{"id":191997,"date":"2025-10-30T23:53:10","date_gmt":"2025-10-30T23:53:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/191997\/"},"modified":"2025-10-30T23:53:10","modified_gmt":"2025-10-30T23:53:10","slug":"andy-warhol-pop-art-textiles-a-biella-in-mostra-il-volto-pre-pop-e-le-icone-del-genio-americano-foto-newsbiella-it","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/191997\/","title":{"rendered":"\u201cAndy Warhol. Pop Art &#038; Textiles\u201d, a Biella in mostra il volto pre-Pop e le icone del genio americano FOTO \u00a0&#8211;\u00a0Newsbiella.it"},"content":{"rendered":"<p>Andy Warhol \u00e8 una costellazione di identit\u00e0 che si rincorrono e si moltiplicano: illustratore e designer, artista e regista, collezionista e icona pop. Come avrebbe scritto David Bowie, suo naturale erede, l\u2019unico modo per essere davvero se stessi \u00e8 non esserlo mai del tutto.<\/p>\n<p>I molti volti di Warhol si intrecciano come pattern in un tessuto visivo, nella citt\u00e0 del tessile per eccellenza, <strong>Biella<\/strong>, con la mostra <strong>\u201cAndy Warhol. Pop Art &amp; Textiles\u201d (31 ottobre 2025 \u2013 6 aprile 2026), inaugurata questa sera alla presenza delle istituzioni<\/strong> \u2014 organizzata da Palazzo Gromo Losa Srl, societ\u00e0 strumentale della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella e Creation <strong>in collaborazione con il Fashion and Textile Museum di Londra<\/strong>. Un\u2019esposizione che si articola in due sedi. A Palazzo Gromo Losa, dove sono presentate alcune delle sue pi\u00f9 celebri serigrafie, insieme a fotografie, manifesti, art cover e altri materiali, restituendo il ritratto di un artista capace di reinventare il concetto stesso di immagine. E a Palazzo Ferrero, dove prende forma la sezione The Textiles dedicata al Warhol pre-Pop e al suo lavoro di designer per la moda americana. Una mostra che scardina gerarchie e categorie, unendo arte, design e produzione in un\u2019unica visione culturale, e restituendo al tessile \u2014 come aveva gi\u00e0 intuito la decana del design tessile americano Ruth Reeves \u2014 il suo pieno statuto di arte applicata, capace di incidere sulla vita quotidiana forse ancor pi\u00f9 di un dipinto o di un\u2019architettura.<\/p>\n<p>\u201cAndy Warhol e Biella: un viaggio al centro della pop art nella citt\u00e0 creativa Unesco del tessile, una sfida e un\u2019opportunit\u00e0 per tutto il territorio &#8211; afferma <strong>Michele Colombo, Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella<\/strong> &#8211; un progetto in cui come Fondazione crediamo e abbiamo voluto investire, ancora una volta, in ottica generativa. Perch\u00e9 una mostra non \u00e8 mai solo un\u2019esposizione di opere il cui valore pu\u00f2 essere determinato contabilmente dalla misura degli scambi commerciali che le riguardano, ma \u00e8 sempre e comunque un viaggio fatto di anima, cuore, comunicazione e che vive della capacit\u00e0 di parlare a tutti, anche a chi in un museo magari non ha mai messo piede. Tutte le grandi mostre presentate al Polo del Piazzo negli ultimi anni sono nate con questa filosofia, una filosofia inclusiva che aspira a fare in modo che Biella possa unirsi in un progetto comune, in un nuovo modello di attrattivit\u00e0 territoriale a tutto tondo che abbia al centro la cultura e la formazione. Per questo ancora una volta abbiamo offerto la gratuit\u00e0 a tutte le scuole e per questo siamo promotori di collaborazioni ed eventi collaterali che dalla mostra partono per raccontare il Biellese. In questa occasione dunque il mio grazie \u00e8 per tutti coloro che hanno creduto e collaborato al progetto\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>\u201cBiella &#8211; aggiunge il <strong>Vice-Sindaco Sara Gentile &#8211; <\/strong>\u00e8 una citt\u00e0 con una radicata cultura del tessile. Accogliere un progetto che mette anche in luce gli inediti aspetti legati alla produzione artistica di Andy Warhol sulle stampe tessili rappresenta un\u2019occasione di visibilit\u00e0 in connessione con la storia della nostra citt\u00e0. L\u2019iniziativa prosegue il percorso delle precedenti esposizioni, grazie alla fruttuosa collaborazione fra Fondazione CRB e Comune di Biella, confermando come la cultura possa diventare un autentico motore di crescita e valorizzazione per il territorio.