{"id":170530,"date":"2025-10-18T00:41:13","date_gmt":"2025-10-18T00:41:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/170530\/"},"modified":"2025-10-18T00:41:13","modified_gmt":"2025-10-18T00:41:13","slug":"i-ricordi-di-niemec-lamore-per-litalia-laiuto-di-fanini-le-pedalate-con-pogacar-prima-delladdio-gallery","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/170530\/","title":{"rendered":"I RICORDI DI NIEMEC. L&#8217;AMORE PER L&#8217;ITALIA, L&#8217;AIUTO DI FANINI, LE PEDALATE CON POGACAR PRIMA DELL&#8217;ADDIO. GALLERY"},"content":{"rendered":"<p>Un sognatore ricco di inventiva che rispecchia il carattere dei polacchi, un tempo anche loro come gli italiani pi\u00f9 vincenti e sfornatori di talenti nel ciclismo su strada. Stiamo alludendo a<strong> Przemyslaw Niemiec, un nome per noi difficile da pronunciare<\/strong> ma non il contrario, perch\u00e8 l&#8217; ex ciclista polacco parla un italiano perfetto dopo aver vissuto nel nostro paese una quindicina di anni, mietendo successi quasi sempre per distacco per quelle sue doti naturali di scalatore. Arriv\u00f2 in Italia nel 2000 carico di entusiasmo e consapevole di doversi guadagnare il professionismo con tanti sacrifici. Ad accoglierlo la Penna Miche del presidente Marco Tozzi che not\u00f2 subito le sue qualit\u00e0. Un biennio da primi posti: una ventina di piazzamenti nei primi quattro ed una sola vittoria, ma costantemente fra i protagonisti alle corse\n            <\/p>\n<p>Lo abbiamo incontrato durante una breve vacanza da &#8220;promoter&#8221; turistico: ha organizzato una gita da Auschwitz, sua citt\u00e0 di residenza, fino alla Toscana con alcuni ex professionisti di Fanini e semplici sportivi amanti del Bel Paese.\n            <\/p>\n<p>\u00abPrima di venire a correre in Italia &#8211; dice orgogliosamente Niemiec &#8211; avevo studiato la vostra lingua a scuola, tra l&#8217;altro mia moglie Beata si \u00e8 laureata in Polonia in filosofia italiana e questo sta a dimostrare quanta stima abbiamo dell&#8217;Italia\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Ci racconta come avvenne il suo passaggio al professionismo?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abMarco Tozzi era molto amico di Ivano Fanini. Mi propose il passaggio ad Amore e Vita e quella \u00e8 stata la mia pi\u00f9 grande scelta: far parte di un Team Professional che gi\u00e0 aveva una grande storia alle spalle. Mi trovai a correre nell&#8217;epoca di Mario Cipollini e di Marco Pantani, grandi campioni che ammiravo. Non mi sembrava vero: ringrazier\u00f2 per sempre Fanini per avermi dato questa opportunit\u00e0. Il mio D.S. nel periodo capannorese era Roberto Pelliconi ed il compagno di squadra con il quale ho legato maggior tempo Timothy Jones, scalatore come me\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Cosa ricorda di Fanini?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abE&#8217; sempre lo stesso&#8230; Quando vengo in Italia la prima cosa che faccio vado nella sede di Amore e Vita a fargli visita. Rivedo nel suo Museo i momenti della mia carriera e poi con lui \u00e8 sempre un piacere dialogare. Ivano, dietro le quinte, svolgeva gi\u00e0 nei primi anni 2000 un&#8217; infinit\u00e0 di compiti cruciali per garantire alla squadra il funzionamento di ogni aspetto logistico e amministrativo cos\u00ec da consentirci di concentrarci esclusivamente sulle corse. Mi ricordo l&#8217;appartamento di Lunata messo a mia disposizione e gli allenamenti quotidiani con suo figlio Cristian. Purtroppo anche il tragico incidente che lo coinvolse, investito da un&#8217;auto, frantumandogli il ginocchio con il conseguente ritiro dall&#8217;attivit\u00e0 agonistica\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Dopo l&#8217; anno di adattamento con il professionismo nel 2003 arriv\u00f2 la sua prima vittoria da professionista.<\/strong><\/p>\n<p>\u00abE come potrei dimenticarla? Soprattutto per la vigilia turbolenta determinata da una serie di concause. Eravamo a correre in Austria e dopo il lungo viaggio si and\u00f2 a dormire alle 2 di mattina. Lo stress accumulato e la stanchezza, oltre a qualche inevitabile dolore muscolare, avrebbero potuto nuocermi per la corsa che mi attendeva. Alle 7 la sveglia per raggiungere la sede di partenza di Villa del Conte in provincia di Padova. Ma mai stanchezza fu cos\u00ec ripagata per me sulla strada&#8230; Allora gli scalatori puri mettevano in evidenza le loro qualit\u00e0 sulle salite mentre oggi con la tecnologia moderna riescono a reggere in salita anche i passisti ed i cronomen&#8230;. Quel giorno in Veneto Timothy Jones ed io si promosse attacchi a ripetizione tanto che rimanemmo soli a contenderci il successo. Vinsi io, secondo Jones e terzo, distaccato da noi due giunse Francesco Bellotti. Ero doppiamente felice, sia per la vittoria giunta in condizioni fisiche non ottimali sia per aver ripagato la fiducia di Ivano Fanini, l&#8217; uomo pi\u00f9 importante nella mia carriera ciclistica ed anche colui che mi spalanc\u00f2 le porte per il mio passaggio a team di grandi campioni\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Ce ne vuole ricordare uno?