{"id":201789,"date":"2025-11-06T08:42:15","date_gmt":"2025-11-06T08:42:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/201789\/"},"modified":"2025-11-06T08:42:15","modified_gmt":"2025-11-06T08:42:15","slug":"arte-cultura-e-societa-tra-la-fine-degli-anni-novanta-e-i-primi-anni-zero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/201789\/","title":{"rendered":"Arte, cultura e societ\u00e0 tra la fine degli Anni Novanta e i primi Anni Zero"},"content":{"rendered":"<p>Verso la conclusione del pezzo sul cinquantenario della morte di <strong><a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/arti-performative\/cinema\/2025\/10\/pasolini-50-anni-dopo-morte\/\" target=\"_blank\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.artribune.com\/arti-performative\/cinema\/2025\/10\/pasolini-50-anni-dopo-morte\/\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Pier Paolo Pasolini<\/a><\/strong>, a un certo punto ho fatto questa rapidissima carrellata che copre quasi cinquant\u2019anni: \u201cci troviamo molto probabilmente di fronte alla terza mutazione antropologica, dopo la prima individuata e riconosciuta da lui [PPP]: i ragazzi con i capelli lunghi e unti contro cui si scagliava al centro di Petrolio hanno infatti adesso ormai settant\u2019anni, e hanno a loro volta dei nipoti. Ad ognuno di questi scarti \u00e8 corrisposto un piano nuovo di esistenza, di realt\u00e0 (postmodernismo-neoliberismo, reaganismo-thatcherismo-craxismo, e poi fine della storia, blairismo, berlusconismo, war on terror, nuovo ordine mondiale, crisi finanziaria, obamismo, trumpismo, neo-bellicismo, ecc. ecc.) che ha stressato ci\u00f2 che rimaneva del sistema di pensiero e di valori costruito nel secondo dopoguerra, per proiettarci in una Terra di Nessuno (il XXI secolo pieno: dato che, a quanto pare, il XX non \u00e8 stato affatto \u2018breve\u2019 come voleva Hobsbawm ma si \u00e8 allungato parecchio all\u2019interno del successivo\u2026) di cui ancora dobbiamo riconoscere contorni, confini, conformazione e caratteristiche.\u201d\u00a0<\/p>\n<p>Ma il secolo \u00e8 veramente breve?\u00a0<\/p>\n<p>Mentre il presente, la Terra di Nessuno, rimane \u2013 e rimarr\u00e0 \u2013 ancora largamente inconoscibile, indefinibile, intraducibile e irrappresentabile, possiamo soffermarci su quel \u201ca quanto pare, il <a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/mostre-evento-arte\/il-secolo-breve-tessere-di-900\/\" target=\"_blank\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.artribune.com\/mostre-evento-arte\/il-secolo-breve-tessere-di-900\/\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">XX Secolo<\/a> non \u00e8 stato affatto \u2018breve\u2019 come voleva Hobsbawm ma si \u00e8 <a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/mostre-evento-arte\/novecento-il-secolo-lungo\/\" target=\"_blank\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.artribune.com\/mostre-evento-arte\/novecento-il-secolo-lungo\/\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">allungato <\/a>parecchio all\u2019interno del successivo\u2026\u201d. Ovviamente, non vuol dire che <a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/tag\/hobsbawm\/\" target=\"_blank\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.artribune.com\/tag\/hobsbawm\/\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Hobsbawm<\/a> si fosse sbagliato, ci mancherebbe: vuol dire invece che il passaggio, la transizione, la sostituzione da un secolo all\u2019altro non sono stati per niente immediati come forse si pensava allora, un po\u2019 troppo frettolosamente.\u00a0<\/p>\n<p>    L&#8217;articolo continua pi\u00f9 sotto<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"696\" height=\"701\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/pier-paolo-pasolini.webp.webp\" alt=\"Pier Paolo Pasolini\" class=\"wp-image-1096206\" style=\"width:840px;height:auto\"  \/>Pier Paolo Pasolini<\/p>\n<p>In questo interregno lungo una ventina d\u2019anni, alcune caratteristiche culturali e strutturali del <strong>Novecento<\/strong> si sono perpetuate e si sono inoculate all\u2019interno del secolo nuovo, ritardando l\u2019elaborazione della qualit\u00e0 di questo \u2018nuovo\u2019: ritardando cio\u00e8 la maturazione della reale differenza, di una concreta alterit\u00e0. Forse, come non capita spesso, il territorio dell\u2019arte contemporanea costituisce un osservatorio privilegiato per considerare questo fenomeno.