di creare una frattura tra \u2018noi svizzeri\u2019 e \u2018gli altri\u2019\u00bb. <\/p>\n<p>Nel secondo dopoguerra, la Svizzera fu protagonista di una rapida espansione economica che richiedeva molta manodopera. Per rispondere a questa esigenza, furono stipulati accordi bilaterali, come quello con l\u2019Italia del 1948, che regolavano l\u2019ingresso dei lavoratori stranieri. Tuttavia, sottolinea la sociologa <b>Morena La Barba<\/b>, docente all\u2019Universit\u00e0 di Ginevra: \u00abin un Paese dalla fragile identit\u00e0 nazionale, l\u2019arrivo massiccio di lavoratori stranieri gener\u00f2 paure profonde. La cosiddetta \u2018paura del forestiero\u2019 divenne lo slogan dei movimenti xenofobi\u00bb. Tali movimenti trovarono espressione politica nella votazione Schwarzenbach del 1970, volta a limitare la presenza straniera sul territorio. <\/p>\n<p>Il documentario d\u00e0 voce a ex operai, attivisti, sindacalisti, ma anche a chi ha scelto il silenzio. Samir racconta che molti non se la sono sentita di rivivere \u00abuna storia amara\u00bb, e ci\u00f2 che lo ha colpito di pi\u00f9 \u00e8 stato scoprire che spesso nemmeno in famiglia \u00absi \u00e8 mai parlato di quei tempi\u00bb. Uno dei capitoli pi\u00f9 dolorosi di questa storia sono i \u201cbambini armadio\u201d: figli degli stagionali costretti a vivere nascosti, privi del diritto al ricongiungimento familiare. Questi bambini \u00abvivevano in clandestinit\u00e0\u00bb, spiega La Barba, \u00absolo dagli anni \u201980 si \u00e8 cominciato a studiare seriamente questa ferita\u00bb.<\/p>\n<p>Nel film compare anche una figura simbolica: Alvaro Bizzarri, operaio e regista, autore del documentario Lo stagionale (1971), che denunciava le condizioni di vita degli italiani in Svizzera. \u00ab\u00c8 stato il mio idolo\u00bb, confessa Samir, \u00abvedere un operaio cominciare a fare film mi ha fatto capire che anche io potevo farlo, dato che non ho mai fatto l\u2019universit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>Il documentario alterna voci di operai e attivisti, restituendo un ritratto complesso e umano di quella classe operaia. Il film si chiude con uno sguardo al presente, mettendo in parallelo la migrazione italiana di ieri con quella contemporanea dall\u2019Africa e dall\u2019Asia. \u00abLa storia svizzera \u00e8 una storia di dolore, ma anche di successo\u00bb, conclude Samir. Un passato che ci invita a riflettere su come accogliamo oggi chi arriva da lontano. Perch\u00e9 la storia si ripete, e quando le ferite non vengono riconosciute, rischiano di stratificarsi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"C\u2019\u00e8 una storia che la Svizzera ha a lungo evitato di raccontare. 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