{"id":182684,"date":"2025-10-25T01:29:14","date_gmt":"2025-10-25T01:29:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/182684\/"},"modified":"2025-10-25T01:29:14","modified_gmt":"2025-10-25T01:29:14","slug":"a-house-of-dynamite-bigelow-riscrive-meglio-il-disaster-movie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/182684\/","title":{"rendered":"A House of Dynamite: Bigelow riscrive (meglio) il disaster movie"},"content":{"rendered":"<p>                  <img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/107353-a_house_of_dynamite_-_actress_rebecca_ferguson_credits_netflix_2025_.jpg\" alt=\"Rebecca Ferguson in A house of dynamite\" title=\"Rebecca Ferguson in A house of dynamite\"\/><\/p>\n<p>Kathryn Bigelow ha sempre amato raccontare il potere e la violenza attraverso i meccanismi della tensione. Con A House of Dynamite, presentato in anteprima mondiale a Venezia e in uscita su Netflix il 24 ottobre 2025, prende di nuovo in prestito l\u2019estetica dei grandi blockbuster americani, da Armageddon a Air Force One, fino a Independence Day, e la svuota dall\u2019interno. Qui non ci sono eroi pronti a sacrificarsi (o meglio, se ci sono non ce lo fanno sapere), n\u00e9 esplosioni spettacolari che risolvono tutto all\u2019ultimo minuto. L\u2019unica cosa che accade davvero \u00e8 che vengono avvistati dei missili, probabilmente nucleari.<\/p>\n<p>Il film infatti si svolge in un <strong>arco temporale ristretto, quasi in tempo reale, e segue i punti di vista di diversi personaggi chiusi nei centri di comando<\/strong>. Il rischio atomico aleggia su ogni scena, ma la regista preferisce sospendere lo spettatore in una tensione continua piuttosto che dire tutto, costringendolo a condividere l\u2019angoscia di chi deve prendere decisioni irreversibili con dati incerti a disposizione.<\/p>\n<p>Dentro la macchina della tensione<\/p>\n<p>Guardando A House of Dynamite ci si accorge subito che la tensione non nasce da quello che accade, ma da quello che sappiamo potrebbe accadere. Bigelow ci porta dentro le war room con la stessa precisione con cui in passato ci aveva fatto vivere l\u2019adrenalina dei soldati in Iraq in The hurt locker o le cacce all\u2019uomo di Zero dark thirty. Ma qui cambia la prospettiva: non siamo pi\u00f9 in prima linea sul campo, ma in <strong>spazi chiusi, claustrofobici, dove la guerra si gioca a distanza con mappe, monitor e segnali radar. \u00c8 una guerra senza nemici precisi e senza spari<\/strong>, eppure ogni decisione pesa come un colpo di mortaio.<\/p>\n<p>La fotografia di Barry Ackroyd contribuisce in modo decisivo a questa sensazione: la macchina da presa si muove nervosa tra i tavoli delle sale operative, indugia sui volti dei militari e dei politici mentre cercano di interpretare segnali incomprensibili, alterna dettagli minimi a campi larghi: Ackroyd viene dal cinema realista e documentario, e qui trasforma gli spazi di potere in ambienti saturi di tensione, pi\u00f9 simili a gabbie che a uffici di governo.<\/p>\n<p>Un altro elemento fondamentale per sostenere la tensione, \u00e8 il suono: il terrore nucleare \u00e8 invisibile, e per renderlo tangibile vengono usati i bip intermittenti dei radar, il brusio costante delle comunicazioni radio, i silenzi improvvisi che parlano senza dire: tutto \u00e8 studiato per amplificare il senso di attesa, e ogni spettatore finisce per sentirsi parte di quel sistema nervoso in fibrillazione, prigioniero di un ritmo che non d\u00e0 tregua.