{"id":192267,"date":"2025-10-31T05:00:14","date_gmt":"2025-10-31T05:00:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/192267\/"},"modified":"2025-10-31T05:00:14","modified_gmt":"2025-10-31T05:00:14","slug":"export-verso-usa-34-tanti-saluti-ai-gufi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/192267\/","title":{"rendered":"Export verso Usa +34%. Tanti saluti ai gufi"},"content":{"rendered":"<p>\n        Container in arrivo al Port Jersey Container Terminal di New York (Getty Images)\n    <\/p>\n<p>Nonostante i dazi e un rafforzamento dell\u2019euro, a settembre \u00e8 boom di esportazioni negli Stati Uniti rispetto allo scorso anno, meglio di Francia (+8%) e Germania (+11%). Confimprenditori: \u00abI rischi non arrivano da Washington ma dalle politiche miopi europee\u00bb.Ci sono le macumbe e poi c\u2019\u00e8 la realt\u00e0. A settembre l\u2019export italiano verso gli Stati Uniti ha segnato la percentuale record di pi\u00f9 34,4% anno su anno (dato Istat). Eppure c\u2019erano i dazi di Donald Trump, eppure c\u2019era l\u2019immane gelata commerciale alle porte, eppure \u00abla Casa Bianca strangola il Made in Italy\u00bb come ripeteva a nastro un\u2019allarmatissima Lilli Gruber. Lo scenario era da grande depressione, Maurizio Landini immaginava fughe da Lombardia e Triveneto con le masserizie sui carretti. Sintesi dell\u2019apocalisse: negli ultimi nove mesi, da quando The Donald ha cominciato i suoi balletti daziari, le esportazioni italiane verso gli States hanno raggiunto il +9,5%, seconda miglior prestazione extra Ue dopo la Svizzera (+11,7%). Non esattamente un disastro.Come non aveva alcun senso disperarsi ieri, cos\u00ec non ne avrebbe stappare Cartizze oggi poich\u00e9 la congiuntura \u00e8 sottoposta a stress continui. E il recupero di settembre non \u00e8 ancora riuscito a colmare il buco di agosto (-21%). Di sicuro la tendenza \u00e8 positiva. Va aggiunto che a spingerla in questa direzione \u00e8 il successo della cantieristica (navi da crociera e yacht di lusso) per una quota attorno al 22%. Ma al di l\u00e0 dell\u2019exploit di Fincantieri il restante +12% costituisce una marcata crescita tendenziale. Altri due fattori indicano il buono stato di salute dell\u2019export italiano verso gli Usa: l\u2019incremento ottenuto in un periodo di cambio sfavorevole (con il dollaro anche a 1,17 sull\u2019euro) e il confronto con i maggiori competitor europei. Mentre il Made in Italy fa +34,4% trainato anche dai settori alimentare, moda e arredamento, la Germania segna un +11% totale e la Francia un +8%. Aumentano anche le vendite verso i paesi Opec (Arabia, Emirati, Nigeria +23,8%) e verso il Giappone (+15,6%). Si registra una contrazione solo verso la Turchia (-33,9%), soprattutto per la crisi economica di Ankara.Ci sono le macumbe e poi ci sono i numeri, nonostante i dazi di Washington. Solo nel trimestre estivo &#8211; quello ballerino degli annunci e poi dei riposizionamenti trumpiani &#8211; l\u2019export italiano verso gli Usa ha superato i 9 miliardi di euro. Il timore di un rallentamento era giustificabile (senza esagerare), per questo la reazione alla fotografia dell\u2019Istat rasserena l\u2019imprenditoria italiana. Lo conferma il presidente di Confimprenditori, Stefano Ruvolo: \u00ab\u00c8 la prova che il Made in Italy, quando \u00e8 autentico e di qualit\u00e0, continua ad essere richiesto e apprezzato in tutto il mondo\u00bb.Poi un\u2019aggiunta polemica: \u00abIl vero rischio delle nostre imprese non arriva da Washington ma da Bruxelles\u00bb. Il timore \u00e8 legittimo e il presidente Ruvolo lo mette nero su bianco: \u00abLe attuali politiche industriali europee stanno penalizzando le pmi italiane, permettendo un ingresso indiscriminato di prodotti a basso costo dalla Cina e da altri paesi asiatici. In un solo anno l\u2019import di auto cinesi \u00e8 cresciuto del 37%, quello di abbigliamento ha fatto +29% sfondando il tetto di 27 miliardi. Ad essere distorto \u00e8 il mercato interno Ue, non quello esterno\u00bb. Un grido