{"id":178332,"date":"2025-10-22T14:03:11","date_gmt":"2025-10-22T14:03:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/178332\/"},"modified":"2025-10-22T14:03:11","modified_gmt":"2025-10-22T14:03:11","slug":"napoli-est-una-storia-di-violenza-ambientale-lintroduzione-del-libro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/178332\/","title":{"rendered":"Napoli Est, una storia di violenza ambientale. L&#8217;introduzione del libro"},"content":{"rendered":"<p>                <img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-66541\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Napoli_EST_cover-1-1-e1761140208319.jpg\" alt=\"\" width=\"799\" height=\"752\"  \/>(disegno di roberto-c.)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal 20 ottobre \u00e8 in libreria a Napoli, e a breve in altre citt\u00e0 d\u2019Italia, <a href=\"https:\/\/napolimonitor.it\/napoli-est\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Napoli Est. Una storia di violenza ambientale<\/a>. Quella che segue \u00e8 l\u2019introduzione al volume.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le pagine che seguono non sono che un tentativo di aiutare, chi ne senta la necessit\u00e0, a orientarsi nell\u2019<strong>area orientale<\/strong> di <strong>Napoli<\/strong> attraverso l\u2019esplorazione di alcune problematiche ambientali e sociali. Qualora si scelga di avvicinarsi oppure ci si ritrovi a vivere in un territorio caotico e frammentato come quello dei quartieri <strong>Barra<\/strong>, <strong>Ponticelli<\/strong> e <strong>San Giovanni<\/strong> <strong>a Teduccio<\/strong>, orientarsi non \u00e8 scontato. Per usare le parole di un maestro, camminare nell\u2019area orientale \u00e8 un po\u2019 come entrare nello \u201csgabuzzino\u201d della citt\u00e0. Ogni singolo elemento ha funzioni pi\u00f9 o meno essenziali alla citt\u00e0 nel suo complesso (al suo \u201cmetabolismo urbano\u201d, direbbero gli specialisti dell\u2019ambiente), ma la progressiva accumulazione di queste funzioni ha reso quest\u2019area insostenibile, insalubre, marginale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Conviene innanzitutto far capire quali strade si possono percorrere e che cosa si pu\u00f2 osservare. Procedendo da ovest verso est ci si imbatte prima nella grande muraglia dei terminal container del retroporto, poi nella catena delle infrastrutture del petrolio e in un mosaico di aree dismesse industriali. Il primo impatto \u00e8, insomma, con le tre stratificazioni della storia economica della zona, che peraltro, come racconta <strong>Valerio Caruso<\/strong> nel suo contributo, non si sono mai escluse a vicenda. A questo punto si apre un ventaglio di assi viari, come <strong>via Ferrante Imparato,<\/strong> <strong>via Argine<\/strong>, <strong>via delle Repubbliche Marinare<\/strong> e il <strong>corso San Giovanni<\/strong>, oppure si pu\u00f2 procedere in <strong>Circumvesuviana<\/strong> o in<strong> Linea 2<\/strong> della <strong>Metro<\/strong>: del resto, l\u2019area orientale \u00e8 la porta d\u2019accesso della citt\u00e0. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 a nord si aprono le distese di cemento dei rioni residenziali di <strong>Ponticelli<\/strong> che proseguono fino al vesuviano, spezzate dai rari spazi agricoli qui raccontati da <strong>Walter Molinaro.<\/strong> Al centro ci sono gli splendidi casali storici di <strong>Ponticelli<\/strong> e <strong>Barra<\/strong>, troppo spesso claustrofobici ma punteggiati da preziosissimi pezzi di verde, il cui valore sprecato \u00e8 ribadito da <strong>Michela<\/strong> <strong>Romano<\/strong>, tranne in rari casi come quel <strong>parco De Simone<\/strong> sul quale si sofferma <strong>Elisabetta<\/strong> <strong>Rota<\/strong>. