{"id":174124,"date":"2025-10-20T04:24:10","date_gmt":"2025-10-20T04:24:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/174124\/"},"modified":"2025-10-20T04:24:10","modified_gmt":"2025-10-20T04:24:10","slug":"la-letteratura-ai-tempi-dei-robot-su-libri-intelligenze-artificiali-e-editor","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/174124\/","title":{"rendered":"La letteratura ai tempi dei robot. Su libri, intelligenze artificiali e editor"},"content":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 un racconto di Roald Dahl \u2013\u00a0Lo Scrittore Automatico, contenuto in\u00a0<strong><a href=\"https:\/\/www.guanda.it\/libri\/roald-dahl-il-libraio-che-imbroglio-linghilterra-9788823514690\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Il libraio che imbrogli\u00f2 l\u2019Inghilterra\u00a0(Guanda Editore, traduzione di Massimo Bocchiola)<\/a><\/strong>\u00a0\u2013 in cui un aspirante scrittore inventa una macchina che scrive racconti e romanzi in modo automatico. Deluso dai continui rifiuti degli editori, il protagonista decide di vendicarsi proponendo a tutti gli scrittori del mondo di smettere di scrivere prestando il loro nome alla sua macchina, che dunque scriver\u00e0 al posto loro. I primi due autori a cui si rivolge, nei quali non \u00e8 difficile riconoscere Hemingway e Faulkner, rifiutano l\u2019offerta, ma poi qualcuno accetta e pian piano lo fanno tutti, perch\u00e9 economicamente \u00e8 conveniente e anche il risultato finale \u00e8 migliore, al punto che lo stesso autore del racconto \u2013 Roald Dahl \u2013 scrive:\u00a0<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\">\n<p><strong>\u201cIn questo preciso momento, mentre sto qui seduto ad ascoltare il rantolo dei miei nove figli nella stanza attigua, sento la mia mano strisciare sempre pi\u00f9 vicino a quel contratto dorato che mi aspetta all\u2019altra estremit\u00e0 della scrivania\u2026\u201d\u00a0<\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Giorgio Manganelli diede una volta una definizione perfetta di Roald Dahl:\u00a0<strong>per lui Dahl era un\u00a0malvagio. La malefica idea di un mondo letterario che rinuncia alla sacralit\u00e0 dell\u2019espressione artistica affidando la scrittura a una macchina non poteva che uscire dalla sua penna.\u00a0<\/strong>E oggi il racconto \u00e8 ancora pi\u00f9 attuale, in tempi di intelligenza artificiale e di editing tirannici. Naturalmente \u00e8 anche un\u2019idea di difficile o impossibile realizzazione, visto che ogni autentico scrittore ha o dovrebbe avere un proprio stile e dunque la macchina immaginata da Dahl dovrebbe non soltanto scrivere racconti e romanzi da s\u00e9 ma anche saper pasticciare o imitare gli scrittori ai quali intende sostituirsi. Cosa che tuttavia l\u2019intelligenza artificiale sembra essere capace di fare; se chiediamo a ChatGPT di scrivere un paragrafo alla maniera di Hemingway o di Faulkner nel giro di un battito di ciglia ce ne propone uno. Poco importa se da un punto di vista letterario il risultato \u00e8 indigesto:\u00a0<strong>l\u2019AI spaccia dei pessimi falsi con grande sicurezza di s\u00e9. Forse la tracotanza fa parte del suo fascino.<\/strong><\/p>\n<p>Ma non voglio scrivere di intelligenza artificiale; non sono abbastanza preparato al riguardo, n\u00e9 intendo prepararmi. Passo quindi a un altro spunto che in qualche modo indirizzer\u00e0 questo mio articolo vagabondo. \u00c8 tratto da un romanzo di Jonathan Franzen,\u00a0Libert\u00e0\u00a0(Einaudi, 2011), nella traduzione di Silvia Pareschi, la quale ha per inciso dedicato un intero capitolo di un suo libro (Fra le righe, Laterza, 2024) proprio all\u2019intelligenza artificiale.\u00a0<\/p>\n<p>La situazione \u00e8 questa: Joey tira fuori un romanzo di Ian McEwan,\u00a0Espiazione, e tenta di leggere, di \u201cinteressarsi alle descrizioni di stanze e giardini\u201d, scrive Franzen e traduce Pareschi, per\u00f2 non ci riesce e pensa a un sms che gli hanno appena spedito. Si tratta di una piccola e divertente chiosa letteraria. Qualche anno dopo, interrogato al riguardo, Franzen riveler\u00e0 di essersi voluto vendicare di McEwan, il quale aveva detto che dopo la morte di John Updike Philip Roth era l\u2019ultimo grande scrittore americano rimasto, ignorando completamente la generazione di Franzen.\u00a0<\/p>\n<p>Bene, credo che pensare a un personaggio di Franzen che ha difficolt\u00e0 a leggere un romanzo di McEwan ci dia una buona indicazione di dove si stia indirizzando la letteratura contemporanea. Ci\u00f2 ha a che fare anche con la deriva dell\u2019intelligenza artificiale e \u2013 temo \u2013 persino con gli editor.