{"id":204185,"date":"2025-11-07T20:03:19","date_gmt":"2025-11-07T20:03:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/204185\/"},"modified":"2025-11-07T20:03:19","modified_gmt":"2025-11-07T20:03:19","slug":"esclusiva-filippo-pozzato-far-pagare-il-biglietto-al-pubblico-e-lunica-soluzione-per-far-sopravvivere-il-ciclismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/204185\/","title":{"rendered":"Esclusiva &#8211; Filippo Pozzato: &#8220;Far pagare il biglietto al pubblico \u00e8 l&#8217;unica soluzione per far sopravvivere il ciclismo&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t\t<a href=\"https:\/\/cyclingpro.net\/spaziociclismo\/altro\/scopri-lapp-ufficiale-di-spaziociclismo\/\" title=\"\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><br \/>\n\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/1758060682_662_Banner-App-SpazioCiclismo.png\" alt=\"\" width=\"728\" height=\"91\"\/><br \/>\n\t\t\t\t\t<\/a><\/p>\n<p>Il tema dei\u00a0<strong>biglietti nel ciclismo<\/strong> \u00e8 tornato d\u2019attualit\u00e0. Di recente, <a href=\"https:\/\/cyclingpro.net\/spaziociclismo\/worldtour\/privatizziamo-lalpe-dhuez-per-fare-denaro-la-proposta-dellex-team-manager-per-un-nuovo-ciclismo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">le dichiarazioni di\u00a0<strong>Jerome Pineau<\/strong>, ex general manager di Vital Concept e B&amp;B Hotels, hanno riaperto il dibattito<\/a>: sarebbe giusto far pagare un ticket per vedere i momenti chiave di una gara di ciclismo, come ad esempio la doppia scalata sull\u2019Alpe d\u2019Huez nel prossimo Tour de France 2026? Qualcuno, a dire la verit\u00e0, sta gi\u00e0 provando a proporre questo tipo di modello di business nel ciclismo, che permetterebbe agli organizzatori di non dipendere esclusivamente dai fondi dei Comuni e delle Regioni. Si tratta della\u00a0<strong>PP Sport Events<\/strong>, la societ\u00e0 fondata da\u00a0<strong>Filippo Pozzato\u00a0<\/strong>che organizza gli eventi di\u00a0<strong>Ride The Dreamland<\/strong>, le corse in Veneto che includono <strong>Giro del Veneto<\/strong>, <strong>Veneto Women<\/strong>, <strong>Serenissima Gravel<\/strong>, <strong>VenetoGo<\/strong> e <strong>Veneto Classic<\/strong>. Quest\u2019ultima competizione comprende l\u2019impegnativo strappo della Tisa, che da qualche edizione \u00e8 appunto a pagamento per il pubblico che vuole assistere di persona lungo la strada.<\/p>\n<p>Un modello alternativo, appunto, in cui il presidente di\u00a0<strong>PP Sport Events<\/strong>\u00a0<strong>Filippo Pozzato\u00a0<\/strong>crede con decisione. Intervistato in esclusiva da\u00a0SpazioCiclismo proprio per parlare del tema, l\u2019ex corridore (che in carriera ha vinto 32 corse tra cui la Milano-Sanremo 2006), spiega:\u00a0\u201cPenso sia l\u2019unica soluzione che abbiamo per sopravvivere in futuro. Siamo l\u2019unico sport che non ha un modello con il ticketing. Non puoi contare sempre sull\u2019ente pubblico: ormai i Comuni e le Regioni sono sempre pi\u00f9 in difficolt\u00e0 nel finanziare eventi. Il ciclismo non pu\u00f2 pi\u00f9 aspettare di sopravvivere cos\u00ec. Pi\u00f9 si diventa sostenibili indipendentemente nel nostro mondo, pi\u00f9 si va avanti.<\/p>\n<p>\u201cQuando ho applicato questo modello per la prima volta ho preso insulti dalla gente \u2013 ricorda il veneto \u2013 Mi dicevano che volevo fare il classista. Per andare a vedere una partita di calcio di Promozione paghi anche 15\u20ac, perch\u00e9 non puoi pagare qualcosa per vedere i migliori ciclisti del mondo? Noi abbiamo iniziato quattro anni fa con un biglietto da 10\u20ac con una birra inclusa. Dall\u2019anno scorso facciamo pagare 10\u20ac senza birra, ma con tanti servizi inclusi. Nell\u2019area metto dei maxischermo, c\u2019\u00e8 un dj, un intrattenitore che coinvolga il pubblico con la gara. Quest\u2019anno abbiamo preso una moto che permettesse di avere una diretta dall\u2019inizio, non solo per l\u2019ultima ora e mezza. Poi i corridori sono passati da l\u00ec sei volte. Bisogna cercare di fare qualcosa che abbia un sistema economico autosufficiente, altrimenti \u00e8 tutto inutile\u201d.