{"id":197365,"date":"2025-11-03T12:11:10","date_gmt":"2025-11-03T12:11:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/197365\/"},"modified":"2025-11-03T12:11:10","modified_gmt":"2025-11-03T12:11:10","slug":"il-nobel-a-machado-il-pressing-usa-finisce-lera-maduro-in-venezuela","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/197365\/","title":{"rendered":"Il Nobel a Machado, il pressing Usa. Finisce l\u2019era Maduro in Venezuela?"},"content":{"rendered":"<p>Il premio all\u2019oppositrice \u00e8 stato un segnale: da allora gli Stati Uniti hanno iniziato a tramare contro il dittatore per accedere alle risorse di Caracas. Russia e Cina non sono disposte a scontrarsi con Trump nei Caraibi.L\u2019analista Giovanni Giacalone: \u00abIl territorio del Paese \u00e8 vasto e geograficamente articolato. Pi\u00f9 probabile il supporto a una rivolta interna\u00bb.Lo speciale contiene due articoli.Con l\u2019assegnazione del Premio Nobel per la Pace a Mar\u00eda Corina Machado, la figura pi\u00f9 carismatica dell\u2019opposizione venezuelana, il mondo torna a parlare di Venezuela. Dopo anni di silenzio mediatico e di marginalit\u00e0 diplomatica, la decisione del Comitato di Oslo riporta alla ribalta una nazione intrappolata in una spirale di autoritarismo, narcotraffico, censura e collasso economico. Il Nobel non \u00e8 solo un riconoscimento morale: diventa un detonatore politico. L\u2019interesse americano per il Venezuela \u00e8, prima di tutto, energetico. Dopo la guerra in Ucraina e la crisi del Medio Oriente, il controllo delle forniture petrolifere torna a essere una priorit\u00e0 strategica. L\u2019amministrazione Usa sa che un Venezuela allineato garantisce accesso diretto a risorse cruciali e riduce la dipendenza da regioni instabili. Le grandi compagnie energetiche statunitensi, escluse dal mercato venezuelano dal 2007, premono per rientrare. Secondo fonti statunitensi informate, l\u2019amministrazione di Donald Trump avrebbe individuato obiettivi in Venezuela, comprese infrastrutture militari impiegate nel contrabbando di stupefacenti. I funzionari sostengono che, se il presidente dovesse ordinare raid aerei, i colpi invierebbero a Nicol\u00e1s Maduro un messaggio chiaro: \u00ab\u00c8 il momento di lasciare il potere\u00bb. Pur senza una decisione definitiva sui raid terrestri, le valutazioni interne indicano che una campagna aerea mirerebbe ai nodi logistici che, nella ricostruzione americana, collegherebbero reti di narcotraffico e apparato statale venezuelano. Tra i potenziali obiettivi figurano porti gestiti da unit\u00e0 militari, aeroporti e basi navali, punti chiave per il transito e l\u2019imbarco della droga. Dal suo insediamento, Trump ha fatto della lotta all\u2019afflusso di narcotici una priorit\u00e0, richiamando il numero delle vittime per overdose. Il Pentagono ha intensificato la presenza nei Caraibi e nell\u2019area orientale del Pacifico con intercettazioni e attacchi contro imbarcazioni sospette; l\u2019ulteriore passaggio sarebbe colpire infrastrutture terrestri nel Paese. I consiglieri della Casa Bianca hanno posto l\u2019accento sulla crisi del fentanyl, oppioide sintetico responsabile di un\u2019impennata di decessi negli Stati Uniti. Pur essendo la produzione del fentanyl prevalentemente legata al Messico con precursori cinesi, le autorit\u00e0 americane hanno le prove di come il Venezuela \u00e8 coinvolto nel quadro logistico pi\u00f9 ampio dei flussi di stupefacenti, in particolare quello della cocaina.Gli organi di salute pubblica citati indicano numeri allarmanti: circa 80.000 morti per overdose nel 2024, con gli oppioidi sintetici responsabili della maggior parte delle vittime. Questa emergenza costituisce la cifra morale che l\u2019amministrazione usa per giustificare la pressione politica e militare: \u00abIl presidente \u00e8 pronto a usare ogni elemento del potere americano per impedire che la droga invada la nostra patria\u00bb, ha detto il portavoce della Casa Bianca Anna Kelly. Il Venezuela \u00e8 stato definito come un \u00abnarco-stato\u00bb i cui legami con reti criminali rappresentano una minaccia