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abMichele Scarponi. Sono stato felicemente suo gregario alla Lampre dal 2011 al 2016, al suo servizio anche quando vinse il Giro d&#8217; Italia nel 2011. Era un campione altruista e generoso. La sua \u00e8 stata una storia segnata dal coraggio e piena di vita. La sua prematura scomparsa nel 2017 ha lasciato un vuoto in tutti quelli come me che hanno avuto la fortuna di conoscerlo ed appezzarne le uniche qualit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Una ventina le sue vittorie da professionista fra le quali la Settimana Coppi e Bartali del 2010,<\/strong> i campionati polacchi nella corsa in salita, due tappe al Giro del Trentino, il Giro della Toscana del 2006, tappa e classifica finale del Giro della Slovenia del 2005,\u00a0 la classifica finale ed una tappa della Route du Sud del 2009, ma forse la sua vittoria pi\u00f9 importante e di maggior qualit\u00e0 la ottenne nella<strong> 15.a tappa della Vuelta di Spagna 2014, da Oviedo a Lagos de Covadonga&#8230;<\/strong><\/p>\n<p>\u00abSicuramente! Quel giorno misi in fila fior di campioni. Al secondo posto si piazz\u00f2 lo spagnolo Carlos Rodriguez, terzo Alejandro Valverde, quarto Alberto Contador, quinto il britannico Chris Froome e sesto Fabio Aru. A pensarci mi vengono ancora i brividi, aver superato campioni di questo livello&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Una carriera ciclistica chiusa con onore nel biennio 2017-2018 con l&#8217; UAE Emirates, proprio nel periodo che stava arrivando alla squadra emiratina Tadej Pogacar.<\/strong><\/p>\n<p>\u00abUn campionissimo &#8211; conclude l&#8217;ex scalatore &#8211; un talento naturale che sta segnando questa epoca ciclistica. Lo ricordo in qualche uscita di allenamento timido, ma educato e pieno di valori. Nel 2018 venne a fare lo stagista nella nostra squadra (correva per la Rog-Lubiana ndr). Oltre ad essere quel campione che tutti conosciamo si fa ben volere dalla gente per quel suo carisma e per quel suo immancabile sorriso. Ha iniziato un percorso con costanza e determinazione affrontando ogni difficolt\u00e0 sempre a testa alta e con la forza di volont\u00e0 ha dimostrato che tutto diventa possibile. Mi fa piacere, nelle nostre uscite giornaliere in allenamento avergli potuto trasmettere alcune delle mie esperienze\u00bb.<\/p>\n<p>Nazionale polacco dal 2004 al 2014, Niemiec era in corsa ai campionati del mondo su strada di Valkenburg proprio mentre Tadei Pogacar nasceva. Anche questi due eventi faranno sempre parte, per la coincidenza, dei suoi ricordi. Oggi Niemiec conduce una vita serena ed \u00e8 orgoglioso della sua splendida famiglia: della moglie Beata e di 4 figli (due maschi e due femmine). Oliver, il pi\u00f9 grande, ha 16 anni e gioca a basket. Come professione, accompagna turisti a pedalare sulle strade della Toscana e del Nord Italia, ha da poco tempo acquisito il patentino A.S.A. per l&#8217;abilitazione sulla Sicurezza alle corse e ha prestato servizio anche al Giro della Polonia femminile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Un sognatore ricco di inventiva che rispecchia il carattere dei polacchi, un tempo anche loro come gli italiani&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":170531,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1456],"tags":[104509,1824,1825,1537,90,89,104508,245,244,1567],"class_list":{"0":"post-170530","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-ciclismo","8":"tag-amore-e-vita","9":"tag-ciclismo","10":"tag-cycling","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-niemiec","15":"tag-sport","16":"tag-sports","17":"tag-storia"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/170530","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=170530"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/170530\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/170531"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=170530"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=170530"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=170530"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}