{"id":205577,"date":"2025-11-08T17:32:13","date_gmt":"2025-11-08T17:32:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/205577\/"},"modified":"2025-11-08T17:32:13","modified_gmt":"2025-11-08T17:32:13","slug":"cambiano-i-ladri-ma-non-la-storia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/205577\/","title":{"rendered":"cambiano i ladri ma non la storia"},"content":{"rendered":"<p style=\"padding-bottom:10px;\">Dopo il furto dei gioielli di Napoleone al Louvre, ricordiamo le ferite d\u2019arte della Sicilia. Da Caravaggio alla Dea di Morgantina, l\u2019isola ha visto sparire opere di incredibile valore<\/p>\n<p>\t\t\t\tDa giorni nel mondo non si parla d\u2019altro del furto dei gioielli di <strong>Napoleone<\/strong> al <strong>Louvre<\/strong>, gi\u00e0 ribattezzato \u201cil colpo del secolo\u201d. Otto pezzi preziosi rubati non da <strong>Lupin<\/strong> (anche se ci siamo vicini), ma da quattro uomini in gilet gialli che, con la calma di chi va a lavoro, sono saliti su un montacarichi, hanno segato una finestra, sfondato due teche e in sette minuti netti si sono portati via un tesoro.<\/p>\n<p>La scena perfetta, se non fosse che la password per entrare nel sistema di sicurezza del museo pi\u00f9 famoso del mondo era, incredibilmente, \u201cLouvre\u201d. Una trovata che neanche <strong>Ficarra<\/strong> e <strong>Picone<\/strong> avrebbero osato scrivere. Ma al di l\u00e0 della comicit\u00e0 involontaria, resta la tragedia culturale di tesori unici, forse gi\u00e0 smontati e sparsi chiss\u00e0 dove.<\/p>\n<p>Eppure, in fatto di furti d\u2019arte, la Sicilia non \u00e8 mai stata da meno. Anzi, da decenni vanta primati poco onorevoli. A Palermo nel 1969 la \u201cNativit\u00e0 con i Santi Lorenzo e Francesco\u201d di Caravaggio spar\u00ec nel buio dell\u2019<strong>Oratorio di San Lorenzo<\/strong>. Era una notte d\u2019ottobre e nessuno se ne accorse fino al mattino dopo. Da allora non \u00e8 mai pi\u00f9 tornata e secondo l\u2019FBI \u00e8 tra i dieci capolavori rubati pi\u00f9 importanti del mondo. C\u2019\u00e8 chi giura sia nascosta da qualche parte, chi dice sia stata distrutta. Ma forse, come certi amori, \u00e8 destinata a restare solo un ricordo.<\/p>\n<p>Poco pi\u00f9 in l\u00e0, nel cuore di Enna, la <strong>Dea di Morgantina<\/strong> ebbe quasi la stessa sorte. Scippata alla sua terra nel 1988 e venduta al Getty Museum di Los Angeles che non era a conoscenza della sua provenienza illecita. Nel 2006, dopo anni di indagini e diplomatici sforzi, le autorit\u00e0 italiane iniziarono a chiedere la restituzione della statua.<\/p>\n<p>La questione sollev\u00f2 un acceso dibattito sui metodi attraverso cui le opere d\u2019arte venivano acquisite dai musei internazionali. Dopo un lungo processo legale, il <strong data-end=\"1969\" data-start=\"1953\">Getty Museum<\/strong> e il governo italiano giunsero a un accordo e l&#8217;opera fu restituita al Museo Archeologico di Aidone nel 2010. Per anni i visitatori americani l\u2019hanno ammirata senza sapere che quella bellezza apparteneva a un piccolo paese siciliano.<\/p>\n<p>Sempre da <strong>Morgantina<\/strong> un altro tesoro, stavolta d\u2019argento. Coppe, piatti, gioielli antichi finirono al MET di New York come fossero souvenir. Solo dopo un lungo tira e molla diplomatico anche loro tornarono a riposare ad Aidone, accanto alla Dea. \u2028<\/p>\n<p>Nel 1962 a Castelvetrano spar\u00ec <strong>l\u2019Efebo di Selinunte<\/strong>, un giovanotto di bronzo elegante e misterioso. I ladri tentarono di venderlo all\u2019estero e chiesero pure un riscatto di trenta milioni di lire. Ci vollero sei anni di indagini e un\u2019operazione da film per riportarlo indietro. Quando nel <strong>1997<\/strong> torn\u00f2 in citt\u00e0, la gente pianse come se fosse rientrato un figlio emigrato.