{"id":169035,"date":"2025-10-17T06:18:14","date_gmt":"2025-10-17T06:18:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/169035\/"},"modified":"2025-10-17T06:18:14","modified_gmt":"2025-10-17T06:18:14","slug":"invettive-musicali-rinaldo-censi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/169035\/","title":{"rendered":"Invettive musicali | Rinaldo Censi"},"content":{"rendered":"<p>Il cane Droopy, ossessionato dalla musica dixie, che riproduce incessantemente il suo prezioso vinile accompagnando i suoni con una bacchetta da maestro, irritando il suo vicino di casa, infilando il disco in un jukebox, in una giostra del circo, dentro all\u2019organetto a manovella di un suonatore di strada, provocando convulsioni e spasmi ritmici alla sua scimmietta (Dixieland Droopy). Oppure Mr. Twiddle, suonatore di congas in un ensemble jazz, tramortito dai fiati, i tromboni che sparano note nelle sue orecchie a tal punto da procurargli convulsioni. Il medico consiglia riposo assoluto sui monti delle Alpi, con risultati catastrofici (Sh-h-h-h-h-h).<\/p>\n<p>E noi, come questi cartoons di Tex Avery, che reazioni mostriamo nei confronti di una musica che ci appare disturbante, assai poco familiare? Di intolleranza, il pi\u00f9 delle volte. Quando metto sul piatto gli Streichquartett di Heinz Holliger (1973), Dziga, la gatta di casa, drizza il pelo, inclina le orecchie. Appare infastidita e se ne va. Quel magnifico strid\u00eco acuto e discontinuo di corde \u00e8 qualcosa di inaudito, tale da colpirci non solo acusticamente, ma fisicamente. E viene da pensare che le reazioni dei critici musicali che ritroviamo compliate qui, all\u2019interno del libro di Nicolas Slonimsky,<a href=\"https:\/\/www.adelphi.it\/libro\/9788845939914\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"> Invettive musicali<\/a> (a cura di Carlo Boccadoro), da poco edito da Adelphi, devono essere state simili alle sue.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che noi oggi consideriamo imprescindibili capolavori della musica classica, sinfonica, hanno in verit\u00e0 conosciuto tempi difficili. Da Beethoven, fino a Sch\u00f6nberg, Webern, Berg, Var\u00e8se, passando per Stravinskij, Mahler, Wagner, non facciamo altro che incrociare ire, giudizi furenti, sarcastici, sprezzanti. Il salto temporale che separa la recensione dai giorni nostri ha reso armonico ci\u00f2 che sembrava un tempo caotico, dissonante e inaudito. Per questo motivo, il libro somiglia a un excursus nella storia del gusto capace di strappare pi\u00f9 di una risata. Invettive musicali \u00e8, da questo punto di vista, un libro di comicit\u00e0 sopraffina.<\/p>\n<p>Prendete questa recensione della \u201cprima\u201d americana di Le sacre du printemps: \u00abLo strisciare del Paleozoico, trasformato in suoni con tutte le risorse dell\u2019orchestra moderna, ha richiamato l\u2019attenzione al concerto della Philadelphia Orchestra in cui Le sacre du printemps di Igo\u2019 Stravinskij ha avuto la sua prima esecuzione da questa parte del vasto Atlantico. Era un primitivismo impazzito, quasi senza forma n\u00e9 tonalit\u00e0 definita, eccezion fatta per dei ritmi che picchiavano insistenti e al confronto facevano sembrare supersofsticate le melodie eseguite sul tam-tam dalle gentili trib\u00f9 del Congo&#8230; Senza alcuna descrizione o programma di sala, il lavoro avrebbe potuto far pensare a un raduno di alcolizzati per Capodanno e ai passatempi naturali di giovanotti e fanciulle, prudentemente abbigliati con una foglia di fico a testa\u00bb, riporta The North American, Philadelphia, 4 marzo 1922.