{"id":190815,"date":"2025-10-30T07:24:09","date_gmt":"2025-10-30T07:24:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/190815\/"},"modified":"2025-10-30T07:24:09","modified_gmt":"2025-10-30T07:24:09","slug":"giorgio-la-malfa-papa-ugo-mi-torchiava-a-4-anni-per-prepararmi-alla-clandestinita-a-scopone-era-un-maestro-pertini-no-si-infurio-quando-criticai-bankitalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/190815\/","title":{"rendered":"Giorgio La Malfa: \u00abPap\u00e0 Ugo mi torchiava a 4 anni per prepararmi alla clandestinit\u00e0. A scopone era un maestro, Pertini no. Si infuri\u00f2 quando criticai Bankitalia\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Pier Luigi Vercesi<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">Il figlio del politico, tra i fondatori del Partito d\u2019Azione: \u00abDa ragazzino lo seguivo ai comizi Amendola venne a dirmi: ce l\u2019ha con me. Rifiut\u00f2 la scorta\u00bb<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abIl primo ricordo di mio padre \u00e8 un interrogatorio. \u201cCome ti chiami?\u201d. Rispondo: \u201cGiorgio La Malfa\u201d. \u201cNo, ti chiami Giorgio Cornali\u201d. \u201cDa dove vieni?\u201d \u201cBergamo\u201d. \u201cNo, vieni da Napoli\u201d. Ho 4 anni e non capisco. Per alcune sere si ripete questa pantomima, fino a quando comincio a dare le risposte giuste\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/economia\/finanza\/21_novembre_10\/draghi-cita-ugo-malfa-al-non-governo-contrapporre-coraggio-riforme-e04ebf18-4214-11ec-8325-c375288f2b79.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Ugo La Malfa<\/a>, tra i fondatori del Partito d\u2019Azione,<\/b> dopo aver trasferito la famiglia da Milano a Bergamo, nel 1943 fugge in Svizzera prima che la polizia vada ad arrestarlo. Caduto il fascismo, il 25 luglio 1943, torna a Roma sotto falso nome, Ugo Cornali, residente a Napoli in via Tasso, per rappresentare il PdA nel Comitato dei partiti antifascisti che  diventer\u00e0 il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN). E si fa raggiungere dalla moglie, dalla figlia maggiore, Luisa, e dal piccolo Giorgio.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Giorgio La Malfa come ricorda quegli anni?<\/b><br \/>\u00abPap\u00e0 part\u00ec da Bergamo di corsa. Ma succedeva spesso che dovesse andarsene all\u2019improvviso. Mia sorella, pi\u00f9 grande, si rendeva conto. Io no. Poi lo abbiamo raggiunto a Roma. L\u20198 settembre  entr\u00f2 in clandestinit\u00e0. Andammo a vivere in una casa di fronte all\u2019Isola Tiberina, messa a disposizione dal diplomatico Filippo Caracciolo, insieme al grande giurista Edoardo Volterra e a Riccardo Bauer, capo della resistenza armata romana. Si ritrovavano in una stanza per ascoltare Radio Londra: \u201cQui parla il colonnello Stevens\u2026\u201d. I ricordi successivi sono a guerra finita\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Cominciava allora la vita politica di suo padre. In casa come la vivevate?<\/b><br \/>\u00abMio padre era un siciliano silenzioso e severo. Veniva da una famiglia povera di Palermo: suo padre era appuntato di pubblica sicurezza. Era piuttosto dotato e un parente lo aiut\u00f2 ad iscriversi a Ca\u2019 Foscari, a Venezia, dove si laure\u00f2 in Scienze politiche nel 1926. Aveva come insegnanti <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/cultura\/17_maggio_02\/saggio-carocci-mussolini-giustizia-liberta-marco-bresciani-1eb41132-2f59-11e7-88d3-be5206e98599.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Silvio Trentin e Gino Luzzatto<\/a>, che gli ispirarono il suo antifascismo. Trentin lo mise in contatto con <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/cultura\/speciale-anniversario-corriere-della-sera\/notizie\/attacco-giovanni-amendola-bastonate-all-italia-liberale-16a2601c-6717-11f0-9daa-30bb94d1840f.