{"id":195555,"date":"2025-11-02T08:08:11","date_gmt":"2025-11-02T08:08:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/195555\/"},"modified":"2025-11-02T08:08:11","modified_gmt":"2025-11-02T08:08:11","slug":"con-una-protesi-aiutiamo-a-riacquistare-un-po-di-vista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/195555\/","title":{"rendered":"\u00abCon una protesi aiutiamo a riacquistare un po\u2019 di vista\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>Un \u201ccervello in fuga\u201d? Uno di quei ricercatori che l\u2019Italia rimpiange e che all\u2019estero fanno faville, tipo restituire la vista ai malati di maculopatia? <strong>Martina Corazzol<\/strong>, bellunese di Pedavena, 37 anni, mette subito i punti sulle i: \u00abNon abbiamo restituito la vista, per\u00f2, s\u00ec, l\u201984% dei pazienti del nostro studio ha dichiarato di riuscire a leggere lettere, numeri o parole. E i pi\u00f9 bravi sono anche riusciti a leggere dei testi utilizzando gli occhiali che abbiamo preparato\u00bb.<br \/>Si potr\u00e0 anche minimizzare, ma per chi soffre di <a href=\"https:\/\/www.ilgazzettino.it\/t\/maculopatia\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">maculopatia<\/a>, riuscire ad acquistare \u201cun po\u2019\u201d di vista equivale a un miracolo. Tant\u2019\u00e8 che i risultati di questo studio sono stati pubblicati su importanti riviste scientifiche, per poi essere ripresi da The New York Times. La curiosit\u00e0 \u00e8 che nel team di ricercatori c\u2019\u00e8 anche una veneta. Appunto, Martina Corazzol, laureata in Ingegneria Biomedica all&#8217;Universit\u00e0 di Padova nel 2012, poi \u201cemigrata\u201d in Francia per conseguire un dottorato in Neuroscienze Cognitive e, al momento, naturalizzata parigina.<\/p>\n<p>    &#13;<\/p>\n<p>APPROFONDIMENTI<\/p>\n<p>&#13;<\/p>\n<p>                            &#13;<br \/>\n                                            &#13;<br \/>\n                            <a href=\"https:\/\/www.ilgazzettino.it\/nordest\/padova\/maculopatia_impianto_lente_telescopica_schiavonia-9109852.html\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">&#13;<br \/>\n                                                                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/9109852_06111804_maculopatia_impianto_lente_telescopica_schiavonia.jpg\"\/>&#13;<br \/>\n                            <\/a>&#13;<br \/>\n                        &#13;<br \/>\n                                        &#13;<\/p>\n<p>                            &#13;<br \/>\n                                            &#13;<br \/>\n                            <a href=\"https:\/\/www.ilgazzettino.it\/nordest\/padova\/maculopatia_intervento_lente_telescopica_ospedali_riuniti_padova_sud-9105085.html\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">&#13;<br \/>\n                                                                <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/9105085_03154836_maculopatia_intervento_lente_telescopica_ospedali_riuniti_padova_sud.jpg\"\/>&#13;<br \/>\n                            <\/a>&#13;<br \/>\n                        &#13;<br \/>\n                                        &#13;<\/p>\n<p>        &#13;<\/p>\n<p>LO STUDIO <\/p>\n<p>Di che si tratta? Fondamentalmente di una <a href=\"https:\/\/www.ilgazzettino.it\/t\/protesi\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">protesi<\/a> che aiuta a riacquistare \u201cun po\u2019\u201d di vista. \u00abLe persone affette da maculopatia &#8211; spiega l\u2019ingegnere Martina Corazzol &#8211; hanno una parte residua di visione. Finora