<\/p>\n<p>            \u201cNon \u00e8 un altro stupido\u201d\u2026 disaster movie<\/p>\n<p>Sono questi meccanismi che rendono il film molto diverso da quello che ci si potrebbe aspettare guardando solo il trailer. Di solito un disaster movie regge la tensione alternando momenti di calma apparente a grandi scene d\u2019azione. In A House of Dynamite, invece, la tensione \u00e8 continua, senza clamori ma pi\u00f9 subdola. <strong>Non ci sono sequenze \u201cspettacolari\u201d nel senso classico, ma una lunga immersione in cui il tempo si dilata e ogni minuto sembra eterno<\/strong>. Lo spettatore diventa parte di tutto questo: non pu\u00f2 fare altro che aspettare, come i personaggi, che qualcosa accada. \u00c8 un cinema che ribalta le regole hollywoodiane, e proprio per questo funziona.<\/p>\n<p>La sceneggiatura di A House of Dynamite \u00e8 costruita come un mosaico di punti di vista: non c\u2019\u00e8 un unico eroe che guida la narrazione, non c\u2019\u00e8 un presidente che sale sull\u2019aereo per pilotare la nazione verso la salvezza, non ci sono scienziati pronti a sacrificarsi all\u2019ultimo minuto per deviare la traiettoria del missile. Quello che vediamo \u00e8 un coro di voci: militari, politici, consiglieri, tecnici, tutti impegnati a interpretare segnali ambigui.<\/p>\n<p>Bigelow sceglie di sottrarre invece che aggiungere: se Armageddon o Independence Day facevano della catastrofe il motore dell\u2019azione, qui la catastrofe \u00e8 solo una possibilit\u00e0, un\u2019ombra che incombe. Il film non si muove verso la grande esplosione finale, ma resta sospeso, trattenuto in un presente che non si scioglie mai. La tensione nasce proprio da questa rinuncia: <strong>il cinema hollywoodiano ci ha abituati a pensare che ogni disastro contenga gi\u00e0 in s\u00e9 la sua catarsi, mentre <\/strong><strong>A House of Dynamite<\/strong><strong> ci lascia in una condizione di incertezza che \u00e8 molto pi\u00f9 inquietante.<\/strong><\/p>\n<p>Anche i personaggi rispecchiano questa logica. Non ci sono eroi puri, ma figure contraddittorie, ognuna con il proprio carico di paure e di responsabilit\u00e0. Il presidente, interpretato da Idris Elba, non \u00e8 un comandante carismatico alla Harrison Ford: \u00e8 un uomo costretto a prendere decisioni sproporzionate rispetto alle informazioni che ha. La comandante Olivia Walker (Rebecca Ferguson) non \u00e8 la super-soldata invincibile: \u00e8 un\u2019ufficiale che lotta contro il tempo, contro i limiti della tecnologia e con la paura per la sua famiglia. Persino i personaggi minori, come il generale di Tracy Letts o il segretario della difesa di Jared Harris, sono tratteggiati come uomini sotto pressione, non come pedine pronte al sacrificio per la bandiera.<\/p>\n<p>In questo modo il film rovescia i clich\u00e9 del cinema catastrofico americano: non ci offre il conforto della vittoria n\u00e9 la commozione del sacrificio eroico, ma ci consegna un\u2019umanit\u00e0 fragile, smarrita, costretta a navigare nel buio, e ci obbliga a guardarla da vicino, senza scappatoie, senza l\u2019illusione che qualcuno arriver\u00e0 a salvarci all\u2019ultimo minuto.<\/p>\n<p>Una paura mai sopita<\/p>\n<p>Se A House of Dynamite funziona \u00e8 anche per la lucidit\u00e0 con cui Kathryn Bigelow affronta un tema politico scomodo: la normalizzazione della minaccia nucleare. L\u2019idea che la possibilit\u00e0 dell\u2019annientamento reciproco sia diventata parte della nostra quotidianit\u00e0, accettata come \u201cdifesa\u201d e interiorizzata fino a sembrare naturale.<\/p>\n<p>Bigelow attinge a un ricordo personale, raccontato anche nelle interviste: da bambina, durante la Guerra Fredda, le insegnavano a nascondersi sotto i banchi in caso di bombardamento atomico: un gesto ridicolo, se visto con occhi adulti, ma allo stesso tempo rivelatore di come intere generazioni abbiano imparato a convivere con l\u2019assurdit\u00e0. A House of Dynamite riattiva quella memoria, ma la spinge nel nostro presente, dove i radar e i sistemi antimissile sembrano offrire protezione, ma in realt\u00e0 ci ricordano che basta un errore per far precipitare il mondo nel baratro.