{"id":1881,"date":"2025-07-23T00:39:14","date_gmt":"2025-07-23T00:39:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/1881\/"},"modified":"2025-07-23T00:39:14","modified_gmt":"2025-07-23T00:39:14","slug":"pink-floyd-tutti-gli-album-dal-peggiore-al-migliore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/1881\/","title":{"rendered":"Pink Floyd, tutti gli album dal peggiore al migliore"},"content":{"rendered":"<p>        Riscopri la discografia dei Pink Floyd in questa classifica. I 15 album in studio dal peggiore al migliore: tra debutti psichedelici ed opere concettuali<\/p>\n<p>Esistono band che hanno scritto pagine di storia del rock. E poi ci sono<b> i Pink Floyd, che ne hanno riscritto le regole e che ogni anno finiscono per essere sempre al primo posto nelle classifiche dei vinili pi\u00f9 venduti.<\/b><\/p>\n<p>Segno che, oltre ad aver fatto innamorare milioni di fan nei periodi di maggiore splendore, sono tra le <b>band maggiormente in grado di attraversare le generazioni.<\/b><\/p>\n<p>Dai<b> sogni psichedelici di The Piper At The Gates Of Dawn <\/b>all\u2019introspezione epica di<b> The Dark Side Of The Moon<\/b>, passando per la<b> furia politica di Animals<\/b> e l\u2019imponente costruzione narrativa di <b>The Wall<\/b>, la <b>discografia dei Pink Floyd<\/b> \u00e8 un viaggio tra sperimentazione sonora, visioni concettuali e disintegrazione umana.<\/p>\n<p>In <b>oltre quarant&#8217;anni di carriera<\/b> \u2013 tra crisi interne, abbandoni eccellenti, reunion parziali e tour colossali \u2013 la band inglese ha saputo trasformarsi continuamente, restando sempre fedele a una sola cosa:<b> l\u2019idea che la musica possa essere arte totale.<\/b><\/p>\n<p><b>Questa classifica ripercorre i 15 album in studio dei Pink Floyd, ordinati dal meno riuscito al capolavoro assoluto, tenendo conto di aspetti musicali, concettuali e dell&#8217;impatto culturale.\u00a0<\/b><\/p>\n<p>Dai primi esperimenti lisergici con <b>Syd Barrett <\/b>alle maestose architetture di <b>Roger Waters<\/b>, fino all\u2019eleganza melodica della fase <b>Gilmour<\/b>, ogni disco \u00e8 una tappa in un universo musicale che ha sfidato la normalit\u00e0 per costruire qualcosa di unico.<\/p>\n<p>            &#13;<br \/>\n                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/pink-floyd-tutti-gli-album-dal-peggiore-al-migliore-wide-site-jv1oc.jpg\" alt=\"Pink Floyd, tutti gli album dal peggiore al migliore\"\/>&#13;<\/p>\n<p>        <b>Pink Floyd, tutti gli album in studio dal peggiore al migliore<\/b><b>15 Ummagumma (1969) <\/b><\/p>\n<p>Quarto lavoro in studio dei Pink Floyd, <b>Ummagumma <\/b>fu pubblicato come <b>doppio album<\/b> nel novembre del <b>1969<\/b>. Su un disco ci sono alcune <b>canzoni live <\/b>registrate a Birmingham e Manchester nella primavera dello stesso anno, nell&#8217;altro una <b>raccolta di momenti da solista<\/b> registrati da ogni membro della band.<\/p>\n<p>Tutti i <b>membri dei Pink Floyd<\/b> si impegnarono in un tempo limitato a<b> creare qualcosa in totale autonomia<\/b>, anche trovando qualche difficolt\u00e0, come nel caso di <b>Gilmour<\/b>.<b> La somma, per\u00f2, \u00e8 sempre maggiore delle sue parti<\/b> e anche in questo caso <b>il risultato non sembra essere all&#8217;altezza del potenziale dei Pink Floyd.