{"id":188543,"date":"2025-10-28T20:22:13","date_gmt":"2025-10-28T20:22:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/188543\/"},"modified":"2025-10-28T20:22:13","modified_gmt":"2025-10-28T20:22:13","slug":"mimmo-jodice-e-morto-addio-al-fotografo-della-napoli-nascosta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/188543\/","title":{"rendered":"Mimmo Jodice \u00e8 morto, addio al fotografo della Napoli nascosta"},"content":{"rendered":"<p>Un giorno, un fotografo militante divent\u00f2 un viaggiatore incantato. Riassunta in una favola, o una parabola, questa \u00e8 stata la vita di <strong>Mimmo Jodice<\/strong> fino a ieri, quando, a <strong>91 anni<\/strong>, ha lasciato la sua <strong>Napoli<\/strong>, per la prima volta nella sua vita senza tornarci. A quella citt\u00e0 doveva molto: ma vale anche il reciproco. Ne raccont\u00f2 le passioni politiche e i dolori sociali, le pieghe e le piaghe, la povert\u00e0 e il colera, ma anche l\u2019enorme bellezza, il mistero, la volont\u00e0 di riscatto.<\/p>\n<p>E poi, quando quella volont\u00e0 di riscatto si arrese, non fugg\u00ec lontano, ma scese letteralmente sotto la pelle della sua citt\u00e0, a cercarne la storia pi\u00f9 lontana, per farla balzare fuori come fosse viva, per ricordarci che la storia non \u00e8 un museo, ma \u00e8 vita nel tempo.<\/p>\n<p>    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/205842793-72da4864-f7ba-426f-a7c5-b7e112d77f27.jpg\" class=\"lazyload\"\/><\/p>\n<p>Ci lascia un\u2019opera universale. Eppure, Jodice senza Napoli non \u00e8 pensabile. \u201cSe fossi nato a Milano o a Zurigo non avrei fatto il fotografo. Non sarei sopravvissuto alla mancanza del mare\u201d. Ma appunto, \u00e8 vero anche il viceversa. Napoli deve qualcosa, molto, all\u2019uomo che l\u2019ha raccontata al di fuori di ogni stupido clich\u00e9, al libraio appassionato ma pentito, al fotografo per vocazione che per molti anni ha insegnato a vedere, dalla cattedra dell\u2019Accademia, ai suoi giovani innamorati dell\u2019arte.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.repubblica.it\/cultura\/2016\/05\/22\/news\/mimmo_jodice_quando_fotografi_devi_fermare_il_tempo_prima_che_lui_se_ne_accorga_e_si_vendichi_-140377652\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><strong>Leggi l\u2019intervista di Antonio Gnoli<\/strong><\/a><\/p>\n<p>Qui, negli anni Settanta, quand\u2019era lui stesso un ragazzo appassionato d\u2019arte, divenne un fotografo amico di grandi artisti. Negli anni in cui Napoli visse una stagione strepitosa di scambi culturali, passavano sotto il Vesuvio <strong>Warhol<\/strong>, <strong>LeWitt<\/strong>, <strong>Beuys<\/strong>, <strong>Acconci<\/strong>, <strong>Rauschenberg<\/strong>, <strong>Nitsch<\/strong>, Jodice li incontrava tutti alla <strong>galleria Amelio<\/strong> di piazza Martiri, li avvicinava, li fotografava, e loro interagivano con le sue fotografie, ne nasceva un cortocircuito formidabile.<\/p>\n<p>    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/205839385-e66e8a8c-c2ed-463a-bb11-577e7549dd51.jpg\" alt=\"Napoli 1981, Fontana del Gigante\" class=\"lazyload\"\/><\/p>\n<p>      Napoli 1981, Fontana del Gigante\u00a0<\/p>\n<p>La battaglia del giovane ribelle Mimmo fu, all\u2019inizio, proprio contro il suo stesso medium: la fotografia. Arrabbiato con i suoi stereotipi, con la sua finta trasparenza, fotografava e strappava, incollava, sovrascriveva. Poi per\u00f2 arrivarono gli anni in cui quelle battaglie di rottura si facevano nelle strade, e lui allora and\u00f2 in strada, a fotografare per la lotta, portando le fotografie di denuncia sociale ai giornali di sinistra e anche, di notte, con la moglie Angela, compagna e collaboratrice di una vita intera, lasciandole sui muretti e i marciapiedi dei quartieri borghesi, perch\u00e9 quei privilegiati vedessero quel che non volevano vedere. Ma quella battaglia fu persa. Il colera, il terremoto: nei primi anni Ottanta Jodice si arrese alla sconfitta degli anni di desiderio, al disimpegno, alla fine delle speranze civili e politiche. \u201cDa un anno all\u2019altro, quasi da un giorno all\u2019altro, a nessuno interess\u00f2 pi\u00f9 vedere quel che io vedevo\u201d, spiegava cos\u00ec quel terremoto delle coscienze, \u201cagli uomini non interessavano pi\u00f9 gli uomini. Allora io li feci uscire dal quadro\u201d.