{"id":179598,"date":"2025-10-23T08:14:14","date_gmt":"2025-10-23T08:14:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/179598\/"},"modified":"2025-10-23T08:14:14","modified_gmt":"2025-10-23T08:14:14","slug":"way-down-east-le-citta-di-pianura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/179598\/","title":{"rendered":"Way Down East. Le citt\u00e0 di pianura"},"content":{"rendered":"<p>Mentre scrivo sto ascoltando alcune tracce musicali firmate da Krano estratte dalla colonna sonora di Le citt\u00e0 di pianura: le stonature folk, ovviamente volute, mi riportano alla dimensione di un film che invita al viaggio. Il cammino tracciato dall\u2019opera seconda di Francesco Sossai \u00e8 malinconico, sornione, comico; \u00e8 certamente nostalgico, ma in una misura che ho trovato piacevole. \u00c8 in questo modo che, sulla soglia del film, partiamo insieme a Doriano, \u201cDori\u201d (Pierpaolo Capovilla), e Carlobianchi o Charlie White, sorta di brand (Sergio Romano), il Gatto e la Volpe collodiani reincarnati a Nordest perci\u00f2 caratterizzati dalla tipica parlata cantilenante, ibridata di dialettalismi e infarcita di colorature blasfeme corrette in extremis, con la divinit\u00e0 che degrada a zio. Il film diviene via via invitante come un fritto misto da bacaro: dentro vi troviamo sia i fallimenti che la gioia di essere (ancora) vivi, condizione essenziale per berne un altro: l\u2019ennesimo ultimo.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"ki\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"c0adf4e7-a504-4823-83b8-c573daca007b\" height=\"421\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/fig 1_67.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nSergio Romano e Pierpaolo Capovilla.<\/p>\n<p>Dori e Carlo, inseparabili compagni di zingarate, vivono dentro il Veneto come all\u2019interno di un terrario, tra rovine e ricordi poco lucidi, in cui l\u2019unica frontiera praticabile \u00e8 quella della sfida con la propria capacit\u00e0 alcolemica. Non solo tenuta a piombo, ma pure tenuta a galla. Lo scopo quotidiano, coazione a ripetere rituale, \u00e8 ritrovarsi in un fondo di bicchiere prima di coricarsi, per sopportare il vuoto materiale lasciato da una fortuna che li ha baciati e viziati nei lontani Nineties e poi abbandonati. Ribaltando ruoli e illusioni, il Gatto e al Volpe veneti si sono arciconvinti che il loro amico Genio (Andrea Pennacchi), nomen omen, gi\u00e0 mitico vincitore del Caliera Trophy, abbia sotterrato una fetta del bottino (di zecchini d&#8217;oro?) ricavato dai traffici illeciti legati alla produzione di occhiali, espressione della florida piccola e media impresa nordestina. Mentre assaporano un secondo tempo di fasti, partono per accoglierlo al suo ritorno dall\u2019Argentina, dove si era rifugiato in attesa della prescrizione. Ma i due sbagliano aeroporto, traditi da un\u2019ambiguit\u00e0 motivata da interessi turistici che intitola a Venezia anche il piccolo aeroporto di Treviso. Finiti tra le calli della citt\u00e0 lagunare, incontrano per caso il loro Pinocchio, Giulio (Filippo Scotti), studente d\u2019architettura: ragazzo meridionale, timido e smarrito, che si unisce al viaggio, trovandosi senza saperlo dentro una favola moderna, della quale diverr\u00e0, infine, protagonista inatteso.<\/p>\n<p>Le citt\u00e0 di pianura, scritto e diretto da Sossai con Adriano Candiago, \u00e8 un road movie malinconico quanto ironico, ambientato in un Veneto che, pur ferito dagli eccessi perpetrati in nome dello sviluppo economico, pare resistere con disincanto, non senza effetti collaterali. Di tappa in tappa, a bordo di una Jaguar ripezzata alla meglio, ci muoviamo assieme ai tre uomini, tra la polvere del passato e alcolici di ogni tipologia e grado, udendo il linguaggio bleso delle osterie ma pure quello dei poeti, persi tra il cemento delle tangenziali e la nebbia che tramuta l\u2019orizzonte in infinito. Non importa, dunque, chiedersi se la regia di Sossai sia guidata dalla memoria dell\u2019opera di Collodi o, per quanto riguarda le immagini in movimento, ispirata alla maniera del conterraneo Carlo Mazzacurati e di Aki Kaurism\u00e4ki, veneto de facto, affine per tematiche e ambientazioni. Ci\u00f2 che conta \u00e8 che Le citt\u00e0 di pianura si ostina a presentarsi come una mappa. Una mappa del tesoro che diviene una mappa sentimentale di un territorio sospeso tra mito e rovina, falsi ricordi e nuove sfide epatiche.