<\/b><\/p>\n<p>Il progetto appare pi\u00f9 come un esperimento isolato che un vero passo avanti. Interessante come fotografia del momento, ma dispersivo nella sostanza. I live, invece, mostrano una band gi\u00e0 potente sul palco.<\/p>\n<p style=\"text-align: center; \"><\/p>\n<p><b>14 A Momentary Laps Of Reason (1987) <\/b><\/p>\n<p><b>A Momentary Lapse Of Reason<\/b>,<b> probabilmente, non \u00e8 uno degli album pi\u00f9 memorabili dei Pink Floyd<\/b> ma ha sicuramente una sua <b>particolare importanza <\/b>all&#8217;interno della storia della band.<\/p>\n<p>Pubblicato nel<b> settembre del 1987<\/b>, \u00e8 il <b>primo album della band pubblicato senza Roger Waters<\/b> che aveva abbandonato in modo poco amichevole i compagni due anni prima.<\/p>\n<p>Ben<b> lontano dalle classiche opere rock dei Pink Floyd<\/b>, l&#8217;album si presenta come una semplice raccolta di canzoni che cerca di tenere il passo con la musica di quegli anni. Un <b>suono in pieno stile anni &#8217;80 <\/b>e una produzione impeccabile per l&#8217;epoca, per\u00f2, <b>non sono sufficienti ad alzare l&#8217;asticella<\/b>.<\/p>\n<p>Gilmour, che sembra voler far sentire la sua presenza come semplice <b>risposta al precedente esercizio di Waters in The Final Cut<\/b>, si concentra meno del dovuto sulla scrittura facendo registrare un&#8217;occasione sprecata.<\/p>\n<p>Ciononostante, brani come \u201cLearning to Fly\u201d e \u201cSorrow\u201d offrono momenti di brillantezza che si stagliano in un contesto altalenante.<\/p>\n<p style=\"text-align: center; \"><\/p>\n<p><b>13 More (1969) <\/b><\/p>\n<p>Un<b> disco di transizione<\/b>, con<b> Gilmour che \u2013 per la prima volta \u2013 si fa carico della parte cantata<\/b> mentre <b>Waters cerca di farsi carico del ruolo di cantautore che fu di Barrett.<\/b><\/p>\n<p><b>Colonna sonora per il film More di Barbet Schroeder<\/b>, il terzo album dei Pink Floyd spazia tra i suoni in un modo che apre all&#8217;approccio sperimentale che segner\u00e0 il futuro della band ma con diversi scivoloni nella confusione.<\/p>\n<p>Tra ballate acustiche e rumori acidi, More ha il sapore di un laboratorio aperto pi\u00f9 che di un disco compiuto.<\/p>\n<p>Nonostante le imperfezioni,<b> offre spunti grezzi ma suggestivi<\/b>, come \u201c<b>Cymbaline<\/b>\u201d, <b>&#8220;The Nile Song&#8221;<\/b> e<b> \u201cGreen Is The Colour\u201d<\/b>, che mostrano il potenziale nascente della nuova formazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: center; \"><\/p>\n<p><b>12. The Endless River (2014) <\/b><\/p>\n<p><b>Pubblicato vent\u2019anni dopo The Division Bell, The Endless River \u00e8 pi\u00f9 un commiato che un nuovo inizio.<\/b> Composto quasi interamente da <b>materiale strumentale <\/b>derivato dalle sessioni del 1994, rappresenta un <b>omaggio postumo a Richard Wright<\/b>.<\/p>\n<p>Atmosferico e contemplativo, il disco vive di riverberi e suggestioni, ma fatica a lasciare un segno concreto. \u00c8 un&#8217;opera crepuscolare, che guarda pi\u00f9 al passato che al futuro, sigillando con eleganza un viaggio irripetibile. Tocca, ma non scuote.