<\/p>\n<p>La prima della Sagra, \u00e8 noto, fu un disastro. Uno scandalo di cui Stravinskij sembrava non essersi accorto. Nei sui Ricordi e commenti, raccolti da Robert Craft, egli sottolinea come gli amici musicisti, che avevano ascoltato le prove, sembrassero affascinati dalla composizione. \u00abDebussy, nonostante il suo successivo atteggiamento ambiguo (\u201cC\u2019est une musique n\u00e8gre\u201d), alle prove era entusiasta\u00bb, ricorda. Lavoro complicato, esasperante. Soprattutto per i danzatori. \u00abDopo mesi di prove i ballerini sapevano cosa fare, anche se spesso questo non aveva niente a che vedere con la musica. \u201cConto fino a quaranta mentre suoni,\u201d mi diceva Ni\u017einskij \u201cvedremo dove ci troviamo\u201d. Non capiva che se anche a un certo punto ci trovavamo insieme, questo non voleva dire che fossimo stati insieme fin l\u00ec. I ballerini seguivano il tempo di Ni\u017einskij anzich\u00e9 quello della musica. Ni\u017einskij naturalmente contava in russo, e dato che i numeri russi sopra il dieci sono polisillabici \u2013 diciotto, per esempio, \u00e8 vosemnadcat\u2019 \u2013 nei tempi svelti n\u00e9 lui n\u00e9 loro riuscivano a stare al passo con la musica\u00bb.<\/p>\n<p>La lettura del libro \u00e8 una scoppiettante navigazione tra numerosi termini che diventano occorrenze: shock, mal di testa, ululare, rumore, anarchico, confusione, convulsione, perverso, balbettante, miagolio, atrocit\u00e0, singhiozzare, caos, spazzatura. Il lungo inventario terminologico lo trovate nell\u2019indice, in coda al libro. Apoteosi. \u00abHo sofferto pi\u00f9 che in qualsiasi altra occasione in vita mia, con l\u2019eccezione di un paio di incidenti connessi all\u2019odontoiatria \u201cindolore\u201d\u00bb, scrive Percy A. Scholes a proposito del tocco pianistico di Bart\u00f3k. (\u00abThe Observer\u00bb, Londra, 13 maggio 1923)<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"j\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"523f6b6a-5dd4-4c68-9500-254483310cf7\" height=\"1007\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/melancholia-1514.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nMelancolia I di Albrecht D\u00fcrer.<\/p>\n<p>Potremmo considerare Invettive musicali una magnifica cavalcata nel charivari, termine il cui enigma etimologico \u00e8 stato studiato e approfondito da Karl Meuli nel suo Gli d\u00e8i incatenati. Di cosa si tratta? Cosa cela? \u00abSecondo M\u00f6rland e Svennung l\u2019etimo va ricercato nella parola caribaria (tramandata dal latino Oribasio), greco \u03ba\u03b1\u03c1\u03b7\u03b2\u03b1\u03c1\u03b1, \u201cmal di testa\u201d\u00bb. Meuli, prima di deviare e proporre una nuova interpretazione etimologica, segnala come W. von Wartburg, rifacendosi a Svennung, spieghi il suo significato \u00aba partire dall\u2019effetto che un\u2019assordante musica stonata esercita sulla testa dell\u2019uomo\u00bb. Evoluzione semantica: \u201cmal di testa\u201d &gt; \u201cbaccano\u201d. Rumore confuso. Un caos.<\/p>\n<p>Prendete Wagner: \u00abLa musica del Tannh\u00e4user \u00e8 tumultuosa, assordante, infernale. Ci sono acuti esasperati, piatti inferociti, cappelli cinesi in delirio. Produce lo stesso effetto, e lo stesso dolore, di cento aghi che vi trafiggano l\u2019orecchio contemporaneamente. Gli ascoltatori pi\u00f9 gentili, che volevano mantenere un comportamento dignitoso, hanno sofferto senza muoversi; altri si torcevano sulle loro sedie cambiando posizione, come san Lorenzo sulla sua graticola\u00bb, ci informa Pier Angelo Fiorentino, nel Boston Musical Times, 20 aprile 1861. E ancora: \u00abIl Preludio del Tristan \u00e8 un caos selvaggio di note. \u00c8 stato come se una bomba fosse caduta dentro una grande fabbrica di musica e avesse gettato tutte le note in disordine\u00bb, nota J. Stettenheim, sulle pagine di \u00abTrib\u00fcne\u00bb, Berlin, 6 febbraio 1873.