{"id":177833,"date":"2025-10-22T07:42:25","date_gmt":"2025-10-22T07:42:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/177833\/"},"modified":"2025-10-22T07:42:25","modified_gmt":"2025-10-22T07:42:25","slug":"santa-trinita-da-lorenzo-monaco-a-beato-angelico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/177833\/","title":{"rendered":"Santa Trinita da Lorenzo Monaco a Beato Angelico"},"content":{"rendered":"<p>                        di<br \/>\n\t\t\t\t                    <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/54p_finestre-sull-arte.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><br \/>\n                    Federico Giannini,  Ilaria Baratta<\/a><br \/>\n                    , scritto il 21\/10\/2025<br \/>\n\t\t<br \/>Categorie:                 <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/12c_opere-e-artisti.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Opere e artisti<\/a>                             \/ Argomenti: <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/beato-angelico.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Beato Angelico<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/firenze.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Firenze<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/quattrocento.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Quattrocento<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/rinascimento.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Rinascimento<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/tag\/toscana.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Toscana<\/a> <\/p>\n<p>\n                Nel cuore della Firenze del Quattrocento, l\u2019arte di Lorenzo Monaco, Gentile da Fabriano e Beato Angelico ha svelato, nello stesso luogo, la chiesa di Santa Trinita, e in meno di una quindicina d\u2019anni, il passaggio dal sogno gotico alla nuova razionalit\u00e0 rinascimentale. La recente mostra sul Beato Angelico ha sottolineato l\u2019importanza di questo luogo di elaborazione delle novit\u00e0.            <\/p>\n<p>La <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/recensioni-mostre\/recensione-mostra-beato-angelico-palazzo-strozzi-museo-di-san-marco\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">grande mostra<\/a> del 2025 sul <strong>Beato Angelico<\/strong> a <strong>Firenze<\/strong> (Palazzo Strozzi e Museo di San Marco, dal 26 settembre 2025 al 25 gennaio 2026) ha avuto, tra gli altri, il merito d\u2019offrire al pubblico, nella prima sala di Palazzo Strozzi, una sorta di ricostruzione ideale della chiesa di Santa Trinita nel primo Quattrocento, quando chiunque vi fosse entrato avrebbe visto tre sbalorditivi capolavori del primo scorcio del XV secolo, ovvero l\u2019Annunciazione di <strong>Lorenzo Monaco<\/strong> (Piero di Giovanni; Siena, 1370 circa \u2013 Firenze, 1424 circa), l\u2019Adorazione dei Magi di <strong>Gentile da Fabriano<\/strong> (Gentile di Niccol\u00f2 di Giovanni di Massio; Fabriano, 1370 circa \u2013 Roma, 1427) e la Deposizione del <strong>Beato Angelico<\/strong> (Giovanni da Fiesole, al secolo Guido di Pietro; Vicchio, 1395 circa \u2013 Roma, 1455), tre opere oggi tutte conservate in luoghi diversi, per quanto tutti a Firenze (l\u2019Annunciazione \u00e8 rimasta in Santa Trinita, l\u2019Adorazione \u00e8 agli Uffizi e la Deposizione \u00e8 custodita al Museo di San Marco). La mostra ha riunito le pale di Lorenzo Monaco e del Beato Angelico, che peraltro si trovano, potremmo dire, in continuit\u00e0 ideale, e non solo per le ipotesi di un alunnato dell\u2019Angelico presso la bottega di Lorenzo Monaco (sebbene la mostra, nella prima sezione sulla fase giovanile della carriera di Guido di Pietro, curata da Angelo Tartuferi, abbia accolto semmai l\u2019idea di un esordio nel segno di Gherardo Starnina), ma anche per il fatto che l\u2019Angelico subentr\u00f2 al collega nella realizzazione della Deposizione, che fu inizialmente commissionata proprio a Lorenzo Monaco. La sala ha poi mostrato, in luogo dell\u2019Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano, rimasta agli Uffizi, la tavoletta con la Presentazione di Ges\u00f9 al tempio, oggi al Louvre, che costituiva lo scomparto di destra della predella dell\u2019Adorazione.