{"id":170374,"date":"2025-10-17T22:30:11","date_gmt":"2025-10-17T22:30:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/170374\/"},"modified":"2025-10-17T22:30:11","modified_gmt":"2025-10-17T22:30:11","slug":"salvatore-mannuzzu-tragedia-grazia-e-visioni-dalla-sardegna-al-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/170374\/","title":{"rendered":"Salvatore Mannuzzu, tragedia grazia e visioni dalla Sardegna al mondo"},"content":{"rendered":"<p>\u00abPeccato \u00e8 mancanza di compimento, secondo la definizione di un grande teologo, Karl Barth. C\u2019\u00e8 una linea invalicabile (chiamiamola pure peccato originale) che separa ogni esistenza umana dalla pienezza, cui pure noi umani non cessiamo di tendere mossi dal desiderio\u00bb. Cos\u00ec Salvatore Mannuzzu in un\u2019intervista del 2004 subito dopo la pubblicazione di uno dei suoi libri pi\u00f9 intensi, Le fate dell\u2019inverno. Per Mannuzzu la vita \u00e8 irredimibile, sempre impari rispetto all\u2019altezza irraggiungibile del desiderio. In ci\u00f2 stanno, insieme, la tragedia e la grazia; perci\u00f2 il sentimento pi\u00f9 consono, quando alla vita si presta cura, \u00e8 la piet\u00e0.<\/p>\n<p><strong>MANNUZZU<\/strong> sta tutto dentro questi confini anche in Apnea, il libro curato da Alessandro Cadoni con una prefazione di Sante Maurizi che raccoglie alcuni scritti sul cinema dello scrittore sassarese (Angelica Editore, pp. 113, euro 12,00).<br \/>Per Mannuzzu, nato nel 1930, il cinema \u00e8 stato l\u2019epopea degli anni d\u2019oro di Hollywood e la grande stagione delle prove d\u2019autore soprattutto europee. Una stagione perduta. \u00abIl cinema \u2013 scrive \u2013 era quello schermo grande e sporco sotto il quale io sedevo sulla scomoda poltroncina di legno\u00bb, immerso in apnea \u00abin un buio unico al mondo\u00bb ad assumere una \u00abgiusta porzione di solitudine dal sapore amaro e insieme non solo amaro (a suo modo, forse, dolce)\u00bb. L\u2019amore di Mannuzzu per quell\u2019apnea dolce-amara comincia negli anni Cinquanta, nella stagione del cinema come strumento di lettura della realt\u00e0 italiana dopo la guerra; nel tempo della settima arte come impegno politico.<\/p>\n<p><strong>DI QUEGLI ANNI<\/strong> Apnea raccoglie due testi di Mannuzzu, pubblicati rispettivamente nel 1961 e nel 1962 su \u00abCinema nuovo\u00bb di Guido Aristarco. Siamo nei territori del neorealismo e dell\u2019ortodossia togliattiana. Nel primo testo Mannuzzu recensisce Banditi ad Orgosolo di Vittorio De Seta. E ne mette in evidenza l\u2019analisi puntuale della realt\u00e0 socio-economica e antropologica della Barbagia, che sola pu\u00f2 spiegare compiutamente il banditismo sardo; nel secondo stronca Divorzio all\u2019italiana di Pietro Germi, sostenendo la tesi secondo cui dietro la parodia della realt\u00e0 sessista e maschilista della Sicilia, che fa da sfondo al film, c\u2019\u00e8 in realt\u00e0, furbescamente sottesa, una piena giustificazione di quel mondo. \u00abUn pezzo questo \u2013 scrive Mannuzzu \u2013 di cui Goffredo Fofi mi disse che mi sarei dovuto vergognare\u00bb. Forte, in entrambi i testi, il segno di un\u2019epoca.<\/p>\n<p><strong>BEN ALTRO LO SGUARDO<\/strong> sul cinema dell\u2019autore di Procedura negli altri scritti raccolti in Apnea. In due in particolare. Il primo \u00e8 quello su Monsieur Verdoux di Charlie Chaplin, pubblicato nel 2009 in Cenere e giaccio per le Edizioni dell\u2019asino, la casa editrice collegata alla rivista \u00abGli Asini\u00bb diretta proprio da Fofi.<\/p>\n<p>Qui emerge lo scrittore degli anni della maturit\u00e0. \u00abAl termine del film \u2013 scrive Mannuzzu \u2013 Chaplin ci lascia con un dubbio: se l\u2019orrore del mondo dipenda da una fase della Storia o se ci sia un grano di veleno che sta pi\u00f9 dentro, pi\u00f9 in fondo, una irredimibilit\u00e0 cui pure spetta la sua grazia, al di l\u00e0 della storia degli uomini\u00bb. Il secondo \u00e8 quello, sempre del 2009, su Les enfants du paradis di Marcel Carn\u00e9. \u00abFilm con il quale \u2013 scrive Mannuzzu \u2013 faccio i conti da sempre\u00bb.<\/p>\n<p>Per aggiungere, subito dopo, che nella pellicola del regista francese il labirinto senza uscita che \u00e8 l\u2019esistenza di ogni essere umano (Les enfants du paradis \u00e8 una storia di amori impossibili) viene percorso a tentoni in un gioco di specchi, che trova il suo fondamento pi\u00f9 vero nella passione che Carn\u00e9 mostra come sua guida essenziale: quella per la rappresentazione.<br \/>Solo attraverso i modi inevitabilmente reticenti della rappresentazione, della scena, finta come ogni scena, l\u2019irredimibilit\u00e0 della vita risulta in qualche modo, sempre a fatica, attingibile. Succede nel cinema; succede nella scrittura.<\/p>\n<p><strong>CON LA CHIOSA FINALE<\/strong> tutta mannuzziana: \u00abCredo che rimanere al desiderio, pur essendogli sempre impari, rimanere all\u2019altezza irraggiungibile del desiderio \u2013 del desiderio inappagato, mai pacificato \u2013 sia la vocazione pi\u00f9 vera della vita e insieme della letteratura: la vocazione che forse le rende uguali; facendoci sperare che qualcosa si salvi dalla distruzione\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00abPeccato \u00e8 mancanza di compimento, secondo la definizione di un grande teologo, Karl Barth. 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