{"id":18314,"date":"2025-07-30T15:18:20","date_gmt":"2025-07-30T15:18:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/18314\/"},"modified":"2025-07-30T15:18:20","modified_gmt":"2025-07-30T15:18:20","slug":"agrigento-capitale-della-cultura-e-dintorni-i-mille-tesori-di-un-territorio-oltre-le-polemiche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/18314\/","title":{"rendered":"Agrigento, Capitale della Cultura, e dintorni: i mille tesori di un territorio, oltre le polemiche"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Marcello Parilli<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">Un libro scava oltre la crosta di una candidatura nata tra infinite difficolt\u00e0. Per scoprire un mondo di persone, storie e iniziative che danno ancora speranza<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Chi frequenta questo spazio di Corriere.it (ma anche le pagine, digitali e non, del quotidiano dedicate ad architettura contemporanea, natura, paesaggi, design e cultura) conosce bene il nome di <b>Luca Bergamin<\/b>, che da anni il sabato propone all\u2019attenzione dei lettori <b>borghi italiani<\/b> pi\u00f9 o meno noti. Per la nostra rubrica Bergamin, giornalista free lance e fotografo per diverse testate nazionali e internazionali, veste ogni settimana i panni di un indagatore del territorio a cui piace non solo scoprire bellezze naturali, opere d\u2019arte e iniziative culturali e commerciali di un paesino o di un quartiere, ma anche descrivere e spesso dare voce a quella umanit\u00e0 che per scelta, abitudine, discendenza o affetto abita luoghi spesso sperduti, poveri di servizi o di opportunit\u00e0 economiche o dove il desiderio di modificare la propria realt\u00e0 si scontra con limiti politici, culturali o semplicemente strutturali.  Il suo ultimo libro, <b>La pi\u00f9 bella dei mortali &#8211; Nelle terre di Agrigento e della sua mitica costa<\/b> (Ediciclo Editore, pp 256, 18 euro), \u00e8 un esempio perfetto del suo modo di lavorare, cos\u00ec ricco di immagini, luoghi e voci che raccontano da vicino una realt\u00e0 che altrimenti sfuggirebbe a chi \u00e8 ormai abituato all\u2019intensit\u00e0 e all\u2019orizzontalit\u00e0 (per non dire, letteralmente, superficialit\u00e0) dell\u2019informazione.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Agrigento, oltre le ombre<\/b><br \/>Va fatta una piccola premessa: Bergamin, che \u00e8 mantovano ma vive in Salento e conosce bene il Sud, aveva gi\u00e0 scritto le prime pagine del suo libro quando Agrigento, tra mille polemiche, \u00e8 stata nominata <b>Capitale italiana della cultura per l\u2019anno 2025<\/b>. Da allora, dalla confusione nei progetti alla lentezza nel realizzarli, dalla mancanza di una visione culturale sull\u2019evento agli strafalcioni sulla cartellonistica stradale, fino a risvolti tragicomici come il rifacimento di alcune strade in occasione della visita del Presidente Mattarella, con relativa copertura dei tombini (che poi hanno dovuto essere ritrovati con il metal detector\u2026), la citt\u00e0 \u00e8 finita nel mirino della critica non ha pi\u00f9 dormito sonni tranquilli. Bergamin, prendendo atto di tutti i limiti del caso, ha per\u00f2 scelto una cifra narrativa diversa, pensando, parole sue, \u00abche fosse allora giunto il momento di dare luce a quei tasselli di bravura, capacit\u00e0 umana, che anche nelle geografie pi\u00f9 complesse, ai margini dell\u2019Italia, lontano dalle vie di comunicazione pi\u00f9 comode, riescono a germogliare, fare foglie e frutti\u00bb. Ecco allora che da questo scrigno di templi straordinari, da questa meravigliosa citt\u00e0 dell\u2019antichit\u00e0 assediata dai\u00a0\u00abtolli\u00bb, i palazzi di cemento cresciuti nel dopoguerra a colpi di sanatorie e condoni oltre ogni ragionevole misura (dai quattro piani previsti fino anche a dodici), emergono luoghi e storie che parlano di bellezza, di resistenza civile e urbana al degrado e alla mafia, di impegno personale di tanti Don Chisciotte che in tanti casi qui riportati, se magari con i mulini a vento non hanno trionfato, almeno hanno portato a casa qualche inaspettata vittoria e molti onorevoli pareggi. Ci sono i nomi e i cognomi, le parole di chi ci ha messo la faccia, i soldi, l\u2019esperienza, la reputazione per cambiare almeno un pezzetto di quella realt\u00e0, di chi ha gettato i semi che qualche pianta hanno gi\u00e0 fatto nascere.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Un lavoro da finire<\/b><br \/>Ma \u00e8 tutto il libro, che poi sconfina nel territorio fino alla costa, a trasformarsi in una sorta di lente di ingrandimento su una cartina stropicciata, su questo pezzo di Sicilia raccontato da penne appuntite e raffinate di local hero come Tomasi di Lampedusa, Pirandello, Sciascia e Camilleri, gente non certo abituata all\u2019indulgenza verso il proprio sangue ma capace di restituirne tutte le sfumature e le sensibilit\u00e0. Perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 ancora tanta umanit\u00e0 in questi paesi, in questi borghi dell\u2019entroterra o affacciati sul mare, ci sono re, signori, santi e dame di un tempo passato, e i sindaci, artigiani, albergatori, guide ecologiche, pastori, contadini, scultori, monache, pescatori di oggi, i cui racconti o la cui storia, pagina dopo pagina vanno a completare un puzzle complesso e imponente impreziosito da monumenti, castelli, teatri, templi, palazzi nobiliari, conventi, oasi e spiagge, e intessuto di tracce greche, romane, normanne, sveve, spagnole e borboniche, tra le tante (chi ama i riferimenti storici, archeologici e letterari trover\u00e0 in queste pagine pane per i suoi denti). Guardata un po&#8217; da lontano, l\u2019immagine finale che ne deriva, in questo lungo viaggio da Licata a Racalmuto, da Girgenti a Porto Empedocle, da Burgio a Sambuca  e sulla Costa del Mito, da Licata a Sciacca fino all\u2019isola di Linosa, \u00e8 ricchissima di suggestioni e probabilmente abbatter\u00e0 pi\u00f9 di un luogo comune su queste terre bellissime e tormentate, in fondo solo una parte di quell\u2019isola \u00abplurale\u00bb che \u00e8 la Sicilia descritta da Gesualdo Bufalino. Poi, in realt\u00e0, leggere un libro segnalato nel Bello dell\u2019Italia \u00e8 solo l\u2019inizio della storia. Per finire il \u00ablavoro\u00bb, come sempre, c&#8217;\u00e8 solo un&#8217;altra cosa da fare: partire.<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2025-07-30T00:26:25+02:00\">30 luglio 2025 ( modifica il 30 luglio 2025 | 12:02)<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Marcello Parilli Un libro scava oltre la crosta di una candidatura nata tra infinite difficolt\u00e0. 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