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Giovanni Amendola<\/a>, che segn\u00f2 il suo futuro\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Stava spesso in famiglia? <\/b><br \/>\u00abLavorava in casa la mattina, scriveva. Gli avevano regalato una penna stilografica con la cartuccia ma lui mentre scriveva continuava a intingere il pennino in un inesistente calamaio. Si mangiava insieme, poi andava alla Camera e tornava tardi. Verso la fine degli anni Quaranta, mia madre ci portava in Parlamento per seguire certi dibattiti. Mi impressionava quando i deputati facevano a botte. Ho assistito al tafferuglio pi\u00f9 cruento, durante il dibattito sulla Nato. Allora scattava una sirena e ci facevano sgombrare. Quando entrai in Parlamento chiesi di cosa si trattasse. Mi spiegarono che il presidente ha un tasto sotto il banco per dare l\u2019ordine di sgombrare le tribune quando i deputati esagerano. Ora la sirena non viene pi\u00f9 usata, non perch\u00e9 non ci siano tafferugli, ma forse perch\u00e9 si \u00e8 perso il senso del decoro delle istituzioni\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Suo padre \u00abportava a casa\u00bb la politica? <\/b><br \/>\u00abRicordo con gioia quando lo accompagnavo nelle campagne elettorali, come quella del 1953 in Umbria. Avevo 14 anni. Mi piacevano i suoi discorsi. Ma quel che mi entusiasmava era poter uscire dal rigore familiare di mia madre, bere vino e giocare a scopone, di cui mio padre era maestro\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Come Pertini? <\/b><br \/>\u00abSenza volere offendere la storia della Repubblica, <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/sette\/25_febbraio_26\/sandro-pertini-98e96c86-251b-4ca3-be2a-3f1c32884xlk.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Pertini <\/a>come giocatore di scopone scientifico non era granch\u00e9. Sono stato suo compagno di gioco, purtroppo <a href=\"https:\/\/www.mondiali.it\/curiosita-mondiali\/spagna-1982-scopone-mondiale-pertini\/\" rel=\"nofollow noreferrer noopener\" target=\"_blank\">era un pessimo giocatore<\/a>\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Lei \u00e8 un giocatore all\u2019altezza di suo padre? <\/b><br \/>\u00abHo imparato da lui. E c\u2019\u00e8 un episodio che solo qualche anno dopo ho capito che incrociava la storia repubblicana. Nel 1964, studiavo a Cambridge, tornai a Roma per le vacanze di Pasqua. Con mia sorpresa, perch\u00e9 i miei non avevano una vita sociale, mia madre mi disse che avevamo invitato alcuni ospiti in una trattoria ai Castelli. Altra cosa curiosa, l\u2019ospite principale era un generale, e in casa mia non s\u2019era mai vista una divisa. Pranziamo, noto che mio padre tratta il generale con riguardo. Finito il pranzo chiede al generale se gioca a scopone. Lui risponde che se la cava. Intuisco che sta per nascere un problema\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Perch\u00e9?<\/b><br \/>\u00abA scopone mio padre, se il compagno giocava male, non si tratteneva. Lui in coppia con il generale, io con un compagno scarso: capivo di dover perdere. Per\u00f2 il generale giocava davvero male. Mio padre stava zitto e digrignava i denti. Perdono anche la rivincita, e allora sbotta: \u201cCome le \u00e8 venuto in mente di giocare quel sette\u2026 e la mano prima quel sei\u2026 Generale, come fa a vincere le guerre se non capisce niente di strategia!\u201d. Anni dopo ho capito che se ci fosse stato il famoso \u201ctintinnar di sciabole\u201d di cui si seppe quando venne alla luce il famigerato \u201cPiano Solo\u201d che prevedeva un golpe, noi saremmo stati i primi ad essere arrestati\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Chi era quel generale?<\/b><br \/>\u00abGiuseppe Aloia, l\u2019avversario del generale De Lorenzo, colui che sarebbe dovuto entrare in scena a nostra difesa qualora fosse scattato il colpo di Stato. Per quel motivo mio padre l\u2019aveva invitato\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Torniamo al Partito d\u2019Azione, finito in nulla&#8230;<\/b><br \/>\u00abMio padre non ne parlava mai, ma intuivo che quella era la tragedia della sua vita. Ricordo una conversazione tra mio padre, Adolfo Tino, con cui era fuggito in Svizzera, e Leo Valiani. Tino, che non intraprese la carriera politica, disse amaramente: \u201cNon vi illudete, dopo la guerra gli intellettuali perderanno d\u2019influenza e le masse torneranno nella loro pigrizia. Non riuscirete a cambiare nulla perch\u00e9 il fascismo \u00e8 dentro l\u2019anima degli italiani\u201d. Mio padre si sentiva l\u2019erede di Amendola, bastonato nel 1925 e morto in Francia nel \u201926. Giorgio Amendola, il figlio, amico di mio padre, nel 1928 gli rivel\u00f2 di essersi iscritto al partito comunista. \u201cNon lo puoi fare. Ti chiami Amendola!