{"id":193962,"date":"2025-11-01T06:43:10","date_gmt":"2025-11-01T06:43:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/193962\/"},"modified":"2025-11-01T06:43:10","modified_gmt":"2025-11-01T06:43:10","slug":"intervista-al-fotografo-szilveszter-mako-sui-suoi-set-fotografici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/193962\/","title":{"rendered":"Intervista al fotografo Szilveszter Mak\u00f3 sui suoi set fotografici"},"content":{"rendered":"<p>Tra citazioni storiche e materiali di recupero, l\u2019incontro, anche visivo, con <strong>Szilveszter Mak\u00f3<\/strong> \u2014 artista e ungherese che costruisce set fotografici con materiali riciclati e luce naturale \u2014 \u00e8 un viaggio nella disciplina e nell\u2019imprevisto, dove la \u201cscatola\u201d ordina e amplifica lo sguardo. <strong>Echi del Rinascimento, del Dada e del Bauhaus attraversano ritratti di Willem Dafoe, Cate Blanchett e Monica Bellucci.\u00a0<\/strong>Ne abbiamo parlato con lui.<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"819\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/01-numero-paris-cover-2023-by-szilveszter-mako-819x1024.jpg\" alt=\"Numero Paris cover 2023 by Szilveszter Mako\" class=\"wp-image-1191032\"  \/>Numero Paris cover 2023 by Szilveszter MakoL\u2019intervista all\u2019artista Szilveszter Mak\u00f3<\/p>\n<p><strong>La \u201cscatola\u201d \u00e8 diventata un elemento iconico del tuo lavoro<\/strong>.<br \/>Per me \u00e8 insieme costrizione e liberazione. Centra il soggetto e al tempo stesso lo amplifica, impedendo che l\u2019energia si disperda nell\u2019inquadratura. I miei sensi reclamano ordine: mi sento a mio agio nella disciplina dei confini. Un telaio geometrico mi permette di muovermi senza perdermi nell\u2019apertura dello studio. \u00c8 un rifugio, una struttura di messa a terra, una regola. Mi evolvo con la scenografia in modo naturale. Gli elementi emergono e, quando non possono pi\u00f9 essere reinventati, svaniscono lentamente.<\/p>\n<p>    L&#8217;articolo continua pi\u00f9 sotto<\/p>\n<p><strong>Come \u00e8 cambiato il tuo sguardo nel tempo?<\/strong><br \/>Ho costruito strutture in molte forme, traducendo set pi\u00f9 vecchi e dando loro nuova vita. Oggi il mio sguardo si \u00e8 spostato verso il bidimensionale, dove le prospettive collidono e la cornice si appiattisce in qualcos\u2019altro. Non so prevedere se e come la \u201cscatola\u201d si dissolver\u00e0. I miei set maturano con il tempo e con i motivi del quotidiano. So per\u00f2 che non inseguo l\u2019eclatante: cerco la semplicit\u00e0, e non c\u2019\u00e8 nulla di pi\u00f9 semplice di una scatola.<\/p>\n<p><strong>Lavori su uno \u201cspartito\u201d rigoroso di gesti e pose, o preferisci lasciare spazio all\u2019imprevisto?<\/strong><br \/>Ci sono pose che mi accompagnano da anni, le gambe spalancate, certe gestualit\u00e0 delle dita. Sono marcatori temporali di stagioni diverse della mia vita. Queste pose sono una base a cui posso sempre tornare: mi piacciono esteticamente, bilanciano la mia pratica e mi danno pace. Le inserisco in una storia per ancorare l\u2019immagine. Detto questo, chiamo l\u2019imprevisto. Sul set lascio un grande spazio alla spontaneit\u00e0 e lo proteggo con cura. Anche nel lavoro commerciale metto in guardia i clienti dall\u2019essere troppo rigidi. Il controllo eccessivo raffredda e calcola le immagini, togliendo senso. Un set deve respirare, sorprendere persino chi lo sta creando. Quando entriamo in studio, tutto ci\u00f2 che abbiamo preparato \u2013 oggetti di scena, costumi, progetti \u2013 si ammassa in una stanza. Mi piace vederli collidere. Ci\u00f2 che immaginavamo non sempre vuole nascere nella forma prevista. A volte l\u2019idea rifiuta la forma che le abbiamo dato: allora le diamo un\u2019altra vita. Il momento pi\u00f9 emozionante \u00e8 proprio questo: partire dalla base delle pose e poi lasciare che l\u2019imprevisto interferisca con la storia. \u00c8 quella tensione tra controllo e abbandono a tenere vive le immagini.