{"id":189830,"date":"2025-10-29T16:12:18","date_gmt":"2025-10-29T16:12:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/189830\/"},"modified":"2025-10-29T16:12:18","modified_gmt":"2025-10-29T16:12:18","slug":"vero-o-falso-la-polizia-accusa-un-gruppo-di-pensionati-di-essere-una-banda-di-falsari-cercavano-di-vendere-una-copia-di-rembrandt-per-125-milioni-di-euro-nel-catalogo-anche-altri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/189830\/","title":{"rendered":"Vero o falso? La polizia accusa un gruppo di pensionati di essere una banda di falsari. Cercavano di vendere una copia di Rembrandt per 125 milioni di euro. Nel \u201ccatalogo\u201d anche altri presunti falsi. Ma cos\u2019\u00e8 successo, davvero?"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 bastata una soffiata, un sospetto nato sul filo delle perizie, perch\u00e9 la polizia tedesca si occupasse di una vicenda complessa, che tocca i confini mobili dell\u2019autenticit\u00e0 e dell\u2019illusione estetica. La notizia \u00e8 di queste ore:  un <strong>gruppo di collezionisti, intermediari e artigiani dell\u2019immagine<\/strong> \u2013 soprattutto anziani \u2013 \u00e8 oggi al centro di un\u2019indagine che riguarda presunti falsi attribuiti a Rembrandt, Picasso, Frida Kahlo, Rubens, Van Dyck, Mir\u00f3, Modigliani. <\/p>\n<p>Le autorit\u00e0 tedesche e svizzere hanno eseguito perquisizioni coordinate, sequestrando <strong>diciannove opere<\/strong> e una mole di documenti: lettere, attestati, relazioni tecniche, perizie che ne avvaloravano l\u2019origine. Al centro, un uomo tedesco di <strong>settantasette<\/strong> anni, colto e riservato, che avrebbe gestito i contatti; attorno a lui, un piccolo circuito di conoscenze che includeva appassionati d\u2019arte e qualche esperto che redigeva certificazioni. Ma il profilo che pi\u00f9 colpisce \u00e8 quello di una <strong>anziana signora svizzera di ottantaquattro anni<\/strong>, collezionista da sempre, che custodiva in casa una tela ritenuta da lei stessa un Rembrandt autentico, identificato con De Staalmeesters, \u201cI campioni del drappiere\u201d, uno dei dipinti pi\u00f9 celebri dell\u2019artista. Credeva, o forse voleva credere, che il quadro del Rijksmuseum di Amsterdam fosse la copia, e il suo l\u2019originale. L\u2019opera era stata valutata <strong>centoventi milioni di franchi svizzeri<\/strong>, equivalenti a circa <strong>centoventicinque milioni di euro<\/strong>, una cifra che, se confermata, l\u2019avrebbe collocata tra i dieci dipinti pi\u00f9 costosi al mondo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" data-od-replaced- data-od-xpath=\"\/HTML\/BODY\/DIV[@id='main-container']\/*[2][self::MAIN]\/*[1][self::DIV]\/*[1][self::ARTICLE]\/*[3][self::DIV]\/*[3][self::FIGURE]\/*[1][self::IMG]\" data-dominant-color=\"4b311b\" data-has-transparency=\"false\" style=\"--dominant-color: #4b311b;\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"771\" data-lazy- src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns=\" http:=\"\" alt=\"\" class=\"wp-image-729398 not-transparent\" data-lazy- data-lazy-src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/a-rembrandt-1024x771.webp.webp\"\/><\/p>\n<p>\u00c8 importante ricordare che <strong>possedere una copia \u2013 o reputata tale \u2013 non \u00e8 un reato<\/strong>. La distinzione cruciale, dal punto di vista giuridico, \u00e8 tra chi commissiona o vende consapevolmente un falso come autentico e chi ne \u00e8, eventualmente, vittima o illuso. Nel mondo dell\u2019arte, nel quale  un dipinto pu\u00f2 cambiare radicalmente identit\u00e0 economica e simbolica \u2013 quadri ritenute copie e o repliche che diventano originali, anche ufficialmente -; l\u2019illusione o la speranza motivate sono parte integrante del gioco. Non di rado anche <strong>mercanti e galleristi esperti<\/strong> sono caduti in errore per desiderio di riportare alla luce ci\u00f2 che la storia sembrava aver perduto. Del resto questa spinta \u00e8 spesso origine di importanti, autentiche scoperte.