<\/p>\n<p>E mentre le guerre portavano via tutto, anche l\u2019arte non fu risparmiata. Durante l\u2019occupazione americana del 1943, dentro la <strong>Cappella Palatina di Palermo<\/strong>, uno dei luoghi pi\u00f9 sacri e belli del mondo, sparirono alcuni mosaici bizantini e sostituiti con copie. Il furto avvenne in un periodo di grande fermento storico, poco dopo la resa di Palermo al generale Patton, che aveva stabilito il suo quartiere generale nel Palazzo dei Normanni.<\/p>\n<p>Non meno curiosa \u00e8 la storia della <strong>Trinit\u00e0 di Gherardo Starnina<\/strong>, una tavola del Trecento che viaggi\u00f2 oltreoceano come fosse un pacco Amazon, venduta per mezzo milione di euro. Solo il 6 agosto 2025 \u00e8 tornata al Museo Abatellis di Palermo, sopravvissuto a un lungo esilio.<\/p>\n<p>Nel 2013, tre dipinti di grande valore furono trafugati dal <strong>Museo Civico \u201cSebastiano Guzzone\u201d di Militello Val di Catania<\/strong>. Le opere, tra cui \u201cDue bambini in stile lezioso\u201d (ispirato a <strong>Francois Boucher<\/strong>), \u201cConsole Cornelio inginocchiato\u201d (firmato G. Sciuti) e il ritratto di Gaetanina Baldanza, sono state recuperate dai Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale grazie a un&#8217;indagine che ha portato alla perquisizione di un garage ad Aci Castello. Nel 2023, i dipinti sono stati restituiti al Comune di Militello.<\/p>\n<p>Un altro episodio inquietante riguarda i <strong data-end=\"2818\" data-start=\"2791\">38 reperti archeologici<\/strong> sottratti dal relitto della <strong data-end=\"2870\" data-start=\"2847\">secca di Capistello<\/strong>, un sito archeologico di grande valore, risalente al III secolo a.C. Questi tesori vennero trafugati e finirono nell\u2019<strong data-end=\"3026\" data-start=\"2988\">Allard Pierson Museum di Amsterdam<\/strong>, identificati da Sebastiano Tusa in occasione della mostra \u00abMirabilia Maris\u00bb. Nel 2013 furono restituiti alla Sicilia.<\/p>\n<p>E persino le opere pi\u00f9 moderne, quando si pensa che la bellezza per strada fosse al sicura , arriv\u00f2 un altro furto. Nel 2015 a Palermo sparirono <strong>sei stencil di Christian Gu\u00e9my,<\/strong> in arte C215, dedicati a Caravaggio. L&#8217;artista aveva voluto omaggiare Caravaggio realizzando dodici stencil ispirati alle opere del pittore lombardo, distribuite tra le strade e le piazze del centro storico, dalla Vucciria a Ballar\u00f2, da piazza San Domenico a piazza Indipendenza. Un vero e proprio percorso museale all\u2019aperto, liberamente fruibile dai passanti.<\/p>\n<p>Purtroppo, il percorso f\u00f9 privato di sei opere, tra cui il \u201cBacco\u201d vicino<strong> via Bara all\u2019Olivella<\/strong>, sradicato da una porta, la \u201cMaria Maddalena in estasi\u201d a <strong>Borgo Vecchio<\/strong>, rubata da una cassetta delle lettere, e altre due opere, \u201cLa Buona Ventura\u201d e \u201cLa Medusa\u201d, trafugate in <strong>Vucciria<\/strong>.<\/p>\n<p>Questi sono solo alcuni dei tanti colpi che nel tempo hanno ferito la Sicilia. Colpa del mercato nero, dei collezionisti senza scrupoli, dei tombaroli che nel Novecento saccheggiarono ogni scavo archeologico. Un fenomeno che oggi chiamiamo \u201carcheomafia\u201d, ma che per decenni ha significato solo una cosa, la bellezza dell\u2019isola venduta pezzo dopo pezzo.\n\t\t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Dopo il furto dei gioielli di Napoleone al Louvre, ricordiamo le ferite d\u2019arte della Sicilia. 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