{"id":178005,"date":"2025-10-22T09:58:16","date_gmt":"2025-10-22T09:58:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/178005\/"},"modified":"2025-10-22T09:58:16","modified_gmt":"2025-10-22T09:58:16","slug":"il-tempo-scolpito-di-jeff-wall","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/178005\/","title":{"rendered":"Il tempo scolpito di Jeff Wall"},"content":{"rendered":"<p>In quasi mezzo secolo di attivit\u00e0 Jeff Wall ha realizzato poco meno di duecento fotografie. Un numero relativamente esiguo, se pensiamo alla produzione bulimica e debordante di tanti fotografi (artisti e non) di oggi e del passato e soprattutto in controtendenza rispetto all\u2019\u201cossessione fotografica\u201d (nelle sue varie forme) che sembra affliggere il nostro tempo, dove non conta l\u2019immagine, ma catturarla e prenderla.<\/p>\n<p>D\u2019altro canto l\u2019artista canadese, nato a Vancouver nel 1946, ha sempre scelto fin dai suoi esordi una strada tutta sua, un modo di osservare fuori dall\u2019istante, prediligendo uno sguardo lungo e tempi dilatati per dare forma al mondo. \u00abIo costruisco fotografie che chiedono lentezza. Vorrei che chi le guarda si fermasse, le vivesse come un incontro reale. \u00c8 la durata a renderle vive\u00bb, ha detto.<\/p>\n<p>Gallerie d\u2019Italia &#8211; Torino \u2013 che si conferma tra i luoghi espositivi pi\u00f9 importanti per la fotografia in Italia \u2013 dedica ora una rilevante <a href=\"https:\/\/gallerieditalia.com\/it\/torino\/mostre-e-iniziative\/mostre\/2025\/10\/09\/jeff-wall-photographs-in-mostra-a-torino\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">mostra<\/a> antologica a Jeff Wall, artista-fotografo tra i pi\u00f9 riconosciuti e influenti degli ultimi decenni, che con la sua opera ha spinto pi\u00f9 in l\u00e0 e pi\u00f9 a fondo le possibilit\u00e0, sia pratiche sia teoriche, della fotografia, ha saputo rivitalizzarla aprendo nuove vie espressive, in un momento in cui questa forma, anche schiacciata dal fotoreportage, sembrava avviarsi, quantomeno sul piano artistico, verso un declino.<\/p>\n<p>\u201cJeff Wall. Photographs\u201d, questo il titolo della retrospettiva aperta in piazza san Carlo, fino al 1\u00b0 febbraio 2026, curata da David Campany, direttore creativo dell\u2019International Center of Photography di New York e massimo conoscitore dell\u2019opera del maestro canadese. Ventisette lavori di grande formato, dagli esordi della fine degli anni Settanta ai lavori pi\u00f9 recenti, tra cui \u00abMask Marker\u00bb (2015), \u00abThe Giant\u00bb (1992), \u00abSunseeker\u00bb (2021), \u00abThe Informant\u00bb (2023), che ripercorrono quarant\u2019anni di carriera e consentono al visitatore di comprendere come questo autore ha cambiato il modo in cui guardiamo la fotografia contemporanea.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"0c53d7a7-a6c5-484e-a723-c7b94d15bf6f\" height=\"520\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/GDI_JeffWall 005.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nFotografia di Andrea Guermani.<\/p>\n<p>Wall \u00e8 infatti l\u2019esponente principale e autorevole teorico dell\u2019importante passaggio concettuale dalla realt\u00e0 ripresa al naturale alla scena allestita. Come ha pi\u00f9 volte spiegato nei suoi saggi (fondamentali per capire il suo lavoro), l\u2019identit\u00e0 dell\u2019estetica fotografica, all\u2019interno del concetto di rappresentazione maturato dalla storia dell\u2019arte occidentale di cui la fotografia \u00e8 parte, non sta nella condizione limitata del frammento, ma deve pi\u00f9 efficacemente completarsi nella complessit\u00e0 e nella progettualit\u00e0 di un\u2019immagine strutturata e costruita in forma di tableau. In particolare, egli sceglie, accanto a quella della citazione di importanti opere della storia della pittura (D\u00fcrer, come dimostra \u201cThe Thinker\u201d, scelta come immagine-guida, ma anche Vel\u00e1zquez, i Fiamminghi, Manet, Seurat, Matisse, Hopper, solo