\u201d<\/p>\n<p>\u201cWarhol \u00e8 stato un artista poliedrico &#8211; continua <strong>Umberto Pastore, amministratore delegato di Creation<\/strong> &#8211; un riferimento per tutti coloro che hanno innovato e sperimentato negli anni &#8217;60, &#8217;70 e &#8217;80. La nostra esposizione, frutto di un intenso lavoro di squadra con il personale della Fondazione, i partner di progetto e i prestatori, si propone di cogliere la complessit\u00e0 della sua persona, con l\u2019obiettivo di facilitarne la comprensione e di creare connessioni inaspettate, anche con la storia del territorio. Questo approccio rispecchia pienamente la metodologia di Creation, fondata su uno studio approfondito e accurato dei contenuti, seguito da una progettazione volta a promuoverne la divulgazione e a rendere l\u2019esperienza accessibile e memorabile a un pubblico diversificato\u201d.<\/p>\n<p><strong>A Palazzo Ferrero<\/strong> si potr\u00e0 ammirare una preziosa selezione di <strong>circa cinquanta tessuti<\/strong>, abiti e disegni originali di Andy Warhol, a cura di <strong>Geoff Rayner e Richard Chamberlain<\/strong>, direttamente dal <strong>Fashion &amp; Textile Museum di Londra<\/strong>. Un corpus raro e sorprendente, che rivela il talento del giovane illustratore e designer prima che diventasse un&#8217;icona assoluta della Pop Art, e che documenta il suo straordinario periodo pre-Pop: gli anni in cui la moda, la grafica e la pubblicit\u00e0 furono il suo primo laboratorio creativo. &#8220;Andy Warhol: The Textiles &#8211; spiega <strong>Dennis Nothdruft Head of Exhibitions at the Fashion and Textile Museum &#8211; <\/strong>\u00e8 una mostra che presenta nuove e continue ricerche su un aspetto poco conosciuto della carriera di Andy Warhol. Warhol fu un artista commerciale di grande successo a New York, e questi tessuti e capi di abbigliamento rappresentano un decennio di scoperte in questo ambito. I disegni tessili mostrano le prime illustrazioni di Warhol e anticipano alcune delle idee che avrebbe poi sviluppato nella sua opera, come il pi\u00f9 importante artista pop del XX secolo.&#8221;<\/p>\n<p>Negli anni Cinquanta, nella New York del dopoguerra, Warhol era gi\u00e0 un nome di culto tra i creativi della moda e della comunicazione. Lavorava come grafico freelance per riviste come <strong>Glamour, Harper\u2019s Bazaar, Vogue e Seventeen<\/strong>, e per marchi di lusso come <strong>Miller Shoes, Bonwit Teller, Tiffany\u2019s e Fleming-Joffe<\/strong>. Fu proprio per una pubblicazione di Glamour, nel 1949, che un refuso trasform\u00f2 per sempre il suo cognome da \u201cWarhola\u201d a \u201cWarhol\u201d. Da quel momento, il giovane designer svilupp\u00f2 uno stile personale immediatamente riconoscibile: la celebre <strong>blotted line<\/strong>, una linea irregolare e frammentata ottenuta tamponando l\u2019inchiostro fresco su carta assorbente, che produceva contorni vibranti e imperfetti. Quella calligrafia nervosa e giocosa, unita alla ripetizione di piccoli motivi decorativi, anticipava gi\u00e0 la poetica seriale che avrebbe definito le sue \u201cCampbell\u2019s Soup\u201d e le sue \u201cMarilyn\u201d.<\/p>\n<p>I tessuti di Warhol \u2014 esposti oggi a Biella \u2014 nascono da questo linguaggio. Disegni leggeri e ironici popolano i pattern: scarpe appuntite e cappelli, farfalle e frutti, gatti e bottiglie, bottoni e animali da giardino. Sono <strong>novelty prints<\/strong>, le cosiddette \u201cstampe conversazionali\u201d, nate per la moda americana degli anni Cinquanta, in cui la quotidianit\u00e0 diventa racconto visivo. Warhol traduce in segno la vita dei grandi magazzini, delle vetrine, dei rotocalchi, inventando una grafica capace di parlare a tutti. Nelle sale di Palazzo Ferrero prendono forma alcuni dei soggetti pi\u00f9 emblematici di quella stagione pre-Pop: le farfalle