{"id":169068,"date":"2025-10-17T06:45:10","date_gmt":"2025-10-17T06:45:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/169068\/"},"modified":"2025-10-17T06:45:10","modified_gmt":"2025-10-17T06:45:10","slug":"i-nostri-estranei-di-lydia-davis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/169068\/","title":{"rendered":"I nostri estranei di Lydia Davis"},"content":{"rendered":"<p>\n\t\tL<\/p>\n<p>\ta forma breve detta altrimenti racconto \u00e8 per Lydia Davis in realt\u00e0 una strategia per arrivare a\u00a0una scrittura automatica, un flusso unico, compatto e continuo in grado di celebrare ogni singolo momento dell\u2019esistenza, facendo rilucere la quotidianit\u00e0, anche quella considerata a torto spesso banale o ovvia. La scrittura come un momento capace di dare corpo a una scia luminosa, essenziale, rapida e mistica, ma soprattutto esistenzialmente fondamentale per comprendere i chiaroscuri della vita e le sue inevitabili incertezze. Associata alla scuola del minimalismo, Lydia Davis \u00e8 ancora poco nota in Italia nonostante gli sforzi di Rizzoli, Minimum Fax e ora di Mondadori che manda in libreria in questi giorni \u2012 dopo <a href=\"https:\/\/www.mondadori.it\/libri\/osservazione-sulle-faccende-domestiche-lydia-davis\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Osservazione sulle faccende domestiche<\/a> (2022) \u2012, <a href=\"https:\/\/www.mondadori.it\/libri\/i-nostri-estranei-lydia-davis\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">I nostri estranei<\/a>, una raccolta uscita originariamente negli Stati Uniti nel 2023 e qui tradotta splendidamente (come sempre) da Gioia Guerzoni.<\/p>\n<p>Lydia Davis sconta la diffidenza e spesso pi\u00f9 facilmente l\u2019indifferenza dei lettori che da sempre \u2012 regola aura dell\u2019editoria \u2012 appaiono pi\u00f9 attirati dalla forma romanzo che dalla forma racconto. Un dato che in parte vive in contraddizione con i tempi attuali che dettano in continuazione velocit\u00e0 e rapidit\u00e0 e che in generale vedrebbero cos\u00ec favorita la forma breve alla forma lunga. Ma probabilmente l\u2019insicurezza unita all\u2019ambizione a cogliere e immergersi nella grande opera predispongono chi legge a imbarcarsi pi\u00f9 favorevolmente per un lungo viaggio che per una breve gita come sono spesso le storie e le storielle (in senso tutt\u2019altro che dispregiativo) che condiscono e illuminano i libri di Davis. Racconti che spesso sono fatti di poche righe, impressioni dettate sulla pagina che nascono da un momento rapido, da uno sguardo abbagliato e incantato che fa resistere l\u2019attimo e il suo accadere espandendolo cos\u00ec nel fondo della memoria dei suoi lettori. Basta molto poco a Lydia Davis per far accadere una storia su una pagina, ma oltre il racconto che di volta in volta si pone davanti agli occhi \u00e8 l\u2019opera che appare di una straordinaria compattezza. Sostanzialmente un unico lunghissimo racconto, un oggetto letterario monumentale che ha la forma ultima e critica dell\u2019autobiografia di una scrittrice al lavoro, anzi nel mentre del suo lavoro.<\/p>\n<blockquote class=\"blockquote \"><p><strong>I racconti di Davis spesso sono fatti di poche righe, impressioni dettate sulla pagina che nascono da un momento rapido, da uno sguardo abbagliato e incantato che fa resistere l\u2019attimo e il suo accadere espandendolo cos\u00ec nel fondo della memoria dei suoi lettori.<\/strong><\/p><\/blockquote>\n<p>\nVista in tutta la sua interezza \u2012 e forse varrebbe proprio di pensare un unico volume fisico per tutti i suoi racconti \u2012 l\u2019opera di Lydia Davis appare come un infinito flusso in continua evoluzione dentro cui zampilla e saltella un allegro e musicale movimento d\u2019onde che d\u00e0 corpo a una ultracontemporanea e al tempo stesso attualissima Antologia di Spoon River. Davis infatti riesce a giocare brillantemente e coraggiosamente \u2012 come pochissimi \u2012 tra attualit\u00e0 e contemporaneit\u00e0 mischiando abilmente i piani e restituendo al lettore una sensazione di leggerezza l\u00e0 dove il discorso pu\u00f2 facilmente assumere i toni e la forma di un dramma, magari solo accennato, ma ben visibile nella possibilit\u00e0 di un imminente accadimento. L\u2019attesa \u00e8 un elemento fondamentale della narrazione di Lydia Davis: tutto potrebbe avvenire oltre l\u2019ultima pagina data, una forma di suspence non strategica, ma che vive dell\u2019essenza delle cose, del loro naturale accadere e agire. E da questo punto di vista l\u2019influenza di Samuel Beckett \u00e8 percepibile in pi\u00f9 di un racconto come una presenza di fondo che definisce le tonalit\u00e0 narrative dei suoi scritti: \u201cL\u2019uomo acconsente, lo sconosciuto fa una chiamata. L\u2019uomo chiede allo sconosciuto se pu\u00f2 venire in sinagoga. Serve un altro uomo per raggiungere il minia. Lo sconosciuto accetta e rimane per quasi tutta la funzione\u201d. Cos\u00ec come fanno capolino situazioni metaletterarie: \u201cA Detroit, mentre aspettavo in coda, ho conosciuto una donna che si \u00e8 rivelata essere la figlia dell\u2019editore di Samuel Beckett, Barney Rosset\u201d.