<\/p>\n<p>In questo caso specifico bisogner\u00e0 che i giudici valutino, senza pregiudizi, quanto \u00e8 falsificazione palese, commissionata, e quanto \u00e8 presunzione di conoscere o, meglio sarebbe dire, quanto \u00e8 ipotesi ragionevole. Secondo le prime informazioni, il gruppo avrebbe tentato di collocare sul mercato altre opere con valutazioni comprese tra <strong>400.000 e 14 milioni di euro<\/strong>, presentando <strong>documentazioni di provenienza e certificati di autenticit\u00e0<\/strong>, che secondo l\u2019accusa, sarebbero stati costruiti con grande abilit\u00e0. In alcuni casi le carte erano accurate, coerenti con i cataloghi ragionati, firmate da specialisti riconosciuti \u2014 o da chi si presentava come tale. Le autorit\u00e0 tedesche hanno individuato un uomo di settantaquattro anni, nel Palatinato, che avrebbe fornito <strong>perizie apocrife<\/strong>, capaci di conferire legittimit\u00e0 estetica e storica ai dipinti. Ma a questo punto devono entrare in gioco periti calligrafi. Anche loro forniscono ipotesi, pur accreditate, che spesso sono in conflitto con quelle di colleghi. La materia non \u00e8 semplice. Il dolo \u2013 e la reale consistenza di un eventuale rete \u2013 \u00e8 dimostrabile palesemente solo con intercettazioni telefoniche, conversazioni, colloqui. <\/p>\n<p>Ma il vero nodo non \u00e8 solo giuridico: \u00e8 culturale. In un mondo in cui l\u2019autenticit\u00e0 \u00e8 divenuta un valore assoluto \u2013 un  mondo che fornisce anche filmati falsi, attraverso l\u2019inteltificiale \u2013 , la prova della falsificazione diventa quasi un test di fede. La forza di questi casi risiede nella loro <strong>verosimiglianza<\/strong>: tele e pigmenti coerenti con l\u2019epoca, cornici d\u2019epoca, documenti invecchiati, in alcuni casi, artificialmente. A volte basta un\u2019ombra, una firma, un\u2019analogia stilistica per spostare il giudizio dell\u2019esperto, che \u00e8 comunque un\u2019ipotesi attributiva.  E quando la perizia \u00e8 costruita con cura, il confine tra vero e falso diventa pi\u00f9 sottile del tratto di un pennello.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poi un ulteriore elemento di complessit\u00e0, che riguarda soprattutto l\u2019<strong>arte antica<\/strong>. Molti maestri \u2014 da <strong>Tiziano a Rubens<\/strong>, da Veronese a Rembrandt stesso \u2014 avevano <strong>botteghe capaci di replicare<\/strong> i soggetti pi\u00f9 richiesti, spesso con la collaborazione diretta del maestro. In alcuni casi le varianti erano commissionate da committenti diversi, altre volte servivano come esercizio di bottega o modello per nuovi apprendisti. Cos\u00ec, non di rado, pi\u00f9 versioni dello stesso soggetto convivono in collezioni diverse, con interventi d\u2019autore pi\u00f9 o meno estesi. In alcuni casi erano gli stessi maestri a creare <strong>repliche <\/strong>o <strong>varianti <\/strong>dello stesso quadro, considerato il fatto che, impostato un lavoro, era pi\u00f9 redditizio produrne due o tre. E tutto ci\u00f2 \u00e8 \u2013 naturalmente, com\u2019\u00e8 ovvio \u2013 su inconfutabili tele <strong>dell\u2019epoca <\/strong>e pigmenti della stessa <strong>tavolozza <\/strong>del maestro. Noi tutti, consideriamo l\u2019attivit\u00e0 degli artisti, secondo una lettura romantica, come azione di un genio solitario, che aveva in scarsa considerazione il guadagno. In realt\u00e0 per la quasi totalit\u00e0 degli artisti, la <strong>pittura <\/strong>era frutto di un lavoro complesso, svolto con passione e con il desiderio \u2013 legittimo \u2013 di mantenersi, con essa, e di migliorare la propria <strong>posizione <\/strong>sociale ed economia.