{"id":178120,"date":"2025-10-22T11:24:12","date_gmt":"2025-10-22T11:24:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/178120\/"},"modified":"2025-10-22T11:24:12","modified_gmt":"2025-10-22T11:24:12","slug":"after-the-hunt-di-luca-guadagnino-e-come-una-lunghissima-conversazione-che-non-porta-a-nulla","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/178120\/","title":{"rendered":"After the Hunt di Luca Guadagnino \u00e8 come una lunghissima conversazione che non porta a nulla"},"content":{"rendered":"<p class=\"is-boxed centered article-body\">La rilevanza \u00e8 una questione di tempismo, dire una cosa, qualsiasi cosa, al momento giusto conta molto di pi\u00f9 che dire la cosa giusta. \u00c8 per questo che in quest\u2019epoca \u00e8 cos\u00ec difficile conservarla, la rilevanza: \u00e8 impossibile tenere il tempo sempre e per sempre, prima o poi arriva per tutti il momento in cui ci si scopre fermi a un punto mentre il mondo se ne \u00e8 andato avanti. Se da questa definizione di rilevanza se ne trae una uguale e contraria di irrilevanza, allora <strong>After the Hunt di Luca Guadagnino \u00e8 uno dei film pi\u00f9 irrilevanti usciti negli anni Venti<\/strong>. Fosse uscito nel 2006, all\u2019inizio del movimento MeToo. Fosse uscito nel 2016, dieci anni dopo l\u2019inizio del movimento MeToo. Fosse uscito prima della seconda venuta di Donald Trump. Fosse uscito in uno di questi momenti, o in uno qualsiasi dei momenti in mezzo, After the Hunt almeno avrebbe potuto giustificarsi, quantomeno avrebbe avuto una scusa: sto partecipando alla discussione che stanno facendo tutti, anche se non ho niente di interessante n\u00e9 di intelligente da dire.<\/p>\n<p>Parole, parole, parole<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Durante la conferenza stampa di presentazione di After the Hunt alla scorsa Mostra del cinema di Venezia, una stizzita Julia Roberts aveva risposto ai critici, tanti, del film sostenendo che \u00abl\u2019umanit\u00e0 sta dimenticando l\u2019arte della conversazione\u00bb. <strong>Uno dei pi\u00f9 gravi problemi di After the Hunt, se non il pi\u00f9 grave, \u00e8 proprio questo: la convinzione di essere la soluzione a un problema, la certezza che quello che dovremmo fare in questo momento storico per risolvere i guai \u00e8 discutere, discutere di pi\u00f9, discutere ancora, discutere sempre, discutere tutti, come se il mondo non stesse finendo schiacciato sotto il peso della discussione che non finisce mai<\/strong>. Proprio come fanno i protagonisti di questa storia, intrappolati in una chiacchierata infinita, evidentemente intontiti dal ronzio della loro stessa voce, rumore dal quale \u00e8 impossibile estrarre qualsiasi segnale.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">\u00c8 stupefacente constatare la quantit\u00e0 di parole che in After the Hunt vengono impiegate per dire nulla o quasi, per dire che c\u2019era una volta a Yale un professore di filosofia (Hank, interpretato da <strong>Andrew Garfield<\/strong>) che viene accusato di molestie sessuali da una studentessa (Maggie, interpretata da <strong>Ayo Edebiri<\/strong>); che questa storia diventa inevitabilmente una di he said she said, la parola di lei contro quella di lui; che dovremmo essere tutti garantisti, perch\u00e9 si crede alla verit\u00e0 e non alle sorelle; che non dovremmo fare come l\u2019altra professoressa di filosofia protagonista di questa storia (Alma, interpretata da <strong>Julia Roberts<\/strong>), che si sforza di credere a lei pi\u00f9 che a lui, e che finisce infilzata dalla stessa spada che ha trafitto il collega. Una delle storie pi\u00f9 vecchie del mondo, ormai, come la morale squisitamente Gen X Twitter che Guadagnino ne trae: nessuno ha ragione, tutti facciamo schifo (a questo ammontano gli archi narrativi di tutti e tre i protagonisti, a giungere alla conclusione di far schifo e ad acquisire la capacit\u00e0 di intellettualizzare anche questo), \u00e8 sempre stato cos\u00ec, non rompete troppo i coglioni, soprattutto voi ragazzini \u00abche avete avuto tutto\u00bb, sostiene il dimenticabilissimo personaggio interpretato da <strong>Chloe Sevigny<\/strong>. Una discussione trita e ritrita, e qui tritata veramente finissima, quasi polverizzata, tanto che \u00e8 difficile trattenerne anche solo una traccia nella mente.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Un giorno discuteremo di questo desiderio, un po\u2019 patetico, un po\u2019 patologico, della Gen X di ritrarsi come una sorta di Greatest Generation forgiata nel fuoco di indicibili peripezie collettive (la morte di Kurt Cobain, forse?), in contrasto soprattutto a una Gen Z alla quale, appunto, il mondo avrebbe dato tutto (cosa, esattamente? La fine di se stesso?). Ma non \u00e8 questo il giorno.<\/p>\n<p>Tre personaggi in cerca d\u2019autore<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Guadagnino ha raccontato che una delle cose pi\u00f9 interessanti che si \u00e8 sentito dire su After the Hunt \u00e8 che il vero protagonista del film \u00e8 Frederik, il marito sottomesso e servile di Alma, interpretato da un brillantissimo Michael Stuhlbarg. Chiunque abbia detto questa cosa a Guadagnino, ha perfettamente ragione. <strong>Magari Frederik non sar\u00e0 il protagonista del film da un punto di vista drammaturgico<\/strong> \u2013 anche se sono sue le scene davvero memorabili, rese tali anche dagli impeccabili gusti musicali del personaggio, autore di una playlist che spero venga prestissimo pubblicata \u2013 <strong>ma lo \u00e8 certamente da quello emotivo, vero e unico surrogato in cui lo spettatore pu\u00f2 sciogliere la rabbia e la frustrazione e l\u2019esasperazione accumulata contro i tre insopportabili<\/strong>, veri protagonisti di After the Hunt.