{"id":185038,"date":"2025-10-26T15:02:24","date_gmt":"2025-10-26T15:02:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/185038\/"},"modified":"2025-10-26T15:02:24","modified_gmt":"2025-10-26T15:02:24","slug":"la-gioconda-rubata-al-louvre-nascosta-a-casa-di-mia-nonna-il-libro-di-germana-marini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/185038\/","title":{"rendered":"&#8216;La Gioconda rubata al Louvre nascosta a casa di mia nonna&#8217;: il libro di Germana Marini"},"content":{"rendered":"<p>    \t\t\tIl clamoroso furto dei gioielli napoleonici al Museo del Louvre di Parigi non poteva non richiamare all\u2019attenzione delle cronache quell\u2019altro furto di oltre un secolo fa, forse ancora pi\u00f9 clamoroso: era l\u2019anno 1911, quando l\u2019italiano Vincenzo Peruggia sottrasse nientemeno che la tavola della \u201cGioconda\u201d di Leonardo, allora non ancora celeberrima come lo sarebbe diventata in seguito. Lo stesso furto contribu\u00ec alla sua rinomanza.<br \/><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/gioconda__12_.jpg\" alt=\"gioconda__12_.jpg (457 KB)\" width=\"800\" height=\"715\"\/><br \/>Che c\u2019entriamo, noi lecchesi? Nulla, diremmo. Peruggia era un imbianchino e decoratore di Dumenza, paese nei pressi del lago Maggiore, emigrato in Francia, come molti altri della sua terra, alla ricerca di un lavoro meno da fame di quanto fosse la vita nelle nostre contrade all\u2019epoca ben misere. La storia si snoda tutta l\u00ec: tra Dumenza, Parigi e viceversa. Tutt\u2019al pi\u00f9 Firenze. E mettiamoci anche Londra.\u00a0<br \/>Ma Lecco? Niente. Zia Jole a parte. Che non era di Lecco pur avendovi soggiornato per un periodo imprecisato, ospite di una nipote &#8211; Germana Marini &#8211; che a Lecco sarebbe arrivata in seguito e che avrebbe poi acquisito anche una certa notoriet\u00e0 per la pubblicazione di alcune raccolte di poesie e altri libri. Uno dei quali \u00e8 appunto dedicato a quella storia della Gioconda nella versione confidatagli segretamente proprio dalla zia Jole. <br \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/gioconda__3_.jpg\" alt=\"gioconda__3_.jpg (64 KB)\" width=\"400\" height=\"452\"\/><\/p>\n<p>Zia Jole con Germana bambina<\/p>\n<p>Una versione che molto si discosta da quella data ormai per assodata. E di cui si \u00e8 scritto in molti libri storici o romanzati, in fumetti e storie per bambini, raccontata anche in film e sceneggiati televisivi. Ispirando inoltre altre infinite varianti. Lo stesso Archivio storico di Firenze vi ha dedicato non poco spazio sul proprio sito internet.<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/gioconda__13_.jpg\" alt=\"gioconda__13_.jpg (90 KB)\" width=\"400\" height=\"569\"\/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/gioconda__14_.jpg\" alt=\"gioconda__14_.jpg (38 KB)\" width=\"260\" height=\"600\"\/>In sintesi, la vicenda \u00e8 questa. Vincenzo Peruggia, nato a Dumenza l\u20198 ottobre 1881, studia fino alla terza elementare; dodicenne va a lavorare a Milano dove impara il mestiere di imbianchino e decoratore, vi resta sette anni per poi seguire il padre muratore a Lione e lavorare in una fabbrica di vernici finch\u00e9 resta intossicato dal piombo utilizzato per le produzione; decide quindi di rientrare in Italia per guarire e viene pure convocato per la visita di leva, ma \u00e8 scartato perch\u00e9 di gracile costituzione (per\u00f2 anni pi\u00f9 tardi, con lo scoppio della Prima guerra mondiale, verr\u00e0 buono anche lui). Nel 1907 torna in Francia lavorando un\u2019impresa con incarichi delicati, per esempio la cura dei quadri esposti al Museo del Louvre. Ed \u00e8 cos\u00ec che matura l\u2019idea e il 22 agosto 1911, un luned\u00ec che anche allora era giorno tradizionale di chiusura dei musei, stacca il quadro dalla parete, si libera di cornice e vetro, lo avvolge in un camice e se lo porta a casa, in rue de l\u2019H\u00f4pital Saint Louis, in uno dei quartieri popolari della citt\u00e0. In quella casa, la tavola in legno \u2013 77 centimetri per 93 \u2013 sarebbe rimasta per oltre due anni.