<\/p>\n<p>Esistono poi dipinti antichi che, specie nell\u2019Ottocento o nel primo Novecento, venivano copiati, per esercizio e introiezione del modello, da pittori o studenti delle accademie \u2013 che sovente si recavano nei <strong>musei <\/strong>proprio per questo lavoro di apprendimento \u2013  magari su vecchie tele, che avevano la stessa grana degli originali. Poich\u00e8 la grana della tela asseconda un dato <strong>gesto <\/strong>tecnico.  Per esercitarsi, in alcuni casi, pittori moderni dipingevano alla \u201cmaniera di\u201d un grande autore del passato, avendo assimilato lo <strong>stile <\/strong>dell\u2019autore stesso e dimostrando di essere capaci di produrre ci\u00f2 che il pittore del passato non aveva dipinto ma che avrebbe potuto <strong>dipingere<\/strong>. Poi c\u2019erano i <strong>dilettanti <\/strong>d\u2019alto livello, borghesi o nobili che amavano dipingere, come hobby, e che affrontavano gli stessi esercizi di stile dei pittori professionisti e dei loro allievi. Il Louvre ospitava pittori e cavalletti, per questo lavoro culturale prezioso. Ora migliaia di tele legate a queste  attivit\u00e0 possono giungere sul <strong>mercato<\/strong>.<\/p>\n<p> Determinare quale sia \u201cl\u2019originale\u201d diventa allora <strong>un terreno di sottile discernimento<\/strong>, in cui lo sguardo stilistico deve allearsi con l\u2019analisi scientifica. E spesso non basta neppure quella, come labili sono i confini sono tra verit\u00e0 ed errore nei casi di omicidio, di dna, di impronte digitali, di impronte di scarpe.  Ed \u00e8 proprio questa zona grigia \u2014 tra l\u2019opera autografa, la replica, la copia e il falso deliberato \u2014 a rendere la <strong>valutazione dei pezzi pi\u00f9 complessa<\/strong>. All\u2019interno della categoria che unisce copie, repliche, varianti, ci sono anche i casi di falsi deliberati, in cui artisti \u2013 tra sfida <strong>narcisistica <\/strong>e brama di guadagno -oltrepassavano la soglia del lecito esercizio di stile.<\/p>\n<p><strong>Wolfgang Beltracchi<\/strong>, in Germania, per anni vendette opere \u201cinedite\u201d di Max Ernst, L\u00e9ger, Campendonk, corredate da fotografie d\u2019epoca falsificate e genealogie collezionistiche inventate. Quando fu scoperto, ammise di aver amato sinceramente gli artisti che imitava: \u00abnon ho copiato, ho continuato le loro opere\u00bb.<\/p>\n<p>Prima di lui, <strong>Geert Jan Jansen<\/strong> aveva prodotto decine di falsi Mir\u00f3, Chagall e Picasso, esposti persino in gallerie rispettabili. La sua vicenda termin\u00f2 in un processo in Francia nel 2000, ma le sue tele, paradossalmente, sono oggi ricercate come esempi di abilit\u00e0 tecnica e inganno estetico.<\/p>\n<p>E ancora, nel 1929, <strong>Han van Meegeren<\/strong> riusc\u00ec a convincere i maggiori esperti olandesi che i suoi falsi Vermeer erano autentici capolavori del Seicento. Quando fu arrestato, per provare la propria innocenza \u2014 accusato allora di collaborazionismo per aver venduto \u201cun Vermeer\u201d a G\u00f6ring \u2014 dipinse in carcere un nuovo Vermeer, sotto gli occhi della polizia. Il confine tra artista e falsario, in quel gesto, si dissolse.