d\u2019allarme che rimane curiosamente fuori dalle rotte mediatiche, pure in economia condizionate dall\u2019ideologia del pensiero unico progressista.Anche l\u2019import italiano cresce su base sia mensile, sia annua pur con un saldo inferiore all\u2019anno scorso. Spiega l\u2019istituto di statistica: \u00abA contribuire \u00e8 soprattutto l\u2019aumento degli acquisti di beni di consumo non durevoli (alimentari, bevande, detersivi). Nei primi 9 mesi del 2025 la dinamica tendenziale dell\u2019import \u00e8 molto sostenuta, +9% e l\u2019avanzo commerciale con i paesi extra Ue \u00e8 pari a 35,1 miliardi, per\u00f2 in riduzione rispetto allo stesso periodo del 2024, quando era + 45,4 miliardi\u00bb.Tornando all\u2019exploit con gli Stati Uniti c\u2019\u00e8 da aggiungere che le percentuali potrebbero essere anche condizionate dalle scorte; \u00e8 possibile che i rivenditori americani (soprattutto nei mobili e nel fashion) abbiano deciso di riempire i magazzini proprio per bypassare nell\u2019immediato nuove ipotetiche bizze daziarie. Ma \u00e8 anche assodato che la qualit\u00e0 continua a pagare e che gli imprenditori italiani possono contare sulla competitivit\u00e0, sul valore del prodotto, sul vento favorevole determinato dalla ritrovata stabilit\u00e0 strutturale del Paese per innescare il volano vincente nonostante i gufi.Tutto ci\u00f2 rivela altre due piccole verit\u00e0. I consumatori americani di prodotti di qualit\u00e0 continuano a comprarli anche a un costo superiore, considerando un valore aggiunto il surplus qualitativo italiano rispetto alla fuffa dei concorrenti cinesi e asiatici. E i dazi trumpiani sono arrivati a sanare squilibri preesistenti: finora l\u2019Europa applicava un dazio del 10% a ogni automobile importata dagli Stati Uniti, mentre gli americani si accontentavano del 2%. Gi\u00e0 Abramo Lincoln diceva: \u00abDateci dazi sulle importazioni e diventeremo la nazione pi\u00f9 grande del mondo\u00bb. I numeri dell\u2019Istat ci dicono che i prodotti italiani, per chi sa apprezzarli, sono pi\u00f9 forti di ogni barriera. E di ogni avvoltoio a 55 pollici.\n<\/p>\n<p>\n        Leonardo Apache La Russa (Ansa)\n    <\/p>\n<p>Nessuna violenza sessuale, ma un rapporto consenziente\u00bb. \u00c8 stata archiviata l\u2019indagine a carico di <strong>Leonardo Apache La Russa<\/strong> e l\u2019amico <strong>Tommaso Gilardoni<\/strong>, entrambi 24enni, accusati di violenza sessuale da una di ventiduenne (ex compagna di scuola di La Russa jr e che si era risvegliata a casa sua).<\/p>\n<p>\n        Nel riquadro, Howard Thomas Brady (IStock)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Container in arrivo al Port Jersey Container Terminal di New York (Getty Images) Nonostante i dazi e un&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":192268,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[172],"tags":[115540,178,3816,177,115541,1307,3706,206,724,3085,15188,115542,3724,18423,115539,1537,90,89,242,997],"class_list":{"0":"post-192267","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-affari","8":"tag-115540","9":"tag-affari","10":"tag-agroalimentare","11":"tag-business","12":"tag-confimprenditori","13":"tag-crescita","14":"tag-dazi","15":"tag-donald-trump","16":"tag-euro","17":"tag-europa","18":"tag-export","19":"tag-export-italia-usa","20":"tag-fincantieri","21":"tag-governo","22":"tag-gufi","23":"tag-it","24":"tag-italia","25":"tag-italy","26":"tag-stati-uniti","27":"tag-ue"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115467021412885027","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/192267","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=192267"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/192267\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/192268"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=192267"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=192267"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=192267"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}