di \u201c<strong>Happy Butterfly Day\u201d e \u201cLarge Butterflies\u201d, i clown e i cavalli circensi di \u201cAcrobatic Clowns and Horses<\/strong>\u201d, le file ordinate di <strong>\u201cPens, Pencils and Brushes\u201d<\/strong>, i frutti brillanti di <strong>\u201cLemons\u201d e \u201cMelons\u201d<\/strong>, fino alle sofisticate stampe di <strong>\u201cButtons, Candy Apples e Ice Cream Cones\u201d<\/strong> realizzate per Stehli Silks Corporation. Accanto ai pannelli tessili, anche abiti originali \u2014 gonne, boleri, costumi da bagno e vestiti in seta o cotone stampato \u2014 restituiscono la freschezza di un\u2019epoca in cui l\u2019arte abitava la moda.<\/p>\n<p>Nei primi anni Sessanta, la collaborazione con Stehli Silks Corporation di New York segna il punto d\u2019arrivo di questa fase. I tessuti prodotti tra il 1962 e il 1963 su seta, cotone, lino e le nuove fibre sintetiche del tempo \u2014 come il poliestere \u2014 rappresentano l\u2019ultima stagione della sua attivit\u00e0 di designer commerciale, ma anche la soglia d\u2019ingresso nella Pop Art. I motivi si semplificano, le immagini si moltiplicano, il consumo diventa linguaggio. Come ricordava<strong> Tina Fredericks<\/strong>, sua prima direttrice artistica, \u201cle linee d\u2019inchiostro di Andy erano elettriche, spezzate, magnetiche: coprivano lo spazio come carta da parati. Solo pi\u00f9 tardi capimmo che annunciavano le sue infinite serie di bottiglie di Coca-Cola, teste di mucca, Marilyn e Mao\u201d.<\/p>\n<p>La sezione offre dunque uno sguardo inedito sul Warhol designer, rivelando le radici grafiche della sua estetica e la nascita del suo universo visivo. Una sezione che, a <strong>Biella \u2013 Citt\u00e0 Creativa UNESCO<\/strong>, trova un terreno simbolico d\u2019elezione: qui, nel cuore del <strong>distretto tessile italiano<\/strong>, dove ancora oggi sopravvive una <strong>filiera produttiva completa<\/strong>, il tessuto \u00e8 cultura materiale e memoria viva. La mostra dialoga con questa identit\u00e0 profonda, con il <strong>saper fare artigiano e <\/strong>con gli <strong>archivi d\u2019impresa<\/strong> che raccontano storie di innovazione e continuit\u00e0. In questo contesto, il tessuto non \u00e8 solo materia ma linguaggio: la prima trama di una rivoluzione che avrebbe reso la cultura pop un\u2019arte globale e d\u2019avanguardia.<\/p>\n<p>Le sale di <strong>Palazzo Gromo Losa<\/strong> accolgono un viaggio dentro l\u2019universo visivo di Andy Warhol. Circa <strong>centocinquanta opere<\/strong>, provenienti da collezioni private raccontano la parabola creativa e umana di uno degli artisti pi\u00f9 rivoluzionari del Novecento, capace come nessun altro di trasformare la cultura di massa in linguaggio estetico. <strong>Serigrafie, fotografie, polaroid, copertine di vinili, riviste, ceramiche e materiali pubblicitari<\/strong> compongono un mosaico in cui l\u2019arte si confonde con il quotidiano, la ripetizione diventa icona e la merce si fa mito. Il percorso espositivo, <strong>curato da Alberto Rossetti e Vincenzo Sanfo<\/strong>, si apre con la sezione dedicata alle copertine dei vinili, primo laboratorio di sperimentazione grafica per il giovane Warhol, che tra la fine degli anni Quaranta e gli anni Cinquanta collabora con le principali case discografiche americane. Dalle prime edizioni per Columbia Records, come <strong>\u201cA Program of Mexican Music\u201d (1949)<\/strong>, fino a capolavori del rock come <strong>\u201cThe Velvet Underground &amp; Nico\u201d (1967), \u201cSticky Fingers\u201d dei Rolling Stones (1971) e \u201cMade in Italy\u201d di Loredana Bert\u00e8 (1982),<\/strong> le sue cover raccontano l\u2019evoluzione del gusto visivo di un\u2019intera epoca. Ogni disco diventa un manifesto pop, un oggetto d\u2019arte destinato al consumo di massa ma capace di sopravvivere al tempo.