per fare alcuni nomi), la strada della costruzione cinematografica di situazioni di tono quotidiano e assai realistico, presentate poi nella forma fisica e al tempo stesso trasparente del light box, come bene mette in evidenza l\u2019esposizione torinese. Secondo Jeff Wall, infatti, la costruzione cinematografica aiuta l\u2019immagine ad assumere l\u2019aspetto di un microcosmo simbolico, completo in s\u00e9 stesso. \u00abDefinisco il mio lavoro \u201ccinematografia\u201d perch\u00e9 ho sempre ammirato come un progetto cinematografico possa partire da qualsiasi cosa: un evento a cui si \u00e8 assistito, un sogno a occhi aperti, una fiaba, un adattamento letterario, un frammento di conversazione, sentita per caso. Qualsiasi cosa, e a volte pi\u00f9 di una allo stesso tempo\u00bb, ha dichiarato.<\/p>\n<p>Per questo le opere in mostra possono essere lette singolarmente, ma anche in dialogo le une con le altre. Come suggerisce il curatore: \u00abJeff Wall e io abbiamo disposto le sue opere senza alcun raggruppamento tematico esplicito, per valorizzare l\u2019individualit\u00e0 di ciascuna. Gli spettatori sono liberi di creare i propri collegamenti tra fotografie vicine e forse anche tra fotografie esposte in stanze diverse. Oppure possono semplicemente godere di ciascuna immagine per quello che \u00e8\u00bb.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 per\u00f2 un filo rosso che sembra unire tutti i lavori ed \u00e8 il tema del tempo. Jeff Wall tratta questo motivo attraverso un&#8217;estetica della sospensione e della narrativa ambigua, crea composizioni che bloccano l&#8217;istante, come in una &#8220;scena&#8221; congelata, dove il tempo non scorre in modo lineare, ma si presenta come un momento prolungato e carico di tensione. Le sue opere spesso presentano narrazioni multiple, suggerendo una temporalit\u00e0 sfaccettata.\u00a0<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"a39d69bf-6ec6-4941-82c3-56f8ba13bef8\" height=\"520\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/GDI_JeffWall 013.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nFotografia di Andrea Guermani.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 proprio qui che entra in gioco la costruzione cinematografica delle sue immagini, come artificio con il quale Wall \u201cscolpisce il tempo\u201d, per dirla con Tarkovskij. Il processo di avvicinamento tra fotografia e cinema, registrabile non nell\u2019utilizzo del montaggio o della sequenza, ma nel lungo lavoro di costruzione del set e di collocazione dei personaggi, \u00e8 senza dubbio uno dei temi pi\u00f9 interessanti e fecondi da un punto di vista concettuale dell\u2019immagine tecnologica contemporanea. \u00abI miei quadri sono essenzialmente sceneggiature non scritte\u00bb, ha precisato.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso allora che la mostra si apra con l\u2019opera\u00a0The Gardens\u00a0(2017), trittico monumentale realizzato a pochi chilometri da Torino, nella storica Villa Silvio Pellico di Moncalieri. I giardini del grande architetto del paesaggio britannico Russell Page diventano teatro di tre scene: figure raccolte in contemplazione, gruppi in dialogo, rapporti di forza che emergono tra i protagonisti. \u00abNon mi sono limitato a fotografare delle piante\u00bb, racconta Wall. \u00abHo quindi inventato un accadimento, ho immaginato che qualcosa succedesse. \u00c8 la parte letteraria del mio lavoro: trasformare un luogo in una scena che pu\u00f2 essere narrata, anche se non lo sar\u00e0 mai\u00bb.<\/p>\n<p>Realismo e artificio, documento e interpretazione, entro questi poli si muove l\u2019intera opera di questo artista. \u00abLe mie immagini sono illusioni \u2013 ha spiegato \u2013. Non nel senso di inganno, ma come condizione dell\u2019esperienza.\u00a0Non voglio convincere che siano vere: voglio che lo spettatore faccia esperienza di quel confine ambiguo tra verit\u00e0 e artificio. \u00c8 l\u00ec che la fotografia trova ancora la sua forza\u00bb.