<\/p>\n<blockquote class=\"blockquote \"><p><strong>L\u2019opera di Lydia Davis appare come un infinito flusso in continua evoluzione dentro cui zampilla e saltella un allegro e musicale movimento d\u2019onde che d\u00e0 corpo a una ultracontemporanea e al tempo stesso attualissima Antologia di Spoon River.<\/strong><\/p><\/blockquote>\n<p>\nIn particolare I nostri estranei offe un\u2019irremovibile convinzione nella forma letteraria pura capace proprio per questo di sfondare le pareti \u2012 speso sterili \u2012 della narrativa per invadere la strada, per tornare l\u00e0 dove gli eventi accadono in continuazione, ma sempre senza il bisogno e la necessit\u00e0 di riferirli se non in forma di telegrafica ovviet\u00e0. Il movimento proposto da Lydia Davis \u00e8 quello di un\u2019attesa che possa illustrare non i fatti, ma la forma mobile dello sguardo e della voce narrante, al punto che i suoi racconti alternano la narrazione al punto di vista dell\u2019autrice che risulta cos\u00ec uscire improvvisamente dal ruolo di narratrice per divenire direttamente protagonista di una vicenda, magari minima, ma che definisce un\u2019interpunzione utile ad accelerare o a rallentare quella che a tutti gli effetti appare come una proiezione continua.<\/p>\n<p>Il movimento che l\u2019autrice impone ai suoi lettori \u00e8 quasi cinematografico, una sorta di piano sequenza warholiano in cui tutto quello che pu\u00f2 accadere sta gi\u00e0 accadendo in quell\u2019unico e dunque preciso istante. Un mentre che si posizione perfettamente davanti agli occhi dello spettatore\/lettore, senza per\u00f2 che vi sia mai la necessit\u00e0 di mettere l\u2019evento in evidenza, sottolineandolo o delineandolo all\u2019interno di una narrazione di particolare straordinariet\u00e0. Tutto per Davis vive al medesimo stadio d\u2019importanza: \u201cquella nota sarebbe rimasta completamente isolata nello spazio, al centro dell\u2019attenzione di tutti coloro che ascoltavano, isolata come qualsiasi altro suono che avresti emesso, e avrebbe riecheggiato nella vastit\u00e0 della chiesa con tuo grande imbarazzo\u201d.<\/p>\n<blockquote class=\"blockquote \"><p><strong>I nostri estranei <\/strong><strong>alterna narrazioni lunghe, a forme pi\u00f9 diradate, quasi degli haiku. Intervengono nel mentre ballate e incisive poesie narrative che espandono il loro senso fino a offrirlo al successivo racconto, come in una ritmica dall\u2019armonia totalmente jazzistica.<\/strong><\/p><\/blockquote>\n<p>\nUna forma che vive tranquillamente quale elemento sconosciuto la cui visibilit\u00e0 e presenza \u00e8 data solo dalla pretesa e voluta solitudine, come un\u2019ombra cinese la cui profondit\u00e0 non \u00e8 data dalla temperatura del colore, ma dallo scambio tra luce e buio. Un icastico imbarazzo attraversa i protagonisti dei racconti di Lydia Davis che fanno cos\u00ec (sorprendentemente) capolino nelle singole memorie esistenziali di ogni lettore. L\u00e0 dove la letteratura diventa s\u00ec indagine, ma anche memoria, un vero sistema organizzato capace \u2012 sempre senza citare mai esplicitamente \u2012 di rimembrare come una percezione intima un passato privato che diviene in questo modo autobiografia comune.<\/p>\n<p>I nostri estranei alterna narrazioni lunghe, a forme pi\u00f9 diradate, quasi degli haiku. Intervengono nel mentre ballate e incisive poesie narrative che espandono il loro senso fino a offrirlo al successivo racconto, come in una ritmica dall\u2019armonia totalmente jazzistica. Minute che riportano alla letteratura di <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/robert-walser\/?search=Walser%2C%20Robert%2F\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Robert Walser<\/a>, da sempre un riferimento per Davis, dentro cui a guidare \u00e8 la lingua prima della trama. \u00c8 nell\u2019essere ferma, istantanea che si definisce infatti la cifra della scrittrice americana, in particolare in questa ultima raccolta in parte criticata proprio perch\u00e9 sembra non andare oltre l\u2019abituale e confortevole giardino che da sempre Davis offre ai suoi lettori. Ma forse la direzione da ricercare non \u00e8 nel movimento, ma in quel non movimento che offre una fotografia diretta della vita come della morte e del guaio che \u00e8 riuscire a far tornare \u2012 da bambini come da vecchi \u2012 tutti i conti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"L a forma breve detta altrimenti racconto \u00e8 per Lydia Davis in realt\u00e0 una strategia per arrivare a\u00a0una&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":169069,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1445],"tags":[1608,203,204,1537,90,89,1609],"class_list":{"0":"post-169068","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-libri","8":"tag-books","9":"tag-entertainment","10":"tag-intrattenimento","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-libri"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/169068","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=169068"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/169068\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/169069"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=169068"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=169068"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=169068"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}