<\/p>\n<p>Santa Trinita \u00e8 un episodio fondamentale per comprendere gl\u2019incroci dell\u2019arte fiorentina del primo Quattrocento, sospesa tra <strong>permanenze trecentesche<\/strong> (il gusto tardogotico era ancora imperante, malgrado si fosse gi\u00e0 compiuta la rivoluzione rinascimentale di Masaccio) e<strong> aperture radicali al nuovo<\/strong>. E nel giro di poco pi\u00f9 di dieci anni la chiesa s\u2019era riempita con questi tre capisaldi dell\u2019arte fiorentina. La prima opera ad arrivare era stata l\u2019Annunciazione di Lorenzo Monaco, ancor oggi nella cappella Bartolini Salimbeni, che \u00e8 tuttora l\u2019unica cappella della chiesa, ha spiegato la studiosa Daniela Parenti, \u201ca presentare organicamente l\u2019aspetto assunto all\u2019inizio del XV secolo [\u2026], frutto di una omogenea progettazione, come si evince dalla perfetta incastonatura della pala d\u2019altare rispetto agli affreschi e dalla coerenza iconografica del programma decorativo dedicato a Maria, di cui \u00e8 celebrata la natura senza peccato\u201d. La famiglia Bartolini Salimbeni deteneva il giuspatronato della cappella sin dal 1363, anche se i termini dell\u2019incarico conferito a Lorenzo Monaco, purtroppo, non sono documentati, e di conseguenza la pala \u00e8 databile solo per via ipotetica, su base stilistica. Si tratta di un dipinto <strong>fortemente sperimentale<\/strong>: l\u2019artista, pur senza rinunciare alle sue figure eteree, quasi astratte, ai suoi svolazzi, alle sue proporzioni allungate, e pur senza ancora applicare la prospettiva scientifica, decide comunque di rompere la tradizionale ripartizione in scomparti dell\u2019arte tardogotica e d\u2019inserire una scena che non ha soluzione di continuit\u00e0. Anzi: la radicalit\u00e0 di questo approccio \u00e8 evidenziata persino dalla <strong>mancanza di simmetria<\/strong>, con la Vergine che appare spostata verso il centro e non occupa, in simmetria con l\u2019angelo, lo spazio sotto lo scomparto destro. \u00c8 possibile immaginare che Lorenzo Monaco abbia optato per questa soluzione per restituire al suo committente una scena <strong>in continuit\u00e0 con gli affreschi della cappella<\/strong>, dipinti da lui stesso (sono peraltro gli unici affreschi di Lorenzo Monaco che conosciamo).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Lorenzo Monaco, Pala Bartolini Salimbeni (1420 circa; Tempera e oro su tavola; 305 \u00d7 283 cm; Firenze, Chiesa di Santa Trinita, cappella Bartolini Salimbeni)\" title=\"Lorenzo Monaco, Pala Bartolini Salimbeni (1420 circa; Tempera e oro su tavola; 305 \u00d7 283 cm; Firenze, Chiesa di Santa Trinita, cappella Bartolini Salimbeni)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/lorenzo-monaco-pala-bartolini-salimbeni.jpg\" width=\"750\" height=\"783\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nLorenzo Monaco, Pala Bartolini Salimbeni (1420 circa; Tempera e oro su tavola; 305 \u00d7 283 cm; Firenze, Chiesa di Santa Trinita, cappella Bartolini Salimbeni)&#13;<\/p>\n<p>\u00c8 lecito immaginare, come ipotizza lo studioso <strong>Carl Brandon Strehlke<\/strong>, curatore della rassegna sul Beato Angelico, che la pala di Lorenzo Monaco possa esser stata d\u2019ispirazione a uno dei pi\u00f9 potenti uomini della Firenze del tempo (oltre che il pi\u00f9 ricco della citt\u00e0: lo sappiamo dai censimenti dei contribuenti), <strong>Palla Strozzi <\/strong>(Firenze, 1372 \u2013 Padova, 1462), che intendeva omaggiare il padre Nofri (Onofrio) Strozzi con una pala