{"id":192516,"date":"2025-10-31T09:28:11","date_gmt":"2025-10-31T09:28:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/192516\/"},"modified":"2025-10-31T09:28:11","modified_gmt":"2025-10-31T09:28:11","slug":"toto-e-la-sua-napoli-cosi-il-pazzariello-e-diventato-leggenda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/192516\/","title":{"rendered":"Tot\u00f2 e la sua Napoli. Cos\u00ec il &#8220;pazzariello&#8221; \u00e8 diventato leggenda"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;Sto per morire. Portatemi a Napoli&#8221;. E se l&#8217;ultimo pensiero, le parole estreme sono state per la sua citt\u00e0, era fatale che proprio il capoluogo partenopeo celebrasse l&#8217;intimo, ancor oggi vivissimo legame che unisce Napoli alla pi\u00f9 proverbiale fra le sue &#8220;maschere&#8221;. Troneggia sulla facciata di Palazzo Reale l&#8217;inconfondibile profilo del principe Antonio de Curtis; e non a caso s&#8217;intitola &#8220;Tot\u00f2 e la sua Napoli&#8221; l&#8217;emozionante mostra che fino al 25 gennaio (ma poi in tourn\u00e9e fino a Brooklyn, New York) confermer\u00e0 il vincolo viscerale che, nato al rione Sanit\u00e0, si concluse coll&#8217;imponente funerale alla Basilica del Carmine (duecentomila persone, tra quelle in piazza e quelle al casello dell&#8217;autostrada Roma-Napoli, per il passaggio del corteo funebre). Introdotti dalle immagini del &#8220;Pazzariello&#8221; che ne L&#8217;oro di Napoli di De Sica guida un corteo di popolo (&#8220;Cos\u00ec come guider\u00e0 i visitatori lungo le undici sezioni della mostra&#8221;, commenta Alessandro Nicosia, curatore assieme a Marino Niola) foto, manifesti, oggetti, giornali, filmati e costumi offrono un irresistibile crescendo emotivo in ogni angolo del &#8220;pianet\u00e0 Tot\u00f2&#8221;.<\/p>\n<p>Si parte dall&#8217;infanzia &#8220;fatta di pochi sorrisi e nessuna tenerezza&#8221; con la foto di lui undicenne, l&#8217;ovale del viso non ancora deformato nella tipica asimmetr\u00eca dal cazzotto di un compagno (e stilizzato in una preziosa caricatura di Nino Za); si passa per il rarissimo &#8220;Registro dei soldati di leva anno 1898&#8221; (con Tot\u00f2 soldato che gi\u00e0 si prova nei primi sberleffi, in groppa a un cavalluccio a dondolo) e lungo i gloriosi anni della rivista, grazie a manifesti e copioni dei leggendari spettacoli firmati Michele Galdieri, e in tandem con Anna Magnani. Il debutto cinematografico \u00e8 testimoniato dal manoscritto originale di San Giovanni decollato, a firma Cesare Zavattini; lo storico sketch del vagone letto documentato dall&#8217;originale &#8220;piano di lavorazione&#8221; (prendete nota, cinefili incalliti: fu girato in quattro giorni, dal 10 al 14 dicembre 1951). Ci sono poi le poesie e le canzoni: mentre in sottofondo la voce di Roberto Murolo modula la pi\u00f9 celebre di tutte (Malafemmena), manoscritti di pugno dello stesso principe vanno dall&#8217;arcinota &#8216;A livella al prezioso inedito fornito come molte altre rarit\u00e0 &#8211; dalla nipote Elena Anticoli de Curtis: Quanno me truovo all&#8217;estero.<\/p>\n<p>Un&#8217;emozione tutta speciale la riservano i costumi originali. Si riconoscono a colpo d&#8217;occhio la blusa a pois di Pinocchio con cui, in Tot\u00f2 a colori, il principe faceva la celebre danza disarticolata; e poi la giacchetta aristocartica di Miseria e nobilt\u00e0, il caftano e fez del Turco napoletano. Stupisce la bellezza sfacciata delle numerose donne di Tot\u00f2, che sorridono dalle loro foto in bianco e nero: la soubrette con taglio &#8220;alla maschietta&#8221; Liliana Castagnola, che si suicid\u00f2 per lui; la fulgida moglie Diana, da cui si separ\u00f2 &#8220;per troppo amore&#8221;; l&#8217;adorata figlia Liliana, cos\u00ec chiamata a parziale risarcimento per la tragica morte di quell&#8217;antico amore; la compagna degli ultimi anni, Miss Cheescake Franca Faldini, che il principe not\u00f2 sulla copertina di una rivista, per la quale era stata fotografata dopo l&#8217;elezione a quel titolo.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 far sorridere l&#8217;ossessione nobiliare, testimoniata dagli stemmi con cui la Consulta Araldica lo conferm\u00f2 Principe di Bisanzio; &#8220;ma fu in fondo una sorta di risarcimento nota Niola, indulgente &#8211; agli anni magri della povert\u00e0 e della fame. Non a caso il principe parlava di Tot\u00f2 in terza persona: lo separava nettamente da s\u00e9 stesso. E a Lello Bersani, che lo intervistava a casa sua (mostriamo anche questo filmato) consigliava: &#8220;Lo vada a cercare in cucina. Io lo tengo confinato l\u00ec dentro. E ha il divieto di uscire senza il mio permesso&#8221;.<\/p>\n<p>Innumerevoli le foto curiose, tutte legate all&#8217;adorata citt\u00e0 natale. Tot\u00f2 che vota, deponendo la scheda nell&#8217;urna; Tot\u00f2 che addenta una forchettata di spaghetti, seduto al celebre ristorante La Bersagliera; Tot\u00f2 preso d&#8217;assalto quando, seduto nella sua Fiat 1400 con autista, girava per i vicoli per distribuire mance ai pi\u00f9 bisognosi. Ma il culmine emotivo si raggiunge davanti alle immagini dei tre funerali. Tanti infatti ne ebbe, il principe. Il primo a Roma, nella chiesa di Sant&#8217;Eugenio ai Parioli. Il secondo a Napoli, al Carmine. Il terzo voluto dal potente &#8220;guappo&#8221; Luigi Campoluongo, detto Nase e cane, che non avendo potuto presenziare al primo, ne pretese un altro, con tanto di catafalco e bara. Vuota, naturalmente.\n<\/p>\n<p> E a sessant&#8217;anni di distanza ancora procura un brivido di commozione l&#8217;audio originale dell&#8217;orazione funebre, tenuta davanti a centomila napoletani, da un commosso Nino Taranto. &#8220;Oggi hai fatto l&#8217;ultimo tutto esaurito della tua carriera. Tu, maestro del buonumore, stavolta ci hai fatto piangere. Addio, amico mio! Addio!&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"&#8220;Sto per morire. Portatemi a Napoli&#8221;. 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