<\/p>\n<p>In questa direzione si inserisce anche l\u2019elemento letterario delle sue immagini, finora poco indagato, ma assai presente nel suo lavoro. Come scrive David Campany nel raffinatissimo catalogo edito da Allemandi: \u00abL\u2019idea della fotografia pu\u00f2 arrivare da ogni parte. Per Wall, nella maggior parte dei casi dall\u2019osservare qualcosa nella quotidianit\u00e0. Una situazione, un gesto, un luogo, un\u2019opera d\u2019arte. A volte, tuttavia, \u00e8 dalla letteratura che il fotografo ha tratto ispirazione. Non che leggesse con l\u2019intenzione di trovare spunti, l\u2019opportunit\u00e0 \u00e8 arrivata in maniera inaspettata e da l\u00ec \u00e8 nato un corpus piccolo ma importante di lavori, che lui stesso definisce \u201cincidenti di lettura\u201d perch\u00e9 realizzati come risposta a specifici brani di alcuni romanzi\u00bb.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"h\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"e963f7f0-8c25-4656-a6a7-5c8873cf1cc8\" height=\"520\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/GDI_JeffWall 017.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nFotografia di Andrea Guermani.<\/p>\n<p>Tra gli scrittori ai quali Wall si \u00e8 ispirato, c\u2019\u00e8 Franz Kafka. Nel 1994, Wall realizza \u201cOdradrek, T\u00e1boritsk\u00e1, 8 Prague, 18 July 1994\u201d, tra le opere pi\u00f9 affascinanti e misteriose presenti in mostra, un light box dove appare una donna in abiti contemporanei che scende una scala antica. Il punto di partenza \u00e8 stato il racconto del grande scrittore praghese \u201cIl cruccio del padre di famiglia\u201d, del 1919. Odradek \u00e8 il nome che Kafka d\u00e0 a un piccolo oggetto, un essere inafferrabile e bizzarro che si nasconde negli edifici e si mostra solo di rado. Kafka lo descrive in modo dettagliato: un rocchetto a forma di stella di fili logori e disordinati con delle aste di legno che fuoriescono. Sa parlare, risponde alle domande, ma rimane comunque qualcosa di misterioso. Per la sua opera, Wall ha realizzato una propria interpretazione dell\u2019Odradek descritto da Kafka, una piccola scultura che si scorge a malapena nell\u2019ombra del sottoscala.<\/p>\n<p>Un\u2019opera enigmatica, questo light box, come d\u2019altronde quasi tutto il lavoro del maestro canadese, che intreccia diverse forme e codici espressivi. Le sue immagini, che come direbbe Susan Sontag si \u201cappoggiano\u201d contemporaneamente sul prestigio dell\u2019arte e sulla magia del reale, chiedono allo spettatore tempo, attenzione pazienza, ma proprio per questo sanno scardinare visioni precostituite, sanno aprire a nuove esperienze di visione.<\/p>\n<p>In copertina, Jeff Wall,\u00a0After &#8216;Invisible Man&#8217; by Ralph Ellison, the Prologue,\u00a01999-2001,\u00a0transparency in lightbox,\u00a0174 x 250.5 cm,\u00a0Courtesy of the artist.<\/p>\n<p><strong>Leggi anche:<\/strong><br \/>Stefano chiodi | <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/jeff-wall-la-voce-dei-morti\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Jeff Wall: la voce dei morti<\/a><br \/>Elio Grazioli | <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/speciale-jeff-wall-davanti-al-nightclub\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Speciale Jeff Wall | Davanti al nightclub<\/a><br \/>Riccardo Venturi | <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/speciale-jeff-wall-reportage-readymade\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Speciale Jeff Wall | Reportage Readymade<\/a><br \/>Elio Grazioli | <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/speciale-jeff-wall-dal-latte-alla-fontanella-romana\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Speciale Jeff Wall | Dal latte alla fontanella romana<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"In quasi mezzo secolo di attivit\u00e0 Jeff Wall ha realizzato poco meno di duecento fotografie. 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