che avrebbe ornato la sua cappella sepolcrale, anch\u2019essa in Santa Trinita. Nofri Strozzi era scomparso nel 1418 e, in quello stesso anno, Palla aveva deciso di ampliare il sacello funerario per dare seguito alle volont\u00e0 del padre, il quale aveva messo a disposizione un lascito di duemila fiorini per lo scopo (per dare un\u2019idea dell\u2019importanza della cifra, si pensi che, nel 1420, Ghiberti, Brunelleschi e il capomastro Battista d\u2019Antonio, chiamati a sovrintendere ai lavori della Cupola di Santa Maria del Fiore, venivano pagati con uno stipendio di tre fiorini al mese). Il progetto, che \u00e8 stato attribuito a <strong>Lorenzo Ghiberti<\/strong>, prevedeva la costruzione di un nuovo ambiente, una sagrestia, sorta su di un\u2019area non edificata, e la sistemazione del sepolcro di Nofri Strozzi nella cappella esistente, dedicata ai santi Onofrio e Nicola di Bari (i santi eponimi di Nofri e di suo figlio Niccol\u00f2, scomparso prematuramente nel 1411), che a seguito dei lavori sarebbe risultata adiacente alla sagrestia. Palla Strozzi aveva commissionato a Lorenzo Monaco la Deposizione, destinata alla cappella dei santi Onofrio e Nicola (dove i fedeli l\u2019avrebbero vista dietro una grande cancellata in ferro battuto, non pi\u00f9 esistente), e a Gentile da Fabriano l\u2019Adorazione dei Magi, che avrebbe invece decorato la cappella adiacente. L\u2019arcosolio di Nofri Strozzi avrebbe diviso i due ambienti comunicanti.<\/p>\n<p>Per prima, venne commissionata e completata l\u2019Adorazione di Gentile da Fabriano, dipinta tra il 1420 e il 1423. La si potrebbe quasi considerare una sintesi delle aspirazioni di Palla Strozzi: preziosismi, applicazioni d\u2019oro e d\u2019argento, un corteo aristocratico che pare quasi uscito da una fiaba cortese, i cavalli riccamente bardati, gli elementi esotici (come il ghepardo che osserva un falcone che cattura un piccione, oppure i cammelli con le scimmie sulle loro gobbe, e poi gli abiti di ogni foggia e colore), e financo il ritratto di Palla Strozzi (\u00e8 l\u2019uomo con il singolare turbante azzurro e dorato che si vede appena dietro i magi: curioso, invece, che nell\u2019Adorazione non compaiano i ritratti di Nofri e Niccol\u00f2), il tutto sullo sfondo d\u2019una Firenze immaginaria come quella che si vede soprattutto nello scomparto di predella raffigurante la Presentazione al tempio, dove convivono ricche dame e mendicanti, probabilmente secondo l\u2019idea, espressa nella Politica di Aristotele (di cui Palla Strozzi possedeva una preziosa copia), che il buon governo d\u2019una citt\u00e0 si fondasse sull\u2019equilibrio degl\u2019interessi delle classi sociali (anche se, rileva Strehlke, \u201cla dicotomia tra ricchi e poveri nel quadro di Gentile \u00e8 pi\u00f9 probabilmente una testimonianza dell\u2019abilit\u00e0 dell\u2019artista nel trasmettere le sensazioni e le emozioni interiori\u201d). \u00c8 interessante a questo punto rilevare che la doppia cappella Strozzi in Santa Trinita era un <strong>progetto ambizioso<\/strong>: \u201ca un tempo sepolcro di famiglia, sagrestia e coro notturno, rappresentava tuttavia un\u2019opera senza alcun precedente\u201d (cos\u00ec Michela Young). Parliamo infatti di un sito che non era stato pensato soltanto per celebrare la famiglia, ma anche come <strong>luogo aperto alla citt\u00e0<\/strong>: per qualche tempo venne infatti adoperata come sede delle riunioni del gonfalone dell\u2019Unicorno (una delle circoscrizioni in cui era divisa la citt\u00e0 al tempo), e nelle intenzioni di Palla Strozzi avrebbe dovuto completarsi con una <strong>biblioteca aperta al pubblico<\/strong>: sarebbe stata la prima in Europa. Palla, tuttavia, non ci riusc\u00ec, e abbandon\u00f2 definitivamente il progetto quando, nel 1433, venne condannato all\u2019esilio, provvedimento che lo costrinse a partire per Padova senza fare pi\u00f9 ritorno e che sanc\u00ec la definitiva vittoria dei Medici sulla fazione guidata, appunto, dagli Strozzi e dagli Albizi (e sarebbe stato proprio Cosimo de\u2019 Medici il Vecchio ad aprire, nel convento di San Marco, la prima biblioteca d\u2019Europa aperta al pubblico).