diretta. Tra i pi\u00f9 accesi sostenitori di questa impostazione figura il segretario di Stato Marco Rubio, che ha parlato di un\u2019azione contro i \u00abnarcoterroristi\u00bb dell\u2019emisfero occidentale. L\u2019ipotesi di attacchi terrestri rientra in una strategia volta a spingere la cerchia di Maduro a defezionare o a costringerlo all\u2019esilio. \u00abSe fossi Maduro, andrei subito in Russia o in Cina\u00bb, ha commentato il senatore Rick Scott. Analisti come Geoff Ramsey dell\u2019Atlantic Council avvertono dei rischi: un intervento militare potrebbe indebolire lo Stato o, al contrario, rafforzare la solidariet\u00e0 attorno al presidente, un effetto noto come \u00abrally around the flag\u00bb. Finora non sono emerse prove di defezioni significative nell\u2019esercito, che continua a mostrarsi fedele a Maduro. Per aumentare la pressione, il Pentagono ha trasferito assetti navali e aeronavali nella regione, incluse portaerei scortate da cacciatorpediniere dotati di Tomahawk, caccia F\/A-18 e velivoli per contromisure elettroniche. Missioni di sorveglianza e passaggi di bombardieri strategici vicino alle coste hanno lo scopo di sondare le difese e raccogliere informazioni. Come scrive il Wall Street Journal, Trump ha confermato di aver autorizzato la Cia a condurre operazioni segrete in territorio venezuelano; il presidente ha evitato di rispondere direttamente all\u2019ipotesi di azioni mirate contro la leadership, limitandosi a dire che il Venezuela \u00absente la pressione\u00bb. Il governo di Caracas rivendica una presunta solidit\u00e0 difensiva: tra i sistemi in dotazione vengono indicati sistemi antiaerei russi S-300 e migliaia di missili Igla-S portatili. L\u2019efficacia operativa di questi sistemi \u00e8 dibattuta, ma la loro presenza \u00e8 un fattore concreto che potrebbe complicare un\u2019eventuale campagna aerea. Inoltre, i registri di volo e le tracce radar indicano l\u2019arrivo a Caracas di aeromobili collegati a interessi russi, circostanza che ha riacceso i timori di un possibile rafforzamento del sostegno esterno al regime in caso di escalation. Il presidente venezuelano dispone di risorse militari limitate per contrastare un\u2019eventuale offensiva statunitense. Il suo arsenale comprende sistemi missilistici terra-aria S-300 di fabbricazione russa, caccia Sukhoi Su-30 armati con missili antinave e droni a lungo raggio.Nel tentativo di potenziare le proprie difese, Caracas si \u00e8 rivolta a Teheran per ottenere sistemi radar passivi in grado di rilevare gli F-35, nuovi droni e apparati di guerra elettronica capaci di schermare le coordinate gps. Maduro ha chiesto inoltre al Cremlino l\u2019ammodernamento dei Sukhoi e la fornitura di nuovi radar, missili antiaerei e balistici. Tuttavia, appare improbabile che Mosca possa destinare al Venezuela equipaggiamenti di tale portata, oggi indispensabili per proteggere le proprie infrastrutture energetiche dagli attacchi ucraini. La Russia, pur mantenendo uno stretto legame strategico con Caracas, sembra orientata a inviare soltanto droni Shahed e missili balistici di vecchia generazione. Analoghi appelli sono stati rivolti anche a Pechino, che dispone di un ampio catalogo di armamenti pronti per l\u2019esportazione. Cina e Russia hanno entrambe un interesse concreto nel preservare la stabilit\u00e0 del regime venezuelano \u2013 Putin per ragioni geopolitiche, Xi Jinping per garantire la continuit\u00e0 delle forniture di greggio \u2013 ma nessuno dei due leader appare disposto a misurarsi apertamente con Donald Trump su un terreno di confronto militare. I potenziali costi di una campagna vanno oltre il teatro militare: le ripercussioni economiche e umanitarie potrebbero includere perturbazioni dei traffici commerciali, impatti sui mercati energetici regionali e ondate migratorie. Organizzazioni umanitarie e Nazioni Unite hanno gi\u00e0 espresso preoccupazioni in tal senso. L\u2019aspetto legale e diplomatico rimane cruciale: un intervento su vasta scala solleverebbe questioni di diritto internazionale e attirerebbe critiche nelle sedi multilaterali. A livello non convenzionale, aumentano