{"id":201608,"date":"2025-11-06T06:00:09","date_gmt":"2025-11-06T06:00:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/201608\/"},"modified":"2025-11-06T06:00:09","modified_gmt":"2025-11-06T06:00:09","slug":"provo-a-bloccarla-ma-continua-a-tornare-lorraine-de-foucher","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/201608\/","title":{"rendered":"\u201cProvo a bloccarla, ma continua a tornare\u201d &#8211; Lorraine de Foucher"},"content":{"rendered":"<p>Due giorni nella vita di due persone innamorate. Il primo, quando tutto comincia, e l\u2019ultimo, quando ci si lascia. A chi legge, la possibilit\u00e0 di immaginare cosa \u00e8 successo in mezzo. In questa puntata: Maxime, 25 anni.  <\/p>\n<p>\u201cForse era un primo maggio. Il tempo era bello e l\u2019aria era fresca, un giorno da manifestazione. Il mondo dei sindacati lo conosco fin da bambino, andavo in corteo gi\u00e0 nel passeggino,  a sei mesi, con i miei genitori. Ho la mia bandiera sulle spalle, la macchina fotografica a tracolla. Sono abbastanza timido, un po\u2019 <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Geek\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">geek<\/a>, faccio fatica a stringere rapporti con le persone, ma la fotografia mi aiuta.   <\/p>\n<p>Sto facendo un piccolo reportage per il sindacato, scatto foto ai partecipanti. Il corteo arriva su un ponte sopra i canali di Strasburgo. Mi arrampico su un pilastro per fotografare un gruppo. La vedo, o meglio vedo il suo sguardo, uno sguardo bruno e verde, insondabile. Non riesco a capire se \u00e8 gioioso o triste. Gli sguardi sono riflessi dell\u2019anima, ma in questo caso c\u2019\u00e8 solo nebbia. Intorno ai suoi occhi tutto si sfoca, l\u2019intera scena scompare, vedo solo lei.  <\/p>\n<p>\u00c8 il classico colpo di fulmine, quel momento in cui tutto si blocca. Sono attratto, colpito, sospeso tra l\u2019incomprensione e la curiosit\u00e0. Ma lei non mi guarda, attraversa la strada e mi lascia l\u00ec, con la mia mancanza di coraggio, sul pilastro del ponte. La sera, dietro lo schermo, il riconoscimento facciale di Facebook compensa la mia codardia. Il software, dopo aver scansionato la foto del suo sguardo \u2013 in realt\u00e0 una foto piuttosto banale \u2013 mi propone un profilo. Voglio taggarla e decido di scriverle una domanda piuttosto semplice: da quanto tempo manifesti con noi?  <\/p>\n<p>Nessuna ambiguit\u00e0, un messaggio diretto, efficace. \u2018Non cerco un\u2019avventura, \u00e8 inutile provarci\u2019, mi risponde lei seccamente. Non mi aspettavo una risposta, figurarsi una risposta del genere. Non capisco la sua violenza, io sono un tipo gentile, un soldatino che cade sul fronte di tutti quegli uomini che l\u2019hanno ferita e resa cos\u00ec diffidente. Ma rifiuto di pagare per gli altri, voglio mostrarle che non siamo tutti cos\u00ec. Lei \u00e8 fredda, distante, imprevedibile.  <\/p>\n<p>Passo settimane a parlare con lei, le propongo di vederci, ma lei annulla tutto all\u2019ultimo momento, mi mette continuamente alla prova. Io faccio fatica con il mio amore, alla fine riesco a vederla per scattarle delle foto per le strade di Strasburgo. Riesco a malapena a strapparle un sorriso, anche se continuo a ripeterle che non sono un pericolo, che \u00e8 bella. Ogni tanto ci baciamo, le propongo di metterci insieme ma lei non mi risponde. La sera ne parla sui social facendo un sondaggio tra i suoi amici. La risposta arriva: s\u00ec, possiamo metterci insieme. \u2018Non \u00e8 male essere in coppia, sui social mi danno meno fastidio\u2019, mi confesser\u00e0 pi\u00f9 tardi\u201d.  <\/p>\n<p>\u201cSto soffocando. Ho una nuova amica, una che lei non controlla. Ci scriviamo spesso, \u00e8 la mia confidente, posso raccontarle i miei problemi di coppia. Ma un giorno la mia ragazza apre il mio computer mentre non ci sono, si collega al mio account, legge i messaggi tra me e la mia amica e ha una crisi di gelosia. Mi invia messaggi terribili, questa volta per\u00f2 decido di non darle troppo peso, di non rovinarmi la giornata e cos\u00ec spengo il telefono.  <\/p>\n<p>La sera torno nel nostro appartamento. Lei \u00e8 l\u00ec, sul divano, e sta urlando. Non prova a farmi restare, ma mi rinfaccia cose inventate. Sul tavolo ci sono dei piatti, delle posate, dei contenitori di plastica. Nel corso della discussione li lancer\u00e0 contro di me. Da qualche tempo sono diventato un campione nella raccolta di oggetti volanti. Questa \u00e8 la banalit\u00e0 delle sue crisi, il quotidiano della sua isteria e della mia incapacit\u00e0 di placare la situazione. Alla fine si stanca e va a dormire in camera, mentre io mi rilasso, stremato, sul divano.  <\/p>\n<p>La mattina dopo svuotiamo gli armadi, riempiamo borse di vestiti. Osservo passivamente la scena, come se fossi a teatro. Non ero innamorato di lei, ma della persona che poteva diventare. \u00c8 piena di talento, ma la vita insieme a lei \u00e8 impossibile. Mi dicevo in continuazione che sarebbe cambiata, aggrappato alle sue potenzialit\u00e0. Cercavo di neutralizzare la persona violenta per far emergere l\u2019altra, quella nascosta.  <\/p>\n<p>La mia piccola Peugeot 206 parte verso la casa dei suoi genitori, porto le borse sotto lo sguardo silenzioso di suo padre. Sulla porta lei crede ancora che ci rimetteremo insieme: \u2018Meglio cos\u00ec, in questo modo potr\u00f2 fare una selezione delle mie cose e ci sar\u00e0 pi\u00f9 spazio nell\u2019appartamento quando torner\u00f2\u2019, mi dice. Sul momento non faccio troppo caso alla sua osservazione, penso che stia semplicemente negando la rottura. Per quanto mi riguarda provo sollievo e comincio un lavoro di ricostruzione.  <\/p>\n<p>Il mio percorso \u00e8 subito interrotto da decine di messaggi aggressivi che impongono una risposta. Accuse lanciate come ami ai quali spesso abbocco. Con tutte le sue piccole ingiustizie cerca di riprendermi. Contatta i miei familiari, i miei amici, non mi lascia in pace. Eppure cerco di prendere le distanze, di definire i nostri scambi, di stabilire delle regole che lei vuole addirittura firmare: non pi\u00f9 di tre messaggi al giorno, niente messaggi per pi\u00f9 di tre giorni di fila e il divieto di parlare della mia nuova compagna. Ma questi limiti, in nome della sua sofferenza, continuer\u00e0 a non rispettarli. Contatta la mia ragazza per diventare la sua migliore amica, si insinua ovunque.  <\/p>\n<p>Per quanto provi a bloccarla, continua a tornare, dalla porta, dalla finestra, dalle tubature. Per raggiungermi usa i numeri di amici comuni, ritrova su Facebook dei contatti che condividiamo, tesse la sua tela intorno a me. Cerco di presentare un esposto alla polizia. Ma i poliziotti fanno fatica a immaginare un ragazzo importunato dalla sua ex e parlano di accuse non abbastanza solide.   <\/p>\n<p>L\u2019ultimo giorno della nostra storia \u00e8 forse quello in cui, accompagnato dalla mia nuova compagna, i poliziotti accolgono finalmente il mio esposto. Al tempo stesso non voglio denunciarla, non voglio dare importanza a qualcuno che sta andando troppo oltre. Ho avuto un vero primo giorno, un bel colpo di fulmine. Ma non ho mai saputo se lei ha provato la stessa cosa. Non so se mi ha mai amato, anche se si batte ancora oggi per mantenere un legame. Non sono una persona che si impressiona facilmente, ma la follia pu\u00f2 essere violenta\u201d.  <\/p>\n<p>(Traduzione di Andrea De Ritis)  <\/p>\n<p>Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo.<br \/>\n                Scrivici a: <a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/notizie\/lorraine-de-foucher\/2025\/11\/05\/mailto:posta@internazionale.it?subject=\u201cProvo a bloccarla, ma continua a tornare\u201d\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">posta@internazionale.it<\/a>\n                <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Due giorni nella vita di due persone innamorate. 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