{"id":201664,"date":"2025-11-06T07:01:09","date_gmt":"2025-11-06T07:01:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/201664\/"},"modified":"2025-11-06T07:01:09","modified_gmt":"2025-11-06T07:01:09","slug":"favino-ho-avuto-storie-parallele-sono-stato-un-bugiardo-cronico-al-cinema-ora-interpreto-un-maestro-di-tennis-sinner-mi-fido","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/201664\/","title":{"rendered":"Favino: \u00abHo avuto storie parallele, sono stato un bugiardo cronico. Al cinema ora interpreto un maestro di tennis. Sinner? Mi fido\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>    di<br \/>\n    Gaia Piccardi<\/p>\n<p class=\"summary-art is-line-h-12\">L&#8217;attore: \u00abSinner? Mi fido delle sue scelte. Le mie figlie mi aiutano a farmi sentire in equilibrio nel mondo\u00bb<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">Il tennis nel cinema italiano \u00e8 stato l\u2019io narrante di Vittorio De Sica (Il giardino dei Finzi Contini) o il cinismo tragicomico di Fantozzi (contro Filini nella nebbia). Il Maestro, di Andrea Di Stefano, invece \u2014 in piena era Sinner, cio\u00e8 l\u2019epopea di un predestinato \u2014, celebra l\u2019imperfezione di Raul Gatti, l\u2019ex tennista disilluso che salvando la vita all\u2019allievo la salva a s\u00e9 stesso. Il maestro \u00e8 <b>Pierfrancesco Favino<\/b>, disarmato di un intimismo che apre nuove porte.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Favino, batti lei.<br \/><\/b>\u00abDi Stefano, il regista, \u00e8 stato un buon giocatore: la sua storia l\u2019ha riversata nel film. Il mio amore per il tennis non \u00e8 ricambiato per\u00f2 oggi siamo diventati tutti un po\u2019 tennisti, no? Vediamo Jannik, ma non quello che c\u2019\u00e8 dal decimo posto in gi\u00f9. A me \u00e8 piaciuta la possibilit\u00e0 di raccontare ci\u00f2 che non si vede e, in un momento di ossessione per performance e successo, il viaggio di due persone che non sono due fenomeni. Nel maestro Raul Gatti sono entrato in una maniera diversa dal solito. Ho spesso fatto vincenti: magari personaggi negativi ammantati di carisma o che cadevano, ma dall\u2019alto. C\u2019\u00e8 qualcosa di molto intimo, nel perdente Raul Gatti. Forse \u00e8 una delle prime volte che si vede un aspetto di me, persona non attore, inedito\u00bb.    &#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;<br \/>\n&#13;\n<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Quale?<br \/><\/b>\u00abUn uomo con le sue debolezze e i suoi fallimenti. Raul prende la vita a morsi, non ha paura di risultare patetico. Viviamo immersi in un grande moralismo, eppure lui non vuole fare il padre, \u00e8 pieno di errori, \u00e8 il rovescio di mille medaglie. Ci\u00f2 nonostante, rimanendo lontano dalle dinamiche consuete del racconto paterno, diventa importante nella crescita del ragazzino\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>In un mondo di performance \u2014 lo sono anche le guerre \u2014, e di prepotenza trumpiana, raccontare la fragilit\u00e0 \u00e8 quasi rivoluzionario.<br \/><\/b>\u00abLa guerra \u00e8 la pi\u00f9 grande forma di manifestazione della fragilit\u00e0, secondo me. Mi ha sempre colpito una cosa, nella descrizione dei Ragazzi di Vita di Pasolini. Prima di qualsiasi atto violento, l\u2019autore descrive uno stato d\u2019animo: con un groppo in gola, come se stesse per piangere. Se devi scacciare la possibilit\u00e0 di piangere, altrimenti il mondo intorno a te ti giudica debole, allora usi la violenza. Invece io credo che si possa stare al mondo anche nella propria imperfezione. L\u2019ho imparato da bambino. Ho memorie di mio padre, il mio primo maestro, illuminanti. Ho imparato mentre lui nemmeno sapeva che lo stessi osservando\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Qual \u00e8 il suo pi\u00f9 grande talento attoriale?