{"id":171374,"date":"2025-10-18T12:40:10","date_gmt":"2025-10-18T12:40:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/171374\/"},"modified":"2025-10-18T12:40:10","modified_gmt":"2025-10-18T12:40:10","slug":"iran-programma-nucleare-senza-restrizioni-scaduto-il-patto-del-2015-il-fatto-quotidiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/171374\/","title":{"rendered":"Iran: programma nucleare senza restrizioni, scaduto il patto del 2015 | Il Fatto Quotidiano"},"content":{"rendered":"<p>La scadenza ha carattere formale, ma alla luce di quanto accaduto negli ultimi mesi le conseguenze potrebbero essere epocali. L\u2019<strong>Iran<\/strong> ha dichiarato di ritenersi \u201c<strong>svincolato<\/strong>\u201d da ogni restrizione imposta al suo <strong>programma nucleare<\/strong> dal Joint Comprehensive Plan of Action, il patto firmato nel 2015 con gli <strong>Stati Uniti<\/strong> guidati allora da <strong>Barack Obama<\/strong> e i paesi del cosiddetto \u201c5+1\u201d.<\/p>\n<p>In una lettera ai vertici delle Nazioni Unite e del Consiglio di Sicurezza, il ministro degli Esteri iraniano <strong>Abbas Araghchi<\/strong> ha affermato che la <strong>Risoluzione 2231<\/strong> del Consiglio, che sanciva l\u2019entrata in vigore dell\u2019intesa, \u00e8 \u201c<strong>scaduta e terminata<\/strong>\u201d oggi, 18 ottobre 2025. Pertanto \u201c<strong>tutte le disposizioni<\/strong> dell\u2019accordo, <strong>comprese le restrizioni<\/strong> previste per il programma nucleare iraniano e i meccanismi correlati, sono considerate concluse\u201d e ora \u201cil Paese \u00e8 vincolato esclusivamente dai suoi diritti e obblighi ai sensi del Trattato di non proliferazione nucleare, senza ulteriori limitazioni\u201d. Teheran ha definito inoltre \u201c<strong>illegale e nulla<\/strong>\u201d la recente decisione delle Nazioni Unite di attivare il meccanismo di \u201c<strong>snapback<\/strong>\u201d e di reimporre <strong>sanzioni<\/strong> contro l\u2019Iran sospese in virt\u00f9 del patto del 2015, sulla base della richiesta dei tre firmatari europei del Jcpoa (Regno Unito, Francia e Germania) motivata con il mancato impegno del Paese nei confronti dell\u2019accordo sul nucleare a partire dal 2019. In termini pratici, quindi, la Repubblica islamica ritiene di poter <strong>sviluppare e testare<\/strong> liberamente missili balistici e rafforzare la cooperazione militare con Paesi come Russia e Cina, senza pi\u00f9 essere vincolata da un quadro giuridico Onu.<\/p>\n<p>La mossa segna l\u2019inizio di una fase molto delicata nella crisi nucleare iraniana. In base al Jcpoa, Teheran accettava <strong>limiti rigorosi<\/strong> al proprio programma nucleare e missilistico in cambio della revoca di gran parte delle sanzioni internazionali. La Risoluzione 2231 conteneva per\u00f2 una serie di clausole temporanee \u2014 in particolare sulle restrizioni missilistiche \u2014 destinate a scadere dopo dieci anni, ovvero il 18 ottobre 2025. Con la fine di queste misure, decadono automaticamente i vincoli Onu su trasferimenti di <strong>tecnologie missilistiche<\/strong>, autorizzazioni preventive per <strong>l\u2019export di armamenti<\/strong> e una parte dei <strong>controlli multilaterali<\/strong>.<\/p>\n<p>Un passaggio fondamentale che ha contribuito a indebolire l\u2019accordo risale al 2018, <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2025\/06\/17\/nucleare-iran-laiea-fino-al-2018-teheran-sta-rispettando-gli-impegni-poi-trump-fece-saltare-laccordo\/8028603\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">quando <strong>Donald Trump<\/strong> annunci\u00f2 il <strong>ritiro unilaterale degli Stati Uniti<\/strong> dal Jcpoa<\/a>. L\u2019amministrazione repubblicana reintrodusse sanzioni durissime sull\u2019economia di Teheran colpendo <strong>petrolio<\/strong>, <strong>banche<\/strong> e <strong>commerci internazionali<\/strong>. La mossa rese di fatto fragile l\u2019intero accordo: da un lato, indebol\u00ec il meccanismo multilaterale di controllo, dall\u2019altro spinse l\u2019Iran a violare progressivamente alcuni limiti nucleari, in risposta alle pressioni economiche subite. Fu quella decisione a creare le condizioni per l\u2019attuale impasse, culminata ora con la scadenza della Risoluzione 2231.