<\/p>\n<p>Il filo del rasoio su cui camminano i due perdigiorno diventa una corda per funamboli, sospesa fra l\u2019antica civilt\u00e0 di villa, tra colonne palladiane, affreschi raffiguranti divinit\u00e0 crapulone, vuote barchesse un tempo destinate al ricovero di bestie e attrezzi, al centro di acri verdi che si estendono a perdita d\u2019occhio e che rischiano di essere limitati dalla costruenda autostrada Lisbona-Treviso-Budapest; e il non-finito, denunciato da costruzioni in laterizio forato, accanto all\u2019eredit\u00e0 della modernit\u00e0 sincretica di Carlo Scarpa, nume tutelare del film, a ricordarci che i manufatti architettonici, cos\u00ec come chi li commissiona, sono rovine in fieri.<\/p>\n<p>In questo Veneto labirintico trovano posto sia la sublime tomba Brion (pi\u00f9 volte divenuta set hollywoodiano, come nell\u2019ultimo <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/altre-dune\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Dune<\/a>), sia le edicole votive kitsch, contenenti statuine di santi prodotte in serie, coloratissime, sovraccariche di lucine e ornate di fiori di plastica sbiaditi, che presidiano scaramanticamente i bordi delle strade. Fra tali totem e luoghi dismessi si sviluppa il viaggio picaresco condotto da due compagni troppo vecchi per crescere e al tempo stesso troppo disincantati per fermarsi a fare un qualsivoglia bilancio di vita. Ogni sbornia severa di Dori e Carlo \u00e8 sottolineata dalle inquadrature sghembe, punto di vista obbligatorio che contagia anche chi osserva: nessuno si senta escluso dal baccanale, n\u00e9 dal romanzo di formazione di Pinocchio.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"212ebc82-8a92-4ca6-99fa-f7d1bb23f802\" height=\"421\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/fig 2_55.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nFilippo Scotti.<\/p>\n<p>Giulio \u00e8 sperso in un Nordest che tenta di decifrare, tracciando una mappa che lui stesso compone foglio per foglio: un modo per radicare i ricordi di quell\u2019avventura, a futura memoria. Indeciso, fragile, spaventato, incline alla resistenza, eppure curioso e complice. Dori e Carlobianchi lo accolgono come due maestri di scorribande imprevisti, mentori rovesciati: alter ego di Lucignolo, per proseguire la metafora collodiana. Il loro non \u00e8 un inganno, anzi \u00e8 una pedagogia dell\u2019esperienza, fatta di pessimo esempio ma anche di improvvise rivelazioni. Gli insegnano, senza volerlo, che si pu\u00f2 continuare a vivere in pace anche nella sconfitta, che la libert\u00e0 \u00e8 un esercizio di perdita, che non c\u2019\u00e8 bugia pi\u00f9 grande di quella della reputazione. All\u2019interno del loro veicolo rattoppato, seppure di nobili origini, tra una sigaretta e una bestemmia appena mascherata, Giulio pu\u00f2 cos\u00ec accogliere il suo apprendistato morale. Ogni tappa del viaggio \u00e8 una piccola prova: la fame, il bisogno, la menzogna, la paura, l\u2019iniziazione sessuale e il valore assoluto dell\u2019amicizia, l\u2019amicizia virile, ricalco maldestro di quella dei cowboy, fatta di ambiguit\u00e0 e simbiosi.