\u00a0\u00a0<\/p>\n<p>L\u2019arte contemporanea nel XX Secolo\u00a0<\/p>\n<p>Se pensiamo infatti all\u2019evoluzione generale, prima occidentale e poi globale, dei linguaggi artistici, ci accorgiamo che per tutto quel momento \u2013 gli Anni Novanta fino all\u2019inizio o alla met\u00e0 degli Anni Dieci -, il \u2018contemporaneo\u2019 rimane grossomodo attestato su standard condivisi di sperimentazione\/ricerca che a loro volta ribadivano e riflettevano nostalgicamente l\u2019esplosivit\u00e0 eroica degli Anni Sessanta-Settanta: ci\u00f2 voleva dire dunque post-concettualismo in ambito anglosassone e internazionale (post-poverismo invece nel contesto italiano), molto video, installazione, performance, ecc. Questa costante linguistica, per cos\u00ec dire, si appoggiava ad una fase individualista, in gran parte inedita, in cui gli artisti emergevano sulla scena prima nazionale e poi mondiale come figure singole e non pi\u00f9 come leader o membri di gruppi e movimenti (e dunque anche la parte \u2018teorica\u2019 legata all\u2019arte si eclissava\u2026).\u00a0\u00a0<\/p>\n<p>Arte e globalizzazione\u00a0<\/p>\n<p>Questo tipo di linguaggi ha costituito dunque per un ventennio abbondante, prima ancora che un\u2019estetica, una postura, un approccio che a sua volta definiva immediatamente il senso del \u201ccontemporaneo\u201d ad ogni latitudine, e la riconoscibilit\u00e0 di una mostra di \u201carte contemporanea\u201d anche per l\u2019outsider pi\u00f9 impenitente.\u00a0\u00a0<\/p>\n<p>Negli ultimi dieci-quindici anni la situazione \u00e8 cambiata sensibilmente, come ognuno di noi pu\u00f2 verificare in base alla propria esperienza diretta di spettatore: quei linguaggi originariamente di ricerca, poi via via divenuti sempre pi\u00f9 di maniera, non sono scomparsi ma si sono sciolti e diluiti insieme ad altri approcci, altri stili, altre modalit\u00e0 e quindi anche altre posture, che non necessariamente portano avanti l\u2019agenda dell\u2019arte legata strettamente alla globalizzazione: in primis il ritorno potente della pittura, che non se ne era mai peraltro veramente andata da nessuna parte; il ritorno connesso di una componente fortemente manuale\/artigianale, legata spesso a rivendicazioni identitarie; l\u2019affermazione di un <strong>\u2018artivismo\u2019<\/strong> (terribile definizione) pi\u00f9 o meno autocosciente, le cui apparenze si sono di volta in volta associate all\u2019estetica \u2018della protesta\u2019, alla riproposizione in chiave nostalgica di codici storici, oppure alla negazione dell\u2019opera in quanto tale, alla fuoriuscita dell\u2019opera da se stessa; quest\u2019ultimo aspetto \u2013 forse il pi\u00f9 interessante \u2013 si \u00e8 a sua volta e a volte connesso all\u2019evoluzione e alle declinazioni <strong>dell\u2019<\/strong><a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/tag\/arte-relazionale\/\" target=\"_blank\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.artribune.com\/tag\/arte-relazionale\/\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\"><strong>arte relazionale<\/strong>,<\/a> nata sempre negli Anni Novanta e sempre da spoglie Anni Settanta, ancora oggi in perfetta salute.\u00a0<\/p>\n<p>Adesso assistiamo a fenomeni che una volta sarebbero sembrati strani o eterodossi, e che non lo sono o non lo sembrano pi\u00f9: forme (una volta considerate) iper-conservatrici che veicolano temi e messaggi progressivi; forme (una volta considerate) progressive che si sono invece votate completamente a una dimensione decorativa, compiaciuta di s\u00e9 e autoconclusa; e cos\u00ec via.