<\/p>\n<p><strong>Hai parlato di un processo di post-produzione \u201csegreto\u201d. \u00c8 una ricerca di perfezione o un atto di sottrazione?<\/strong><br \/>Io non lo chiamerei un \u201csegreto\u201d, piuttosto non ortodosso, dispendioso in termini di tempo e ormai raro. Chi conosce la storia della fotografia analogica potrebbe riconoscerne i passaggi; per altri rester\u00e0 invisibile, e preferisco cos\u00ec. La mia post-produzione non insegue la perfezione, ma l\u2019idealizzazione. Preferisco sostare sul margine romantico dello sguardo, dove la realt\u00e0 inizia a deformarsi. Inseguo l\u2019ideale come gli antichi greci scolpivano il marmo: non copiando la vita, ma piegandola in forma di racconto. Non sento il bisogno di tenere uno specchio davanti al mondo e costringere le persone a confrontarsi con la sua crudezza. Voglio che le mie immagini respirino nel territorio in cui tornano i sogni e si sveglia l\u2019immaginazione.<\/p>\n<p>Bellezza e verit\u00e0 negli scatti di Szilveszter Mak\u00f3<\/p>\n<p><strong>Fino a che punto sei disposto a \u201cferire\u201d la bellezza per restituirle una verit\u00e0?<\/strong><br \/>Mi discosto dall\u2019uso corrente della parola \u201cbellezza\u201d, perch\u00e9 per me \u00e8 espansiva. Non martirizzo la bellezza: la trovo nell\u2019unicit\u00e0. Ci\u00f2 che altri chiamano differenza o stranezza \u00e8 spesso ci\u00f2 che mi colpisce pi\u00f9 a fondo. Quanto pi\u00f9 qualcuno \u00e8 distintivo e radicato nella propria identit\u00e0, tanto pi\u00f9 mi appare bello. Non mostro \u201cverit\u00e0\u201d, perch\u00e9 non sono un fotografo documentario. Le mie immagini non sono specchi di ci\u00f2 che esiste: appartengono a un\u2019altra dimensione, il paesaggio della mia mente. Quando qualcosa mi attrae, mi chiedo perch\u00e9 mi sono fermato proprio l\u00ec, quale elemento mi ha attirato. Individuato quel dettaglio, lo porto nel lavoro e provo a farlo aderire alla mia estetica. Questo, per me, \u00e8 davvero l\u2019ispirazione.<\/p>\n<p><strong>La tua traiettoria visiva ha abbracciato il Rinascimento per poi aprirsi a Dada e Bauhaus.<\/strong><br \/>Nel mio lavoro i passaggi tra epoche e stili avvengono in modo naturale. Quando sento il richiamo di un nuovo periodo o linguaggio, cerco l\u2019elemento che mi parla e poi rimodello l\u2019esperienza secondo le regole che mi do, le restrizioni che mi impongo. La coerenza nasce proprio da quel confine autoprodotto. Lo faccio in modo subconscio, come un\u2019abitudine o un effetto del mio stato mentale. Dico spesso che il 95% di ci\u00f2 che vedo non mi piace e solo il 5% sopravvive, ma quando raccolgo quei frammenti, l\u2019esito \u00e8 inevitabilmente mio. Per questo posso muovermi tra Rinascimento, Dada, Bauhaus o folklore senza perdere identit\u00e0: l\u2019identit\u00e0 viene dal filtro stesso, dalla disciplina, dalle restrizioni e dal mio modo di vedere. Questo viene talvolta scambiato per mancanza di studi, ma conosco le storie e le ideologie. Non comincio finch\u00e9 non comprendo il contesto sociale di quei movimenti. Semplicemente non traggo con me la teoria: porto con me l\u2019impatto visivo.<\/p>\n<p><strong>Quanto \u00e8 importante per te che il pubblico riconosca citazioni e riferimenti nel tuo lavoro?<\/strong><br \/>Io non faccio immagini per cambiare il mondo: le faccio per me. Sono le mie ossessioni rese visibili, il mio modo di esistere e di fare esperienza. \u00c8 il desiderio di fabbricare ci\u00f2 che vedo, anche se esiste soltanto nella mia mente. Mi stupisce di essere finito in quest\u2019industria: sembra inatteso. Ma devo vivere, e come chiunque devo lavorare. Dubito che qualcuno possa guardare un\u2019immagine dal mio stesso punto di vista; non \u00e8 questione di ricordare il momento esatto, \u00e8 che non ci sono parole che catturino ci\u00f2 che percepisco nella fotografia: \u00e8 un sentimento interno, intraducibile.