{"id":174209,"date":"2025-10-20T05:55:16","date_gmt":"2025-10-20T05:55:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/174209\/"},"modified":"2025-10-20T05:55:16","modified_gmt":"2025-10-20T05:55:16","slug":"la-cpi-schiaffeggiata-da-orban-torna-a-frignare-su-almasri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/174209\/","title":{"rendered":"La Cpi schiaffeggiata da Orb\u00e1n torna a frignare su Almasri"},"content":{"rendered":"<p>\n        La sede della Corta penale internazionale dell\u2019Aia (Ansa)\n    <\/p>\n<p>La Corte valuta di deferire Roma per il rimpatrio. Minacce poco credibili, come mostra Budapest che, dopo Netanyahu, ospiter\u00e0 Putin.La Corte penale internazionale ha formalizzato ieri una contestazione contro l\u2019Italia per il rimpatrio del generale libico Mahmoud Almasri, trasferito a Tripoli con un volo di Stato nel giugno scorso nonostante fosse destinatario di un mandato di arresto dell\u2019Aia. Nel documento inviato a Roma, la Camera preliminare della Cpi accusa il governo italiano di aver \u00abomesso di adempiere gli obblighi di cooperazione\u00bb previsti dallo Statuto di Roma, \u00abimpedendo l\u2019esecuzione del mandato di arresto\u00bb emesso contro Almasri per gravi violazioni del diritto internazionale. La Corte ha quindi chiesto all\u2019Italia di fornire spiegazioni entro il 31 ottobre e di chiarire quali misure intende adottare per \u00abrimediare\u00bb alla violazione contestata. Secondo la ricostruzione contenuta negli atti dell\u2019Aia, le autorit\u00e0 italiane avrebbero \u00abfacilitato il trasferimento del ricercato in Libia\u00bb, anzich\u00e9 procedere alla sua consegna alla Corte, come previsto dall\u2019articolo 89 dello Statuto. Un passaggio del documento, peraltro, sottolinea che la mancata esecuzione del mandato sarebbe avvenuta \u00abnonostante le ripetute richieste formali inoltrate\u00bb all\u2019Italia dall\u2019Ufficio del procuratore. La Cpi ha altres\u00ec affermato che si riserva la facolt\u00e0 di deferire la vicenda all\u2019Assemblea degli Stati parte (cio\u00e8 gli Stati che hanno aderito allo Statuto di Roma), oppure al Consiglio di sicurezza dell\u2019Onu, in caso di \u00abpersistente mancata cooperazione\u00bb da parte dell\u2019Italia. Ma si tratta, nella prassi, di un\u2019eventualit\u00e0 pi\u00f9 teorica che concreta.Il caso Almasri, del resto, sembra pi\u00f9 che altro la classica tempesta in un bicchier d\u2019acqua, utile soprattutto alla sinistra per attaccare il governo di Giorgia Meloni. Una settimana fa, comunque, la Camera dei deputati ha negato l\u2019autorizzazione a procedere nei confronti dei ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi, nonch\u00e9 del sottosegretario Alfredo Mantovano, che il Tribunale dei ministri aveva indicato come responsabili del trasferimento del generale libico. Come ha rivendicato la maggioranza, si \u00e8 trattato di una decisione adottata nell\u2019interesse nazionale e nell\u2019ambito delle competenze governative in materia di sicurezza. Con il pronunciamento della Cpi, per\u00f2, la vicenda si sposta ora sul piano dei rapporti fra Roma e l\u2019Aia, e pi\u00f9 in generale sul terreno della politica estera.Il contesto internazionale, tuttavia, mostra che quello dell\u2019Italia non \u00e8 un caso isolato. Esistono precedenti che ridimensionano, di fatto, il ruolo effettivo della Corte, soprattutto quando sono in gioco interessi strategici fondamentali. Basti pensare a Benjamin Netanyahu, destinatario di un mandato di arresto della Cpi per \u00abcrimini di guerra e contro l\u2019umanit\u00e0 commessi nella Striscia di Gaza\u00bb. Nonostante il mandato, per\u00f2, lo scorso aprile il leader israeliano \u00e8 stato ospitato senza problemi in Ungheria da Viktor Orb\u00e1n, che ha bellamente ignorato la richiesta di arresto proveniente dall\u2019Aia. In quel frangente, Budapest rivendic\u00f2 questa scelta come un atto di esercizio della propria sovranit\u00e0 nazionale. Naturalmente, nessuna conseguenza concreta \u00e8 seguita a quel \u00abgesto di sfida\u00bb.Un caso ancora pi\u00f9 rilevante sul piano geopolitico, in ogni caso, \u00e8 quello che riguarda Vladimir Putin. Sul presidente russo, com\u2019\u00e8 noto, pende dal marzo 2023 un mandato di arresto della Corte dell\u2019Aia. Eppure, nonostante quel provvedimento, lo zar \u00e8 atteso nelle prossime settimane a Budapest per un nuovo vertice con Donald Trump, dopo quello tenutosi ad agosto in Alaska. Il viaggio del leader del Cremlino pone un\u2019ovvia questione: come potr\u00e0 sorvolare lo spazio aereo europeo, ufficialmente chiuso ai voli governativi russi dopo le sanzioni del 2022? La risposta \u00e8 arrivata direttamente dalla Commissione europea, un cui portavoce ha ammesso ieri che Bruxelles \u00abnon ha imposto a Putin alcun divieto di viaggio\u00bb e che gli Stati membri possono concedere deroghe caso per caso. In sostanza, la presenza di un mandato di arresto internazionale non impedir\u00e0 al presidente russo di mettere piede in un Paese dell\u2019Unione europea che ha ratificato lo Statuto di Roma e che, tecnicamente, avrebbe l\u2019obbligo di arrestarlo.Detto in parole povere: quando sono in ballo questioni geopolitiche cruciali, la Cpi si trasforma nella proverbiale \u00abtigre di carta\u00bb di cui parlava Mao. Nel caso di Putin, per esempio, \u00e8 in gioco la fine della guerra in Ucraina. E a sottolinearlo con forza, ieri, \u00e8 stato proprio Orb\u00e1n: \u00abL\u2019Ungheria \u00e8 oggi il Paese in Europa dove ci sono buone probabilit\u00e0 che i negoziati tra Stati Uniti e Russia portino alla pace. E dove, forse, anche l\u2019agenda europea potr\u00e0 essere perseguita\u00bb, ha dichiarato il primo ministro ungherese. Che poi ha aggiunto: \u00abAnche se Bruxelles si \u00e8 isolata, noi continueremo a negoziare\u00bb. Se a queste semplici nozioni di realpolitik aggiungiamo che lo stesso Statuto di Roma &#8211; ossia il fondamento della Cpi &#8211; non \u00e8 stato firmato o ratificato da grandi potenze come Stati Uniti, Russia, Cina, India e Israele, si capisce sin troppo bene quanto le proteste dell\u2019Aia siano in grado di incidere sullo scacchiere internazionale: poco o nulla.\n<\/p>\n<p>Era il pi\u00f9 veloce di tutti gli altri aeroplani ma anche il pi\u00f9 brutto. Il suo segreto? Che era esso stesso un segreto. E lo rimase fino agli anni Settanta <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La sede della Corta penale internazionale dell\u2019Aia (Ansa) La Corte valuta di deferire Roma per il rimpatrio. 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