\u201d. Litigarono. Anche i figli di Trentin e di <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/sette\/25_luglio_06\/enrico-berlinguer-intervista-oriana-fallaci-b42500cb-9aca-4c94-a22d-cd50a4735xlk.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Berlinguer<\/a>, parlamentari di Amendola, diventarono comunisti perch\u00e9 non avevano pi\u00f9 fiducia che la democrazia potesse da sola combattere il fascismo. Mio padre rimase l\u2019unico di quella pattuglia convinto di poter battere il fascismo con le forze della democrazia.  Un paio di mesi dopo la mia elezione in Parlamento, ci fu un dibattito in cui intervenne mio padre. Pi\u00f9 tardi, alla buvette, Amendola, mi si avvicin\u00f2: \u201cGiorgio, non ci far caso, quando tuo padre polemizza con i comunisti, non ce l\u2019ha col Pci, ce l\u2019ha con me\u201d\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Mai avuto contrasti?<\/b><br \/>\u00abUno sicuramente s\u00ec. Negli Stati Uniti, al MIT, conosco <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/cultura\/18_giugno_04\/franco-modigliani-centenario-economista-nobel-da6110b4-6811-11e8-b57b-459a23472be0.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Franco Modigliani<\/a>. Un giorno mi vede in biblioteca mentre sto leggendo la relazione del governatore della Banca d\u2019Italia, <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/cronache\/24_dicembre_09\/guido-carli-raccontato-da-romana-liuzzo-per-provocarlo-a-18-anni-gli-dissi-che-votavo-comunista-a-noi-familiari-consigliava-di-5e2a11da-0386-499b-acd2-c90da4f6exlk.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Guido Carli<\/a>. Doveva essere il 1965. Mi chiede di che si tratta e cominciamo a parlarne. Dopo qualche settimana, mi propone di scrivere insieme un saggio sulla politica economica italiana. La mia carriera accademica comincia con quel saggio. Modigliani non era ancora un <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/cultura\/18_giugno_04\/franco-modigliani-centenario-economista-nobel-da6110b4-6811-11e8-b57b-459a23472be0.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">premio Nobel <\/a>ma era uno dei pi\u00f9 ascoltati economisti del mondo. Torno in Italia e porto una copia del saggio a mio padre. Lui lo sfoglia e va su tutte le furie: \u201cCosa cavolo scrivete tu e questo Modigliani? Prima di prendere in mano la penna bisogna sapere due cose. Uno: la Banca d\u2019Italia non si attacca mai perch\u00e9 l\u00ec ci sono solo persone per bene. Due: cosa c\u2019entra la Banca d\u2019Italia? Cerca solo   di compensare le conseguenze dell\u2019azione di governo del centrosinistra. Quindi, se volete polemizzare, fatelo con me, che in quel periodo ero ministro del Bilancio, non con i tecnici\u201d\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Altri momenti di tensione, ad esempio sulla \u00abfermezza\u00bb  durante il caso Moro? <\/b><br \/>\u00abNo, sulle Brigate rosse credo avesse ragione. Venne frainteso quando disse che andava ripristinata la pena di morte. Forzava la mano per far capire che quella era una guerra e occorreva combatterla. Dopodich\u00e9 vollero dargli una scorta ma lui la rifiut\u00f2: \u201cSe vogliono spararmi \u00e8 meglio che ammazzino solo me e non i ragazzi della scorta\u201d\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Spesso i figli dei grandi uomini, per reazione, cercano di toglierli dal piedistallo. Lei invece ha imboccato la stessa strada. Come se lo spiega? <\/b><br \/>\u00abQualcuno, per un pregiudizio, ha pensato che il Partito Repubblicano fosse diventato un feudo familiare. Mio padre era felice che facessi il professore perch\u00e9 lui non l\u2019aveva potuto fare. Per\u00f2, con il tempo, ho capito che non gli dispiaceva che avessi raccolto la sua eredit\u00e0. La risposta che io mi sono dato \u00e8 che non ho avuto un rifiuto dell\u2019attivit\u00e0 di mio padre perch\u00e9 lui non era un uomo di potere, era un uomo di battaglia, di una minoranza guidata da alti ideali, ma cos\u00ec piccola da essere quasi sull\u2019orlo dell\u2019estinzione\u00bb.<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2025-10-29T23:25:55+01:00\">30 ottobre 2025<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Pier Luigi Vercesi Il figlio del politico, tra i fondatori del Partito d\u2019Azione: \u00abDa ragazzino lo 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