{"id":184382,"date":"2025-10-26T04:45:13","date_gmt":"2025-10-26T04:45:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/184382\/"},"modified":"2025-10-26T04:45:13","modified_gmt":"2025-10-26T04:45:13","slug":"oriente-occidente-di-rampini-cosa-pensano-davvero-i-cinesi-degli-americani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/184382\/","title":{"rendered":"Oriente Occidente di Rampini | Cosa pensano (davvero) i cinesi degli americani"},"content":{"rendered":"<p class=\"chapter-paragraph\">Cosa pensa la leadership cinese dell&#8217;America (oppure, che cosa vuole che ne pensino i cinesi&#8230;)? Che \u00e8 uno \u00abStato fallito\u00bb.<b> Diagnosi tremenda, perfino offensiva. <\/b>Ma \u00e8 proprio quello che si pu\u00f2 leggere su un importante giornale governativo di Pechino.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Grazie alla segnalazione di <b>Bill Bishop<\/b> e alla sua preziosa newsletter Sinocism, eccovi uno squarcio nel linguaggio corrente che i dirigenti cinesi usano a proposito <b>dell&#8217;altra superpotenza.<\/b> Al termine di questo estratto aggiungo qualche mia considerazione, pi\u00f9 un&#8217;altra lettura, per situare il contesto.\u00a0    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il commento sul Beijing Daily \u00e8 stato pubblicato mentre i responsabili politici cinesi si preparavano a delineare <b>piani economici a lungo termine<\/b>, in un contesto di competizione sempre pi\u00f9 intensa con Washington. Eccone la sintesi e alcuni estratti:\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abDov\u2019\u00e8 la dignit\u00e0 di <b>una grande potenza<\/b>? Per decenni gli Stati Uniti hanno mantenuto la loro immagine scintillante grazie all\u2019egemonia globale, ma ora sono entrati in una spirale discendente di declino\u00bb, afferma il <b>giornale governativo<\/b> (la precisazione \u00e8 quasi superflua: nella Repubblica Popolare i media sono tutti controllati dal governo, questo per\u00f2 \u00e8 fra gli organi pi\u00f9 accreditati, ndr).\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abL\u2019aureola \u00e8 sempre stata un\u2019illusione, e il mito era fragile. Per usare le stesse parole di <b>Trump<\/b>: l\u2019America, sotto molti aspetti, \u00e8 diventata uno Stato fallito, sta \u201cmorendo dall\u2019interno\u201d\u00bb. (Per essere precisi, Trump in campagna elettorale nel suo dibattito televisivo con Biden a inizio estate 2024 parl\u00f2 in realt\u00e0 di <b>\u00abfailing nation\u00bb <\/b>descrivendo l&#8217;America come una nazione che sta fallendo; \u00abStato fallito\u00bb invece \u00e8 un&#8217;espressione che si usa per paesi poveri dove le istituzioni sono sfasciate e non riescono a fornire <b>ordine pubblico, sicurezza, e altri servizi di prima necessit\u00e0,<\/b> ndr).\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abGettando torrenti di &#8220;fango&#8221;, lasciando volare \u201cparole sporche\u201d\u2026 Che la si guardi o meno attraverso un filtro, \u00e8 difficile capire: com\u2019\u00e8 possibile che la politica americana sia diventata<b> cos\u00ec priva di dignit\u00e0?<\/b> Rispetto al teatro politico che si svolge sulla scena, la realt\u00e0 americana \u00e8 forse ancora pi\u00f9 imbarazzante? Basta guardare gli Stati Uniti da inizio anno. All\u2019inizio dell\u2019anno, gli incendi di <b>Los Angeles<\/b> hanno bruciato l\u2019aureola di <b>Hollywood<\/b>. La gente ha scoperto che il tanto ripetuto mantra americano dell\u2019\u201cuguaglianza per tutti\u201d era solo una frase vuota; la decantata dinamicit\u00e0 del sistema americano si \u00e8 rivelata debole; e l\u2019interesse politico personale ha avuto la precedenza sulla vita umana. Da marzo, il governo degli Stati Uniti ha messo in scena una farsa: \u201cUsare i <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/economia\/aziende\/25_ottobre_25\/dazi-usa-le-pmi-italiane-si-riposizionano-il-40-non-sa-se-riuscira-a-sostituire-i-volumi-persi-b6c6bf11-19b4-44d2-ae20-f7cc353cfxlk.shtml\" title=\"Dazi Usa, le Pmi italiane si riposizionano: \u00abIl 40% non sa se riuscir\u00e0 a sostituire i volumi persi\u00bb\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">dazi<\/a> per imporre estorsioni al mondo intero\u201d. Il suo volto avido e capriccioso \u00e8 diventato odioso. La frase di Trump,<b> \u201cmolti Paesi si affrettano a leccarmi il sedere\u201d<\/b>, ha messo a nudo la sua arroganza e presunzione \u2014 e ha abbassato ulteriormente l\u2019asticella della volgarit\u00e0. A met\u00e0 anno, lo spettacolo della <b>rottura fra Trump e Musk<\/b> non solo ha mostrato come il \u201cduetto tra potere e capitale\u201d guidi la politica americana, ha anche chiarito che \u201cprima gli interessi, ognuno per s\u00e9\u201d \u00e8 la logica fondamentale della politica degli Stati Uniti. Episodio dopo episodio si \u00e8 strappata <b>la splendida veste di Zio Sam<\/b>, lasciando esposto il disonore dell\u2019impero e facendo improvvisamente capire al mondo: ecco cos\u2019\u00e8 l\u2019America \u2014 questa \u00e8 la vera America. L\u2019aureola \u00e8 un miraggio; il mito \u00e8 fragile. Per usare le parole di Trump: sotto molti aspetti, gli Stati Uniti sono diventati uno Stato fallito, <b>che \u201cmuore dall\u2019interno\u201d.<\/b>\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Qui si conclude l&#8217;estratto dal giornale cinese. Per capirne la portata, \u00e8 bene sapere che <b>la propaganda cinese<\/b> non \u00e8 mai stata tenera con gli Stati Uniti. Metterne a nudo i problemi, dalla criminalit\u00e0 alle sparatorie, dalle diseguaglianze alla litigiosit\u00e0 politica, \u00e8 sempre stato un modo per dire implicitamente ai cinesi: non vi fate tentare dalle sirene della democrazia,<b> \u00e8 un sistema politico molto peggiore del nostro<\/b>. Queste descrizioni vengono somministrate al popolo cinese da molti anni, non sono specifiche dell&#8217;era Trump.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Se c&#8217;\u00e8 stato un momento di svolta, in cui <b>il linguaggio di Pechino \u00e8 diventato pi\u00f9 severo,<\/b> \u00e8 il 2008. Quell&#8217;anno, con la crisi dei mutui subprime, il fallimento Lehman, il crac di Wall Street e poi la grande recessione che dall&#8217;America si \u00e8 propagata a tutto l&#8217;Occidente e anche ad altre parti del mondo (ma non in Cina),<b> la nomenclatura comunista<\/b> ha avuto una sorta di \u00abEpifania\u00bb, la rivelazione plateale &#8211; almeno dal suo punto di vista &#8211; della superiorit\u00e0 del suo modello.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Poi nel 2012 \u00e8 arrivato al potere <b><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/esteri\/25_ottobre_23\/sanzioni-usa-petrolio-russo-cosa-cambia-perche-credibilita-trump-cina-e4559e88-c455-4aa0-8853-7235b35d1xlk.shtml\" title=\"Le sanzioni di Trump contro la Russia di Putin funzioneranno? Qual \u00e8 la vera posta in gioco (e cosa far\u00e0 la Cina)\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Xi Jinping<\/a>,<\/b> ultra-nazionalista e arciconvinto che l&#8217;America \u00e8 in declino, la Cina in ascesa. Da allora i toni con cui i media cinesi descrivono \u00abl&#8217;inferno\u00bb americano sono ancora pi\u00f9 accesi. <b>Malato terminale, civilt\u00e0 malata e moribonda,<\/b> avviata verso il crollo: sono temi ricorrenti da molti anni quando la nomenclatura comunista cinese parla dell&#8217;America.