{"id":177146,"date":"2025-10-21T20:48:11","date_gmt":"2025-10-21T20:48:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/177146\/"},"modified":"2025-10-21T20:48:11","modified_gmt":"2025-10-21T20:48:11","slug":"vedere-stile-alberto-di-masneri-e-panizzi-e-come-leggere-unultima-cartolina-di-alberto-arbasino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/177146\/","title":{"rendered":"Vedere Stile Alberto di Masneri e Panizzi \u00e8 come leggere un&#8217;ultima cartolina di Alberto Arbasino"},"content":{"rendered":"<p class=\"is-boxed centered article-body\">Perch\u00e9 mandiamo le cartoline? Questo oggetto di carta rettangolare acquistabile per pochi spiccioli che riproduce paesaggi, hotel e opere d\u2019arte nell\u2019epoca della loro riproducibilit\u00e0 turistica? Ce lo chiediamo guardando il documentario Stile Alberto (diretto da Michele Masneri e Antongiulio Panizzi, presentato alla Festa del Cinema di Roma e in arrivo su Rai 3 il 15 novembre \u2013 dentro c\u2019\u00e8 pure lo zampino di Piero Maranghi e Luca Guadagnino). Ce lo chiediamo perch\u00e9 Arbasino di cartoline ne mandava tantissime ad amici e conoscenti, quasi sempre con una breve riga di saluto sopra la firma. Questi quadrilateri di cartoncino con sopra un duomo o un Poussin o una cascata sudamericana sono qualcosa di lui che \u00e8 rimasto, dopo la sua morte avvenuta cinque anni fa, un qualcosa sparso tra scatole da scarpe, mensole o infilati in mezzo ai libri in decine e decine di case, tra l\u2019Appia antica e Brera.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">\u00abArbasino scriveva sui giornali quando i giornali erano ancora importanti\u00bb, dice Masneri nel film, raccontando della sua \u00abvera e propria ossessione\u00bb per questo reinassance man. Ossessione trasformatasi quasi in stalking, e poi in amicizia, mentre mostra allo spettatore spezzoni di ospitate da Fabio Fazio (quando ancora Fabio Fazio ospitava scrittori che non fossero Dan Brown), riprese segrete col cellulare e le copertine delle varie pubblicazioni di Arbasino dalla sua personale biblioteca piena di edizioni feticcio e di tascabili consumati.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">E poi ci fa incontrare amici e adepti di \u201cAlberto\u201d, sia della sua vita mondana che di quella editoriale, da Giovanni Agosti nel suo buio antro-archivio alla contessa venezuelana Marisela Federici con i suoi pranzi pieni di prelati. C\u2019\u00e8 un motivo per cui possiamo presupporre che Masneri, diventato anche lui come il suo mito autore Adelphi, e anche lui in grado di saltare dalla narrativa \u2013 Paradiso \u2013 al reportage \u2013 Steve Jobs non abita pi\u00f9 qui, sia in grado di capire e raccontare Arbasino. Entrambi hanno fatto studi per avviarsi a una eventuale carriera diplomatica, e soprattutto entrambi sono provinciali. \u00abTu del tuo Paese apprezzi soltanto la stazione per potertene andare\u00bb, fa dire ai genitori di un personaggio del suo esordio, Le piccole vacanze, Arbasino.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Tra le varie porte tematiche che apre il documentario c\u2019\u00e8 quella della fuga dalla provincia italiana. Nato nella nebbiosa Voghera nel 1930 nel segno dell\u2019acquario, Arbasino viagger\u00e0 tutta la vita, esplorer\u00e0 sempre lidi lontani, come per togliersi di dosso l\u2019umidit\u00e0 padana. E qui forse possiamo in parte rispondere al perch\u00e9 delle cartoline. La cartolina diventa saluto, certo, gesto di affetto tangibile, ma anche segno delle proprie peregrinazioni, delle proprie curiosit\u00e0, delle proprie fissazioni, degli spostamenti in giro per il mondo per conoscere, come diceva Marguerite Yourcenar, \u00abla propria prigione\u00bb. La piccola borghesia del pavese sta stretta all\u2019uomo che di l\u00ec a pochi anni si prender\u00e0 una Mg rossa decapottabile per viaggiare per la penisola, come i suoi personaggi di Fratelli d\u2019Italia, libro mobile (di cui vediamo nel documentario varie edizioni).<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">E si intravede cos\u00ec, anche dai racconti dei lombardissimi parenti di \u201cAlberto\u201d, cio\u00e8 Nino, con cui parla Masneri, la tenerezza amara del desiderio di fuga, di conoscenza, come le visite all\u2019amico nobile per godere del suo precettore. Non revanscismo sociale, anzi, ma allargamento spaziale, sete di novit\u00e0 e di mutevolezza. Arbasino, con le sue cartoline e i suoi reportage asiatici e americani e le sue visite alle mostre e le \u201cgite a Chiasso\u201d e le sue interviste a Simenon al Festival di Cannes dal barbiere, diventa un coltissimo Rastignac balzacchiano che sta in piedi sulle colline non di Parigi ma del mondo. \u201cIl male di vivere lo incontravo a Voghera, ma non lo salutavo\u201d, scriveva.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Ma, ovviamente, vista la multidimensionalit\u00e0 arbasiniana, c\u2019\u00e8 molto altro nel film Stile Alberto (che il 20 ottobre verr\u00e0 presentato anche al cinema Giulio Cesare a Roma e poi su Rai 3 il 28). E vale come amore per la lettura e manifesto della potenza della scrittura anche solo vedere la scena in cui Giorgio Montefoschi si sbellica con le lacrime agli occhi mentre legge a voce alta. Ma appunto, c\u2019\u00e8 dell\u2019altro. In una conversazione sul Foglio con Anna Katharina Fr\u00f6hlich, madre dei figli di Roberto Calasso, le si chiedeva come mai avesse scritto il libro La trama dell\u2019invisibile, dove parla della sua storia d\u2019amore e intellettuale con il saggista e boss di Adelphi. Lei diceva che uno dei motivi, forse il principale, era contribuire a non far dimenticare la sua figura e la sua opera. Diamo per scontato che chi \u00e8 celebre nell\u2019epoca in cui viviamo, cio\u00e8 persone la cui esistenza terrena coincide in parte con la nostra, note e citate resteranno a lungo. Ma \u00e8 sufficiente vedere vecchie liste di premiati Strega, o scoprire influentissimi autori e intellettuali che poi, dopo una o due generazioni, hanno smesso di essere tali per i posteri, per renderci conto che la fama e la lettura perpetua di un Arbasino non possano finire a breve.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Arbasino \u00e8 morto da poco, e diamo per scontato che, per noi che lo amiamo, sar\u00e0 sempre Arbasino, e baster\u00e0 il suo nome tirato fuori a una cena per scatenare un elogio sulla litigata a Match tra Nanni Moretti e Mario Monicelli (uno dei migliori pezzi di tv italiana), ma non sar\u00e0 sempre cos\u00ec. Vedere Stile Alberto, oltre a mostrarci l\u2019uomo Arbasino con i suoi amori e le sue scorribande emotive e lo scrittore-deputato-giornalista-viaggiatore Arbasino, fa onore anche questa operazione, la pellicola diventa documento e strumento di memoria, diventa quella cosa da far guardare a figli e nipoti quando i libri non esisteranno pi\u00f9 e tutti useremo Glovo e l\u2019AI e gli occhiali di Zuckerberg e queste nuove generazioni ci chiederanno \u201cnonno nonno, ma cos\u2019era una cartolina?\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Perch\u00e9 mandiamo le cartoline? 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