\u00a0<br \/>Dopo un misterioso viaggio a Londra, nel novembre 2013, Peruggia, firmandosi Leonardo V. (a suo modo beffardo: quella V star\u00e0 poi per Vinci) scrive a un antiquario fiorentino proponendogli di acquistare a prezzo di favore la \u201cGioconda\u201d affinch\u00e9 andasse ad arricchire le collezioni della Galleria degli Uffizi. L\u2019antiquario sembra abboccare e \u201cmonsieur V.\u201d scende a Firenze alloggiando all\u2019Hotel Tripoli (che poi, proprio per l\u2019accaduto, sar\u00e0 rinominato Hotel Gioconda e accoglier\u00e0 turisti ancora negli anni Duemila). La Polizia lo arresta senza difficolt\u00e0. Il quadro leonardesco viene restituito alla Francia, non prima di brevissime esposizioni a Firenze, Roma e Milano con migliaia di visitatori a mettersi in coda per poterlo ammirare. Pi\u00f9 per il richiamo della cronaca che per autentico interesse artistico: come accade pure oggi.\u00a0<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/gioconda__10_.jpg\" alt=\"gioconda__10_.jpg (81 KB)\" width=\"400\" height=\"480\"\/>Processato, nel giugno 1914 Peruggia viene condannato a un anno e 15 giorni di carcere. Nel processo d\u2019appello del successivo 29 luglio, la pena \u00e8 ridotta a sette mesi e otto giorni. In definitiva gi\u00e0 scontati e quindi viene scarcerato. Torna a Dumenza per poi essere arruolato e spedito al fronte, resta travolto dalla rotta di Caporetto e arrestato dagli austrici. Finita la guerra, torna al paese natale, sposa Annunciata Rossi e, dopo la nascita della figlia Celestina, riemigra in Francia con la famiglia. Per ingannare le autorit\u00e0 francesi, sul passaporto usa il secondo nome, Pietro. Muore d\u2019infarto l\u20198 ottobre 1925, giorno del suo compleanno. E sono &#8211; \u00a0proprio in questo mese &#8211; cent\u2019anni giusti giusti. Vai a pensare che i ladri del Louvre non abbiano, pur con qualche giorno di ritardo, voluto celebrarne proprio questo centenario. Sarebbe suggestivo.\u00a0<br \/>Mistero dei misteri, infine, nel 1947 verr\u00e0 ritrovato in Alta Savoia un clochard morto, con in tasca documenti intestati proprio a Pietro Peruggia. La spiegazione che viene data \u00e8 che al nostro imbianchino fossero stati a suo tempo rubati i documenti e non avesse sporto regolare denuncia.<br \/>Da parte sua, il \u201cnostro eroe\u201d giustifica il suo gesto come un tentativo di restituire all\u2019Italia almeno una delle tante opere d\u2019arte sottratte da Napoleone al nostro Paese. In realt\u00e0, la Gioconda non faceva parte del bottino napoleonico (era stato lo stesso Leonardo a portarsela in Francia), ma Peruggia sente spesso i visitatori del Louvre raccontare come molti di quei quadri fossero italiani e avrebbero forse dovuto tornare in patria. Per Peruggia, la Gioconda \u00e8 stata dipinta da un italiano e tanto basta. Perdipi\u00f9 \u00e8 pi\u00f9 facile da trafugare rispetto ad altre opere di dimensioni maggiori sulle quali aveva inizialmente posato gli occhi.<br \/>A grandi linee, questa \u00e8 la storia del furto della Gioconda e del suo autore. Raccontata, come detto, in diversi modi. Citiamo solo qualche titolo non essendo l\u2019intento nostro di tracciare una vera e propria bibliografia. Lo storico inglese Donald Sasson si occup\u00f2 del caso nel suo libro \u201cLa Gioconda. L\u2019avventurosa storia del quadro pi\u00f9 famoso del mondo\u201d (pubblicato nel 2001 e in edizione italiana l\u2019anno seguente dall\u2019editore Carocci).