i timori di ritorsioni informatiche e di campagne di disinformazione che potrebbero estendere l\u2019impatto del confronto. I venti di guerra tornano a farsi sentire con forza. Lo dimostra la chiusura, decisa sabato, dello spazio aereo sopra Porto Rico, dove il Pentagono ha trasferito il proprio centro di comando. E dove, proprio ieri, ha comunicato che il corpo dei marines ha condotto esercitazioni di sbarco e infiltrazione. Ogni mossa resta per\u00f2 sospesa all\u2019incognita del meteo: dopo il ciclone Melissa, non si prevedono nuovi uragani, ma la prudenza impone di attendere almeno la met\u00e0 di novembre prima di avviare un\u2019offensiva.<\/p>\n<p> \u00abEscludo un\u2019invasione in stile Panama 1989. \u00c8 troppo complicato\u00bb Giovanni Giacalone coordina il gruppo \u00abAmerica Latina\u00bb del centro studi Itss di VeronaQuante possibilit\u00e0 ha Nicolas Maduro di restare al potere dopo che Donald Trump gli ha dichiararato guerra?\u00abDifficile dirlo. Sicuramente la posizione di Maduro allo stato attuale non \u00e8 delle pi\u00f9 felici. Gli Stati Uniti hanno schierato un imponente apparato militare con circa 10.000 soldati statunitensi, la maggior parte dei quali nelle basi di Porto Rico, ma anche un contingente di marines su navi d\u2019assalto anfibie, oltre a caccia F-35, MQ-9 reaper drones, otto navi da guerra e un sottomarino. Se poi tutta questa mobilitazione serva soltanto a far pressione sul dittatore affinch\u00e9 lasci pacificamente il potere o sia invece funzionale a un\u2019operazione di \u201cregime change\u201d \u00e8 un altro discorso\u00bb.C\u2019\u00e8 chi ha parlato di una possibile invasione.\u00abEscludo l\u2019eventualit\u00e0 di una vera e propria invasione da parte degli Stati Uniti in stile Panama 1989 in quanto il Venezuela \u00e8 un Paese vasto e dal territorio molto complesso anche dal punto di vista geografico, con zone montagnose, selva, caratteristiche ideali per l\u2019attivit\u00e0 di guerriglia. \u00c8 pi\u00f9 probabile che Washington punti eventualmente a un importante supporto militare nei confronti di una spinta autoctona alla rivolta contro il regime, magari anche tramite il lavoro della Cia che ritengo stia operando da tempo in Venezuela, come del resto affermato recentemente anche da Trump. Maduro nei giorni scorsi ha esortato gli Usa alla \u201cpace\u201d, segnale che indica estrema preoccupazione da parte del dittatore\u00bb.In che modo la Cia pu\u00f2 farlo cadere? \u00abLa questione \u00e8 un po\u2019 complessa per poter essere sintetizzata, ma prover\u00f2 a evidenziare alcuni aspetti. In primis, bisogna tener presente che Maduro \u00e8 stato molto abile non soltanto nell\u2019instaurare una rete interna a prova di golpe, ma ha anche concentrato tutto il potere su di s\u00e9 tramite una rapida de-istituzionalizzazione delle strutture. Ogni istituzione in quel Paese \u00e8 stata riorganizzata per sostenere un numero esiguo di persone vicine a Maduro: Corte Suprema, magistratura, esercito, polizia, i famigerati colectivos (gruppi paramilitari armati di estrema sinistra formati in prevalenza da volontari provenienti dai barrios), sono tutti suoi alleati. La popolazione dal canto suo \u00e8 drasticamente divisa tra chi si oppone alla dittatura (e sono tantissimi come si \u00e8 visto nelle marce a favore della leader dell\u2019opposizione, Maria Corina Machado) e quelli che invece, volenti o nolenti, sostengono il regime. Del resto in Venezuela, se vuoi avere generi alimentari gratis, un lavoro, un passaporto per poter viaggiare, devi partecipare alle attivit\u00e0 dei bolivariani, devi essere della cerchia\u00bb.Quindi fomentare una divisione interna?