<\/p>\n<p>Questi episodi non sono eccezioni marginali: raccontano la <strong>natura ambigua dell\u2019arte<\/strong>, dove la verit\u00e0 non sempre coincide con la materia, ma spesso con la reputazione, la documentazione, la voce di un esperto. Ci\u00f2 che un museo o una fondazione riconosce come autentico entra nel canone; ci\u00f2 che viene escluso, anche se pittoricamente identico, cade nell\u2019ombra. \u00c8 per questo che ogni falso ben costruito non \u00e8 soltanto una menzogna materiale, ma una <strong>sfida epistemologica<\/strong>: mette in discussione il modo stesso in cui riconosciamo e legittimiamo il genio.<\/p>\n<p>Il gruppo oggi sotto indagine \u00e8 un\u2019organizzazione criminale in senso classico \u2013 come dice la polizia -, o \u00e8 un <strong>microcosmo di passioni e illusioni<\/strong>? Qualcuno pu\u00f2 aver operato con consapevolezza, qualcun altro spinto da ingenuit\u00e0 o desiderio di credere. In fondo, anche nel collezionismo esiste un sottile piacere dell\u2019illusione: quello di poter dire \u201cforse \u00e8 un originale\u201d. Non a caso, molti falsi celebri continuano a circolare, dichiarati come tali, eppure apprezzati dal pubblico proprio per la loro potenza evocativa.<\/p>\n<p>Il fascino del falso nasce dalla sua intelligenza: non \u00e8 un errore, \u00e8 una <strong>imitazione consapevole della verit\u00e0<\/strong>, una prova di empatia tra il falsario e l\u2019artista. E quando la mano \u00e8 davvero maestra, la differenza tra i due pu\u00f2 diventare invisibile. Oggi, con le tecnologie digitali, con l\u2019intelligenza artificiale capace di riprodurre stili pittorici in modo filologico, questa soglia si fa ancora pi\u00f9 fragile. Che cosa \u00e8, allora, \u201coriginale\u201d? \u00c8 il primo gesto, o l\u2019intenzione che lo anima?<\/p>\n<p>La storia di questi dipinti \u2014 forse autentici, forse no \u2014 si colloca proprio su questa frontiera. Forse nessuno, nel gruppo indagato, voleva ingannare in modo deliberato: forse inseguiva solo un sogno estetico, una possibilit\u00e0. Come accade spesso nel collezionismo, <strong>l\u2019illusione diventa parte dell\u2019esperienza<\/strong>. E mentre gli inquirenti cercano di ricostruire i movimenti delle opere, gli esperti del mercato osservano il caso come un monito.<\/p>\n<p>L\u2019arte, da sempre, vive della dialettica tra luce e ombra, tra rivelazione e inganno. Ogni volta che un falso emerge, ci ricorda la fragilit\u00e0 della nostra fiducia e, al tempo stesso, la forza della nostra aspirazione al vero. Il genio, l\u2019imitazione, l\u2019inganno e la fede \u2014 sono capitoli dello stesso racconto, quello dell\u2019uomo che guarda un dipinto e sente di trovarvi, anche solo per un istante, <strong>la verit\u00e0 che desidera credere<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00c8 bastata una soffiata, un sospetto nato sul filo delle perizie, perch\u00e9 la polizia tedesca si occupasse di&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":189831,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,12584,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-189830","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-falsi","16":"tag-intrattenimento","17":"tag-it","18":"tag-italia","19":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115458339192561052","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/189830","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=189830"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/189830\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/189831"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=189830"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=189830"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=189830"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}