<\/p>\n<p>Il film \u00e8 costruito proprio su questo paradosso: <strong>gli sforzi titanici di centri di comando ipertecnologici per difendersi da un attacco che, se arrivasse davvero, sarebbe quasi impossibile da fermare<\/strong>. I missili avvistati restano in volo per tutto il film, e la macchina del potere si agita per ore, \u00e8 un racconto che smaschera l\u2019assurdit\u00e0 della \u201cdeterrenza\u201d, mostrando che l\u2019unico esito possibile di una strategia simile \u00e8 il collasso.<\/p>\n<p>                 <img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/107357-a_house_of_dynamite_-_official_still_credits_netflix_2025_1__0.jpeg\" alt=\"persone in un aereo da guerra\" title=\"aereo da guerra\"\/><\/p>\n<p>            Raccontare la paura in modo diverso<\/p>\n<p>Una parte della forza di A House of Dynamite sta nel pensiero laterale con cui Bigelow costruisce le sue storie. La regista, prima donna a vincere l\u2019Oscar per la miglior regia (The Hurt Locker, 2010), ha costruito la sua carriera smontando i generi dall\u2019interno: in Point Break aveva trasformato l\u2019azione in un racconto di ossessioni, in Strange Days aveva usato la fantascienza per parlare di memoria e violenza, in Zero Dark Thirty aveva raccontato la caccia a Bin Laden senza mai cedere alla retorica patriottica. Qui compie un passo ulteriore: prende l\u2019estetica hollywoodiana dei disaster movie e la priva della catarsi, lasciando solo la tensione e la paura sospesa. \u00c8 un gesto radicale, ma perfettamente coerente con la sua poetica.<\/p>\n<p>Il cinema ha raccontato spesso la paura atomica: negli anni Sessanta Kubrick aveva scelto la satira con Il dottor Stranamore, mentre Fail safe di Sidney Lumet puntava su un realismo spietato, ambientato anch\u2019esso nelle sale di comando, poi negli anni Ottanta The day after aveva scioccato gli spettatori mostrando gli effetti di un conflitto nucleare su una citt\u00e0 americana. Bigelow sceglie una strada diversa: non mostra n\u00e9 la satira n\u00e9 la catastrofe, ma l\u2019attesa stessa, quella sospensione in cui tutto pu\u00f2 accadere e niente accade.<\/p>\n<p>Tra Netflix e la sala<\/p>\n<p>Il film arriva nelle sale l\u20198 ottobre, mentre l\u2019uscita su Netflix il 24 ottobre garantisce al film una visibilit\u00e0 globale, ma la dimensione sonora e visiva rendono la sala il luogo ideale per viverlo: \u00e8 l\u00ec che i bip dei radar e i silenzi improvvisi diventano davvero opprimenti. Detto questo, se proprio si dovesse scegliere uno solo dei titoli della Mostra del cinema da godere sul grande schermo, forse la priorit\u00e0 andrebbe data a <a href=\"https:\/\/ilbolive.unipd.it\/it\/news\/cultura\/venezia-82-frankenstein-guillermo-de-toro-recensione\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Frankenstein<\/a>, che punta tutto sulla potenza visiva e scenografica, concepita come un quadro dopo l\u2019altro. A House of Dynamite resta comunque un\u2019esperienza forte, ma il suo impianto claustrofobico regge benissimo anche su uno schermo domestico.<\/p>\n<p>In ogni caso, Bigelow ci consegna un film che non offre soluzioni n\u00e9 catarsi. L\u2019apocalisse nucleare resta in sospeso, e con essa resta sospesa la nostra sicurezza. Il cinema, qui, diventa specchio di un presente che non promette salvezza, ma che ci ricorda che viviamo costantemente in bilico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Kathryn Bigelow ha sempre amato raccontare il potere e la violenza attraverso i meccanismi della tensione. 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