<\/p>\n<p>Poco alla volta, il sistema di business pensato dal classe \u201981 sta dando i suoi frutti: \u201cQuest\u2019anno, per la prima volta da quando investiamo, abbiamo portato 720 paganti. Il sogno \u00e8 arrivare a mille persone e cominciare ad aumentare il prezzo del biglietto e la qualit\u00e0 del servizio, con gente consolidata che torna all\u2019evento perch\u00e9 sa che vale la pena pagarlo. I primi anni, tutti si arrabbiavano perch\u00e9 pagavano. Adesso tutti i feedback sono positivi. C\u2019\u00e8 tanto lavoro dietro. Per esempio, nei punti food &amp; beverage abbiamo portato cibo di qualit\u00e0 da mangiare. Noi abbiamo uno sponsor che fa gli hamburger gourmet, che d\u00e0 qualcosa di buono. Devi lasciare un ricordo positivo in quello che dai, cercare di dare un servizio diverso. Il problema \u00e8 che in Italia si \u00e8 sempre fatto in un modo solo e nessuno pensa a fare qualcosa di diverso.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 della classica veneta, <strong>Filippo Pozzato <\/strong>ha tentato di portare questo modello di business anche al Giro d\u2019Italia: \u201cAvevo provato a parlarne con qualcuno del Giro per la tappa di Bassano del Grappa l\u2019anno scorso, ma dicono che la gente non \u00e8 pronta. Ma se non inizi non \u00e8 mai pronta. La mia idea era far parcheggiare il pubblico ai piedi della salita e mettere 5 maxi schermi in cima, fornendo delle navette per il pubblico. Nella zona del Monte Grappa, oltre a un maxi schermo, si potevano posizionare dei punti di food &amp; beverage gestiti dall\u2019organizzazione. Se vuoi sopravvivere, devi provare a fare ricavi da un business\u201d.<\/p>\n<p>\u201cDevi educare la gente a capire che non stanno buttando soldi \u2013 prosegue il Presidente di PP Sport Events \u2013 ma stai dando loro un servizio, oltre allo spettacolo della corsa. Noi del ciclismo dobbiamo diventare sostenibili da soli, cercare di investire all\u2019interno dando un profitto migliore allo spettatore. \u00c8 anche un modo per portare gente giovane nel ciclismo. Solo durante il Giro d\u2019Italia c\u2019\u00e8 gente per strada, ma \u00e8 l\u2019evento sportivo dell\u2019anno, \u00e8 normale che ci sia. Gli altri organizzatori hanno bisogno di fare qualcosa di diverso. Bisogna educare la gente, portare un pubblico pi\u00f9 giovane, anche non interessato al ciclismo. Per questo ci dev\u2019essere una festa. Abbiamo bisogno di avvicinare l\u2019utente alla gara. Il ciclismo va di moda ma nessuno guarda i professionisti, non si va pi\u00f9 sulla strada a tifare. Abbiamo bisogno di creare dell\u2019appeal nei confronti di un utente pi\u00f9 giovane. Se educhiamo il pubblico, un domani avremo sia il ticketing sia il food &amp; beverage durante le corse\u201d.<\/p>\n<p>Il ragionamento continua con un\u2019amara considerazione: \u201cNel ciclismo tutti vogliono fare le corse come si facevano un tempo, non si vuole cambiare. Io invece vorrei che le cose cambiassero, perch\u00e9 cos\u00ec non \u00e8 sostenibile per nessuno, forse solo per i grandi organizzatori. Dev\u2019essere uno show, uno spettacolo. Non devi snaturare la prestazione sportiva, che comunque viene da s\u00e9\u201d.