{"id":195778,"date":"2025-11-02T11:11:11","date_gmt":"2025-11-02T11:11:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/195778\/"},"modified":"2025-11-02T11:11:11","modified_gmt":"2025-11-02T11:11:11","slug":"brutalismo-umanizzare-le-corbusier-il-manifesto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/195778\/","title":{"rendered":"Brutalismo, umanizzare Le Corbusier | il manifesto"},"content":{"rendered":"<p>E\u2019 stata una lodevole iniziativa tradurre dopo quasi sessant\u2019anni il saggio The New Brutalism di Reyner Banham (The Architectural Press, 1966), ormai da tempo non pi\u00f9 disponibile neppure in lingua originale. <strong>Il Nuovo Brutalismo<\/strong> per i tipi della Pendragon, a cura di Guglielmo Bilancioni e Simona Pareschi (introd. di Marco Biraghi, trad. di Annalisa Marchian\u00f2, pp. 224, euro 40,00), \u00e8 da considerarsi, infatti, il testo principale sulla corrente brutalista giacch\u00e9 scritto da \u00abqualcuno coinvolto, e piuttosto profondamente, negli eventi\u00bb, come precis\u00f2 lo stesso critico britannico nel suo saggio. Le sue \u00abidee fisse\u00bb le aveva gi\u00e0 esposte nel dicembre del 1955, alla nascita in Inghilterra del movimento, sulle pagine di \u00abThe Architectural Review\u00bb. Tuttavia, circa un decennio dopo, Banham volle approfondire una tendenza che negli anni successivi, mentre andava esaurendosi il \u00abcontributo britannico\u00bb, si sarebbe estesa anche ad altri paesi, come ha evidenziato nel 2028 la mostra SOSBrutalism al Deutsches Architekturmuseum di Francoforte.<\/p>\n<p>Il Nuovo Brutalismo nacque in Inghilterra agli inizi degli anni cinquanta e il termine, anche se coniato dall\u2019architetto svedese Hans Asplund, figlio di Gunnar, \u00abapparteneva\u00bb ai coniugi Alison e Peter Smithson, tra i giovani architetti della generazione del dopoguerra tirocinanti nel London County Council, insofferenti allo snobismo misto all\u2019irrigidita estetica marxista degli architetti pi\u00f9 anziani.<\/p>\n<p>Furono, infatti, le \u00abazioni\u00bb degli Smithson quelle che diedero \u00abqualit\u00e0 distintive al concetto di Brutalismo\u00bb, che per loro significava \u00abun\u2019etica, non un\u2019estetica\u00bb, e un modo di prendere le distanze dall\u2019ortodossia anglo-zdanoviana presente nell\u2019organismo di governo della contea londinese. Queste \u00abazioni\u00bb sono nell\u2019ordine: la Scuola di Hunstanton (Norfolk, 1949-\u201954), la cui \u00abinglesit\u00e0\u00bb nell\u2019uso delle strutture in acciaio e degli elementi prefabbricati in cemento la distingue dall\u2019Illinois Institute of Tecnology di Chicago (1938-\u201958) di Mies van der Rohe), al quale spesso per superficialit\u00e0 la si accosta; i tre progetti mai realizzati della Cattedrale di Coventry (1951); il complesso residenziale di Golden Lane (1952); l\u2019ampliamento dell\u2019\u00abanti-graziosa\u00bb Universit\u00e0 di Sheffield (1953); infine la mostra Parallel of Life and Art allestita nel 1953 con il fotografo Nigel Henderson e lo scultore Eduardo Pestalozzi, dov\u2019\u00e8 messa in discussione \u00abl\u2019idea convenzionale di bellezza\u00bb.<\/p>\n<p>Quest\u2019esposizione presentava una raccolta d\u2019immagini \u00abdi violenza e distruzione, e visioni distorte o antiestetiche della natura umana\u00bb, la cui radicalit\u00e0, per alcuni \u00abripugnante\u00bb, corrispondeva alla scelta degli Smithson di un\u2019architettura a-formale, basata non sugli schemi aggregativi geometrici dell\u2019alloggio, ma ad esempio sullo studio delle loro connessioni con una strada-ponte (street-deck) che trasformava lo spazio pubblico di interazione di tutti i residenti; di qui le sue multiformi ramificazioni alla scala urbana nella rete di percorsi pedonali sopraelevati del progetto urbanistico di Berlino-Hauptstadt (1958).<\/p>\n<p>Gli Smithson rivedono in chiave sociale le invenzioni di Le Corbusier: dalla sua rue interior, cardine della concezione architettonica dell\u2019Unit\u00e9 d\u2019Habitation di Marsiglia (1947-\u201952), all\u2019impiego del cemento armato a vista (beton brut), del quale ammirano la ruvida irregolarit\u00e0, fino alla Ville radieuse (1930), visione urbanistica del futuro della citt\u00e0, ormai \u00absvanita\u00bb dai Congr\u00e8s Internationaux d\u2019Architecture Moderne. \u00c8 proprio nel difficile confronto generazionale con i maestri del Movimento Moderno presenti nel CIAM, e in particolare con l\u2019architetto svizzero-francese che ne era la personalit\u00e0 egemone, il momento decisivo dell\u2019affermazione della giovane corrente brutalista, insofferente alle tesi urbanistiche della citt\u00e0 funzionalista, diffusamente declamate, ma rimaste irrealizzate.