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Ricostruzione tridimensionale delle cappelle Strozzi nella sagrestia di Santa Trinita, Firenze. Ricerca storica: Michela Young. Modellazione 3D: Luca Brunke, Florence4D\" title=\"Ricostruzione tridimensionale delle cappelle Strozzi nella sagrestia di Santa Trinita, Firenze. Ricerca storica: Michela Young. Modellazione 3D: Luca Brunke, Florence4D\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/ricostruzione-cappelle-strozzi.jpg\" width=\"750\" height=\"574\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nRicostruzione tridimensionale delle cappelle Strozzi nella sagrestia di Santa Trinita, Firenze. Ricerca storica: Michela Young. Modellazione 3D: Luca Brunke, Florence4D&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Il sepolcro di Nofri Strozzi. Foto: Francesco Bini\" title=\"Il sepolcro di Nofri Strozzi. Foto: Francesco Bini\" src=\"https:\/\/cdn.finestresullarte.info\/rivista\/immagini\/2025\/3279\/sepolcro-nofri-strozzi.jpg\" width=\"750\" height=\"750\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nIl sepolcro di Nofri Strozzi. Foto: Francesco Bini&#13;<\/p>\n<p>Palla Strozzi fece comunque in tempo a vedere installata la Deposizione (il tema era stato scelto in ragione della destinazione sepolcrale del dipinto), sebbene consegnata con grosso ritardo rispetto a quanto doveva aver preventivato: l\u2019opera era stata infatti commissionata a Lorenzo Monaco (evidentemente, come detto, avendo visto la sua Annunciazione per i Bartolini Salimbeni, Palla dovette risultarne particolarmente colpito), ma l\u2019artista senese non fece in tempo a terminare il lavoro poich\u00e9 scomparve verso il 1424. Lorenzo Monaco riusc\u00ec a finire soltanto la predella, la parte pi\u00f9 \u2018astratta\u2019, per cos\u00ec dire, dell\u2019intera composizione, con la Nativit\u00e0 al centro e ai lati le storie di sant\u2019Onofrio e san Nicola, e le cuspidi, con gli episod\u00ee successivi alla deposizione dal sepolcro: il Noli me tangere a sinistra, la Resurrezione al centro e Le pie donne al sepolcro nella cuspide destra, tutti dipinti con le solite eleganze che costituivano una sorta di corrispettivo in pittura di quello che Lorenzo Ghiberti faceva in scultura. La scena al centro era rimasta vuota: per il completamento era stato dunque chiamato il Beato Angelico che, per il suo lavoro, venne pagato in natura, dal momento che ricevette come compenso, ha ricostruito Strehlke, 27 botti di vino (1.230 litri circa) consegnati al convento di San Domenico a Fiesole, dove viveva l\u2019artista al tempo, come donativo dal valore corrispondente ai 150 fiorini che Gentile da Fabriano aveva ricevuto per il proprio lavoro. Non sappiamo di preciso quando l\u2019incarico pass\u00f2 all\u2019Angelico: \u00e8 noto per\u00f2, da un documento, che nel luglio 1432 la pala era stata collocata nella sagrestia della chiesa di Santa Trinita.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Gentile da Fabriano, Adorazione dei Magi (1423; tempera su tavola, 300 x 282 cm; Firenze, Gallerie degli Uffizi, Galleria dei Dipinti e delle Statue, inv. 1890 n. 8364)\" title=\"Gentile da Fabriano, Adorazione dei Magi (1423; tempera su tavola, 300 x 282 cm; Firenze, Gallerie degli Uffizi, Galleria dei Dipinti e delle Statue, inv. 1890 n. 8364)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/gentile-da-fabriano-adorazione-dei-magi.jpg\" width=\"750\" height=\"798\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nGentile da Fabriano, Adorazione dei Magi (1423; tempera su tavola, 300 x 282 cm; Firenze, Gallerie degli Uffizi, Galleria dei Dipinti e delle Statue, inv. 