<br \/><\/b>\u00abLa mia pi\u00f9 grande forza \u00e8 la mia fragilit\u00e0. E non solo come attore. La fragilit\u00e0 mi fa aver bisogno degli altri, e non \u00e8 debolezza. Non siamo fatti per stare da soli. Ci sono incontri casuali che ti cambiano la vita: un professore al liceo, un amore folle non ricambiato, il maestro Gatti e il tredicenne aspirante Sinner\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Il tennis si presta a tanti tagli di racconto. Il pi\u00f9 letterario \u00e8 il tema della solitudine del tennista: esiste una solitudine dell\u2019attore?<br \/><\/b>\u00abQuando Panatta dice che il tennis \u00e8 lo sport del diavolo, ha ragione. \u00c8 una battaglia spaventosa con la propria testa. L\u2019attore vive spesso una condizione di solitudine, ma a differenza degli atleti non siamo mai soli nel momento della performance. Io passo met\u00e0 anno in una camera d\u2019albergo. \u00c8 impossibile non fare i conti con te stesso e la tua vita vera, che in quell\u2019istante sta andando avanti senza di te. Non ho un brutto rapporto con la solitudine, ma ho dovuto imparare. Anni fa mi metteva a disagio\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Come si impara a stare da soli?<br \/><\/b>\u00abPraticando la solitudine. La pativo moltissimo, mi rendeva triste. Una delle ragioni per cui faccio l\u2019attore \u00e8 la dimensione di gruppo: il film \u00e8 un lavoro di squadra. Amo andare sul set alle 8 di mattina e trovarci la troupe. Quando sono in trasferta scelgo l\u2019appartamento, non l\u2019albergo: ho bisogno di fingere che le mie abitudini non muoiano. Faccio la spesa, cucino&#8230; Una grande mano me l\u2019hanno data le mie figlie, facendomi sentire sparso, ramificato nel mondo. \u00c8 buffo ma \u00e8 cos\u00ec\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>E poi c\u2019\u00e8 la solitudine del numero primo. Riguarda Sinner, ma anche lei.<br \/><\/b>\u00abQuando Jannik \u00e8 scivolato al secondo posto dietro Alcaraz, ho pensato che fosse meglio per lui, per il ragazzo. Chi di noi pu\u00f2 conoscere il livello delle energie di Sinner a fine stagione? Io mi fido delle sue scelte. Quando sei lass\u00f9, non hai nessun paravento. Sei solo ed esposto all\u2019osservazione e alle critiche di tutti\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Ha sempre voluto fare l\u2019attore?<br \/><\/b>\u00abVoglio recitare da quando ho sette anni. Mi ero accorto di far ridere, e questa dote gratificava me e i miei. Ero un intrattenitore: riuscivo a mitigare le ansie famigliari, a far stare bene le persone. Era una chiave di successo e di accettazione. In classe imitavo il professore: la mia patente di socialit\u00e0. Non ero il figone della scuola, sopperivo cos\u00ec. Ultimo di quattro figli, con tre sorelle: fare il simpatico, arrivando in una trib\u00f9 consolidata, mi ha dato un ruolo. Il mio spazio, la mia voce, li ho trovati cos\u00ec\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Pi\u00f9 indelebile la prima volta al cinema o a teatro?<br \/><\/b>\u00abIl Don Carlos di Schiller, non propriamente un testo per bambini. I miei erano abbonati alla galleria, una delle poche cose che si permettevano. Tre ore e mezzo di spettacolo: rimasi abbagliato da quella scatola nera. Costruii un teatrino a casa, mi inventavo le storie. Ci passavo ore. E vedevo che mi veniva facile. Finito il liceo, ho provato a entrare in Accademia. \u00c8 andata. Era l\u201989\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>\u00c8 andata bene. L\u201989 \u00e8 l\u2019anno in cui si svolge Il Maestro: nell\u2019anniversario della presa della Bastiglia, il piccolo Chang fa la rivoluzione a Parigi e vince il Roland Garros.