<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/gioconda__7_.jpg\" alt=\"gioconda__7_.jpg (90 KB)\" width=\"300\" height=\"428\"\/>Tra le altre cose, Sasson, che tra l\u2019altro prende per buona la morte di Peruggia nel 1947, ci dice come nel 1911, in Francia, \u00abla cultura popolare sfrutt\u00f2 appieno il furto: canzoni, cartoline, spettacoli di cabaret e variet\u00e0 presero di mira il servizio di sicurezza del Louvre\u00bb e \u00abmeno di due settimane dopo il furto venne presentato un cortometraggio umoristico\u00bb, oltre naturalmente alle polemiche artistiche e politiche, condite da una buona dose di antisemitismo (c\u2019erano ancora gli echi del cosiddetto affare Dreyfus).<br \/>\u201cIl genio criminale. Storie di spie, ladri e truffatori\u201d \u00e8 invece un volume uscito per Mondadori nel 2009, curato dal giallista Carlo Lucarelli e dal criminologo Massimo Picozzi. Vi si ricostruiscono le figure di alcuni protagonisti di fatti di cronaca: Peruggia figura come \u201cil ladro\u201d, accanto, tra gli altri, al \u201csequestratore\u201d Graziano Mesina, al \u201cbandito\u201d Felice Maniero, alla \u201cpredatrice televisiva\u201d Wanna Marchi. Sull\u2019imbianchino di Dumenza, gli autori si chiedono: \u00abE\u2019 difficile capire cosa passi per la testa del ladro. Cosa vuole? Vuole dei soldi? Oppure \u00e8 davvero mosso da spirito patriottico? E poi, dopo aver religiosamente custodito il ritratto per pi\u00f9 di due anni, perch\u00e9 affidarlo a un estraneo senza alcuna garanzia?\u00bb.<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/gioconda__16_.jpg\" alt=\"gioconda__16_.jpg (73 KB)\" width=\"300\" height=\"429\"\/>Vi \u00e8 poi \u201cIl furto della Gioconda\u201d dello storico francese Jean-Yves Le Naour uscito nel 2013 (in Italia per le edizioni Odoya). Ma soprattutto vi \u00e8 l\u2019imprescindibile e documentatissimo libro pubblicato nel 2016 dall\u2019editore varesino Pietro Macchione che lo ha curato in prima persona e dal titolo che \u00e8 un poema: \u201cIo Vincenzo Peruggia da Dumenza ho rubato la Gioconda e per 28 mesi l\u2019ho tenuta tutta per me. Chi mai \u00e8 stato pi\u00f9 felice?\u201d<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/gioconda__11_.jpg\" alt=\"gioconda__11_.jpg (106 KB)\" width=\"300\" height=\"417\"\/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/gioconda__8_.jpg\" alt=\"gioconda__8_.jpg (73 KB)\" width=\"300\" height=\"458\"\/>Come detto, in alcuni punti le ricostruzioni divergono. Tutte sono per\u00f2 concordi nel dire che dall\u2019agosto 2011 al novembre 2013, la Gioconda rest\u00f2 sempre a Parigi. Nella stanza di Vincenzo Peruggia che solo per un breve periodo, temendo fosse danneggiata dall\u2019umidit\u00e0 della propria stanza, l\u2019affid\u00f2 a un amico, Vincenzo Lancellotti, riprendendosela dopo essere riuscito a procurarsi una buona cassa in cui deporre il dipinto<br \/>La zia Jole, per\u00f2, la raccontava diversamente, confidandosi con la nipote che ne avrebbe poi dato conto nel libro \u201cLa Gioconda sotto la tovaglia di mia nonna\u201d (edizioni Carabba, 2021) che avrebbe finalmente dovuto svelare la verit\u00e0 sul \u201ccaso\u201d e che invece confonde ancora pi\u00f9 le idee per alcune incongruenza o perch\u00e9 a poco a poco sembra che il ricordo dell\u2019intreccio, da parte della zia o della nipote, fosse andato sbiadendo.<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/gioconda__6_.jpg\" alt=\"gioconda__6_.jpg (50 KB)\" width=\"300\" height=\"451\"\/>La nipote in questione, comunque, \u00e8 Germana Marini, nata a Racconigi in provincia di Cuneo nel 1943, venuta ad abitare a Pescarenico con la famiglia a soli tre anni e deceduta nel 2022, un anno dopo l\u2019uscita della \u201csua\u201d Gioconda. Aveva probabilmente pensato fosse ormai venuto il momento di raccontare.