{"id":194013,"date":"2025-11-01T07:37:13","date_gmt":"2025-11-01T07:37:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/194013\/"},"modified":"2025-11-01T07:37:13","modified_gmt":"2025-11-01T07:37:13","slug":"la-dolce-italia-catturata-dagli-occhi-di-paolo-di-paolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/194013\/","title":{"rendered":"La dolce Italia catturata dagli occhi di Paolo Di Paolo"},"content":{"rendered":"<p>Quando \u00e8 stato che la gente \u00e8 diventata interessante per i fotografi? Con il neorealismo, certamente. L\u00ec non era pi\u00f9 il \u201cpopolo\u201d a catturare gli obiettivi fotografici e cinematografici: ora si raccontavano \u201cquelli come noi\u201d. Il punto di vista era mutato. Cos\u00ec quando <a href=\"https:\/\/www.repubblica.it\/cultura\/2023\/06\/12\/news\/paolo_di_paolo_morto_fotografo-404236792\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><strong>Paolo Di Paolo<\/strong>, proveniente da Larino in Molise<\/a>, arriv\u00f2 nel 1949 a Roma con un biglietto di terza classe, fuggendo dalla provincia del Centro-Sud e dalla propria famiglia, il cambio di passo era gi\u00e0 avvenuto. Era il momento in cui lo sguardo andava alla gente per la strada, il grande palcoscenico italiano: bambini, donne, suore, preti, lettori di giornali, ragazzi e ragazze, ricchi e poveri, tutta la folla che nel ventennio fascista era rimasta inclusa nella categoria \u201cpopolo\u201d, che non faceva distinzione di classe o di ceto, e indicava un\u2019appartenenza ideologica. Finita la guerra si ricominciava a vivere, ciascuno come voleva e poteva, cos\u00ec che, dopo l\u2019iscrizione a filosofia, Di Paolo s\u2019innamor\u00f2 davanti alle vetrine dell\u2019Ottica Cardone di una <strong>Leica III C <\/strong>e cominci\u00f2 a fotografare. Fotografare per diletto divenne ben presto il mestiere di questo ragazzo che sapeva essere simpatico e accattivante, e possedeva un occhio veloce, amava la bellezza e capiva al volo proprio le persone, la loro potenzialit\u00e0 visiva e umana, senza mai perdere quell\u2019ironia che i veri provinciali sfoderano come un dono naturale. Non si riesce a cogliere la magia che possiede la sua fotografia, riscoperta tardivamente per caso e per fortuna nel 2018 abbandonata in <a href=\"https:\/\/www.repubblica.it\/robinson\/2019\/04\/24\/news\/il_fotografo_paolo_di_paolo_cosi_e_morta_la_fotografia_-300787384\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">un <strong>archivio <\/strong>chiuso in cantina<\/a>, se non la si inserisce nell\u2019epoca in cui ha operato: l\u2019uomo giusto al momento giusto, tanto per confermare che in fotografia l\u2019attimo favorevole \u00e8 strettamente connesso a quello che si \u00e8, e insieme a quando e dove ci si trova. <\/p>\n<p>    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/192933153-58290f14-635e-4c54-b8ab-7544c8bb8137.jpg\" alt=\"Paolo Di Paolo: Mastroianni nella mensa di Cinecitt\u00e0 (1955)&#10;\u00a0&#10;\" class=\"lazyload\"\/><\/p>\n<p>Paolo Di Paolo: Mastroianni nella mensa di Cinecitt\u00e0 (1955)<br \/>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>1949-1966 <\/strong>sono i diciassette anni in cui accade tutto quello che doveva accadere, dal miracolo economico al cambio di civilt\u00e0, dopo almeno due secoli in cui gli orologi, nonostante tutto il trambusto che era avvenuto, sembravano fermi da millenni per l\u2019Italia. E accade che la <a