1890 n. 8364)&#13;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Gentile da Fabriano, Presentazione al Tempio (1423; tempera e oro su tavola; 26,7 \u00d7 62,5 cm; Parigi, Mus\u00e9e du Louvre, D\u00e9partement des Peintures, inv. 295\/MR210)\" title=\"Gentile da Fabriano, Presentazione al Tempio (1423; tempera e oro su tavola; 26,7 \u00d7 62,5 cm; Parigi, Mus\u00e9e du Louvre, D\u00e9partement des Peintures, inv. 295\/MR210)\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/gentile-da-fabriano-presentazione.jpg\" width=\"750\" height=\"302\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nGentile da Fabriano, Presentazione al Tempio (1423; tempera e oro su tavola; 26,7 \u00d7 62,5 cm; Parigi, Mus\u00e9e du Louvre, D\u00e9partement des Peintures, inv. 295\/MR210)&#13;<\/p>\n<p>Come aveva fatto Lorenzo Monaco per la pala Bartolini Salimbeni qualche anno prima, anche il Beato Angelico dipinse nella tavola per Palla Strozzi una scena dirompente, innovativa: l\u2019episodio evangelico, come nell\u2019Annunciazione, occupa tutti gli scomparti del trittico senza soluzione di continuit\u00e0, e rispetto all\u2019opera di Lorenzo Monaco viene meno anche il fondo oro, dal momento che la scena si svolge nel contesto di un paesaggio collinare con, sullo sfondo, la veduta di una Gerusalemme ideale. I personaggi sono comunque suddivisi in tre gruppi che seguono la <strong>ripartizione della tavola<\/strong>: grande enfasi, ovviamente, \u00e8 accordata al gruppo centrale con la figura di <strong>Cristo<\/strong> che viene deposto dalla croce, per il quale peraltro il Beato Angelico studia un\u2019iconografia del tutto nuova, con le braccia che, invece di essere attaccate al corpo, vengono tenute in alto dagli uomini che stanno deponendo Ges\u00f9, cos\u00ec che la sua figura assuma le sembianze d\u2019una croce. Il Beato Angelico rompe gli schemi anche nel tratteggiare le espressioni dei personaggi, che abbandonano qualunque convenzionalit\u00e0 e sono invece colti mentre piangono, soffrono, parlano, esprimono il loro dolore, sempre per\u00f2 con una pacatezza che trasmette quel senso di misticismo che sempre s\u2019avverte nei dipinti del Beato Angelico. Gi\u00e0 negli anni Cinquanta, Frederick Mason Perkins aveva sottolineato che la Deposizione di Santa Trinita segna \u201cil momento pi\u00f9 decisivo dell\u2019evoluzione stilistica dell\u2019Angelico, momento in cui la sua maniera \u2018neo-gotica\u2019 sta per essere definitivamente sostituita da uno stile pi\u00f9 conforme agli ideali naturalisticamente informati della \u2018scuola nuova\u2019 fiorentina fondata da Masaccio\u201d. L\u2019opera, secondo Mason Perkins, ci offre inoltre, \u201cpi\u00f9 di alcun\u2019altra opera del suo autore, un\u2019idea assai illuminante dei due lati contraddittori del complesso psicologico del frate-pittore: quello di religioso profondamente spirituale ed immaginoso, e quello di pittore nato, pratico e curioso, sensibilissimo a tutte le impressioni fisiche e a tutte le speculazioni artistiche\u201d.<\/p>\n<p>Strehlke ha ravvisato anche un significato politico nella Deposizione, in particolare lungo la breve direttrice visiva che lega il dettaglio della Maddalena che accarezza i piedi di Cristo al poggia piedi dove \u00e8 raffigurato il sangue rappreso: \u201cDurante la messa\u201d, ha scritto lo studioso, \u201c\u00e8 proprio davanti a questa scena che il sacerdote solleva il calice di vino, dichiarando \u2018questo \u00e8 il calice del mio sangue [\u2026] versato in sacrificio per voi\u2019. Gli attacchi degli hussiti e dei lollardi contro la dottrina della transustanziazione \u2013 la trasformazione del pane e del vino consacrati nel corpo e nel sangue di Cristo \u2013 furono oggetto del concilio ecclesiastico tenuto a Siena nel 1423-1424. Angelico e i suoi Angelico e i suoi mecenati ne seguirono da vicino i lavori, poich\u00e9 il fiorentino Leonardo Dati, maestro generale dei domenicani, ricopriva la carica di rappresentante papale. I chiodi insanguinati e la corona di spine vengono mostrati dal patrizio in abiti contemporanei e dall\u2019aureola raggiata a un gruppo di persone diverse: anziani ebrei, un mongolo, un uomo dalla pelle scura con il volto tra le mani e un giovane fiorentino che fissa la croce\u201d.