\u00a0<br \/>E\u2019 questo il filo che ci porta a Dumenza. Ricostruiamo, dunque, la linea genealogica come ce la presenta la stessa Marini. Pur con qualche tassello mancante che pone pi\u00f9 d\u00ec un interrogativo.\u00a0<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/gioconda__1_.jpg\" alt=\"gioconda__1_.jpg (53 KB)\" width=\"400\" height=\"410\"\/>Nel 1885, a Dumenza, da pap\u00e0 Federico e mamma Germania (si chiamava proprio cos\u00ec) nasceva Giuseppina Rossi, unica femmina di cinque fratelli: i quattro maschi sarebbero tutti emigrati in Francia e due non avrebbero fatto ritorno, uno morto di broncopolmonite e l\u2019altro in un incidente sul lavoro. All\u2019et\u00e0 di 21 anni, Giuseppina sposava Adolfo Marini, un finanziere di Ancona che prestava servizio sul confine italo-svizzero del Luinese. Il primo incontro, peraltro, non fu tra i pi\u00f9 promettenti: per un qualche motivo, infatti, il doganiere aveva multato la giovane Giuseppina, \u00abtorto che lei non avrebbe mai cessato d\u2019imputargli\u00bb.<br \/>Giuseppina segu\u00ec poi \u00abil coniuge per anni nelle varie localit\u00e0 dove, via via, era stato destinato, stabilendo infine la loro fissa dimora a Lecco\u00bb. Dove pi\u00f9 avanti nel tempo sarebbe appunto \u00a0arrivata per altre vie anche Germana. Ma di Giuseppina e del marito Adolfo non ci viene detto quando e per quanto. Ma solo che \u00abGiuseppina si era tuttavia imposta affinch\u00e9 le fosse concesso di far ritorno a Dumenza ad ogni occasione propizia, specie nelle vacanze estive. (\u2026) Durante quelle lunghe permanenze, a Giuseppina riusciva di mantenere rapporti stretti con parenti e amici.\u00bb<br \/>In quanto a nozze, inoltre, uno dei due fratelli sopravvissuti di Giuseppina e cio\u00e8 Giuseppe detto \u201cPep\u201d aveva sposato Maria Peruggia, sorella di Vincenzo. E si cominciano a stringere i legami. Inoltre, Giuseppina e Giuseppe erano cugini di primo grado di Annunciata Rossi che, abbiamo visto, avrebbe sposato proprio Vincenzo.<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/gioconda__15_.jpg\" alt=\"gioconda__15_.jpg (53 KB)\" width=\"300\" height=\"452\"\/><\/p>\n<p>Vincenzo Peruggia e Annunciata Rossi<\/p>\n<p>Giuseppina ebbe quattro figli: il primogenito, Alessandro, sarebbe diventato il padre di Germana e la terzogenita \u00e8 appunto la zia Jole. Quando Germana nacque, la storia del furto della Gioconda da parte di Vincenzo Peruggia era gi\u00e0 bell\u2019e dimenticata, tanto pi\u00f9 che erano altri i problemi a cui pensare: una nuova terribile guerra e poi la ricostruzione e poi eccetera\u2026<br \/>Di Annunciata Rossi, per\u00f2, la nonna Giuseppina non era stata solo cugina \u2013 racconta Marini -, ma anche confidente, consigliera, pi\u00f9 che una sorella maggiore. Le dava lezioni di cucito e suggerimenti per la vita.<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/gioconda__2_.jpg\" alt=\"gioconda__2_.jpg (67 KB)\" width=\"400\" height=\"502\"\/><\/p>\n<p>Nonna Giuseppina a 21 anni<\/p>\n<p>Anche a proposito di Vincenzo: \u00abZia Jole mi raccontava che sua madre si era accompagnata spesso ad Annunciata in lunghe passeggiate, durante le quali non mancava di perorare la causa del suo innamorato\u00bb.<br \/>Ma veniamo al fatidico 22 agosto 1911. A quella data, Giuseppina aveva 26 anni ed era gi\u00e0 sposata da cinque; Vincenzo ne aveva 30 e Annunciata ancora 15. Potremmo quindi immaginare che la ragazza non avesse ancora pensieri per il suo futuro marito andatosene in Francia quando lei ne aveva 11. Per\u00f2, secondo Germana Marini l\u2019amore era gi\u00e0 sbocciato, \u00aba prima vista\u00bb e \u00abnon si affievol\u00ec allorch\u00e9 Vincenzo si rec\u00f2 a lavorare in Francia, bens\u00ec si rinsald\u00f2.