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Barra<\/strong> e <strong>Ponticelli<\/strong> sono separati, oltre che dall\u2019autostrada <strong>A3<\/strong>, da uno dei luoghi simbolo, a oggi, del discorso su ambiente e societ\u00e0 nell\u2019area orientale, ovvero l\u2019ex campo rom e discarica di <strong>via Mastellone<\/strong> che \u00e8 l\u2019oggetto principale dell\u2019intervista a <strong>Mariarosaria<\/strong> <strong>De Matteo<\/strong> e <strong>Lucia Improta<\/strong>, ma che permea un po\u2019 tutti i contributi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 a sud, infine, il territorio di <strong>San Giovanni a Teduccio<\/strong> si dipana verso il litorale vesuviano. <strong>San Giovanni<\/strong> \u00e8 in grado di far coesistere i rioni residenziali e le aree dismesse della zona interna di <strong>Pazzigno<\/strong>, <strong>Villa<\/strong> e <strong>Taverna<\/strong> <strong>del Ferro<\/strong>, con quel frammento di <strong>Miglio d\u2019Oro<\/strong> e ville vesuviane che da <strong>Vigliena<\/strong> raggiunge <strong>Pietrarsa<\/strong> attraverso il <strong>corso San Giovanni<\/strong> e con una linea di costa che \u00e8 l\u00ec ma non si vede, perch\u00e9 occlusa dalla ferrovia, dai petroli, dalle tante fabbriche dismesse e dalle poche ancora attive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Camminare nell\u2019<strong>area orientale<\/strong> di <strong>Napoli<\/strong> significa insomma attraversare un paesaggio di ingiustizia, la materializzazione di una lunga storia di decisioni che l\u2019hanno trasformata in una zona di sacrificio. Qui l\u2019ingiustizia ambientale non \u00e8 un concetto astratto, ma la trama quotidiana che lega spazi, corpi e storie di vita. Per decenni, scelte politiche, economiche e urbanistiche hanno fatto confluire in questi quartieri ci\u00f2 che altrove non trovava posto: industrie insalubri, depositi petroliferi, infrastrutture strategiche, discariche abusive, rioni di edilizia popolare. Un accumulo che ha sovraccaricato l\u2019area di rischi ambientali, sanitari e sociali, mentre altrove se ne raccoglievano i benefici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come ricostruisce <strong>Caruso<\/strong>, questa configurazione \u00e8 il risultato di una traiettoria di lunga durata: dall\u2019espansione industriale avviata con la <strong>Legge speciale<\/strong> del 1904, che trasform\u00f2 un\u2019area agricola in distretto manifatturiero, alla successiva concentrazione di raffinerie, centrali e grandi fabbriche nel Novecento. Una storia segnata da eventi drammatici, come l\u2019esplosione del <strong>deposito Agip<\/strong> nel 1985, e da processi strutturali come la deindustrializzazione, che hanno lasciato in eredit\u00e0 contaminazione diffusa e vulnerabilit\u00e0 sociali ed economiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa eredit\u00e0 si riflette ancora oggi in un paesaggio che, come mostra <strong>Giorgia<\/strong> <strong>Scognamiglio<\/strong>, \u00e8 un mosaico di rischi ambientali che penetrano in modo violento nella vita quotidiana di chi ci abita. Non stupisce, allora, che i tassi di mortalit\u00e0 siano sensibilmente pi\u00f9 alti che nel resto della citt\u00e0, come ricorda <strong>Paolo Fierro<\/strong> a partire dai dati epidemiologici raccolti dalla <strong>Consulta popolare<\/strong>. Qui la contaminazione convive con vulnerabilit\u00e0 sociali radicate e con forti diseguaglianze nell\u2019accesso ai servizi, che ne amplificano gli effetti, rendendo gli abitanti pi\u00f9 fragili, pi\u00f9 esposti e meno capaci di difendersi. <strong>Michela Romano<\/strong> lo sottolinea con chiarezza: scuole, sanit\u00e0, trasporti e servizi essenziali sono distribuiti in modo squilibrato, lasciando interi quartieri esclusi da opportunit\u00e0 e diritti di base. Ma \u00e8 nei frammenti di quotidianit\u00e0 che l\u2019ingiustizia descritta dai numeri si fa esperienza viva. Lo raccontano, nelle parole di <strong>Mariarosaria<\/strong> <strong>De Matteo<\/strong> e <strong>Lucia Improta<\/strong>, l\u2019odore acre dei roghi tossici che costringono a tenere chiuse le finestre, l\u2019ansia dei genitori per i figli con crisi respiratorie, e la percezione diffusa di vivere in un luogo pericoloso e trascurato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto questo non \u00e8 avvenuto per caso. Le scelte che hanno fatto di <strong>Napoli Est<\/strong> un polo industriale, un hub energetico o una discarica urbana non sono state prese qui. Hanno radici nelle politiche industriali nazionali, nelle strategie delle multinazionali del petrolio, nei rapporti asimmetrici all\u2019interno del <strong>comune di Napoli<\/strong>, dell\u2019area metropolitana e della regione. Cos\u00ec i benefici, i profitti e il potere decisionale sono rimasti altrove, mentre i costi, i rischi e le malattie si concentrano qui. Le comunit\u00e0 locali, ieri come oggi, sono state tenute ai margini: le rare occasioni di consultazione hanno avuto valore solo simbolico, mentre le decisioni reali venivano prese altrove.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A rafforzare questa logica ha contribuito la rappresentazione di <strong>Napoli Est<\/strong> come una periferia degradata, uno scarto urbano che sembra naturalmente predisposto ad accogliere nuovi impianti e funzioni indesiderate. Una violenza simbolica che legittima la violenza materiale, riproducendo la logica estrattiva che condanna questi quartieri a rimanere utili agli altri e dannosi per s\u00e9 stessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure, <strong>Napoli Est<\/strong> non \u00e8 solo spazio di subalternit\u00e0. Qui le disuguaglianze vengono nominate, contestate e trasformate in fili di resistenza: comitati civici, orti urbani, pratiche di riuso, reti di solidariet\u00e0. L\u2019intervista a <strong>De Matteo<\/strong> e <strong>Improta<\/strong> racconta la nascita di <strong>Barra R-Esiste<\/strong> dopo i roghi di <strong>via Mastellone<\/strong>; quella a <strong>Paolo Fierro<\/strong> la collaborazione tra medici e attivisti per smascherare i silenzi istituzionali e reclamare riconoscimento. L\u2019orto sociale di <strong>Ponticelli<\/strong> o le esperienze di <strong>Remida<\/strong> mostrano come la cura collettiva possa restituire senso a spazi negati. Queste pratiche non cancellano il peso della storia, ma aprono immaginari diversi, ribaltando la logica dello scarto che ha segnato la storia di questi luoghi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insieme, i contributi compongono una mappa a pi\u00f9 livelli dell\u2019ingiustizia ambientale: distribuzione diseguale dei rischi, vulnerabilit\u00e0 sociali, esclusione dai processi decisionali, responsabilit\u00e0 politiche ed economiche, stigmatizzazione del territorio, fino alle pratiche di resistenza e di cura collettiva. Mettere insieme queste prospettive significa restituire complessit\u00e0 a un territorio che \u00e8 emblema delle contraddizioni ambientali e sociali che attraversano le nostre citt\u00e0. Guardare <strong>Napoli Est<\/strong> con questa lente non significa condannarla a un destino ineluttabile, ma riconoscere la violenza che l\u2019ha prodotta e le lotte che la attraversano. Significa spostare lo sguardo, da uno spazio da bonificare a un luogo di vita che reclama dignit\u00e0, diritti e riconoscimento.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"(disegno di roberto-c.) Dal 20 ottobre \u00e8 in libreria a Napoli, e a breve in altre citt\u00e0 d\u2019Italia,&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":178333,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1445],"tags":[1608,203,204,1537,90,89,1609],"class_list":{"0":"post-178332","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-libri","8":"tag-books","9":"tag-entertainment","10":"tag-intrattenimento","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-libri"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115418195940315989","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/178332","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=178332"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/178332\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/178333"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=178332"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=178332"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=178332"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}