{"id":174620,"date":"2025-10-20T10:51:11","date_gmt":"2025-10-20T10:51:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/174620\/"},"modified":"2025-10-20T10:51:11","modified_gmt":"2025-10-20T10:51:11","slug":"il-complicato-intreccio-al-centro-di-una-ricerca-dellizsve","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/174620\/","title":{"rendered":"il complicato intreccio al centro di una ricerca dell&#8217;Izsve"},"content":{"rendered":"<p>I pipistrelli, o chirotteri, sono riconosciuti come serbatoi naturali di diversi coronavirus (CoV), da alcuni dei quali potrebbero essersi evolute specie virali pericolose per l\u2019uomo e per gli animali domestici, come il SARS-CoV-2 o il virus della diarrea epidemica nel suino. Tuttavia, le dinamiche e i meccanismi che permettono il passaggio di questi virus agli animali da allevamento o all\u2019uomo rimangono per lo pi\u00f9 sconosciute.<\/p>\n<p>I ricercatori del Laboratorio di zoonosi virali emergenti dell\u2019Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) hanno condotto uno studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Plos One, per valutare i fattori di rischio per la trasmissione di virus dai pipistrelli ai suini, usando come caso studio i coronavirus in alcuni allevamenti dell\u2019Italia settentrionale. Lo studio \u00e8 stato realizzato nell\u2019ambito del progetto europeo ConVErgence e ha visto la collaborazione dell\u2019Universit\u00e0 La Sapienza di Roma, Universit\u00e0 di Padova, Universit\u00e0 di Bari, Universit\u00e0 del Sussex (UK) e Coop. Sterna di Forl\u00ec. Spiega Stefania Leopardi, veterinaria dirigente e supervisore della ricerca: \u00abL\u2019interfaccia fra animali selvatici, animali domestici ed esseri umani, rappresenta un confine molto labile dove possono emergere malattie infettive a carattere epidemico. Sappiamo che gli allevamenti suini rappresentano possibili \u2018hotspot\u2019 per la diffusione e la comparsa di varianti ricombinanti potenzialmente pericolose per gli animali o l\u2019uomo. Per questo motivo, l\u2019identificazione di nuovi coronavirus \u00e8 fondamentale per valutare il loro adattamento nel suino e nell\u2019uomo, ma \u00e8 altrettanto importante cercare di comprendere i fattori di rischio che possono favorire i fenomeni di spillover nelle specie animali\u00bb.<\/p>\n<p>Per la ricerca \u00e8 stato utilizzato un approccio multidisciplinare ispirato al paradigma \u2018One Health\u2019, in cui sono state combinate indagini ecologiche, di modellistica ambientale e di virologia molecolare. Una prima fase ha riguardato il monitoraggio bioacustico in 14 allevamenti suinicoli del Triveneto, mediante cui sono state identificate otto specie di pipistrelli negli allevamenti, con P. kuhlii, P. pipistrellus e H. savii come le pi\u00f9 diffuse e attive. L\u2019analisi del paesaggio e delle strutture aziendali ha permesso di identificare i fattori che influenzano maggiormente l\u2019attivit\u00e0 dei pipistrelli. \u00c8 emerso che gli allevamenti con strutture in grado di attrarre insetti registrano un\u2019intensa attivit\u00e0 dei pipistrelli, mentre l\u2019habitat circostante incide in misura minore sulla ricchezza delle specie. Parallelamente, le indagini virologiche hanno permesso di identificare tre nuove specie di CoV, rilevati in P. kuhlii e H. savii, di cui \u00e8 stato possibile ottenere il sequenziamento completo del genoma. Fondamentale per questa fase l\u2019analisi combinata di campioni raccolti su tre colonie di P. kuhli e di campioni di archivio provenienti da attivit\u00e0 di sorveglianza della rabbia in popolazioni di animali selvatici, condotte negli anni dal Laboratorio.<\/p>\n<p>Fra le specie di pipistrello pi\u00f9 comuni, \u00e8 stata osservata una circolazione attiva di CoV in P. kuhlii, anche in colonie situate all\u2019interno delle aziende suinicole, con l\u2019identificazione di due specie distinte di CoV in questi pipistrelli. I CoV sono stati rilevati durante tutta la stagione di attivit\u00e0 dei pipistrelli, con picchi a maggio e ad agosto, e in alcuni casi sembrano essere condivisi tra specie diverse di pipistrelli (P. kuhlii e H. savii), aumentando ulteriormente il rischio di ricombinazione genetica. Le analisi filogenetiche mostrano inoltre che i suini potrebbero essere esposti ad almeno otto specie distinte di CoV, dal momento che i CoV sono associati in modo specifico al proprio ospite.<\/p>\n<p>Da una parte lo studio mette in evidenza come le aziende suinicole possono rappresentare delle oasi per la conservazione dei pipistrelli in ambienti rurali di agricoltura intensiva, dove la monotonia degli elementi ambientali sta inaridendo la biodiversit\u00e0. In questi ambienti, i pipistrelli possono svolgere un servizio ecosistemico di controllo degli insetti dannosi, anche contribuendo alla riduzione dei pesticidi. Tuttavia, la circolazione dei pipistrelli \u00e8 anche associata al rischio potenziale di esposizione ai virus che essi veicolano. Un aspetto fondamentale rilevato dallo studio \u00e8 la frequente assenza di barriere fisiche negli allevamenti, allestite per impedire il contatto tra i pipistrelli e i recinti dei suini, e un\u2019applicazione disomogenea delle pratiche di biosicurezza. Rafforzare queste misure potrebbe mitigare il rischio di esposizione ai diversi CoV, e pi\u00f9 in generale ai virus associati alla fauna selvatica, migliorando la convivenza tra l\u2019uomo e gli animali domestici e selvatici.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"I pipistrelli, o chirotteri, sono riconosciuti come serbatoi naturali di diversi coronavirus (CoV), da alcuni dei quali potrebbero&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":174621,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[175],"tags":[12782,239,106470,1537,90,89,106469,106471,614,240,2128,106472],"class_list":{"0":"post-174620","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-salute","8":"tag-coronavirus","9":"tag-health","10":"tag-istituto-zooprofilattico-sperimentale-delle-venezie","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-izsve","15":"tag-pipistrelli","16":"tag-ricerca","17":"tag-salute","18":"tag-studio","19":"tag-suini"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115406116375371636","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/174620","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=174620"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/174620\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/174621"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=174620"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=174620"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=174620"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}