{"id":204913,"date":"2025-11-08T08:06:39","date_gmt":"2025-11-08T08:06:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/204913\/"},"modified":"2025-11-08T08:06:39","modified_gmt":"2025-11-08T08:06:39","slug":"dracula-di-luc-besson-o-vampiro-nnammurato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/204913\/","title":{"rendered":"Dracula di Luc Besson, &#8216;o vampiro &#8216;nnammurato"},"content":{"rendered":"<p class=\"is-boxed centered article-body\">Quando a giugno \u00e8 iniziata a circolare la notizia del Dracula di Luc Besson, con tanto di trailer, la domanda \u00e8 sorta spontanea: \u00abMa ce n\u2019era davvero bisogno?\u00bb. D\u2019accordo, viviamo nell\u2019epoca dei remake e dei sequel; d\u2019accordo, dopo Poor Things l\u2019estetica del period drama \u00e8 tornata definitivamente di moda e un certo accanimento era prevedibile (vedi Wuthering Heights di Emerald Fennell) ma in fondo, ci sentivamo ancora sazi del Nosferatu di Robert Eggers, uscito alla vigilia del 2025: un Dracula iper-concettualizzato ed evanescente, fedele al romanzo di Bram Stoker e reinterpretato in tutta la sua decadenza fisica e morale.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Poi, il film di Besson \u00e8 arrivato in sala: prima in Francia, poi nei Paesi Bassi, in Serbia e, a ruota, in Russia. E da l\u00ec, le sue immagini si sono riversate\u00a0 su Instagram e TikTok, montate sotto i brani di Enya e Billie Eilish, e subendo lo stesso effetto virale delle riprese del Diavolo veste Prada 2: tutti a pensare \u00abOkay, ho praticamente gi\u00e0 visto il film\u00bb. <strong>Ora che la stessa cosa sta iniziando ad accadere anche in Italia, sembra chiaro che il punto sia che questo film ci ha fatto ricadere in tentazione, nonostante psicologi e sessuologi da anni ci stiano facendo riflettere sulla tossicit\u00e0 del concetto di \u201canima gemella\u201d<\/strong>. Un\u2019operazione di marketing perfettamente riuscita e irresistibile.<\/p>\n<p>Dracula goes viral<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\"><strong>Le clip virali sono essenzialmente tre<\/strong>. Nella prima, <strong>Caleb Landry Jones<\/strong> (l\u2019ex Dogman, il penultimo film di Besson) nei panni di Vlad III di Valacchia e <strong>Zo\u00eb Sidel<\/strong>, alla sua prima prova da protagonista (in quelli di Elisabetta-Mina), vanno di contatto visivo dagli estremi di un salone vittoriano, mentre l\u2019ultraeditata \u201cCaribbean Blue\u201d di Enya spinge fortissimo. Nella seconda, la sovrapposizione delle tante versioni di Dracula nei secoli, che \u201cagita\u201d la boccetta di un profumo misterioso (creato da lui stesso nei viaggi in India e in Italia), che, nella visione di Besson, \u00e8 lo strumento del potere che gli consente di eccitare, ammaliare ed essenzialmente assoggettare chiunque lo circondi (soprattutto le donne). Parte cos\u00ec una sorta di flash mob di persone ipnotizzate che, stavolta, ha fatto ripescare agli utenti The Diner , il brano del terzo album di Billie Eilish.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Per il regista \u00e8 la scusa per rappresentare, in una manciata di minuti, il viaggio di Vlad attraverso i secoli, tra cambi di stile, abiti ed epoche (dal Quattrocento alla Belle \u00c9poque), alla ricerca di potere, ricchezza e influenza. Ma solo per arrivare a Elisabetta-Mina. Anche quando Vlad tenta il suicidio gettandosi dalla torre pi\u00f9 alta del castello in scene montate a ripetizione, una dietro l\u2019altra, incapace di comprendere che Dio lo ha rinnegato e lo ha privato del \u201cdono di morire\u201d, \u00e8 evidente che questa affinit\u00e0 con il linguaggio dei contenuti social non sia casuale. <strong>Besson sembra aver montato il film con la piena consapevolezza di come oggi si fa breccia nell\u2019immaginario collettivo: creando una cornice attorno a certe scene che, anche se isolate dal resto, mantengono un proprio ritmo, una propria trama e una propria leggibilit\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Un microdosing di contemporaneit\u00e0 che rimbalza sull\u2019antico desiderio d\u2019amore eterno, quello di Jane Austen o di Charlotte Bront\u00eb, che toglie l\u2019appetito, il sonno e la lucidit\u00e0, spingendoci a pensare \u201c\u00e8 cos\u00ec che l\u2019amore dovrebbe essere\u201d e poi a chiederci \u201cl\u2019ho mai vissuto davvero?\u201d. Altro che demonio, archetipo della repressione sessuale o guerriero dell\u2019Ordine del Dragone a difesa di Dio e della sua Chiesa: il Vlad di Besson \u00e8 \u201csolo\u201d un uomo innamorato che vive in funzione del suo \u201cunico e vero amore\u201d, Elisabetta. Un fatto nuovo nella storia cinematografica dedicata a Dracula, palese fin dai primi minuti del film, quando ci mostra la quotidianit\u00e0 tenera, passionale e giocosa della giovane coppia (dove emerge anche la vera chimica tra i due attori), infranta dall\u2019arrivo dell\u2019esercito dell\u2019Impero Ottomano e dalla partenza di Vlad per il campo di battaglia. \u00ab\u00c8 un approccio totalmente romantico\u00bb, dice Besson. \u00abNel romanzo di Bram Stoker il lato sentimentale non \u00e8 mai stato davvero esplorato\u00bb. E l\u2019intuizione, a pensarci bene, \u00e8 geniale (commercialmente). Coppola fu il primo a cogliere il potenziale romantico della storia di Bram Stoker, ma non lo rese mai davvero centrale.