<\/p>\n<p>Se Collodi tratteggiava per il burattino un\u2019educazione attraverso la disobbedienza, Sossai la filma attraverso la deriva gioiosa. Dori e Carlobianchi non promettono un futuro, ma un presente condiviso; non insegnano la via del bene, ma quella di un coraggio spogliato dalla prosopopea. Il loro Veneto, dalle contrade di montagna, alle citt\u00e0 di pianura e di laguna, \u00e8 un Paese dei Balocchi dismesso, ma vivo nelle parole dei superstiti. Giulio, embrione di architetto e di uomo, in questo spazio desolato impara a ridere, a darsi alla pratica epicurea e a riconoscere la bellezza della perdita.<\/p>\n<p>Nella galleria di modelli per questo Far North-East si possono riconoscere lampi di Easy Rider e Paura e delirio al Las Vegas, oltre a un omaggio a La lingua del santo di Mazzacurati (cui \u00e8 legato Paolo Cottignola, montatore del film). Non c\u2019\u00e8 posto per il moralismo n\u00e9 per il giudizio: vecchi e giovani custodiscono vizi privati e disdegnano le pubbliche virt\u00f9, tracciando una separazione dal Veneto mitico e stereotipo abbozzato in film come Signore e signori (Pietro Germi, 1966) e Il commissario Pepe (Ettore Scola, 1969). Non c\u2019\u00e8 bisogno, dunque, di ricorrere all\u2019immagine delle \u201cbronse coerte\u201d, le braci soffocate dalla cenere sempre pronte a divampare: l\u2019esplicito qui sostituisce le maschere consuete senza bisogno di spiegazioni.<\/p>\n<p>Il Veneto di Sossai \u00e8 una terra che sembra essere senza padroni n\u00e9 contadini, in cui il progresso \u00e8 passato a bordo delle ruspe lasciando cantieri e nuovi stravolgimenti. \u00c8 il Nordest nutrito di miti imprenditoriali che si riconoscono nel rolex regalato dal padrone al proprio operaio pensionando, con sottotesto legato alla preziosit\u00e0 del tempo, ma che \u00e8 il preludio di un annichilimento ludopatico vittima delle slot machine. Un Veneto di fughe all\u2019estero, di furbizie italiche e di esilio senza gloria. Un luogo dove le mete contano pi\u00f9 delle mappe, dove l\u2019eldorado, forse, non \u00e8 mai esistito se non nella memoria alcolica dei cantori di una giovent\u00f9 spensierata. Un mondo divenuto inespresso, lasciato a met\u00e0, dove le vecchie osterie superstiti resistono accanto ai centri commerciali tutti uguali.<\/p>\n<p>In questo contesto caleidoscopico, dove passato e futuro galleggiano dentro l\u2019ennesima ombra de vin, Giulio \u00e8 un figlio che nessuno aspettava, ma che i suoi strambi mentori riconoscono come tale e adottano. La visita delle citt\u00e0 di pianura \u00e8 parte della pratica educativa: Giulio alla fine del viaggio non diventa un eroe, cos\u00ec come non lo diventa Pinocchio, ma si emancipa dalle proprie idiosincrasie. E i suoi maestri irregolari, il Gatto e la Volpe, non vengono puniti, anzi: continuano a bere, a filosofare a farsi beffe delle morali e del tempo che passa. Ma \u00e8 in questo paradosso che sboccia il film: \u00e8 il dubbio che regala ancora un altro giorno da vivere e con esso un altro bicchiere da consumare.<\/p>\n<p>Anche qui, cos\u00ec come in molto cinema di ambientazione veneta, il paesaggio \u00e8 personaggio; perci\u00f2, la costruenda autostrada diviene il simbolo di un progresso immaginario. Sossai filma tutto ci\u00f2 con raro pudore disinnescando il rischio della posa indignata con l\u2019ironia, alternando momenti di grottesco a squarci lirici che conquistano. I suoi personaggi nordestini sembrano rassegnati, ma conservano inconsapevolmente l\u2019eco dello sguardo critico di Andrea Zanzotto e il disincanto corrosivo di Vitaliano Trevisan. La loro \u00e8 la testimonianza di un paesaggio interiore che talvolta genera aforismi da conservare a futura memoria. Giulio osserva e ascolta. Anche lui, con noi, \u00e8 spettatore del film: latore di uno sguardo che studia la disillusione incarnata dai due mentori bislacchi, nonostante le bravate, anche rischiose. Nella sua timidezza si pu\u00f2 riflettere la nostra, nell\u2019indecisione lo stallo di una generazione in cerca di miti.