<br \/><\/b>\u00ab&#8230;mangiando banane e facendo impazzire Lendl con i servizi dal basso! Nell\u201989 era pi\u00f9 facile pensare che, se ti fossi preso una laurea, avresti trovato una collocazione. Ero del tutto inconsapevole del rischio che correvo, provando a fare l\u2019attore. Non avevo l\u2019ambizione di appartenere ad alcuna \u00e9lite, ma non mi sarei mai perdonato di non averci provato. Pap\u00e0 si mise contro di me, come antagonista. E oggi lo ringrazio. Mia madre era preoccupata. Ho avuto netta la sensazione che nessuno credesse che io ce la potessi fare: ne ricavai benzina\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>L\u2019Ultimo Bacio, Bartali o Sanremo: cosa le ha fatto svoltare la carriera?<br \/><\/b>\u00abTutti e tre. Per\u00f2 il lavoro che mi ha fatto pensare di poter fare questo mestiere in un certo modo \u00e8 stato El Alamein. Sanremo fu un grande rischio, ma anche l\u2019occasione di dimostrare chi sono: il compagno di banco che faceva ridere la classe\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>C\u2019\u00e8 un personaggio che le \u00e8 rimasto appiccicato addosso?<br \/><\/b>\u00abNon sono Buscetta, Craxi, il Libanese e nemmeno Raul Gatti: sono la possibilit\u00e0 di diventare ciascuno di loro. Ogni volta, \u00e8 un cassetto di opportunit\u00e0 che si apre. Craxi, per esempio, ha spalancato lo scenario di quello che potr\u00e0 essere il rapporto con le mie figlie quando le mie forze verranno meno. Sembro affidabile, ma sono stato una persona totalmente inaffidabile\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>La cosa meno affidabile che ha fatto?<br \/><\/b>\u00abHo avuto storie contemporaneamente, sono stato un bugiardo cronico, ho finto di avere soldi che non avevo, ho dato appuntamenti a cui non mi sono mai presentato. Ero il ragazzo romano che l\u2019amica ti diceva: non ci uscire, con quello! Sono ancora di tutto un po\u2019. L\u2019identit\u00e0 \u00e8 una convenzione sociale repressiva!\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>\u00c8 un momento storico in cui i giganti se ne vanno. Da Cardinale a Redford. Si sente un po\u2019 pi\u00f9 solo o pi\u00f9 ricco per ci\u00f2 che hanno lasciato?<\/b><br \/>\u00abNon sono un tipo nostalgico: la commemorazione \u00e8 una zavorra del nostro cinema. Mi piace di pi\u00f9 l\u2019idea di essere una freccia verso il futuro, non verso il passato\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><b>Ma un mostro sacro di cui sente la mancanza, non c\u2019\u00e8?<br \/><\/b>(Mostra l\u2019anulare destro, con una piccola cicatrice). \u00abQuesti due punti sono la morte di Vittorio Gassman. Sono in cucina e sto tagliando il parmigiano. La tv accesa dice che \u00e8 morto Gassman. Mi giro di colpo, e mi affetto il dito. Non ho nulla della grandezza di Vittorio ma ho voluto andare sulla sua tomba al Verano. Memore del Sorpasso, quando si sveglia e chiede di fumare, gli ho lasciato una sigaretta\u00bb.<\/p>\n<p class=\"is-last-update\" datetime=\"2025-11-06T07:41:47+01:00\">6 novembre 2025 ( modifica il 6 novembre 2025 | 07:41)<\/p>\n<p class=\"is-copyright\">\n            \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA\n        <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Gaia Piccardi L&#8217;attore: \u00abSinner? Mi fido delle sue scelte. 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