\u00ab\u00c8 probabile che la Cia possa cercare di creare un \u201cgap\u201d, una rottura tra Maduro e i suoi generali, ad esempio; con quale garanzia per\u00f2? Chiunque possa attivarsi per destituirlo vorr\u00e0 chiaramente delle garanzie di non passare il resto della propria esistenza in carcere o peggio; devono riscuotere vantaggi consistenti per tradire il regime. Questi personaggi sono per\u00f2 compatibili con una re-istituzionalizzazione del Paese che porti a una nuova era democratica? Non dimentichiamo che molti dei soggetti vicini a Maduro, generali inclusi, sono anche legati al Cartel de los Soles, organizzazione criminale dedita al narcotraffico. Il Dipartimento di Stato americano, proprio lo scorso luglio, ha sanzionato Maduro indicandolo come a capo del Cartello. Non sar\u00e0 certo semplice reintegrarli in un nuovo Venezuela democratico. In alternativa la Cia potrebbe operare tramite un\u2019infiltrazione del tessuto sociale e militare del Paese, agganciando bassi ranghi insoddisfatti del sistema per poi armarli, svilupparne le capacit\u00e0 operative e sostenerli nella rivolta con il supporto dell\u2019assetto militare statunitense nell\u2019area. Una volta caduto il regime, si procederebbe al conferimento del potere alla Machado. Resterebbe comunque l\u2019incognita Farc ed Eln, formazioni dedite alla guerrilla ancora attive al confine tra Venezuela e Colombia che non prenderebbero certo bene un\u2019eventuale caduta di Maduro\u00bb.Se dovesse accadere, Mar\u00eda Corina Machado pu\u00f2 sostituirlo?\u00abTeoricamente si, anche perch\u00e9 Maduro \u00e8 una figura molto impopolare, anche tra tanti che prima lo sostenevano o sostenevano il chavismo. Maria Corina Machado \u00e8 una politica di grande capacit\u00e0. Ha catturato l\u2019attenzione della stragrande maggioranza dei venezuelani, come dimostrato dalle manifestazioni svoltesi in suo favore a Caracas, con una marea di sostenitori che hanno rischiato la vita per scendere in strada, ma anche dalla sua vittoria alle primarie e quella del suo vice, Edmundo Gonzalez, nel luglio dello scorso anno. Come accennato bisogna valutare bene le dinamiche interne\u00bb.E in che modo in politici locali sono coinvolti con i narcos?\u00abIl Cartel de los Soles \u00e8 un\u2019organizzazione di narcotraffico composta da alti membri dello Stato e delle Forze Armate venezuelane. Il nome nasce nel 1993, quando due generali della Guardia Nazionale, identificati dai \u201csoli\u201d sulle mostrine, furono indagati per traffico di droga. Originariamente chiamato Grupo Fenix, era formato da ufficiali di medio livello, poi sostituiti da vertici militari e politici. Nel 2025 gli Usa hanno inserito nella blacklist Padrino L\u00f3pez, Cabello Rond\u00f3n e Maduro, gi\u00e0 accusati di dirigere il sistema criminale del regime\u00bb.\n<\/p>\n<p>\n        Volodymyr Zelensky in piedi davanti a un sistema missilistico antiaereo Patriot durante la sua visita a un&#8217;area di addestramento militare in Germania dello scorso giugno (Ansa)\n    <\/p>\n<p>Ecco #EdicolaVerit\u00e0, la rassegna stampa podcast del 3 novembre con Carlo Cambi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il premio all\u2019oppositrice \u00e8 stato un segnale: da allora gli Stati Uniti hanno iniziato a tramare contro il&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":197366,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[160],"tags":[14,164,165,96979,58615,166,7,15,11,167,12,168,410,93263,45671,118358,161,162,163],"class_list":{"0":"post-197365","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-mondo","8":"tag-cronaca","9":"tag-dal-mondo","10":"tag-dalmondo","11":"tag-machado","12":"tag-maduro","13":"tag-mondo","14":"tag-news","15":"tag-notizie","16":"tag-ultime-notizie","17":"tag-ultime-notizie-di-mondo","18":"tag-ultimenotizie","19":"tag-ultimenotiziedimondo","20":"tag-usa","21":"tag-usa-venezuela","22":"tag-venezuela","23":"tag-venezuela-usa","24":"tag-world","25":"tag-world-news","26":"tag-worldnews"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115485703371899666","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/197365","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=197365"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/197365\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/197366"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=197365"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=197365"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=197365"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}