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"k\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"357047e6-2336-4d7d-9aea-948aaa84a1f8\" height=\"520\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/fig 3_38.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nI protagonisti del film alla Tomba Brion.<\/p>\n<p>Deve imparare a distinguere le voci: quella del Grillo parlante (la coscienza, il dovere) e quella del Gatto e della Volpe (la libert\u00e0, l\u2019errore). Solo perdendosi nella menzogna divertente il ragazzo capir\u00e0 una possibile verit\u00e0: che la vita non redime, ma consola. \u00c8 allora che la favola si trasforma improvvisamente in elegia. Al contempo i due ulissidi scoprono che le tappe del loro viaggio di giovent\u00f9 si presentano oggi sottoforma di macerie, di osterie chiuse, di capannoni vuoti, insomma: un paesaggio cimiteriale. Ed \u00e8 proprio la tomba Brion che segna il confine tra vita e memoria, tra oriente e occidente, tra arte e rovina. \u00c8 il punto d\u2019arrivo del viaggio e insieme il suo conclamato fallimento: l\u2019unico luogo dove i tre protagonisti trovano finalmente pace, seduti sul bordo di una vasca, a parlare del nulla come se fosse l\u2019eternit\u00e0.<\/p>\n<p>Sossai, insomma, non giudica n\u00e9 assolve: osserva e mette in scena. E nel suo sguardo si sente la pietas di chi ama ci\u00f2 che racconta. Giulio per contro porta in s\u00e9 l\u2019eco di milioni di ragazzi partiti dal Sud per realizzare il proprio futuro al Nord; Dori e Carlobianchi rappresentano ci\u00f2 che di quel sogno \u00e8 rimasto: due figure coscientemente buffe, che tengono in piedi la propria favola con la forza dell\u2019ironia, mentre Giulio impara a guardare il mondo e al proprio futuro con meno paura. Non diventa un uomo perfetto, ma un uomo possibile. E forse \u00e8 per questo che, in fondo, il film si presenta quale racconto di formazione rovesciato, finanche nei valori, dove i maestri sono perduti e il discepolo sopravvive grazie alla loro imperfezione.<\/p>\n<p>Nel passo svagato e nei silenzi, Le citt\u00e0 di pianura, parlando del Veneto, pu\u00f2 raccontare anche il profilo di un Paese intero che, come Pinocchio, continua a cercare la strada di casa immaginando che non la trover\u00e0 mai davvero. Ma \u00e8 proprio in quel cammino, nel tentativo di superamento della sete ancestrale, che risiede la sua fragile, irriducibile umanit\u00e0. Come Collodi, Sossai descrive un viaggio iniziatico: Giulio, il burattino che viene dall&#8217;altrove, impara a bere da solo grazie \u2013 o per colpa \u2013 di due adulti rimasti allo stadio larvale all\u2019apparenza falliti che hanno la capacit\u00e0 di guidarlo verso la disillusione racchiusa nel distico \u201cNoi non sappiamo niente. Per\u00f2 sappiamo tutto\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Mentre scrivo sto ascoltando alcune tracce musicali firmate da Krano estratte dalla colonna sonora di Le citt\u00e0 di&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":179599,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1442],"tags":[640,203,454,204,1537,90,89,1521],"class_list":{"0":"post-179598","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-film","8":"tag-cinema","9":"tag-entertainment","10":"tag-film","11":"tag-intrattenimento","12":"tag-it","13":"tag-italia","14":"tag-italy","15":"tag-movies"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115422486038360093","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/179598","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=179598"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/179598\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/179599"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=179598"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=179598"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=179598"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}