href=\"https:\/\/www.repubblica.it\/cronaca\/2019\/07\/15\/news\/l_intervista_paolo_di_paolo_la_dolce_vita_era_amara_quella_foto_a_nannarella_-301108303\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">gente arriva al centro della scena<\/a>. Come seppe vedere in seguito e in modo straordinario uno dei personaggi visivi di Paolo Di Paolo, <strong>Pier Paolo Pasolini<\/strong>, era la premessa dell\u2019individuo contemporaneo, con annesso sviluppo senza progresso: il popolo era morto e c\u2019era la gente. <\/p>\n<p>La meraviglia che ora la mostra al <strong>Palazzo Ducale di Genova<\/strong>, <strong>Paolo Di Paolo<\/strong> (a cura di Giovanna Calvenzi e Silvia Di Paolo, fino al 6 aprile 2026, catalogo Marsilio Arte) ci offre a piene mani nel centenario della nascita \u00e8 proprio quel ritratto degli italiani che stanno per transitare dal neorealismo alla societ\u00e0 dei consumi, un interstizio del gi\u00e0-e-non-ancora che rende favolosa l\u2019atmosfera delle foto di questo signore, che nel 1966 getter\u00e0 alle ortiche la sua macchina fotografica per andare a vivere in campagna e lavorare al Calendario dell\u2019Arma dei Carabinieri, scomparendo cos\u00ec dalla scena fino a quel fatidico anno 2018. C\u2019\u00e8 un detto londinese che pu\u00f2 essere riformulato cos\u00ec: chi non ama Roma, non ama la vita. <\/p>\n<p>    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/192940841-3322adec-3477-4ce1-a118-c712399ab2d8.jpg\" alt=\"Paolo Di Paolo: inaugurazione dell\u2019autostrada\u00a0del Sole (1964)&#10;\" class=\"lazyload\"\/><\/p>\n<p>Paolo Di Paolo: inaugurazione dell\u2019autostrada\u00a0del Sole (1964)<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Di Paolo ha amato tanto da immigrato molisano Roma da cercare di fotografare la medesima vita in ogni parte del mondo dove \u00e8 stato, dall\u2019Europa all\u2019Asia, regalandoci fotografie ricche di umanit\u00e0, passione e semplicit\u00e0 insieme. <strong>Di cosa \u00e8 fatta questa semplicit\u00e0? <\/strong>Questo \u00e8 il suo segreto e la sua unicit\u00e0: di niente. O meglio, di un colpo d\u2019occhio fenomenale, che si sposa con due modi diversi di guardare dentro l\u2019obiettivo: la capacit\u00e0 di afferrare il momento perfetto per scattare, come si vede nella celebre foto di Pasolini al Monte dei Cocci, e l\u2019attenzione alle persone immerse nel gran teatro del mondo. \u00c8 teatrale come lo sono, seppur in modo diverso, due registi Fellini e Antonioni, ma sempre preferendo la \u201cdolce vita\u201d del primo al dramma dell\u2019incomunicabilit\u00e0 del secondo. Di Paolo coglie il <strong>lato comico della vita<\/strong> insieme a <strong>quello drammatico<\/strong>, senza mai virare verso il tragico. Un fotografo della Commedia, per dirla con la nostra opera nazionale. Tra le tante e bellissime fotografie che raccontano la duplicit\u00e0 di Paolo Di Paolo, la pi\u00f9 evidente raffigura il nastro d\u2019asfalto all\u2019inaugurazione della Autostrada del Sole 1964 visto dall\u2019alto. In primo piano c\u2019\u00e8 per\u00f2 un carretto agricolo e una sfilza di zucche. Il taglio della foto \u00e8 perfetto, e anche il suo simbolismo: il futuro e il passato. \u00c8 la pi\u00f9 esatta definizione della nostra Italia, dove il futuro ha sempre dentro di s\u00e9 il passato, come se non riuscissimo a evolvere, gravati da quello che siamo stati nel remoto. <\/p>\n<p>    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/192954841-240b458b-192a-4c4e-8953-5e1b0aa47b5b.jpg\" alt=\"Paolo Di Paolo: Ungaretti a casa (1956)&#10;\" class=\"lazyload\"\/><\/p>\n<p>Paolo Di Paolo: Ungaretti a casa (1956)<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Di Paolo da provinciale sa coniugare quell\u2019ironia con la complicit\u00e0, senza mai perdere quel tanto d\u2019eccentricit\u00e0 che, arrivando a Roma, \u00e8 riuscito a costruire di s\u00e9 e per s\u00e9, e che diventa una chiave per leggere il mondo intorno. Riesce a superare l\u2019imprinting neorealista mediante il suo amore per la mondanit\u00e0, che \u00e8 curiosit\u00e0 senza indiscrezione, ovvero tatto e leggerezza. Anche i divi che fotografa \u2013 da<strong> Sofia Loren<\/strong> a <strong>Monica Vitti<\/strong>, da <strong>Mastroianni <\/strong>a <strong>Simon Signoret <\/strong>\u2013 o che compone a coppie inattese, come documenta il bel volume uscito da Electaphoto (Incontri impossibili, a cura della figlia, Silvia Di Paolo), sono sempre la gente. Li guarda con ammirazione e con una intoccabile propensione per la normalit\u00e0 del vivere, che conosce bene: li apprezza, alcuni con pi\u00f9 affetto altri con qualche distanza; li coglie nella loro intimit\u00e0, sempre teatrale per\u00f2. <\/p>\n<p>Di Paolo \u00e8 stato il fotografo che ha pi\u00f9 collaborato <a href=\"https:\/\/www.repubblica.it\/venerdi\/2021\/04\/08\/news\/paolo_di_paolo_fotografo_mostra_milano_fondazione_sozzani_la_lunga_strada_di_sabbia_pier_paolo_pasolini_reportage_successo_r-293890982\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">con <\/a><a href=\"https:\/\/www.repubblica.it\/venerdi\/2021\/04\/08\/news\/paolo_di_paolo_fotografo_mostra_milano_fondazione_sozzani_la_lunga_strada_di_sabbia_pier_paolo_pasolini_reportage_successo_r-293890982\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><strong>Il Mondo<\/strong><\/a><a href=\"https:\/\/www.repubblica.it\/venerdi\/2021\/04\/08\/news\/paolo_di_paolo_fotografo_mostra_milano_fondazione_sozzani_la_lunga_strada_di_sabbia_pier_paolo_pasolini_reportage_successo_r-293890982\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">, il settimanale di <strong>Pannunzio<\/strong><\/a>, fucina del giornalismo. Sono state ben 573 le immagini, ci ricord\u00f2 con giusto puntiglio l\u2019autore. Perch\u00e9 piacevano cos\u00ec tanto al direttore di questa testata? Perch\u00e9 erano belle senza essere artistiche, perch\u00e9 erano efficaci nel descrivere uomini e donne che tutti guardavano, perch\u00e9 erano a loro modo un pezzo scritto, qualcosa che somigliava a un articolo di giornale. Eppure, come ci hanno spiegato bene i filosofi della fotografia, il tempo \u00e8 un grande scultore e ora queste istantanee esposte a Genova, scelte con occhio postumo da <strong>Giovanna Calvenzi<\/strong> e <strong>Silvia Di Paolo<\/strong>, ci raccontano un momento felice della nostra storia, un periodo che non appartiene n\u00e9 alla corda patetica n\u00e9 all\u2019eroica. Piuttosto a un quid misterioso fatto di spontaneit\u00e0, naturalezza, vivacit\u00e0, gioia di vivere e spensieratezza che tutti gli altri in Europa e nel mondo ci invidiavano, anche se noi, da autentici autolesionisti, spesso ci vergognavamo e a cui Paolo Di Paolo ha conferito invece in modo definitivo <strong>una luce solare e l\u2019allegria del ben vivere<\/strong>, che oggi purtroppo ci sembrano mancare.<\/p>\n<p>\u00a9RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Quando \u00e8 stato che la gente \u00e8 diventata interessante per i fotografi? Con il neorealismo, certamente. 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