\u00bb Mah! Lo storico Le Naour ci informa che a Parigi, Vincenzo intrecciasse una relazione con una ventunenne alsaziana, Mathilde Deutschmann, domestica in una casa borghese.<br \/><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/gioconda__4_.jpg\" alt=\"gioconda__4_.jpg (113 KB)\" width=\"800\" height=\"543\"\/><\/p>\n<p>Germana con nonna Giuseppina<\/p>\n<p>Per Marini, Peruggia si sarebbe invece sentito in debito con Giuseppina \u00abper la solerzia da lei profusa nel ruolo di intermediaria fra lui e Annunciata\u00bb e quindi volesse farle un dono. Quale dono? Nientepopodimeno che la Gioconda. Per quanto la storia \u201cufficiale\u201d ci ricordi le lettere dell\u2019imbianchino ai propri genitori: nell\u2019ottobre 1912 annunciava infatti \u00abd\u2019essersi imbattuto in una grande fortuna \u2013 come sottolineano Lucarelli e Picozzi -, qualcosa che avrebbe permesso a mamma e pap\u00e0 di campare tranquilli per il resto dei loro giorni\u00bb. Salvo poi non far pi\u00f9 cenno a tale fortuna. E comunque, Marini assicura che durante la carcerazione, il decoratore si struggesse pi\u00f9 che altro per Annunciata (che avrebbe sposato una decina di anni dopo). A tal proposito, Pietro Macchione riporta la testimonianza della figlia Celestina che, ormai ottantaduenne, in un\u2019intervista del 1987 raccontava come mamma Annunciata avesse conosciuto Vincenzo \u00abin casa di una comune parente dove andava a imparare a cucire\u00bb che appunto sarebbe la Giuseppina. Per\u00f2, a quel tempo, \u00ablui era gi\u00e0 famoso per aver rubato la Gioconda e in paese aveva molte ammiratrici. Era molto bello, simpatico, allegro\u00bb. E quindi si parla di un periodo decisamente successivo.<br \/>Non sappiamo se all\u2019epoca del furto, la zia Jole fosse gi\u00e0 nata, ma anche se lo fosse stata, una mano sarebbe troppo per contarle gli anni. E quindi ci\u00f2 che racconter\u00e0 alla nipote sar\u00e0 frutto di altri racconti e altre memorie. De relato, come si dice nelle aule di tribunale.<br \/>Rispetto alla storia ufficiale, secondo la versione di zia Jole, la Gioconda non se ne sarebbe rimasta a Parigi, ma sarebbe passata anche da Dumenza. Dove Vincenzo Peruggia sarebbe tornato dopo il furto, salendo su un treno a Parigi e nascondendo la tavola leonardesca tra la biancheria sporca cos\u00ec che le guardie di confine non avrebbero approfondito i controlli.<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/gioconda__9_.jpg\" alt=\"gioconda__9_.jpg (60 KB)\" width=\"400\" height=\"495\"\/><\/p>\n<p>La casa parigina di Peruggia<\/p>\n<p>Scrive Marini: \u00abLa prima cosa che Vincenzo fece una volta approdato al paesello, fu di recarsi da Giuseppina, al cospetto della quale trionfalmente esord\u00ec: \u201cVarda un poo che bell regal t\u2019ha purtaa el t\u00f2 Vincenzin de Paris!: una tusa, d\u00ec la verit\u00e0, che l\u2019\u00e8 una meraviglia!\u201d. \u201cOh Signur!\u201d, sbianc\u00f2 la meschina, cercando a tentoni una sedia. \u201cFamm set\u00e0 gi\u00f2, Signur, che am senti mal! Ma m\u00ec soo mia, come t\u2019hee fai a cred che la tua cusina la sies tanta ignuranta de mia cap\u00ec che chesta l\u2019\u00e8 \u2018La Gioconnda\u2019. Adess, i guardie i sar\u00e0 in gir a cercala dapertutt\u2026 e fra pocch i verr\u00e0 anca ch\u00ec,,, no, no, te g\u2019he de purtala via subit, prima che i me mena in preson!\u201d\u00bb.