{"id":175708,"date":"2025-10-21T01:49:19","date_gmt":"2025-10-21T01:49:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/175708\/"},"modified":"2025-10-21T01:49:19","modified_gmt":"2025-10-21T01:49:19","slug":"guido-tieghi-la-storia-dimenticata-del-calciatore-partigiano-il-fatto-quotidiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/175708\/","title":{"rendered":"Guido Tieghi: la storia dimenticata del calciatore-partigiano | Il Fatto Quotidiano"},"content":{"rendered":"<p>Una tragedia moderna. In due atti. Con il protagonista che muore due volte. Si chiamava <strong>Guido Tieghi<\/strong> e, per troppo tempo, la sua storia \u00e8 stata avvolta dalla nebbia di Vercelli, la sua citt\u00e0.<\/p>\n<p>Adesso, di lui sappiamo grazie al libro dello scrittore e giornalista <strong>Massimo Novelli<\/strong>. Titolo (quanto mai azzeccato) del libro: La vita strappata di Guido Tieghi. Una storia della Resistenza (Graphot Edizioni).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-8162831 size-medium\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Screenshot-2025-04-23-alle-15.03.33-212x300.png\" alt=\"\" width=\"212\" height=\"300\"\/>Tieghi fu un calciatore, un centravanti che dire di belle speranze \u00e8 poco. Dissero che era l\u2019erede di <strong>Gabetto.<\/strong> E di <strong>Piola.<\/strong> E che avrebbe vestito la maglia della nazionale ai Mondiali del 1950. Fu anche un <strong>partigiano<\/strong>. Ma nel mezzo del cammin della sua esistenza lo stroncarono in due. \u201cLa vita strappata\u201d appunto.<\/p>\n<p>Novelli si \u00e8 mosso in tre direzioni. Prima ha consultato i giornali dell\u2019epoca (dalla Gazzetta del Popolo alle testate sportive, o politiche, come l\u2019Unit\u00e0, a quelle vercellesi). Poi ha cercato testimoni vercellesi (qualcuno che ha conservato un flebile ricordo c\u2019\u00e8). Infine ha chiuso il libro con\u2026 <strong>un colpo di scena<\/strong>, di cui diremo.<\/p>\n<p>Prima che gli spezzassero l\u2019esistenza la sua vita fu questa. Nasce a Milano nel 1925, ma i genitori si trasferiscono a Vercelli quando lui \u00e8 un bambino. Vogliono farlo studiare, lui per\u00f2 ha il calcio nella testa. E comincia a distinguersi nella <strong>Pro Vercelli<\/strong>. \u201cAveva soltanto diciassette anni \u2013 racconta Novelli \u2013 ma era gi\u00e0 diventato un piccolo eroe, un beniamino della tifoseria e del giornalismo vercellese, destinato a una carriera luminosa\u201d. Un centravanti di sfondamento, potente, alto ma veloce.<\/p>\n<p>Poi a vent\u2019anni, dopo la guerra, gioca, segna e si fa notare in prima squadra, in serie B. Era un altro calcio, certo. Le trasferte si facevano <strong>in bicicletta<\/strong>, con pane e salame per rifocillarsi. E i premio partita? Scrive Novelli: \u201cSembra che il presidente Bozino regalasse a Rampini un pacchetto di sigarette per ogni rete segnata\u201d. Su Tieghi scrive: \u201cIl bilancio della sua stagione calcistica era eccellente: quindici reti fatte nelle ventun gare disputate nel campionato del 1945-46, che si sommavano ai dodici gol realizzati in serie C nel 1942-43. Si sentiva pronto per il salto di categoria, maturo per la serie A\u201d.<\/p>\n<p>E <strong>la serie A arriva<\/strong>. \u00c8 il grande Torino che, dopo un\u2019asta, si assicura Tieghi, per un milione e mezzo netto di lire. Vincer\u00e0 la scudetto, ma far\u00e0 la riserva (tre partite, due gol realizzati), del resto era ancora giovane e poi davanti a lui aveva il grande Gabetto.