{"id":171243,"date":"2025-10-18T11:10:16","date_gmt":"2025-10-18T11:10:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/171243\/"},"modified":"2025-10-18T11:10:16","modified_gmt":"2025-10-18T11:10:16","slug":"la-mostra-fotografica-love-you-always-e-un-libro-raccontano-gli-uomini-che-vanno-per-mare-e-chi-li-ha-amati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/171243\/","title":{"rendered":"La mostra fotografica Love You Always e un libro raccontano gli uomini che vanno per mare e chi li ha amati"},"content":{"rendered":"<p><strong>Mostra Love You Always: 120 fotografie per raccontare le promesse da marinaio.<\/strong><\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 perfino un famoso borgo ligure che nel suo nome porta il destino di chi va per mare e, soprattutto, di chi resta: Camogli, la casa delle mogli (e figlie, e fidanzate e amanti) che salutavano al porto i loro amati per rivederli mesi, anni, talvolta, oppure mai pi\u00f9 di ritorno dal grande blu. Quando la distanza diventa prova dell\u2019amore, le promesse da marinaio sono necessarie: ti amer\u00f2 per sempre, torner\u00f2. La giornalista <strong>Laura Leonelli<\/strong> raccoglie nel libro Love you always. Viaggio sentimentale nell\u2019oceano dei marinai e della <a href=\"https:\/\/www.ad-italia.it\/topic\/fotografia\" isautogenerated=\"true\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">fotografia<\/a> (Postcart, 2025, 20 \u20ac), 120 fotografie anonime, le stesse che sono protagoniste, fino al 9 novembre, dell\u2019omonima mostra a Fotografica &#8211; Festival di Fotografia di Bergamo.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"La mostra fotografica Love You Always e un libro raccontano gli uomini che vanno per mare e chi li ha amati\" loading=\"lazy\" class=\"ResponsiveImageContainer-eNxvmU cfBbTk responsive-image__image\"   src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Copertina_LOVE%20YOU%20ALWAYS_02.png\"\/><\/p>\n<p><strong>Amano il mare, amano i loro compagni, amano le fidanzate, le mogli, e amano le amanti<\/strong> che per poche ore incontrano nei porti del mondo. Sono i marinai e uno di loro ha scritto sul suo ritratto, con l\u2019inchiostro azzurro di una stilografica, Love you always. Attraverso una selezione di oltre <strong>120 immagini anonime<\/strong>, europee e americane dal 1860 al 1960, il libro di Laura Leonelli racconta una delle figure maschili pi\u00f9 affascinanti e il senso di libert\u00e0 e di avventura che, da Ulisse in poi, passando per la letteratura, il <a href=\"https:\/\/www.ad-italia.it\/topic\/cinema\" isautogenerated=\"true\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">cinema<\/a>, la <a href=\"https:\/\/www.ad-italia.it\/article\/archivi-moda-prada-gucci-ferragamo-missoni-dior\/\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">moda<\/a>, porta con s\u00e9. \u00abI marinai che promettevano \u201cI love you always\u201d si sono affidati alla fotografia per mantenere questa promessa, che nasce sulla distanza\u00bb, dice Leonelli. \u00abOvviamente anche anche i soldati facevano promesse, ma avevano a disposizione la concretezza della terra, che e dava pi\u00f9 solidit\u00e0, pi\u00f9 certezza. Il mare \u00e8 l\u2019infinita incertezza che ci avvolge. Il nostro pianeta \u00e8 al 71% acqua. Solo il 29% \u00e8 terra. Quindi <strong>noi siamo acquatici, siamo fluidi<\/strong>, siamo incerti, siamo naturalmente esposti alle tempeste, alle onde, alla bonaccia. La fotografia nasce insieme ai marinai per dare tenuta all\u2019esistenza\u00bb. E in effetti nessuno pi\u00f9 dei marinai ha chiesto alla fotografia ci\u00f2 che solo la fotografia pu\u00f2 garantire, e cio\u00e8 che su quella piccola scialuppa di carta l\u2019amore, l\u2019amicizia, l\u2019avventura, la casa dove fare ritorno, potessero resistere all\u2019eterno movimento del mare, alla sua oscurit\u00e0 abissale e in superficie alla sua luce accecante.