<br \/>E continua: \u00abVincenzo aveva supplicato invano la congiunta (?) di scovare nell\u2019ambito della casa un nascondiglio sicuro, per pochi giorni soltanto, dopodich\u00e9 ci avrebbe pensato lui a sollevarla dall\u2019incomodo. Giuseppina gliel\u2019aveva detto chiaro e tondo che il miglior partito era quello di costituirsi, non motivando la sottrazione in altro modo che dicendo la verit\u00e0, pur col forte rischio di non esser creduto. Ma allorch\u00e9 era scoppiato in pianto, giurando che si sarebbe buttato sotto il treno, ammorbidendosi aveva acconsentito a custodire quella patata bollente per una durata di non pi\u00f9 di tre giorni. Fatalmente destinata a protrarsi. (\u2026) Giuseppina non era riuscita a prender sonno per notti; finch\u00e9 aveva dedotto che il luogo pi\u00f9 impensabile dove occultare la tela (sic) era lo stenderla sotto la tovaglia verde in velluto damascato, posata sul tavolo in tinello. La stessa sulla quale il giorno appresso aveva collocato le tazzine e il bricco del caff\u00e8 offerto con mani tremanti alle guardie, che avevano messo senza risultato ogni locale a soqquadro, \u201cPer ora non abbiamo trovato nulla\u201d, s\u2019erano congedate. \u201cMa ritorneremo, stia certa\u201d, (\u2026) Giuseppina sobbalzava al minimo rumore, che le faceva salire il cuore in gola e afflosciare le gambe. Il padre andava e veniva, a seconda dell\u2019estro (\u2026) Rientrata dalle sue uscite-lampo, l\u2019immediata premura della poveretta era di assicurarsi che colei che le procurava tanto affanno fosse sempre l\u00ec: sotto la tovaglia. Il suo timore era soprattutto quello che la madre, tornando a tardo pomeriggio dai campi, aprisse \u2013 come abitualmente faceva \u2013 la porta di casa ai tanti indigenti che mendicavano un tozzo di pane, ma nel contempo ad approfittatori belli e buoni, come un paio di mocciosetti, viziati e senza creanza. (\u2026) Nel loro buttare tutto all\u2019aria i suddetti avrebbero potuto scoprire la presenza della tela, non aveva pace finch\u00e9 non se ne erano tornati nelle loro residenze. (\u2026) A pap\u00e0 Federico, non garbava affatto questa fiumana di gente d\u2019igni et\u00e0 e razza.\u00bb<br \/>Qualcosa non torna: Giuseppina, come detto, nel 1911 era sposata e forse anche madre. Pertanto dovrebbe gi\u00e0 avere lasciato la casa dei genitori da anni e invece ci viene detto abitare ancora con mamma e pap\u00e0.\u00a0<br \/>Inoltre, la tovaglia, sotto la quale venne nascosta la tavola, nella realt\u00e0 sarebbe quella posata sul tavolo della casa parigina di Peruggia, come racconta Macchione a proposito della perquisizione della casa dell\u2019italiano da parte della polizia francese: \u00abPossiamo immaginare con quale emozione e con quale interiore battito del cuore Vincenzo Peruggia si ritrov\u00f2 coinvolto nella scottante indagine. Forse le sue parole erano esitanti, forse se ne scorgeva l\u2019impaccio, ma colui che lo interrogava dovette pensare che fossero reazioni normali in un immigrato. (\u2026) Peruggia seppe rispondere senza contraddizioni alle poche domande rivoltegli. Lui della Gioconda e men che meno del furto sapeva nulla. (\u2026) L\u2019aspetto che avrebbe destato negli anni appresso maggior scalpore fu che il funzionario di polizia redasse e firm\u00f2 il verbale della completa estraneit\u00e0 del Peruggia su un tavolino in cui era stato abilmente ricavato un nascondiglio che conteneva la tavoletta della Gioconda. Era coperta da un tappetino, ma la Gioconda era proprio l\u00ec.\u00bb<br \/>Certo \u00e8 che per via di Peruggia, Dumenza ebbe la sua notoriet\u00e0 nel mondo e nel 2011 ce ne si ricord\u00f2 in qualche modo \u00abma celebrare il centenario con banda e gonfalone sembrava troppo\u00bb mentre il prefetto respinse una richiesta pi\u00f9 provocatoria che seria di intitolare al Peruggia addirittura una via, ma \u00abpotrebbe forse divenire un museo la casa natale\u00bb.<br \/>Ma ancora oggi c\u2019\u00e8 chi sostiene che la tavola originale della Gioconda sia ancora nascosta da qualche parte a Dumenza o dintorni e che il Peruggia abbia in realt\u00e0 restituito un falso. Tale sarebbe l\u2019opera esposta al Louvre. Il copista avrebbe anche un nome \u2013 come scrive Marini -: Marco De Marchi detto \u201cRichin\u201d, nato nel 1884 a Dumenza, emigrato in Argentina nel 1924 e infine tornato in Italia per morire nel 1957.