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Non \u00e8 detto che questa propaganda faccia davvero presa sulla popolazione. Non tutta, perlomeno. In un recente incontro con delle studentesse cinesi a <b>Cornell<\/b>, il Politecnico sulla Roosevelt Island di Manhattan, le ho sentite intenzionate a non tornare in patria al termine degli studi bens\u00ec a <b>trovarsi un lavoro in America: <\/b>il dislivello di paga \u00e8 troppo elevato, mentre il mercato del lavoro cinese langue e la disoccupazione giovanile tra neolaureati \u00e8 altissima.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">A questo proposito vi propongo qui sotto la sintesi di un reportage del Wall Street Journal, firmato da <b>Hannah Miao<\/b>, sul male oscuro che affligge l&#8217;economia cinese e che viene chiamato \u00abinvoluzione\u00bb: <b>La Cina vive una crisi silenziosa, ma profonda. <\/b>Il motore della sua crescita \u2014 la competizione \u2014 si sta trasformando in una trappola. L\u2019eccesso di concorrenza, anzich\u00e9 stimolare innovazione e produttivit\u00e0, erode i margini di profitto, <b>deprime i salari, <\/b>e alimenta una spirale deflazionistica.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00c8 la <b>\u00abinvolution\u00bb<\/b>, parola divenuta celebre tra i giovani cinesi, oggi usata anche dagli economisti per descrivere un sistema economico che si logora in un affanno senza progresso. Il termine <b>\u00abneijuan\u00bb<\/b>, nato in ambito antropologico, significava originariamente \u00absviluppo senza avanzamento\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">In Cina \u00e8 diventato sinonimo di una societ\u00e0 bloccata in una competizione sterile: scuole, uffici, fabbriche dove tutti corrono pi\u00f9 veloci, ma restano fermi. Una condizione psicologica e sociale che riflette un meccanismo economico di fondo: <b>troppa offerta, poca domanda,<\/b> prezzi in caduta, profitti evaporati. Negli ultimi anni, la leadership di Xi Jinping ha reagito al crollo del mercato immobiliare spingendo la manifattura come leva anticrisi.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Prestiti, sussidi, incentivi fiscali si sono concentrati nei settori high-tech: <b>auto elettriche, pannelli solari, batterie, robotica, semiconduttori<\/b>. Ma questo \u00abkeynesismo industriale\u00bb ha prodotto un effetto perverso: un eccesso di capacit\u00e0 produttiva che genera guerre dei prezzi e deflazione. Nel settore automobilistico si contano pi\u00f9 di cento produttori di veicoli elettrici. La concorrenza \u00e8 cos\u00ec estrema che molte aziende vendono sotto costo.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Il gigante BYD, <\/b>simbolo del \u00abmiracolo elettrico\u00bb cinese, offre modelli a meno di 8.000 dollari. Solo il 30% dei concessionari \u00e8 in utile. Gli altri sopravvivono tagliando stipendi, riducendo personale, comprimendo ogni anello della filiera.<b> Il risultato \u00e8 un paradosso:<\/b> mentre la Cina vuole conquistare la leadership globale nelle tecnologie del futuro, la sua economia interna si avvita in una corsa al ribasso. <b>I prezzi al consumo restano fermi, <\/b>quelli alla produzione calano da quattro anni consecutivi. Il potere d\u2019acquisto delle famiglie ristagna.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">I giovani lavoratori scherzano amaramente su un nuovo ritmo di lavoro: dal vecchio \u00ab996\u00bb (dalle 9 alle 21 per sei giorni) si \u00e8 passati al <b>\u00ab007\u00bb (tutto il giorno, tutti i giorni)<\/b>. L\u2019involution ha dunque una doppia faccia: economica e sociale. \u00c8 il prezzo di un modello di sviluppo basato su investimenti e produzione, non su consumi e redditi.\u00a0La Cina produce troppo, consuma troppo poco. L\u2019ossessione dell\u2019autosufficienza industriale \u2014<b> il sogno di Xi di rendere la Cina indipendente dall\u2019Occidente nelle tecnologie avanzate<\/b> \u2014 spinge a una sovrapproduzione cronica che deprime la domanda e comprime i salari. Il fenomeno non \u00e8 nuovo.