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">La cosa che Frederik fa pi\u00f9 spesso nel corso del film \u00e8 rifiutare la discussione (l\u2019unica trovata davvero brillante, autenticamente alleniana, della sceneggiatrice Nora Garrett \u00e8 questa, inventarsi un analista che rifugge la discussione), abbandonare la conversazione all\u2019ennesima citazione ingiustificata di Foucalt o Agamben, aprire e chiudere le porte rumorosamente per sabotare i discorsi altrui, mettere la musica a volume altissimo per ostacolare il piacere che gli altri tre evidentemente ricavano dal suono della loro stessa voce. Frederik \u00e8 ammirevole per questo e anche per un altro motivo: \u00e8 l\u2019unico personaggio del film capace di provare dei sentimenti \u2013 perch\u00e9 ama Alma che si rifiuta di far sesso con lui e lo costringe a servirle fredde delle leccornie da lui cucinate che andrebbero mangiate calde? \u2013 l\u2019unico dotato di un\u2019interiorit\u00e0, di un monologo interiore misterioso e incomunicabile al prossimo e inesprimibile a parole, un commovente controaltare all\u2019invadente e perpetua e petulante autoesposizione degli altri.<\/p>\n<p>Chi c\u2019\u00e8 al potere adesso<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Guadagnino ha detto in pi\u00f9 e pi\u00f9 occasioni che After the Hunt non \u00e8 un film sul MeToo ma \u00e8 un film politico, che il suo messaggio si legge nel finale in cui il potere viene concesso (restituito, sarebbe pi\u00f9 corretto dire) a chi non dovrebbe maneggiarlo mai (pi\u00f9). Proprio come sta succedendo nel mondo vero, sostiene Guadagnino: \u00abGuardate chi c\u2019\u00e8 al potere adesso\u00bb, ha detto in un\u2019intervista concessa a Vanity Fair, facendo ovvi riferimenti. <strong>Viene da chiedersi, allora, perch\u00e9 non abbia fatto un film su questo, Guadagnino, su chi \u00e8 al potere adesso, su quello che sta succedendo ora, se \u00e8 di questo che voleva davvero parlare. Viene da chiedersi perch\u00e9 fare un film sul MeToo (una discussione che, adesso possiamo ammetterlo, \u00e8 diventata quasi subito molto meno interessante e molto meno rilevante del \u201cmovimento\u201d che l\u2019ha generata, tendenza di cui questo film \u00e8 l\u2019ennesima conferma) per poi rinnegarlo<\/strong>, aspettandosi che chi lo guarda capisca che il senso di tutto sta in quei cinque minuti finali \u2013 o pre finali \u2013 e non nelle quasi due ore e mezza che li precedono.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Ma non mi stupisce che Guadagnino abbia questa pretesa, in fondo riflessa in tutte le conversazioni di questo film che vorrebbe essere sull\u2019arte della conversazione o, forse, proprio arte della conversazione: non ce n\u2019\u00e8 una di quelle, numerosissime, in cui <strong>i personaggi si avventurano che non potrebbe essere ridotta di almeno il 99 per cento della durata<\/strong>. Una lunghezza effettiva ulteriormente aggravata da una pigrizia registica mai vista in nessuno dei precedenti film di Guadagnino, qui convinto che bastino i primi piani sui volti ad accrescere l\u2019intensit\u00e0, le inquadrature strette sulle mani a costruire la tensione, i fiati della colonna sonora piazzati un po\u2019 a casaccio, qua e l\u00e0, per far entrare aria di thriller (prima o poi Guadagnino dovr\u00e0 iniziare a preoccuparsi del fatto che la cosa pi\u00f9 commentata della sua messa in scena stanno diventando i costumi, qui soprattutto Celine e Toteme scelti da Giulia Piersanti).<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Ma bisogna anche ammettere che, una volta che si accetta il consiglio del regista in fatto di interpretazione del suo film e si inizia a lavorare al \u201crestringimento\u201d dello stesso, After the Hunt diventa facilissimo da raccontare e da spiegare. Delle quasi due ore e mezza, ho trovato due battute che bastano a dire tutto quello che c\u2019\u00e8 da dire di questo film. Una la pronuncia la Maggie di Ayo Edebiri, durante un bisticcio con l\u2019Alma di Julia Roberts: di fronte alla patologica intellettualizzazione di qualsiasi cosa operata da quest\u2019ultima, Maggie sbotta dicendo \u00ab<strong>possiamo smetterla di essere sempre cos\u00ec intelligenti per un cazzo di minuto?!<\/strong>\u00bb. E l\u2019altra, invece, la pronuncia Alma, commentando la disgrazia in cui \u00e8 incappato il gi\u00e0 ex collega, a quel punto, Hank: \u00ab<strong>\u00c8 tutto cos\u00ec disperatamente banale<\/strong>\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La rilevanza \u00e8 una questione di tempismo, dire una cosa, qualsiasi cosa, al momento giusto conta molto di&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":178121,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1442],"tags":[640,203,454,204,1537,90,89,1521],"class_list":{"0":"post-178120","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-film","8":"tag-cinema","9":"tag-entertainment","10":"tag-film","11":"tag-intrattenimento","12":"tag-it","13":"tag-italia","14":"tag-italy","15":"tag-movies"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115417570595918928","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/178120","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=178120"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/178120\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/178121"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=178120"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=178120"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=178120"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}