tutte le cure hanno cercato di rallentare la malattia. La protesi che abbiamo messo a punto \u00e8 rivoluzionaria perch\u00e9 aiuta a riacquistare un po\u2019 di vista\u00bb. Lo studio \u00e8 iniziato cinque anni fa, si chiama \u201cPRIMAvera\u201d, dove PRIMA \u00e8 il nome della protesi. \u00c8 stato uno studio multicentrico europeo che ha coinvolto quasi una quarantina di persone e che \u00e8 stato attivato da una start-up. Una societ\u00e0 che purtroppo ha avuto vita breve, ma i cui lavori non sono finiti al macero. Il dispositivo PRIMA \u00e8 stato infatti poi sviluppato dalla Biotech californiana Science Corporation. \u00abLo studio PRIMAvera &#8211; spiega Corazzol &#8211; \u00e8 un trial clinico internazionale multicentrico che valuta l&#8217;efficacia e la sicurezza di un fotovoltaico subretinico per il ripristino della visione centrale in pazienti affetti da atrofia geografica dovuta a degenerazione maculare legata all&#8217;et\u00e0. Questa tecnologia rappresenta un&#8217;innovazione nel campo della medicina rigenerativa oftalmologica, offrendo una possibile soluzione per patologie visive precedentemente considerate incurabili. \u00c8 infatti il primo impianto che ha dimostrato di poter migliorare l\u2019acuit\u00e0 visiva nei pazienti. L\u2019impianto propone la sostituzione funzionale dei fotorecettori degenerati tramite stimolazione elettrica della retina interna. La stimolazione avviene tramite uno speciale paio di occhiali con fotocamera e proiettore a infrarosso integrato\u00bb.<\/p>\n<p>I NUMERI <\/p>\n<p>Lo studio PRIMAvera, condotto su 38 pazienti &#8211; et\u00e0 media 79 anni &#8211; ha valutato l\u2019efficacia dell\u2019impianto a 12 mesi. Dopo un anno, dei 32 pazienti disponibili al controllo, 26 hanno avuto un miglioramento della vista, corrispondente ad almeno due linee sulla tabella oculistica nell\u2019occhio trattato. L\u201984% dei pazienti ha dichiarato di riuscire a leggere lettere, numeri o parole, e i pi\u00f9 bravi sono anche riusciti a leggere dei testi utilizzando gli occhiali predisposti dallo studio. Va sottolineato che l\u2019atrofia geografica colpisce la visione centrale, tant\u2019\u00e8 che i pazienti spesso la descrivono come &#8220;vedere il mondo attraverso i lati di un tunnel&#8221;, come se una macchia nera o grigia bloccasse la parte pi\u00f9 importante della loro vista, cio\u00e8 quella centrale. Ecco perch\u00e9 la lettura diventa particolarmente difficile, le parole e le lettere sembrano scomparire quando si cerca di metterle a fuoco. Lo studio \u00e8 stato condotto in 17 centri clinici di 5 paesi europei. Tre pazienti a Roma sono stati seguiti dal professor Andrea Cusumano. Sheila Irvine, 70 anni, non vedente, ha dichiarato alla Bbc che \u00e8 stato &#8220;straordinario&#8221; poter leggere e fare di nuovo le parole crociate dopo tanto tempo: \u00ab\u00c8 bellissimo, meraviglioso. Mi d\u00e0 un piacere immenso\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019ITER <\/p>\n<p>\u00abLa protesi &#8211; spiega l\u2019ingegnere Corazzol &#8211; non \u00e8 ancora disponibile nel mercato, ma \u00e8 gi\u00e0 iniziata la pratica per avere tutte le autorizzazioni.<\/p>\n<p>Inutile chiederle se torner\u00e0 in Italia. \u00abHo sempre voluto studiare l\u2019ingegneria biomedica, la prima volta che ho lasciato l\u2019Italia \u00e8 stato con l\u2019Erasmus. Se all\u2019estero si trovano pi\u00f9 occasioni rispetto all\u2019Italia? Direi di s\u00ec\u00bb.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Un \u201ccervello in fuga\u201d? 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