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Gi\u00e0 un decennio fa Pechino aveva dovuto affrontare l\u2019eccesso di offerta nell\u2019acciaio e nel carbone, chiudendo <b>impianti \u00abzombie\u00bb<\/b> e imponendo limiti produttivi. Ma allora la crisi riguardava le imprese statali. Oggi investe anche il settore privato, in comparti come l\u2019elettronica, <b>i veicoli elettrici e i servizi digitali<\/b>.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00a0\u00c8 una malattia sistemica, non pi\u00f9 confinata a un singolo settore. Le implicazioni geopolitiche sono rilevanti. Le industrie cinesi, schiacciate da una domanda interna debole, cercano sbocchi all\u2019estero. Da qui<b> la nuova ondata di esportazioni a basso costo <\/b>che preoccupa Stati Uniti, Europa e Paesi emergenti. Washington, che ha riacceso le tensioni commerciali sotto la seconda amministrazione Trump, considera questa vulnerabilit\u00e0 <b>una leva negoziale: <\/b>la Cina ha pi\u00f9 da perdere in una guerra dei dazi. Gli economisti concordano: finch\u00e9 Pechino non ridurr\u00e0 la dipendenza da investimenti e produzione, la spirale deflazionistica continuer\u00e0.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abL\u2019involution \u00e8 al tempo stesso un pregio e un difetto del modello cinese\u00bb sintetizza Larry Hu di Macquarie. Pregio, perch\u00e9 rivela una straordinaria capacit\u00e0 produttiva. Difetto, perch\u00e9 <b>non \u00e8 sostenibile nel lungo periodo. <\/b>Le ricette proposte dagli analisti internazionali convergono: bisogna stimolare i consumi. Significa restituire fiducia ai risparmiatori, rianimare il mercato immobiliare, potenziare il welfare, riformare il sistema fiscale e dare pi\u00f9 spazio ai servizi.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il Fondo Monetario Internazionale invita Pechino a \u00abspostare il baricentro\u00bb dell\u2019economia verso la domanda interna, riducendo il peso delle politiche industriali. <b>Ma la transizione \u00e8 difficile. <\/b>Il Partito Comunista teme che ridurre la produzione possa provocare un crollo della crescita e disoccupazione di massa. Cos\u00ec si procede con cautela: <b>linee guida per vietare la vendita sotto costo<\/b>, incentivi a ridurre la capacit\u00e0 produttiva nei settori saturi, restrizioni ai nuovi investimenti.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Negli ultimi mesi qualche segnale incoraggiante \u00e8 apparso: la deflazione dei prezzi alla produzione si \u00e8 attenuata, <b>i profitti industriali sono risaliti del 20% in agosto.<\/b> Tuttavia la ripresa resta fragile. Un editoriale del People\u2019s Daily ha ammesso le difficolt\u00e0, ma le ha definite \u00abdolori di crescita\u00bb di una trasformazione inevitabile verso un\u2019economia tecnologica pi\u00f9 sofisticata.\u00a0<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">In altre parole: Pechino non intende abbandonare la rotta dell\u2019industrializzazione avanzata, anche a costo di prolungare la fase dolorosa dell\u2019involution. In sintesi, <b>la Cina si trova a un bivio: <\/b>o accetta di rallentare per riequilibrare il suo modello economico, o continuer\u00e0 a correre a vuoto, vittima di quella stessa concorrenza che un tempo ne rappresentava la forza. L\u2019involution non \u00e8 solo un problema economico. <b>\u00c8 il simbolo di una civilt\u00e0 che ha spinto al massimo la logica della performance<\/b>, fino a trasformarla in autolesione collettiva.<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2025-10-25T13:17:29+02:00\" content=\"2025-10-25\">25 ottobre 2025<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Cosa pensa la leadership cinese dell&#8217;America (oppure, che cosa vuole che ne pensino i cinesi&#8230;)? 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