<\/p>\n<p>Terminato il lavoro, la pala venne dunque collocata sull\u2019altar maggiore della cappella dei santi Onofrio e Nicola. Palla Strozzi riusc\u00ec per\u00f2 a vedere coi suoi occhi il frutto del suo aggiornatissimo mecenatismo per soli due anni: Cosimo de\u2019 Medici, che era stato mandato in esilio nel 1433 proprio su pressione di Rinaldo degli Albizzi e Palla Strozzi, i quali avevano una fortissima influenza sul governo oligarchico della citt\u00e0 e avevano accusato il rivale di mirare all\u2019instaurazione di una dittatura su Firenze, approfitt\u00f2 del fatto che l\u2019anno successivo in citt\u00e0 s\u2019insedi\u00f2 un Priorato (l\u2019organo che deteneva il potere esecutivo) filo-mediceo, e si vendic\u00f2 dei suoi avversar\u00ee mandandoli a loro volta in esilio (sia Rinaldo sia Palla non avrebbero pi\u00f9 rivisto Firenze).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Lorenzo Monaco e Beato Angelico, Pala Strozzi (1421-1424 circa; 1430-1432 circa, tempera e oro su tavola, 277 x 283 cm totale; Firenze, Museo di San Marco, inv. 1890, n. 8509). Foto: Su concessione del Ministero della Cultura - Direzione regionale Musei nazionali Toscana - Museo di San Marco\" title=\"Lorenzo Monaco e Beato Angelico, Pala Strozzi (1421-1424 circa; 1430-1432 circa, tempera e oro su tavola, 277 x 283 cm totale; Firenze, Museo di San Marco, inv. 1890, n. 8509). Foto: Su concessione del Ministero della Cultura - Direzione regionale Musei nazionali Toscana - Museo di San Marco\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/beato-angelico-pala-strozzi.jpg\" width=\"750\" height=\"748\" class=\"lazy\"\/>&#13;<br \/>\nLorenzo Monaco e Beato Angelico, Pala Strozzi (1421-1424 circa; 1430-1432 circa, tempera e oro su tavola, 277 x 283 cm totale; Firenze, Museo di San Marco, inv. 1890, n. 8509). Foto: Su concessione del Ministero della Cultura &#8211; Direzione regionale Musei nazionali Toscana &#8211; Museo di San Marco&#13;<\/p>\n<p>Come detto, le due opere che Palla Strozzi aveva fatto dipingere per la doppia cappella di famiglia non si trovano pi\u00f9 in Santa Trinita: l\u2019Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano venne rimossa dalla sua sede nel 1806, all\u2019epoca delle soppressioni napoleoniche, e quattro anni pi\u00f9 tardi figura esposta alla Galleria dell\u2019Accademia che proprio nel 1810 veniva dotata di un importante patrimonio che comprendeva eccezionali capolavori, come la <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/opere-e-artisti\/masaccio-masolino-sant-anna-metterza-due-epoche-s-incontrano\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Sant\u2019Anna Metterza di Masaccio e Masolino<\/a>, il <a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/opere-e-artisti\/battesimo-di-cristo-verrocchio-e-leonardo-da-vinci-uffizi-maestro-allievo\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Battesimo di Cristo del Verrocchio e di Leonardo da Vinci<\/a> e la Cena in Emmaus del Pontormo, qui radunati per istruire i giovani studenti dell\u2019Accademia fiorentina. Venne quindi spostata agli Uffizi nel 1919, sebbene non intera: lo scomparto di predella con la Presentazione al tempio era stato mandato in Francia nel 1812, all\u2019epoca delle spoliazioni napoleoniche, e fu pertanto sostituito con una copia. Stesso iter anche per la Deposizione del Beato Angelico: con le soppressioni napoleoniche, la pala fu rimossa dalla chiesa e spostata in deposito, quindi esposta alla Galleria dell\u2019Accademia e infine, dal 1998, conservata al Museo di San Marco.