<\/p>\n<p>Chiamato a elaborare un programma per il decimo congresso di Dubrovnik (1956), il gruppo che si raccolse attorno agli Smithson prese il nome di Team X. Vi aderirono stabilmente Jacob Bakema, Giancarlo De Carlo, Georges Candilis, Aldo van Eyck e Shadrach Woods, protagonisti, nel successivo congresso ad Otterlo nel 1959, nel determinare la chiusura del famoso organismo costituito nel Castello di La Sarraz nel 1928.<\/p>\n<p>Nelle sue pagine Banham ricostruisce la dialettica tra i giovani critici del Team X e i pi\u00f9 anziani architetti razionalisti, i cui risultati, fondati sui principi della Carta d\u2019Atene (1933), cominciavano ad \u00abapparire troppo schematici, formalistici e burocratici\u00bb, al punto da dover essere rielaborati su una \u00abbase pi\u00f9 umana e pragmatica\u00bb (Smithson). Che poi la nuova urbanistica immaginata dal Brutalismo in alternativa alla \u00abcolossale scacchiera\u00bb lecorbusieriana (Ville contemporaine, 1922; Plan Voisin per Parigi, 1925) implicasse a sua volta una serie di contraddizioni lo mostra l\u2019idea dell\u2019insediamento policentrico di un\u2019edificazione compatta, complessa e a-formale corrispondente al concetto di Cluster. Alla fine degli anni cinquanta la corrente brutalista inglese risent\u00ec di una perdita d\u2019idealismo e, come scrive Banham, \u00abci\u00f2 che gli inglesi stavano facendo si era separato dal Brutalismo cos\u00ec come il mondo stava arrivando a capirlo\u00bb.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 ai suoi esordi, tuttavia, la parola \u00abbrutalista\u00bb non identifiicava veramente la semplicit\u00e0 e l\u2019eleganza dei progetti degli Smithson, che rivolsero sempre le loro attenzioni \u00abai grandi produttori di forma\u00bb, influenzati dagli studi di Rudolf Wittkower o Colin Rowe sull\u2019attinenza tra l\u2019architettura moderna e il passato classico.<\/p>\n<p>\u00c8 un dato evidente per\u00f2 che il Brutalismo si era affermato a livello planetario come una tendenza dell\u2019architettura che, pur alla presenza di labili connotati formali, aveva trovato alimento non tanto nelle proposte teoretiche degli Smithson quanto nelle architetture di Le Corbusier come Les Maisons Jaoul a Neuilly-sur-Seine (1951-\u201955). Corbu indic\u00f2 pragmaticamente lo \u00abstile di lavoro\u00bb da seguire, che per primi James Stirling e James Gowan fecero proprio negli appartamenti londinesi di Ham Common (1959).<\/p>\n<p>Banham spiega nelle pagine finali che se in Gran Bretagna il Brutalismo \u00abda violenta fiammata rivoluzionaria\u00bb si trasform\u00f2 in un \u00abvernacolo di moda\u00bb, all\u2019estero produsse importanti risultati come l\u2019Istituto Marchiondi, a Milano, di Vittoriano Vigan\u00f2 (1959), in attesa da troppo tempo di essere salvato dalla rovina, o la Siedlung Halen dell\u2019Atelier 5 a Berna. Esempi che dimostrano che, pur in assenza di una \u00aburgenza etica o estetica\u00bb, c\u2019\u00e8 sempre la possibilit\u00e0 che spunti un\u2019architettura autre, \u00ablibera da preconcetti e da pregiudizi\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"E\u2019 stata una lodevole iniziativa tradurre dopo quasi sessant\u2019anni il saggio The New Brutalism di Reyner Banham (The&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":195779,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-195778","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115479804887557080","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/195778","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=195778"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/195778\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/195779"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=195778"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=195778"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=195778"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}