<\/p>\n<p>Prima della stagione granata c\u2019erano state parentesi importanti nella vita di Tieghi. Il matrimonio con <strong>Gisella Musso<\/strong>, la lotta di liberazione. Tieghi, come altri calciatori della Pro Vercelli, combatte nel battaglione Vercelli, poi 182esima brigata Garibaldi. \u201cLe imprese di Guido e dei suoi compagni, nei primi mesi del 1945, vennero elogiate dal Comitato di Liberazione Nazionale-Corpo Volontari della Libert\u00e0 nel \u201cBollettino delle azioni partigiane\u201d del 31 marzo\u201d.<\/p>\n<p>Torniamo al calcio. Tieghi non ha spazio nel <strong>grande<\/strong> <strong>Torino<\/strong>. Il <strong>Livorno<\/strong> non bada a spese per assicurarsi le sue prestazioni e i suoi gol: 14 milioni. E lui non delude i tifosi toscani: 32 partite e 14 reti. L\u2019anno successivo passa al <strong>Novara<\/strong>, cos\u00ec potr\u00e0 stare vicino alla moglie, che ha problemi respiratori.<\/p>\n<p>Ma ecco che il 21 dicembre del 1948 a Tieghi spezzano la vita. Scrive Novelli: \u201cEra dal barbiere e non riusciva a levarsi dalla mente la sera del giorno prima, luned\u00ec, quando Gisella era ritornata a casa. Non stava ancora bene, la malattia polmonare non era stata sconfitta, l\u2019avrebbero sicuramente <strong>ricoverata<\/strong> di nuovo. Appena fuori dal parrucchiere di Corso Libert\u00e0, rievocher\u00e0 nel suo memoriale scritto per L\u2019Unit\u00e0 nell\u2019aprile del 1950, tre agenti in borghese mi invitarono a seguirli in questura per una semplice\u2026 informazione. Ricordo che era marted\u00ec e nel pomeriggio avrei dovuto recarmi a Novara per l\u2019allenamento, in vista dell\u2019incontro con la Lucchese. Invece un\u2019ora dopo mi trovato nella cella n. 6 delle carceri <strong>Beato Amedeo<\/strong>\u201c.<\/p>\n<p>Tieghi, che rimarr\u00e0 in carcere per oltre 15 mesi (prima a Vercelli poi nel carcere di Marassi, a Genova), era accusato di aver preso parte in una notte del maggio del 1945, insieme ad altri partigiani della Brigata Garibaldi, alla barbara uccisione al rione (o Borgo) Isola di Vercelli di quattro persone: due ragazze, il loro zio, un\u2019anziana paralitica. Quel fatto di sangue ancora oggi \u00e8 ricordato a Vercelli. Ma l\u2019accusa contro Tieghi era <strong>falsa.<\/strong> Un delatore si era inventato tutto.<\/p>\n<p>Ma la sua parabola ascendente \u00e8 finita.<strong> Inizia l\u2019inferno<\/strong>. Uscir\u00e0 dal carcere, perch\u00e9 innocente, ma la sua vita oramai \u00e8 spezzata. Non \u00e8 pi\u00f9 il calciatore di un tempo, Gisella lo lascer\u00e0 portandosi dietro il figlio (nato nel 1953, \u00e8 stato rintracciato a Savona, dove vive, da Novelli. \u00c8 il colpo di scena \u2013 o meglio, sono pagine toccanti \u2013 di cui ho accennato sopra).<\/p>\n<p>Fu sfortunato, Guido Tieghi, che solo e dimenticato morir\u00e0 di <strong>leucemia<\/strong> all\u2019ospedale di Vercelli nel 1973. In realt\u00e0 era gi\u00e0 morto una volta, quel maledetto 21 dicembre 1948. Senza dimenticare che fu vittima delle persecuzioni contro i partigiani a partire dal 1948.<\/p>\n<p>Il calciatore-partigiano Guido Tieghi merita di essere ricordato: e la scrittura ferma ed elegante di Novelli \u2013 in una sorta di saggio romanzato \u2013 gli rende giustizia.<\/p>\n<p>Massimo Novelli (Torino, 1955) ha lavorato a \u00abL\u2019Ora\u00bb, \u00abIl mondo\u00bb, \u00abla Repubblica\u00bb. Scrive per \u00abil Fatto Quotidiano\u00bb. Tra i suoi libri ricordiamo: La cambiale dei Mille, Vita breve e rivoluzioni perdute di Napoleone-Luigi Bonaparte, Il caso Lea Schiavi, La comunista che amava il tango.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Una tragedia moderna. In due atti. Con il protagonista che muore due volte. 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