<\/p>\n<p>Palla Strozzi aveva per\u00f2 fatto in tempo a scrivere un capitolo fondamentale dell\u2019arte del Rinascimento: per lungo tempo, nella chiesa di Santa Trinita, si potevano vedere <strong>tre momenti cruciali e diversi dell\u2019arte fiorentina<\/strong> che, pur condividendo lo stesso torno d\u2019una quindicina d\u2019anni, offrivano una viva testimonianza del vertice del gotico internazionale, sontuoso e narrativo, di Gentile da Fabriano, della tensione di Lorenzo Monaco che cercava una mediazione tra tentativi sperimentali e la sua intensa raffinatezza spirituale e quasi astratta, e della nuova sensibilit\u00e0 del Beato Angelico, fatta di spazio coerente, luce razionale, compostezza classica, il tutto con uno sguardo comunque rivolto alla tradizione, con le figure ancora in grado di dialogare con le finezze d\u2019un Lorenzo Ghiberti. La coesistenza di queste opere nello stesso edificio creava una sorta di <strong>ambiente di confronto tra la continuit\u00e0 della tradizione e le nuove istanze rinascimentali <\/strong>di equilibrio, misura, prospettiva che cominciavano ad affermarsi anche in ambito religioso, grazie alla mediazione d\u2019un committente raffinato, moderno e aggiornato come Palla Strozzi. S\u2019aggiunga poi che, in virt\u00f9 dell\u2019apertura della cappella Strozzi alla cittadinanza e dei progetti che Palla aveva per la chiesa, Santa Trinita rappresent\u00f2 anche un punto d\u2019incontro privilegiato tra la spiritualit\u00e0 tradizionale e le nuove istanze dell\u2019Umanesimo fiorentino. Santa Trinita \u00e8 stata dunque una sorta di laboratorio visivo del gusto fiorentino e del pensiero umanistico: non si tratt\u00f2 certo d\u2019un centro di sperimentazione teorica, ma \u00e8 stata comunque un fondamentale luogo di mediazione e di diffusione delle novit\u00e0, e forse questo suo ruolo fondamentale non \u00e8 stato sufficientemente sottolineato com\u2019\u00e8 accaduto per altri luoghi di Firenze in cui son state scritte pagine fondamentali della storia dell\u2019arte (si pensi alla Cappella Brancacci o anche soltanto al convento di San Marco). Un luogo chiave, dunque. Un luogo di confronto, un crocevia di cui la mostra del 2025-2026 ha ribadito la centralit\u00e0.<\/p>\n<p><\/p>\n<p>                                    La consultazione di questo articolo \u00e8 e rimarr\u00e0 sempre gratuita. 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Insieme abbiamo fondato <strong>Finestre sull&#8217;Arte<\/strong> nel 2009. <a href=\"http:\/\/www.finestresullarte.info\/chisiamo.php\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Clicca qui per scoprire chi siamo<\/a>                <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Federico Giannini, Ilaria Baratta , scritto il 21\/10\/2025 Categorie: Opere e artisti \/ Argomenti: Beato Angelico &#8211;&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":177834,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,85790,1612,203,2266,204,1537,90,89,108089,56365,11922],"class_list":{"0":"post-177833","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-beato-angelico","14":"tag-design","15":"tag-entertainment","16":"tag-firenze","17":"tag-intrattenimento","18":"tag-it","19":"tag-italia","20":"tag-italy","21":"tag-quattrocento","22":"tag-rinascimento","23":"tag-toscana"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115416697946515629","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/177833","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=177833"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/177833\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/177834"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=177833"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=177833"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=177833"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}