<\/p>\n<p>Nella sua intervista, Jerome Pineau lamentava anche che gli introiti delle hospitality rimangono sempre agli organizzatori, senza venire divisi anche tra squadre e corridori, nonostante siano questi ultimi a dare spettacolo. Un tema che, a ben vedere, viaggia di pari passo con la questione dei diritti televisivi. Ma il vincitore della Milano-Sanremo 2006 ha le idee chiare: \u201cQuesto \u00e8 un problema solo di due organizzatori, ASO e RCS, che prendono un sacco di diritti tv. Io personalmente se avessi in mano queste corse, e parlo di Tour e Giro darei i soldi dei diritti tv alle squadre. I primi anni ci perdi, ma poi nel lungo periodo ci guadagni, anche perch\u00e9 non sei pi\u00f9 costretto a pagare i corridori per farli venire a correre. L\u2019idea ce l\u2019ho da tanti anni. Gi\u00e0 nel 2012 o 2013, quando correvo, avevo detto che serviva prendere i diritti tv. Mi dissero \u2018Ecco, \u00e8 arrivato il calciatore\u2019. Quello attuale \u00e8 un modello di business che non sta in piedi, perch\u00e9 una squadra non ha niente di ritorno. Uno investe milioni e poi cosa gli ritorna indietro per aver vinto una corsa? Il modello a cui penso \u00e8 quello americano. \u00c8 chiaro che il ciclismo non \u00e8 lo sport con gli stadi, ma dobbiamo avere un nostro business\u201d.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda i passi per la costruzione di questo business, <strong>Filippo Pozzato <\/strong>si sta gi\u00e0 muovendo: \u201cPrima voglio fare il mio prodotto, lo devo fare vedere. Faccio un prodotto figo, che attiri visibilit\u00e0 e piaccia anche ai corridori. Non voglio dover pagare per fare venire un corridore: cos\u00ec stai sminuendo gli altri corridori e il prodotto. Prima devo avere il prodotto buono, poi dopo posso venderlo alla gente. Ho bisogno dei corridori per avere un bel prodotto. Prima di mettere la Tisa sul percorso della Veneto Classic, ho parlato con le squadre e i corridori e ho chiesto se andasse bene. Ora parler\u00f2 con loro per avere un feedback\u201d.<\/p>\n<p>In fondo, da ormai diversi anni le classiche belghe vivono anche del rapporto con il pubblico: \u201cHo preso il modello dalle Fiandre. L\u00ec pagano anche 500\u20ac per una hospitality, qui \u00e8 difficile far passare l\u2019idea di pagare 10 euro per un servizio. Se vuoi fare un prodotto, i servizi costano. Se non andiamo su questo modello qua, tutte le corse italiane piccole muoiono. \u00c8 impossibile pensare di stare in piedi per le corse piccole. La problematica in Italia \u00e8 che, a parte le corse di RCS Sport, tutti gli altri sono destinati a morire. Sono tutti appassionati, nessuno lo fa a livello professionale\u201d.<\/p>\n<p>La situazione delle corse italiane, riflette Pozzato, si regge anche sulla possibilit\u00e0 di contare su dei volontari: \u201cLa difficolt\u00e0 che abbiamo noi \u00e8 che non lavorando con i volontari ho pi\u00f9 costi. Io pago stipendi, ho una societ\u00e0, un\u2019azienda. Per pagare stipendi servono soldi. E avere un ufficio e dei mezzi nostri costa. Lavoriamo con le aziende per fare le bike experience e fare delle ride con gli amatori, ma per fare questo devi investire. Non puoi aspettarti di avere tutto subito, senza prima metterci qualcosa\u201d.<\/p>\n<p>In conclusione, <strong>Filippo Pozzato <\/strong>guarda avanti con decisione, convinto della sua idea: \u201cIo sono certo che \u00e8 giusto. Ma sono da solo contro un milione, vado contromano. Quindi mi prendono per stupido che vado contromano. Ho provato a dirlo in Lega, ma non ho avuto risposte. Non c\u2019\u00e8 una visione di business. L\u2019importante \u00e8 che venga un prodotto di livello, che abbia un valore. Anche con la Lega si potrebbe lavorare in modo diverso\u201d. Non resta che vedere, a questo punto, se qualcun altro vorr\u00e0 provare a proporre il modello di business con il ticketing anche nel ciclismo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il tema dei\u00a0biglietti nel ciclismo \u00e8 tornato d\u2019attualit\u00e0. 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