<\/p>\n<p>Chi cerca una narrazione o un concept ne rester\u00e0 deluso, ma chi si abbandona all\u2019ascolto trover\u00e0 un senso di chiusura intimo e delicato. \u00c8 il <b>requiem silenzioso dei Pink Floyd.<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: center; \"><\/p>\n<p><b>11. The Final Cut (1983)<\/b><b> <\/b><\/p>\n<p><b>Concepito come una sorta di epilogo tematico a The Wall, The Final Cut \u00e8 il disco pi\u00f9 personale \u2013 e divisivo \u2013 di Roger Waters<\/b>. La band \u00e8 ormai ridotta ai minimi termini, con Gilmour relegato a comprimario e Wright gi\u00e0 fuori dai giochi.<\/p>\n<p>Il suono \u00e8 cupo, teatrale, carico di dolore e disillusione. Nonostante l\u2019intensit\u00e0 lirica, la mancanza di coesione tra i membri e l\u2019eccessivo controllo autorale lo rendono <b>pi\u00f9 vicino a un album solista che a un\u2019opera collettiva<\/b>. Necessario, ma non memorabile.<\/p>\n<p>L&#8217;antimilitarismo di Waters domina ogni traccia, ma il pathos non basta a compensare una certa ripetitivit\u00e0. \u00c8 <b>un addio amaro a un\u2019epoca ormai finita.<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: center; \"><\/p>\n<p><b>10. Obscured By Clouds (1972) <\/b><\/p>\n<p>Seconda colonna sonora per Barbet Schroeder, <b>Obscured By Clouds <\/b>\u00e8 spesso dimenticato tra i grandi classici, ma mostra una band in transizione. <b>Meno psichedelia e pi\u00f9 canzone, con melodie dirette e momenti che anticipano The Dark Side Of The Moon.<\/b><\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 un certo fascino ruvido e terreno in brani come \u201cWot\u2019s\u2026 Uh the Deal\u201d o \u201cFree Four\u201d, ma <b>manca ancora quella coesione concettuale<\/b> che arriver\u00e0 l\u2019anno dopo.<\/p>\n<p>\u00c8 un disco che vive pi\u00f9 di pancia che di testa, e forse proprio per questo mantiene un suo fascino sincero. <b>Un lavoro solido, sottovalutato.<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: center; \">\n<p><b>9. The Division Bell (1994) <\/b><\/p>\n<p><b>Secondo (e ultimo) album post-Waters, The Division Bell \u00e8 l\u2019apice della fase Gilmour-centrica<\/b> dei Pink Floyd. La band riscopre il piacere di suonare insieme, con Wright nuovamente in campo e una produzione curatissima.<\/p>\n<p>I temi della comunicazione e dell\u2019incomunicabilit\u00e0 \u2013 non a caso \u2013 riflettono le fratture interne della band. Canzoni come <b>\u201cHigh Hopes\u201d e \u201cKeep Talking\u201d<\/b> brillano per intensit\u00e0 e malinconia.<\/p>\n<p>\u00c8<b> un disco solido, che non cerca la rivoluzione ma la riflessione.<\/b> Gilmour si prende i suoi spazi con classe e misura.<\/p>\n<p style=\"text-align: center; \"><\/p>\n<p><b>8. A Saucerful Of Secrets (1968) <\/b><\/p>\n<p><b>Il disco che segna il passaggio tra il mondo visionario di Syd Barrett e la nuova era capitanata da Waters e Gilmour.<\/b> A Saucerful Of Secrets \u00e8 un\u2019<b>opera schizofrenica ma affascinante<\/b>, divisa tra psichedelia lisergica e sperimentazione strutturata.<\/p>\n<p>La suite strumentale omonima \u00e8 un assaggio di ci\u00f2 che verr\u00e0, mentr<b>e \u201cSet The Controls For The Heart Of The Sun\u201d <\/b>\u00e8 una delle prime vere perle della poetica floydiana.<\/p>\n<p>Caotico ma vitale, ha il sapore delle origini e del futuro insieme. \u00c8 il ponte tra due mondi, tra due leadership, tra due idee di musica.