<\/p>\n<p>Gli anni passano, nuovi compositori si impongono e ci\u00f2 che appariva perverso, degenerato, viene recuperato, se comparato ai nuovi suoni. Lo segnala anche Charles Rosen, nelle prime pagine della sua magnifica biografia su Sch\u00f6nberg: \u00abIl wagnerismo del Sestetto per orchestra d\u2019archi Verkl\u00e4rte Nacht (Notte trasfigurata), composto quando Sch\u00f6nberg aveva ventisei anni, caus\u00f2 qualche difficolt\u00e0. \u201c\u00c8 come se qualcuno avesse imbrattato la partitura del Tristano ancora fresca d\u2019inchiostro\u201d, osserv\u00f2 un contemporaneo\u00bb. Un\u2019associazione viennese rifiut\u00f2 l\u2019opera in cartellone perch\u00e9 conteneva una dissonanza, \u00aballora inclassificata nei trattati\u00bb. Un sibilo. Da qui ha inizio la radicale rottura con l\u2019Ottocento. Fischi, tumulti, boati. Come ben coglie Rosen: \u00abLa resistenza alla radicale rottura di Sch\u00f6nberg con la tradizione dell\u2019Ottocento fu inevitabile quanto la rottura stessa, e questa resistenza, come vedremo, si riflette nella musica medesima\u00bb.<\/p>\n<p>Charivari. L\u2019idea del mal di testa ci affascina. Emicrania. Questo baccano avvicina a uno stato auratico? Qualcosa ci tocca. L\u2019aura ha un effetto simile sul senso del tatto. In Emicrania, Oliver Sachs ricorda come, a partire dai greci, la definizione medica di aura unisca tatto e vista, grazie all\u2019incontro con la sostanza dell\u2019aria, del respiro, del vapore \u2013 o dei suoni, potremmo aggiungere. L\u2019aura \u00e8 quello stato che anticipa le crisi epilettiche. Un tocco che dal corpo arriva fino alla testa. Un po\u2019 come la reazione degli spettatori al Tannh\u00e4user di Wagner: San Lorenzo sulla graticola.<\/p>\n<p>Ma torna alla mente anche un\u2019altra figura. La segnala Ram\u00f3n Andr\u00e9s nelle prime pagine del suo libro, Il mondo nell\u2019orecchio. I musicisti afflitti da sordit\u00e0 cadono nella malinconia, indole saturnina di cui soffrono uomini di genio e probabilmente anche i critici. Una dolce melodia pu\u00f2 mitigare il ronzio di sibili e acufene \u2013 chiari riferimenti alla bile nera (dal greco m\u00e9las e chol\u1e17). Non \u00e8 un caso che la figura del malinconico, in ascolto con la testa reclinata sulla mano, ritorni copiosamente nell\u2019iconografia tra Quattrocento e Seicento. Dolore dell\u2019anima. Melancolia I di D\u00fcrer, certo. Ma non solo. \u00abSempre D\u00fcrer, in riferimento ai sibili o ronzii acustici ricorrenti, inserisce nel Sogno del dottore (1497-1498) una figura demoniaca che aziona un mantice direttamente nell\u2019orecchio del vecchio, ignaro nel suo sopore\u00bb. Urge dunque una melodia per placare i mal di testa dei critici musicali? \u00abDopo il Lohengrin ho avuto un terribile mal di testa, e per tutta la notte ho sognato un\u2019oca\u00bb, scrive Milij Balakirev, in una lettera a Vladimir Stasov, datata San Pietroburgo, 3 novembre 1868.<\/p>\n<p>Slonimsky, nel suo saggio conclusivo, parla di \u201crifiuto dell\u2019insolito\u201d. \u00c8 ci\u00f2 che nell\u2019Ottocento accadeva, per esempio, davanti alla musica che arrivava dall\u2019Oriente. Berlioz nel 1851 la considerava, con i suoi \u00abmiagolii, grida di sciacalli, di cani, di tacchini, di agonizzanti, di vampiri appena nati, sibili di serpenti, fracasso d\u2019inferno, come le parrucche stile 1830 o esattamente come i caricaturisti potevano giudicare la sua stessa musica \u2013 o come si giudicava, nel 1954, D\u00e9serts di Edgar Var\u00e8se, che una parte del pubblico degli Champs-\u00c9lys\u00e9es accompagnava a volte con grida d\u2019animali\u00bb, sottolinea Jean-Claude Lebensztejn nel suo Miaulique. I miagolii dei gatti hanno offerto ai critici vivido materiale per nuove invettive musicali.