<\/p>\n<p>L\u2019ultima accelerazione \u00e8 arrivata poche settimane fa. Il 28 agosto Regno Unito, Francia e Germania \u2013 il cosiddetto E3 \u2013 hanno notificato al Consiglio di Sicurezza l\u2019attivazione del meccanismo di \u201csnapback\u201d, strumento previsto dalla Risoluzione 2231 che consente a uno qualsiasi dei firmatari dell\u2019accordo di denunciare \u201c<strong>violazioni significative<\/strong>\u201d da parte dell\u2019Iran. In tal caso, il Consiglio di Sicurezza ha <strong>30 giorni<\/strong> per approvare una risoluzione che confermi la revoca delle sanzioni. Se ci\u00f2 non avviene, le vecchie sanzioni Onu si ripristinano in automatico, senza possibilit\u00e0 di veto da parte di nessuno Stato membro.<\/p>\n<p>L\u2019attuazione della clausola, tuttavia, \u00e8 molto problematica. In primis perch\u00e9 <strong>Russia<\/strong> e <strong>Cina<\/strong> contestano la legittimit\u00e0 dello \u201csnapback\u201d, sostenendo che la risoluzione \u00e8 ormai scaduta e quindi non esiste pi\u00f9 un meccanismo da attivare. Inoltre, secondo Mosca e Pechino, l\u2019E3 non avrebbe piena autorit\u00e0 per farlo perch\u00e9 l\u2019equilibrio originario dell\u2019accordo \u00e8 stato rotto dal ritiro unilaterale degli <strong>Stati Uniti<\/strong> nel 2018. In secondo luogo, l\u2019Onu non ha ancora formalizzato in via ufficiale il ripristino delle sanzioni. Questo vuoto istituzionale crea un precedente delicato: per Londra, Parigi e Berlino le sanzioni <strong>sono gi\u00e0 in vigore<\/strong> per effetto automatico; Mosca, Pechino e Teheran <b>sostengono il contrario<\/b>.<\/p>\n<p>La terza difficolt\u00e0 \u00e8 politica. Se lo \u201csnapback\u201d fosse attuato pienamente, significherebbe il ritorno in vigore di tutte le sanzioni Onu precedenti al 2015: <strong>embargo sulle armi<\/strong>, restrizioni finanziarie, divieti su <strong>componenti sensibili<\/strong> per il programma nucleare e missilistico. Ma senza il via libera del Consiglio di Sicurezza non ci sar\u00e0 un meccanismo collettivo per far rispettare le misure. L\u2019E3, insieme agli Stati Uniti, dovr\u00e0 quindi affidarsi a coalizioni ad hoc e sanzioni unilaterali o coordinate, fuori dal quadro Onu.<\/p>\n<p>Lo scenario che si apre ora \u00e8 incerto. Con meno vincoli multilaterali, il regime degli ayatollah si sente autorizzato a espandere il proprio programma missilistico, rafforzando la pressione su <strong>Israele<\/strong> e sui Paesi del Golfo in un contesto mediorientale gi\u00e0 segnato dalla guerra a Gaza e dai conflitti per procura tra Iran e Stati Uniti.<\/p>\n<p>La scadenza della Risoluzione 2231, quindi, non \u00e8 solo un passaggio tecnico: segna la fine di un <strong>ordine multilaterale<\/strong> costruito nel 2015 e l\u2019inizio di una fase di <strong>incertezza strategica<\/strong>. L\u2019Iran afferma di potersi muovere con maggiore libert\u00e0, l\u2019Occidente dispone di strumenti multilaterali sempre pi\u00f9 deboli e il Consiglio di Sicurezza si trova spaccato tra blocchi contrapposti. Il regime ha lasciato la porta aperta al dialogo, ribadendo il proprio \u201cimpegno fermo a favore della <strong>diplomazia<\/strong>\u201c, ma la partita per raggiungere un nuovo equilibrio rischia di essere pi\u00f9 difficoltosa e meno regolata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La scadenza ha carattere formale, ma alla luce di quanto accaduto negli ultimi mesi le conseguenze potrebbero essere&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":171375,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[160],"tags":[14,164,165,166,7,15,11,167,12,168,161,162,163],"class_list":{"0":"post-171374","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-mondo","8":"tag-cronaca","9":"tag-dal-mondo","10":"tag-dalmondo","11":"tag-mondo","12":"tag-news","13":"tag-notizie","14":"tag-ultime-notizie","15":"tag-ultime-notizie-di-mondo","16":"tag-ultimenotizie","17":"tag-ultimenotiziedimondo","18":"tag-world","19":"tag-world-news","20":"tag-worldnews"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/171374","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=171374"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/171374\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/171375"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=171374"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=171374"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=171374"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}