<\/p>\n<p>C\u2019era una volta in Valacchia<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Qui, invece, accade a tal punto da rendere gli altri personaggi superflui e quasi patetici, volutamente. Van Helsing non \u00e8 pi\u00f9 ritratto come il cacciatore eterno antagonista di Dracula, ma come un prete che tenta di redimerlo; Jonathan, il futuro marito di Mina, appare subito per ci\u00f2 che \u00e8: un uomo convenzionale, incapace di reggere il confronto con il Conte. R<strong>enfield, il servo di Dracula che nel film di Coppola era interpretato da Tom Waits, diventa qui una vampira folle e (perdonate il gioco di parole) svampita, interpretata da Matilda De Angelis, ossessionata da due cose solo: il sangue e la ricerca di Elisabetta-Mina per conto del suo maestro<\/strong>. Tutti, per\u00f2, vengono riscritti all\u2019interno di una fiaba gotica, in cui Besson rifiuta apertamente l\u2019etichetta di horror. La carica erotica tra Vlad ed Elisabetta \u00e8 infatti il vero motore narrativo: palpabile, quasi osmotica. Quando sono ancora in Valacchia, i compagni d\u2019armi devono strapparlo con forza da lei: lo spogliano, gli fanno indossare l\u2019armatura, gli mettono in mano l\u2019elmo a forma di drago e, per tutto il tempo, non smettono mai di guardarsi. E quando Elisabetta muore, quella forza vitale lo abbandona del tutto. Vlad rinnega Dio, precipita nella disperazione, desidera morire. Ma, come in ogni fiaba romantica, ci\u00f2 che lo trattiene dall\u2019autodistruzione \u00e8 la speranza: che Elisabetta possa rinascere in un altro corpo e che lui possa trovarla, pur non avendo il minimo indizio su dove n\u00e9 quando accadr\u00e0.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">\u00abNon \u00e8 tanto Dracula ad affascinarmi, ma Caleb\u00bb, ha dichiarato il regista. Per Besson, infatti, oggi Jones \u00e8 l\u2019attore che lo ispira di pi\u00f9 e, a quanto pare, \u00e8 stata proprio una chiacchierata con lui sul set di Dogman a fargli decidere di iniziare a scrivere il film. \u00ab\u00c8 un talento straordinario, qualcosa che non vedevo dai tempi di Gary Oldman\u00bb. <strong>E in effetti, Caleb \u00e8 la rivelazione pi\u00f9 grande del film: un Vlad umano, sensibile, fragile e allo stesso tempo demoniaco, capace di convivere con i propri opposti in modo del tutto nuovo, svincolato dalla performance dei suoi predecessori. \u00abDetesto il termine horror\u00bb, ha raccontato Jones<\/strong>. \u00abNe esistono tanti, ma, come ha detto Luc, questo non \u00e8 uno di quelli. Non mi piace lo splatter e la violenza gratuita, e so che, quando lavoro con lui, prendiamo sempre un\u2019altra direzione\u00bb. Non devo preoccuparmi delle etichette. So in quali mani mi trovo: sar\u00e0 sempre qualcosa di fantasioso, sincero, con un cuore. E proveremo a scavare pi\u00f9 a fondo, cercando qualcosa di pi\u00f9 umano.\u00bb Un fascino, il suo, che, come quello di Zo\u00eb Sidel, va contro il fenomeno dell\u2019iPhone Face emerso negli ultimi anni tra gli attori: i loro sono volti conturbanti, imperfetti, segnati da pieghe ed espressioni reali, che li rendono inevitabilmente pi\u00f9 vicini, pi\u00f9 umani.<\/p>\n<p class=\"is-boxed centered article-body\">Non \u00e8 un caso che tutto questo coincida con un\u2019accoglienza pi\u00f9 che positiva da parte del pubblico di un film che, comunque, a livello di ritmo generale ha i suoi difetti. <strong>Se da un lato il period drama, come dicevamo all\u2019inizio, \u00e8 oggi un genere attraversato dalle urgenze del presente, dall\u2019altro Besson sceglie di tornare alla sua comfort zone per eccellenza (e di trascinarci con s\u00e9) in una fiaba in cui i personaggi non sono archetipi, ma semplicemente persone attraversate dai sentimenti<\/strong>. Una scelta che ha reso felici i romantici e, per un istante, ha concesso anche ai disincantati la libert\u00e0 di crederci. E infondo, nessuno corre il rischio di farsi male.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Quando a giugno \u00e8 iniziata a circolare la notizia del Dracula di Luc Besson, con tanto di trailer,&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":204914,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1442],"tags":[640,203,454,204,1537,90,89,1521],"class_list":{"0":"post-204913","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-film","8":"tag-cinema","9":"tag-entertainment","10":"tag-film","11":"tag-intrattenimento","12":"tag-it","13":"tag-italia","14":"tag-italy","15":"tag-movies"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115513051287980564","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/204913","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=204913"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/204913\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/204914"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=204913"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=204913"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=204913"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}