<\/p>\n<p>Dietro a questi improperi, dietro all\u2019oltraggio morale, c\u2019\u00e8 lo scandalo che nello stesso periodo colpiva la pittura, le altre arti. Sono i movimenti d\u2019avanguardia che si fanno strada, e non vengono accettati. Eppure, come ricorda Rosen, quello che questi musicisti e le avanguardie stavano ricercando, non era certamente volont\u00e0 di insolentire, turbare, o sconvolgere. Non solo. \u00abGli artisti, Sch\u00f6nberg incluso, erano soprattutto consapevoli di muovere l\u2019immediato fra i passi logici e ragionevoli, di eseguire un compito che era gi\u00e0 a portata di mano, e che aveva da essere compiuto. In un certo senso, le rivoluzioni stilistiche di quegli anni erano soltanto la realizzazione di possibilit\u00e0 gi\u00e0 presenti nei linguaggi artistici, il delinearsi di non pi\u00f9 evitabili conclusioni. Cionondimeno, il senso di ribellione non pu\u00f2 essere con facilit\u00e0 eliminato. Vi \u00e8 nella musica e nell\u2019arte di quel periodo molto di deliberatamente provocatorio, ch\u2019esprime uno sprezzo, perfino un profondo orrore, per la societ\u00e0 nella quale l\u2019artista viveva\u00bb. Charivari significa anche ingiuria verso qualcuno.<\/p>\n<p>Ma c\u2019\u00e8 altro. Invettive musicali \u00e8 un libro ingegnoso, con una parte nascosta, come una figura nel tappeto. Leggendo tra le righe, questo catalogo, le insolenze, le critiche che a cascata riempiono le pagine, ci dicono qualcosa di pi\u00f9 del disprezzo, della trivialit\u00e0, della facile risata. Spesso, queste ingiurie colgono pi\u00f9 precisamente la novit\u00e0 delle opere. Vogliamo dire che, pur nella stroncatura, giungono al vero nocciolo della loro natura compositiva.<\/p>\n<p>Si prenda Mahler. \u00abEin Heldenleben e Also sprach Zarathustra di Richard Strauss sono chiari come acqua in confronto alla Quarta sinfonia di Gustav Mahler &#8230; L\u2019Adagio all\u2019inizio \u00e8 abbastanza inoffensivo, a parte un abuso dell\u2019effetto di pedale, ma improvvisamente ci troviamo dentro una scena circense: per qualcuno sar\u00e0 magari una digressione benvenuta, ma, senza voler essere pedanti o tradizionalisti, non possiamo tacere che per noi, al momento, \u00e8 stato uno shock, e uno shock sgradevole\u00bb, riporta il \u00abMusical Courier\u00bb di New York, il 29 gennaio 1902. Come non vedere che, pur nello sprezzo, nella boutade, ritroviamo qui esattamente le illuminanti riflessioni che anni dopo proporr\u00e0 T.W. Adorno nel suo saggio sul compositore boemo? \u00abTutta la Quarta sinfonia rimescola a caso inesistenti canzoni infantili: per lei il libro d\u2019oro della musica \u00e8 anche il libro della vita. Lo strepito di tamburi battuti da fanciulli non ancora settenni, \u00e8 simile a quello che fa la grancassa in questa sinfonia: essa \u00e8 il tentativo solitario di comunicare musicalmente col d\u00e9j\u00e0 vu, \u00e8 un tentativo di colore sincero come l&#8217;imago di un carrozzone di zingari o di una cabina marinaresca\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il cane Droopy, ossessionato dalla musica dixie, che riproduce incessantemente il suo prezioso vinile accompagnando i suoni con&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":169036,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1445],"tags":[1608,203,204,1537,90,89,1609,1539],"class_list":{"0":"post-169035","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-libri","8":"tag-books","9":"tag-entertainment","10":"tag-intrattenimento","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-libri","15":"tag-musica"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/169035","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=169035"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/169035\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/169036"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=169035"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=169035"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=169035"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}