\u00a0<\/p>\n<p><strong>L\u2019editoria odierna esige quasi sempre la massima leggibilit\u00e0. Il pubblico deve essere padrone dei libri che legge, e poco importa se per ottenere tale risultato bisogna appiattire alcuni stili considerati \u201cdifficili\u201d<\/strong>\u00a0\u2013 \u00e8 il caso del McEwan di\u00a0Espiazione? \u2013 o magari passare la riscrittura delle opere attraverso una sorta di collettivismo editoriale che ha ben poco a vedere con l\u2019espressione artistica e fin troppo con il mercato.\u00a0<strong>Il lettore non deve faticare. Lo stile di chi scrive \u00e8 quasi sempre un impaccio; deve essere invisibile o assente<\/strong>, altrimenti i personaggi di Franzen (che poi siamo noi stessi) pensano agli sms che hanno appena ricevuto e non a ci\u00f2 che stanno leggendo. Lo scrittore contemporaneo deve innanzitutto saper intrattenere il lettore, servirlo, forse addirittura mettersi ai suoi piedi.\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"875\" height=\"1024\" alt=\"\" class=\"wp-image-105282 lazyload\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Unknown_artist_-_Writer_automaton_screened_by_the_Droz_brothers_in_1776_-_MeisterDrucke-985734-875x1.jpeg\"  data-\/><\/p>\n<p>In un articolo del 1999 (ripreso in\u00a0Meglio star zitti?, Mondadori, 2019) Giovanni Raboni riportava queste parole di Elena De Angeli, una consulente editoriale: \u201cSe oggi, in Italia, capitasse sul mercato un autore come Carlo Emilio Gadda, non troverebbe un editore disposto a pubblicarlo.\u201d Questo quasi trent\u2019anni fa, e secondo Raboni l\u2019unico rimedio era la creazione di un\u2019editoria pubblica, finanziata dallo Stato. Un\u2019operazione possibile? Auspicabile? O sarebbe una rovina? Possibile che la grande letteratura \u2013 o comunque un certo tipo di grande letteratura \u2013 non possa ormai che rivolgersi a un\u2019editoria a perdere?\u00a0<\/p>\n<p>Il lettore non deve faticare, dicevo poc\u2019anzi.\u00a0<strong>Molti editor appiattiscono stili e rovinano opere con la stupida pretesa della leggibilit\u00e0, sebbene i libri sui quali tanto si accaniscono continuino spesso a non vendersi, il che sarebbe divertente se non fosse purtroppo triste.<\/strong>\u00a0D\u2019altronde l\u2019editoria (ma anche molti autori!) oggi non esiterebbe a ricorrere alla macchina immaginata da Roald Dahl pur di procacciarsi qualche lettore in pi\u00f9.\u00a0<\/p>\n<p>Venderemo dunque l\u2019anima al Diavolo? Il Mercato riscriver\u00e0 i nostri libri e si inchiner\u00e0 al sacro Dio della scorrevolezza? In una lettera a John Hamilton Reynolds del 1818, tre anni prima di morire,\u00a0<strong>Keats scriveva che non poteva fare a meno di considerare il pubblico un \u201cNemico\u201d \u2013 le maiuscole sono sue \u2013, di rivolgersi a lui con \u201cOstilit\u00e0\u201d.<\/strong>\u00a0Forse dovremmo riflettere su queste parole.\u00a0<\/p>\n<p>Ma non ne verremo mai a capo. La prima regola di scrittura di Jonathan Franzen fa invece cos\u00ec: \u201cThe reader is a friend, not an adversary, not a spectator.\u201d Il lettore \u00e8 un amico, non un avversario, non uno spettatore. Chiss\u00e0 cosa ne direbbe Keats. Chiss\u00e0 cosa ne penserebbe Gadda. Quanto a me, da lettore, preferisco i difetti di una scrittura reale alla mancata perfezione di una scrittura artificiosa.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Edoardo Pisani<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"C\u2019\u00e8 un racconto di Roald Dahl \u2013\u00a0Lo Scrittore Automatico, contenuto in\u00a0Il libraio che imbrogli\u00f2 l\u2019Inghilterra\u00a0(Guanda Editore, traduzione di&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":174125,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1445],"tags":[1608,106178,44525,203,668,204,1537,90,89,1609,106179,30160],"class_list":{"0":"post-174124","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-libri","8":"tag-books","9":"tag-editor","10":"tag-edoardo-pisani","11":"tag-entertainment","12":"tag-intelligenza-artificiale","13":"tag-intrattenimento","14":"tag-it","15":"tag-italia","16":"tag-italy","17":"tag-libri","18":"tag-roald-dahl","19":"tag-scrittura"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/174124","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=174124"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/174124\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/174125"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=174124"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=174124"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=174124"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}