<\/p>\n<p>I grandi ritratti di Szilveszter Mak\u00f3<\/p>\n<p><strong>Hai ritratto figure come Willem Dafoe, Cate Blanchett, Monica Bellucci e Solange. Come costruisci il momento in cui il soggetto si affida al tuo sguardo?<\/strong><br \/>Io non tratto le celebrit\u00e0 diversamente dagli altri: entriamo in studio da pari. Il set non \u00e8 una gerarchia, \u00e8 uno spazio di lavoro condiviso. Non avverto i confini di cui spesso si parla: il timore di chiedere troppo o l\u2019imbarazzo del come comportarsi. Queste cose non mi appartengono. Quando arrivano, spesso iniziamo a parlare di questioni insolite, cose strane che non ti aspetteresti tra due persone appena conosciute. Quell\u2019onest\u00e0 e imprevedibilit\u00e0 creano un terreno comune. Credo che li faccia sentire in buone mani. Lo ripeto: possiamo provare, spingerci in nuove direzioni, ma non c\u2019\u00e8 rischio. C\u2019\u00e8 sempre un senso, una logica, in ci\u00f2 che chiedo. Con Willem Dafoe gli ho spiegato perch\u00e9 volevo costruire quella casa, da dove proveniva l\u2019idea, cosa significava. Perch\u00e9 desideravo quella faccia, perch\u00e9 l\u2019ho messo nell\u2019angolo come un bambino in castigo. Una volta compresa la logica, si \u00e8 affidato al processo. Raramente si resta estranei sul set: parliamo, ci connettiamo, scambiamo visioni. Non \u00e8 questione di diventare amici, ma di creare una partnership temporanea, due persone fianco a fianco in totale apertura. Comunicazione diretta e senza filtri: \u00e8 ci\u00f2 che rende possibile l\u2019immagine.<\/p>\n<p><strong>L\u2019uso di materiali riciclati nei tuoi set \u00e8 insieme una scelta etica e una firma estetica.\u00a0<\/strong><br \/>Non sono solo un bene per la terra, ma anche per il portafoglio. Se qualcosa non va sostituito e c\u2019\u00e8 una soluzione pi\u00f9 economica, quella \u00e8 la strada giusta. Troppo spesso si cerca la scorciatoia per arrivare prima. \u00c8 la riluttanza a cercare, reimmaginare e riutilizzare che mi irrita. Lo spreco per comodit\u00e0 non ha senso. Lavorare con materiali riciclati richiede fatica: bisogna guardare, adattarsi, metterci impegno, e il lavoro guadagna un altro strato di significato. Valorizzo ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 dispendioso in termini di tempo: il cartone come elemento base, il legno che ha gi\u00e0 vissuto venti vite. \u00c8 l\u00ec che sta la bellezza. \u00c8 lo spreco il vero nemico della creazione.<\/p>\n<p>Alessia Caliendo<\/p>\n<p class=\"intext-cta\">Artribune \u00e8 anche su Whatsapp.  \u00c8 sufficiente <a href=\"https:\/\/whatsapp.com\/channel\/0029Va9iaYUEFeXeqRR2yT1y\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">cliccare qui<\/a> per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Tra citazioni storiche e materiali di recupero, l\u2019incontro, anche visivo, con Szilveszter Mak\u00f3 \u2014 artista e ungherese che&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":193963,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-193962","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115473088911843032","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/193962","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=193962"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/193962\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/193963"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=193962"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=193962"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=193962"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}