<\/p>\n<p style=\"text-align: center; \">\n<p><b>7. Atom Heart Mother (1970) <\/b><\/p>\n<p>Orchestra, rock, sperimentazione: <b>Atom Heart Mother \u00e8 il disco che pi\u00f9 di tutti mostra l\u2019ambizione (e la follia) dei primi anni \u201970. <\/b>L\u2019omonima suite di oltre 20 minuti, realizzata con Ron Geesin, \u00e8 un monumento barocco e imperfetto.<\/p>\n<p>Tra corni, moog e momenti pastorali,<b> la band cerca una direzione che ancora sfugge, ma che si intuisce<\/b>. <\/p>\n<p>La seconda parte del disco, pi\u00f9 semplice e acustica, anticipa certe atmosfere future.<\/p>\n<p>In bilico tra megalomania e intuizione geniale, \u00e8 il prototipo del progressive rock in stile Pink Floyd. <b>Una scommessa (quasi) vinta.<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: center; \"><\/p>\n<p><b>6. Meddle (1971) <\/b><\/p>\n<p><b>Con Meddle i Pink Floyd trovano finalmente la loro voce<\/b>. L\u2019album si apre con la strumentale <b>\u201cOne Of These Days\u201d <\/b>e si chiude con la <b>suite di 23 minuti \u201cEchoes\u201d,<\/b> che preannuncia la grandezza dei dischi a venire.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 ancora sperimentazione, ma incanalata in strutture pi\u00f9 coese e potenti. <b>Meddle \u00e8 il punto di svolta: il suono \u00e8 pieno, la band \u00e8 unita, l\u2019orizzonte \u00e8 chiaro.<\/b><\/p>\n<p>\u00c8 un disco in cui si sente per la prima volta il respiro \u201cgalattico\u201d dei Pink Floyd che verranno. \u00c8 la nascita di uno stile.<\/p>\n<p style=\"text-align: center; \"><\/p>\n<p><b>5. Animals (1977) <\/b><\/p>\n<p><b>Cupo, arrabbiato, politico: Animals \u00e8 la risposta dei Pink Floyd al punk e al disincanto degli anni \u201970<\/b>. Un<b> concept feroce ispirato a Orwell<\/b>, dove l\u2019umanit\u00e0 \u00e8 ridotta a cani, maiali e pecore.<\/p>\n<p><b>Il disco \u00e8 dominato da Roger Waters, ma Gilmour regala una delle sue migliori performance chitarristiche<\/b>. I brani sono lunghi, articolati, spesso claustrofobici, ma portano il marchio di fabbrica di una band che non ha paura di sporcarsi le mani.<\/p>\n<p>Non \u00e8 l\u2019album pi\u00f9 accessibile, ma \u00e8 uno dei pi\u00f9 coerenti, moderni e incisivi. <b>Ancora oggi attualissimo.<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: center; \">\n<p><b>4. The Wall (1979) <\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il<b> disco pi\u00f9 celebre, amato, suonato<\/b>. <b>The Wall \u00e8 un\u2019opera rock monumentale che racconta la caduta di un uomo, ma anche quella di un\u2019epoca. <\/b>Waters prende il controllo assoluto e costruisce un muro sonoro e lirico con mattoni fatti di dolore, isolamento e rabbia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Canzoni come<b> \u201cAnother Brick In The Wall\u201d, \u201cComfortably Numb\u201d e \u201cHey You\u201d sono ormai leggenda<\/b>. <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>L\u2019album \u00e8 perfetto? No. Ma il suo impatto culturale \u00e8 incalcolabile.<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Diviso, teatrale, ambizioso fino all\u2019eccesso: The Wall \u00e8 il simbolo di un genio che rischia il collasso. E ci riesce.