<br \/><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/gioconda__5_.jpg\" alt=\"gioconda__5_.jpg (145 KB)\" width=\"800\" height=\"589\"\/><\/p>\n<p>La tomba di Peruggia<\/p>\n<p>La Gioconda autentica, dopo aver lasciato la casa di Giuseppina sarebbe rimasta per qualche tempo nascosta nella Locanda Lancellotti (come l\u2019amico \u201cparigino\u201d e non \u00e8 un caso) e successivamente \u00abposta nell\u2019intercapedine del muro di una vecchia chiesa di campagna nota come santuario della Penedegra. Sembra perfino che i paesani andassero a lustrarsi gli occhi alla vista di quella Monna Lisa, di cui detenevano l\u2019esclusiva.\u00bb<br \/>In internet si trova <a href=\"https:\/\/www.rsi.ch\/info\/ticino-grigioni-e-insubria\/La-Gioconda-del-Louvre-%C3%A8-un-falso759259.html\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">un\u2019intervista della televisione svizzera<\/a> a un ristoratore che consiglia di andare a cercare in Val Veddasca, luogo di origine dei fratelli Michele e Vincenzo Lancellotti (i cui genitori gestivano la citata locanda): sarebbero loro i veri autori del furto, sarebbero stati loro a occultare il dipinto al santuario della Penedegra. E Peruggia si sarebbe accollato la responsabilit\u00e0 in cambio di una lauta ricompensa. Marini smentisce categoricamente. Nel frattempo, in Val Veddasca il ricordo del furto della Gioconda \u00e8 quasi diventato una celebrazione folkloristica.\u00a0<br \/>Comunque, sposata Annunciata nel 1923, nata la figlia Celestina nel 1924, Vincenzo se ne tornava in Francia \u00abstabilendosi in un\u2019accogliente dimora a Saint-Maur-des-Foss\u00e9s. (\u2026) Pare che in viaggio di nozze sua sia recato di nuovo al Louvre davanti alla Gioconda dicendo: \u00abMarciranno le tegole del tetto, ma il mio nome rimarr\u00e0 scolpito nei secoli\u00bb.\u00a0<br \/>Introducendo il suo racconto, Marini scrive: \u00abRitengo imprescindibile spiegare che tutto quanto scriver\u00f2 mi \u00e8 stato narrato per filo e per segno da zia Jole (\u2026) appena raggiunta un\u2019et\u00e0 idonea a recepirlo: facendomi per\u00f2 promettere che fintanto fosse rimasta in vita mi sarei astenuta dal farne parola. Ma dal momento che l\u2019amata e longeva zia, autentica seconda mamma per me, ha fatto ritorno alla casa del Padre, nulla pi\u00f9 mi impone di cucirmi la bocca.\u00bb\u00a0<br \/>E\u2019 possibile che sull\u2019intera vicenda sia nata una leggenda famigliare, alimentata poi nel corso degli anni. Tramandata oralmente, si sarebbe arricchita di particolari e i dettagli delle varie versioni aggrovigliatisi fra loro. Per non parlare del ricordo, esso stesso traditore, capace spesso di mischiare sogno e realt\u00e0 o di farti credere d\u2019aver vissuto episodi d\u2019altrui vite.    \t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il clamoroso furto dei gioielli napoleonici al Museo del Louvre di Parigi non poteva non richiamare all\u2019attenzione delle&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":185039,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-185038","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115441077644436940","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/185038","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=185038"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/185038\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/185039"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=185038"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=185038"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=185038"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}