<\/p>\n<p>Decise che, se l\u2019umanit\u00e0 aveva scelto di disertare, le sue fotografie avrebbero fatto a meno della figura umana. Svuot\u00f2 Napoli. Il fotografo che fino a quel momento aveva raccontato la vita caotica e sanguigna dei bambini di strada, dei contrabbandieri, dei bassi e dei rioni minacciati dal colera, rese metafisica la sua citt\u00e0 in un libro che sorprese molti, dal titolo falsamente cartolinesco: Vedute di Napoli.<\/p>\n<p>Fu la sua \u201cprotesta muta\u201d, intravvide gi\u00e0 allora un critico acuto, <strong>Arturo Carlo Quintavalle<\/strong>. Per\u00f2 non \u00e8 andata precisamente cos\u00ec, non \u00e8 stata davvero una dissipatio humani generis. Jodice rivolse l\u2019obiettivo alle pietre antiche, \u00e8 vero. Ma nei musei archeologici, negli scavi, nella Napoli sotterranea, non trov\u00f2 freddi marmi, bens\u00ec nervi e volti e corpi. Chiam\u00f2, risvegli\u00f2 l\u2019umanit\u00e0 dormiente della storia.<\/p>\n<p>Quei volti, che con un giro esperto delle manopole dell\u2019ingranditore faceva vibrare, non erano di statue, ma di esseri umani come noi, erano il nostro passato, che lui incontrava, interrogava con ansia, con sconcerto, come se si sentisse delegato da noi contemporanei, che in fondo siamo il loro destino. E loro ci guardavano, sbalorditi, chiedendosi: siete dunque voi i posteri? E quella divenne cos\u00ec un\u2019archeologia primaria delle emozioni, uno scavo tra i reperti dell\u2019anima umana che giacevano nascosti sotto un sottile velo di materia dura.<\/p>\n<p>L\u2019uomo che don\u00f2 il risveglio a quel passato, interrompendo i sogni di pietra di quei volti, non \u00e8 stato uno stregone, n\u00e9 sciamano. \u00c8 stato uno di loro. Aveva un volto mediterraneo, inciso, patriarcale, incorniciato da una criniera di capelli e barba che erano neri e divennero bianchi, come accade ai volti degli eroi quando diventano marmo.<\/p>\n<p>Jodice \u00e8 stato un uomo mite, taciturno, gentile. Capace di conservare fino all\u2019ultimo la sua pacata umanit\u00e0 pur avendo attraversato sofferenze e incertezze. Che evaporavano, almeno per qualche ora, quando si chiudeva nel suo regno di assoluta sovranit\u00e0, ossia l\u2019antro rossastro della camera oscura, che non ha mai voluto smantellare, nella sua casa di<strong> Posillipo<\/strong> piena di opere d\u2019arte dei grandi con cui ha collaborato. Si considerava \u201cun predestinato alla fotografia\u201d, ma quell\u2019incontro con l\u2019arte dell\u2019immagine meccanica gli regal\u00f2 un mezzo, e non un fine.<\/p>\n<p>Alla fotografia come sistema, come chiacchiera e carriera, dopo tutto, \u00e8 rimasto spesso estraneo. La definizione standard di fotografia, \u201cstrumento per riprodurre il reale cos\u00ec come appare\u201d, l\u2019ha costantemente rinnegata. Per Jodice, al reale occorreva strappare quel velo di presunzione e ipocrisia, non rappresentarlo. La fotografia rappresenta e non documenta, diceva.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8, nel lavoro immenso che ci lascia, una strana alternanza tra la pacificazione della storia e il sentimento tragico del presente. Non lo ha mai negato. Diceva: \u201c\u00e8 un sentimento della finitezza e della incomprensione\u201d. Come il vagabondo delle stelle, <strong>Darrell Standing<\/strong>, l\u2019eroe di <strong>Jack London<\/strong>, Jodice ha lanciato la sfida pi\u00f9 ardita alla linearit\u00e0 del tempo storico, alla sua apparente razionalit\u00e0 cartesiana. Lo ha fatto viaggiando come un Ulisse nel Mediterraneo (ma seppe portare quella visione anche in altri continenti), l\u2019universo dove oltre venti secoli di segni dell\u2019uomo si sovrappongono, si intrecciano. Lo ha fatto con la leggerezza del sovrappensiero, che \u00e8 lo stato mentale pi\u00f9 vicino al sogno.<\/p>\n<p>Gli piaceva una frase di <strong>Pessoa<\/strong>: \u201cMa cosa stavo pensando prima di perdermi a guardare?\u201d. Perch\u00e9 guardare \u00e8 perdersi, ma, come accade alle sue statue, \u00e8 anche risvegliarsi, per ritrovarsi umani.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Un giorno, un fotografo militante divent\u00f2 un viaggiatore incantato. 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