\u00a0<\/p>\n<p>Gli Anni Novanta dell\u2019arte, musica e sottoculture\u00a0<\/p>\n<p>Se ritorniamo invece a quel momento, ci accorgiamo che le premesse di una precisa fase storica coincidente con la seconda met\u00e0 degli Anni Novanta sono state forse progressivamente disattese dal successivo quarto di secolo. E ce ne accorgiamo soprattutto se guardiamo in controluce anche altri ambiti creativi e culturali vicini all\u2019arte visiva, come per esempio la musica.\u00a0\u00a0<\/p>\n<p>Dopo, infatti, l\u2019esaurimento delle (ultime) sottoculture come grunge, techno, shoegaze, brit pop, quel periodo rappresenta la breve ed intensa fase in cui ci si pu\u00f2 dedicare \u2013 date le condizioni e il contesto, particolarmente favorevoli \u2013 a una sorta di sperimentazione di massa. Basta pensare a ci\u00f2 che realizzano gli <strong>Smashing Pumpkins<\/strong> (Mellon Collie and the Infinite Sadness, 1995; Adore, 1998; lo sfortunato dittico Machina, 2000), i <strong>Radiohead<\/strong> (The Bends, 1995; OK Computer, 1997; Kid A, 2000; Amnesiac, 2001), <strong>Bj\u00f6rk<\/strong> (Debut, 1993; Post, 1995; Homogenic, 1997; Vespertine, 2001), <strong>David Bowie<\/strong> (1. Outside, 1995; Earthling, 1997) e i <strong>Nine Inch Nails<\/strong> (Broken, 1992; The Downward Spiral, 1994; The Fragile, 1999); alla nascita del post-rock, con i <strong>Cure<\/strong> di Disintegration (1989) e Wish (1992), ma soprattutto con i <strong>Talk Talk<\/strong> (The Colour of Spring, 1986; Spirit of Eden, 1988; Laughing Stock, 1991), e con i successivi sviluppi ad opera di band come <strong>Sigur R\u00f2s, Mogwai, Godspeed You Black Emperor!<\/strong> e <strong>Tortoise<\/strong>. Senza tralasciare ovviamente l\u2019elettronica innovativa di musicisti come <strong>Aphex Twin, Autechre, Boards of Canada<\/strong>, e il parallelo nu metal di <strong>Deftones, Korn, Rage Against the Machine, Limp Bizkit, Slipknot<\/strong>, ecc.\u00a0\u00a0<\/p>\n<p>La musica negli Anni Novanta\u00a0<\/p>\n<p>Perfino gruppi decisamente pi\u00f9 mainstream si dedicano a esperimenti interessanti e destinati a esercitare profonda influenza negli anni e nei decenni successivi: per esempio Zooropa (1993) e Original Soundtracks 1 (1995) degli <strong>U2<\/strong>, o Songs of Faith and Devotion (1993) e Ultra (1997) dei <strong>Depeche Mode<\/strong>, Blur (1997) e 13 (1999) dei <strong>Blur<\/strong>, Tiny Music\u2026 Songs from the Vatican Gift Shop (1996) e No. 4 degli <strong>Stone Temple Pilots<\/strong> \u2013 ma se ne potrebbero citare parecchi altri.\u00a0<\/p>\n<p>Questo periodo che si chiude abbastanza presto, compreso tra la met\u00e0 dei Novanta e l\u2019inizio del decennio successivo, rappresenta un\u2019apertura straordinaria e forse irripetibile di orizzonti e possibilit\u00e0 creative, una moltiplicazione di combinazioni e di connessioni a cui guardare ancora oggi con interesse e curiosit\u00e0.\u00a0<\/p>\n<p>Christian Caliandro\u00a0<\/p>\n<p><strong>Libri consigliati:\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>(Grazie all\u2019affiliazione Amazon riconosce una piccola percentuale ad Artribune sui vostri acquisti)\u202f\u00a0<\/p>\n<p class=\"intext-cta\">Artribune \u00e8 anche su Whatsapp.  \u00c8 sufficiente <a href=\"https:\/\/whatsapp.com\/channel\/0029Va9iaYUEFeXeqRR2yT1y\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">cliccare qui<\/a> per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Verso la conclusione del pezzo sul cinquantenario della morte di Pier Paolo Pasolini, a un certo punto ho&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":201790,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-201789","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115501868382344152","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/201789","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=201789"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/201789\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/201790"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=201789"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=201789"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=201789"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}