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\n<p><b>3. The Piper At The Gates Of Dawn (1967) <\/b><\/p>\n<p><b>Il disco d\u2019esordio, l\u2019unico firmato integralmente da Syd Barrett,<\/b> \u00e8 un viaggio acido nel cuore della Swinging London<b>. Psichedelia pura, nonsense poetico, visioni cosmiche<\/b> e infantili convivono in un universo che esplode in ogni direzione.<\/p>\n<p><b>\u201cThe Gnome\u201d, \u201cInterstellar Overdrive\u201d, \u201cLucifer Sam\u201d <\/b>\u2013 brani che sembrano usciti da un altro mondo. \u00c8 il<b> punto di origine <\/b>e insieme un universo a s\u00e9. Nessun altro disco suona cos\u00ec.<\/p>\n<p>Una meteora, certo, ma che ha lasciato una scia indelebile. Inizio e fine in un solo gesto.<\/p>\n<p style=\"text-align: center; \"><\/p>\n<p><b>2. Wish You Were Here (1975)<\/b><b> <\/b><\/p>\n<p>\u00c8<b> il disco della nostalgia, della perdita, della memoria. Wish You Were Here \u00e8 il saluto a Syd Barrett,<\/b> ma anche una riflessione sul vuoto dell\u2019industria musicale. Solo cinque tracce, ma tutte scolpite nella storia.<\/p>\n<p><b>\u201cShine On You Crazy Diamond\u201d<\/b> \u00e8 un lamento dolce e psichedelico, mentre la<b> title track \u00e8 forse la canzone pi\u00f9 toccante mai scritta dalla band<\/b>. \u00c8 l\u2019<b>equilibrio perfetto tra cuore e cervello,<\/b> tra suono e silenzio.<\/p>\n<p>Una delle vette emotive della discografia. Semplice, elegante, eterno.<\/p>\n<p style=\"text-align: center; \">\n<p><b>1. The Dark Side Of The Moon (1973) <\/b><\/p>\n<p><b>L\u2019album definitivo. Un capolavoro assoluto che ha ridefinito il concetto stesso di album rock. The Dark Side Of The Moon \u00e8 un viaggio concettuale attraverso il tempo, la morte, la follia, la vita moderna.<\/b><\/p>\n<p>Registrato con cura maniacale, con un suono avveniristico e una struttura impeccabile, \u00e8 rimasto<b> in classifica per oltre 900 settimane<\/b>.<\/p>\n<p><b>Brani come \u201cTime\u201d, \u201cMoney\u201d e \u201cUs and Them\u201d sono entrati nella cultura pop<\/b>. \u00c8 l\u2019album in cui <b>ogni elemento trova un equilibrio<\/b>: i testi di Waters, la chitarra di Gilmour, le tastiere di Wright e le intuizioni ritmiche di Mason convivono come mai prima.<\/p>\n<p>L\u2019utilizzo pionieristico del sintetizzatore EMS, i loop di voci e la produzione di Alan Parsons hanno reso il disco una pietra miliare anche da un punto di vista tecnico.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un disco narrativo in senso stretto, ma un flusso continuo dove i temi si intrecciano con coerenza, dalla pressione sociale all\u2019alienazione personale.<\/p>\n<p>Anche se concepito in un periodo storico preciso, continua a parlare all\u2019ascoltatore contemporaneo con una lucidit\u00e0 sorprendente.<\/p>\n<p><b>The Dark Side of the Moon non \u00e8 il punto d\u2019arrivo di un\u2019epoca, ma l\u2019inizio di una nuova grammatica sonora. Ecco perch\u00e9 resta ancora oggi una pietra di paragone per chiunque voglia fare musica che abbia qualcosa da dire.<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: center; \"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Riscopri la discografia dei Pink Floyd in questa classifica. 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