<\/p>\n<p>\u201cPiuttosto che realizzare un\u2019opera e venderla per un milione di dollari &#8211; dichiara <strong>Alberto Rossetti, curatore della sezione Pop a Palazzo Gromo Losa <\/strong>&#8211; Warhol preferiva realizzare un milione di copie da vendere ad un dollaro ciascuna. Questa affermazione ci fa capire come Warhol non abbia creato solo un nuovo stile, ma una nuova visione dell\u2019arte, profondamente trasformata anche nella sua forma materiale. Una rassegna a lui dedicata non pu\u00f2 che presentare varie tipologie di produzione artistica. Emblematica in tal senso \u00e8 la serie delle copertine dei vinili, che Warhol ha disegnato durante tutta la sua carriera, dal 1949 all\u2019anno della sua scomparsa. Le cover sono state una sorta di palestra in cui sperimentare tutto ci\u00f2 che avrebbe poi assunto una pi\u00f9 importante dimensione. Lo stesso formato quadrato rester\u00e0 privilegiato in molte delle sue opere maggiori, che saranno molto spesso delle serigrafie. Una tecnica che fino ad allora era considerata poco pi\u00f9 che una forma di produzione industriale e che dopo di lui diventer\u00e0 una delle pi\u00f9 apprezzate e utilizzate da altri protagonisti della scena artistica.\u201d\u00a0<\/p>\n<p>Segue la sezione dedicata alla rivista <strong>\u201cInterview\u201d<\/strong>, fondata e diretta da Warhol tra il 1969 e il 1984. Nelle copertine ideate dall\u2019artista sfilano i volti di<strong> Annie Lennox, Salvador Dal\u00ed, Jack Nicholson, Dustin Hoffman e Marilyn Monroe<\/strong>: una galleria di celebrit\u00e0 che riflette il sogno americano e la fascinazione per la fama. Ad accompagnarle, materiali rari come i manifesti dei film <strong>\u201cTrash\u201d, \u201cFrankenstein\u201d e \u201cDracula\u201d<\/strong>, in dialogo con fotografie di scena e campagne pubblicitarie, tra cui la <strong>celebre serie realizzata per Chanel<\/strong>. Di grande fascino anche la serie di <strong>ventiquattro formelle in ceramica Rosenthal<\/strong>, realizzate nel 1987 e firmate dall\u2019artista. Piccole icone che condensano il pensiero dell\u2019ultimo Warhol, in cui arte e design, lusso e quotidiano si fondono in un unico linguaggio. La mostra prosegue con i <strong>\u201cRed Books\u201d<\/strong>, che raccolgono le <strong>Polaroid realizzate tra il 1972 e il 1975<\/strong>: un diario visivo di amicizie e ossessioni che restituisce l\u2019intimit\u00e0 della Factory. Vi compaiono <strong>Paloma Picasso, Mick Jagger, Marisa Berenson, Bianca Jagger, Jack Nicholson, Tony Curtis, Rudolph Nurejev <\/strong>e lo stesso Warhol, ritratti in scatti istantanei che oscillano tra confessione e posa.<\/p>\n<p>Dopo alcuni libri con serigrafie dedicate agli amatissimi gatti, una rara serie di litografie dedicate a <strong>Mickey Mouse (1981, edizione CMOA)<\/strong>, esalta il dialogo tra il mito Disney e la cultura popolare americana. Il cuore della mostra \u00e8 quindi occupato dalle<strong> <\/strong>serigrafie, tra cui le iconiche <strong>\u201cCampbell\u2019s Soup\u201d, i \u201cFlowers\u201d, \u201cMao\u201d e infine ben 10 \u201cMarilyn\u201d <\/strong>realizzate nella celebre edizione \u201cSunday B. Morning\u201d, testimoniano l\u2019idea di un\u2019arte seriale, democratica e replicabile, in cui la ripetizione non annulla ma moltiplica il valore dell\u2019immagine. Warhol trasforma una tecnica considerata minore in un linguaggio colto, capace di contaminare pittura, grafica e pubblicit\u00e0. \u00a0Accanto alle Marilyn sono \u201csimbolicamente\u201d presentati gli artisti che hanno raccolto pi\u00f9 di altri l\u2019eredit\u00e0 di Andy Warhol: <strong>Jean-Michel Basquiat, Keith Haring e Jeff Koons<\/strong>\u00a0<\/p>\n<p>Infine, una sala speciale, intitolata <strong>\u201cAndy Warhol e l\u2019Italia\u201d<\/strong>, ospita <strong>due serigrafie della serie \u201cVesuvius\u201d (1985) <\/strong>provenienti dalle <strong>Gallerie d\u2019Italia di Intesa Sanpaolo<\/strong>, accanto al ritratto di <strong>Joan Collins<\/strong>. Le opere celebra no il legame profondo dell\u2019artista con il nostro Paese, dove, dagli anni Settanta, Warhol trov\u00f2 ispirazione e riconoscimento. Napoli, Roma, Milano e Venezia furono tappe cruciali della sua carriera, cos\u00ec come il rapporto con il gallerista Lucio Amelio, che lo invit\u00f2 nel 1980 per