<\/p>\n<p>Vestivamo alla marinara<\/p>\n<p>Ma perch\u00e9 <strong>Laura Leonelli<\/strong>, tra le centinaia di migliaia di raccolte di fotografie anonime ha scelto di soffermarsi proprio sui marinai? \u00ab<strong>Perch\u00e9 i marinai rappresentano un maschile libero<\/strong>, un maschile che, a differenza, per esempio, dei soldati, ha aiutato le donne a emanciparsi, ha trasmesso valori positivi. Marinaio \u00e8 libert\u00e0, \u00e8 indipendenza, \u00e8 affrontare i rischi, \u00e8 essere solo di fronte all\u2019imprevisto totale che \u00e8 la natura\u00bb. Un codice libertario che \u00e8 piaciuto fin dagli inizi: \u00abI primi a esserne contagiati sono stati i bambini, che dalla met\u00e0 dell\u2019Ottocento in poi cominciano a vestirsi da marinaretti, seguiti poi dalle donne. Icona pop, simbolo di innocenza e di rivoluzione, <strong>la divisa da marinaio popola l&#8217;immaginario romantico dal 1846<\/strong>. Ma a indossarla non \u00e8 un muscoloso e scanzonato viaggiatore dei sette mari, bens\u00ec il piccolo Edoardo VII d\u2019Inghilterra, immortalato da Winterhalter. Da allora, ha vestito i bambini dell\u2019\u00e9lite europea \u2014 da Proust a Camus \u2014 fino ai Fanny e Alexander di Bergman. \u00c8 presente nel ricordo malinconico di Roland Barthes, nel Tadzio di Morte a Venezia, nel topolino Jerry guarito dalla tristezza danzando con Gene Kelly. Proprio Kelly, arruolato nella Marina, fu protagonista di Combat Fatigue Irritability, primo film sulla sindrome post-traumatica da stress. L\u2019eroismo cedeva il passo alla fragilit\u00e0, alla possibilit\u00e0 di piangere. Nel 1975, Lo squalo di Spielberg raccontava lo stesso trauma attraverso il marinaio Quint, sopravvissuto all\u2019USS Indianapolis. Nel frattempo, Richard Avedon, ventenne fotografo di marina, immortalava i suoi compagni: muscoli, divise, sorrisi. In quelle immagini, germogliava gi\u00e0 la fotografia di moda americana. La marini\u00e8re \u2014 con le sue righe bianche e blu \u2014 diventa simbolo di stile, da Chanel a Jean Genet, da Colette a Isabelle Eberhardt, donna-libert\u00e0 travestita da marinaio nel deserto algerino. <strong>Nel 1917, Chanel ne fa l\u2019uniforme della modernit\u00e0<\/strong>. Lo stesso anno, Loretta Walsh \u00e8 la prima donna ufficiale nella Marina americana. \u00abQuesto viaggio nell\u2019oceano dei marinai, e delle donne e dei bambini che hanno scoperto un altro orizzonte indossando la divisa a righe, \u00e8 soprattutto un viaggio sentimentale nell\u2019oceano della fotografia\u00bb, spiega Leonelli.<\/p>\n<p>Dal mare al cinema (passando per la danza)<\/p>\n<p>\u00abI marinai sono forse il gruppo sociale che si \u00e8 fotografato di pi\u00f9, che \u00e8 stato fotografato di pi\u00f9 e che ha avuto anche una grandissima fortuna cinematografica. S\u00ec, ha fecondato il cinema americano: <strong>Gene Kelly<\/strong> ha liberato la danza americana attraverso la figura del marinaio\u00bb, racconta Leonelli. Ma non solo lui: \u00ab<strong>Jerome Robbins nel 1944<\/strong>, in piena guerra, ha creato un balletto in cui tre danzatori sono tre marinai sulla scena dell\u2019American Ballet. Questo balletto \u00e8 importantissimo perch\u00e9 ha creato per la prima volta un linguaggio di danza americana, una danza vernacolare\u00bb. Com\u2019\u00e8 successo? Osservando, come farebbe un fotografo: per le strade di New York comincia a vedere marinai bellissimi in libera uscita e vede che hanno una fluidit\u00e0, una fisicit\u00e0 straordinaria. \u00abSono insieme, sono a due, sono a tre, si toccano, si muovono insieme, ondeggiano, hanno un corpo che \u00e8 abituato al movimento del mare e quindi \u00e8 naturalmente danzante. E poi sono belli. Giovani, soprattutto gli americani\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Mostra Love You Always: 120 fotografie per raccontare le promesse da marinaio. 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