il progetto <strong>\u201cTerrae Motus\u201d<\/strong> dopo il terremoto dell\u2019Irpinia. La serie \u201cVesuvius\u201d, nata nel 1985 per la mostra al <strong>Museo di Capodimont<\/strong>e, riflette quell\u2019intenso dialogo con l\u2019Italia. Due sculture luminose di <strong>Marco Lodola<\/strong>, dedicate a Warhol e a Marilyn aprono e concludono il percorso come un omaggio contemporaneo all\u2019immaginario warholiano. Tutte queste opere, insieme, disegnano il ritratto di un artista che ha saputo reinventare il concetto stesso di immagine, restituendo alla superficie la sua profondit\u00e0. Palazzo Gromo Losa diventa cos\u00ec un luogo dove, ancora una volta, la vita imita l\u2019arte e tutto pu\u00f2 essere meravigliosamente pop.<\/p>\n<p>La <strong>Factory di Warhol <\/strong>torna in vita in una sezione della mostra a Palazzo Ferrero concepita come un\u2019esperienza che restituisce al pubblico l\u2019anima pi\u00f9 autentica di Andy Warhol. \u00c8 una ricostruzione scenografica dello studio newyorkese che fu al tempo stesso laboratorio, scena, teatro e rifugio creativo di un\u2019intera generazione. Documentata dagli scatti di <strong>Stephen Shore <\/strong>e di tanti altri, la Factory riemerge come ambiente totale, un organismo percorribile in cui l\u2019arte si confonde con la vita. Shore, in particolare, ne cattur\u00f2 la quotidianit\u00e0 senza mitizzarla, ritraendo Warhol e i suoi ospiti nel momento in cui il mito si stava ancora costruendo, restituendo un luogo che era pi\u00f9 esperimento sociale che atelier.<\/p>\n<p>Concepita da Warhol non solo come studio ma come spazio d\u2019incontro e di metamorfosi, la Factory fu infatti un epicentro di contaminazione e mondanit\u00e0, frequentata da protagonisti assoluti del Novecento \u2014 da <strong>Lou Reed a Mick Jagger, da Truman Capote a Salvador Dal\u00ed e Allen Ginsberg<\/strong>. \u00a0<strong>La mostra \u00e8 stata realizzata in collaborazione con il Comune di Biella, Palazzo Ferrero Miscele Culturali, Associazione Stilelibero, Biella Citt\u00e0 Creativa Unesco, RJMA, Art Book Web, Beside Arts e Promos (partner per la comunicazione). Main sponsor della mostra Gruppo Banca di Asti.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Mostra \u201cAndy Warhol. Pop Art &amp; Textiles\u201d<\/strong><br \/>31 ottobre 2025 \u2013 6 aprile 2026<\/p>\n<p>Palazzo Gromo Losa (Corso del Piazzo, 22 \u2013 Biella)*<br \/>Palazzo Ferrero (Corso del Piazzo, 29 \u2013 Biella)*<br \/>(*) dal 1\u00b0 settembre il servizio della funicolare sar\u00e0 sostituito da un bus a pagamento.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Orari di apertura<\/strong><br \/>Mercoled\u00ec e gioved\u00ec 15.00-19.00<br \/>Venerd\u00ec, sabato e domenica 10.00-19.00<br \/>1\u00b0novembre, 8 dicembre, 26 dicembre, 1\u00b0 e 6 gennaio, 5-6 aprile 10.00-19.00<br \/>25 dicembre chiuso<\/p>\n<p> c. s. uff. stampa g. c.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Andy Warhol \u00e8 una costellazione di identit\u00e0 che si rincorrono e si moltiplicano: illustratore e designer, artista e&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":191998,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1934,1612,203,204,1537,90,89,632,7,1935,115464],"class_list":{"0":"post-191997","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-biella","14":"tag-design","15":"tag-entertainment","16":"tag-intrattenimento","17":"tag-it","18":"tag-italia","19":"tag-italy","20":"tag-mostra","21":"tag-news","22":"tag-newsbiella","23":"tag-piazzo"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115465814171108763","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/191997","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=191997"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/191997\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/191998"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=191997"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=191997"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=191997"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}