{"id":207148,"date":"2025-11-09T19:13:13","date_gmt":"2025-11-09T19:13:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/207148\/"},"modified":"2025-11-09T19:13:13","modified_gmt":"2025-11-09T19:13:13","slug":"linfarto-non-fa-piu-paura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/207148\/","title":{"rendered":"L&#8217;infarto non fa pi\u00f9 paura"},"content":{"rendered":"<p>Negli ultimi decenni l&#8217;infarto fa sempre meno paura, sono sempre di pi\u00f9 coloro i quali, anche se arrivano in ospedale con un attacco di cuore acuto e conclamato in atto, sopravvivono, le loro probabilit\u00e0 di farcela salgono al 90%, perch\u00e9 oggi la mortalit\u00e0 per infarto cardiaco si \u00e8 pi\u00f9 che dimezzata, mentre non \u00e8 migliorata affatto la possibilit\u00e0 di salvarsi fuori dagli ospedali.<\/p>\n<p>L&#8217;immediatezza delle procedure applicate nella gestione dei pazienti con diagnosi di infarto miocardico acuto, le cure farmacologiche appropriate e le tecniche di rivascolarizzazione eseguite tempestivamente, hanno di fatto ridotto ad oltre la met\u00e0 il rischio di morte durante e dopo il ricovero, hanno abbassato al minimo le recidive e migliorato la qualit\u00e0 di vita di migliaia di infartuati in tutto il mondo. Gli interventi salvavita di angioplastica primaria nell&#8217;infarto acuto con impianto di costosi stent medicali per tenere dilatate le arterie coronarie sono diventati di routine ed hanno fatto scendere drasticamente non solo la mortalit\u00e0 ma anche le invalidit\u00e0 conseguenti.<\/p>\n<p>Ogni anno in Italia si registrano dai 130mila ai 150mila nuovi casi di infarto acuto del miocardio e purtroppo sono circa 25mila quelli che muoiono prima di arrivare al ricovero, o perch\u00e9 sottovalutano i sintomi, perch\u00e9 credono di non aver digerito bene o pensano si tratti di reflusso gastroesofageo, perch\u00e9 sono assaliti dalla paura e non si fanno visitare, non si ricoverano, ritardando cosi in modo grave l&#8217;intervento terapeutico rapido e salva vita.<\/p>\n<p>Il tempo ottimale per sconfiggere l&#8217;infarto \u00e8 intervenire entro un&#8217;ora, al massimo un&#8217;ora e mezza dall&#8217;attacco acuto, chiamando il 118, assumendo una aspirina nell&#8217;attesa (per inibire la coagulazione del sangue), o facendosi accompagnare al pi\u00f9 vicino ospedale attrezzato per le emergenze cardiovascolari con reparti di emodinamica, per ripristinare il pi\u00f9 velocemente possibile il flusso sanguigno nella coronaria ostruita, e non danneggiare il muscolo cardiaco in grave carenza di ossigeno, evitando cos\u00ec il danno ischemico e la necrosi.<\/p>\n<p>Certamente l&#8217;et\u00e0, lo stato di salute e dello stato clinico preesistente possono influenzare l&#8217; aspettativa di risoluzione di un infarto, perch\u00e9 patologie come il diabete, l&#8217;ipertensione, ipercolesterolemia, malattie renali o metaboliche e l&#8217;obesit\u00e0 riducono la capacit\u00e0 di ripresa del muscolo cardiaco. Inoltre il fattore chiave \u00e8 sempre quanta parte di cuore \u00e8 stata ferita dall&#8217;infarto, poich\u00e9 l&#8217;estensione e la localizzazione dello stesso sono direttamente collegate alla mortalit\u00e0 e alle complicanze, e se la coronaria ostruita \u00e8 piccola e secondaria le conseguenze saranno meno severe rispetto ad un infarto esteso.<\/p>\n<p>In ogni caso arrivare in ospedale dopo 4\/6 ore dall&#8217;evento acuto complica enormemente qualunque opzione medica, clinica e chirurgica, ed oggi su 100 pazienti infartuati, gli 11 che muoiono sono quelli non arrivati o arrivati troppo tardi, gli altri 89 si salvano, e questo rivela l&#8217;importanza di sospettare subito i sintomi specifici senza aspettare che passino da soli.<\/p>\n<p>Un dolore al petto che insorge dopo uno sforzo, un atto sessuale, una emozione o senza causa apparente, di intensit\u00e0 variabile, costrittivo o angosciante come un attacco di panico, un bruciore ingravescente alla bocca dello stomaco, che pu\u00f2 salire nel torace, irradiarsi alle spalle, alle braccia, alla schiena o alla mandibola, soprattutto se accompagnato da nausea e sudorazione umida o fredda, sono tutti segnali che devono far pensare ad una angina pectoris o ad un infarto, per cui bisogna agire entro i primi 60\/90 minuti dall&#8217;inizio dei sintomi per ridurre il rischio mortale di questa patologia, ancora al primo posto per letalit\u00e0 davanti alle malattie oncologiche.<\/p>\n<p>In tutto il mondo occidentale l&#8217;et\u00e0 media dell&#8217;infarto \u00e8 intorno ai 66 anni, in questo periodo di vita il rischio aumenta di circa 8 volte rispetto alle fasce d&#8217;et\u00e0 inferiori, anche se l&#8217;incidenza \u00e8 in progressione dai 55 anni, e comunque dopo l&#8217;evento ischemico l&#8217;adesione rigorosa alle terapie farmacologiche, oltre a modifiche sostanziali dello stile di vita, sono fondame per ridurre il rischio di nuovi attacchi cardiaci.<\/p>\n<p>Cinquant&#8217;anni fa la diagnosi di infarto era spesso una condanna a morte, mentre oggi stiamo vincendo la lotta contro questa patologia il cui tasso di mortalit\u00e0 \u00e8 crollato dell&#8217;89%, ma non bisogna abbassare la guardia perch\u00e9 la cattiva notizia \u00e8 la crescente preoccupazione per altre forme di malattie cardiache come le aritmie, i cui decessi sono aumentati addirittura del 450%, quelli dell&#8217;insufficienza cardiaca del 146% e quelli della cardiopatia ipertensiva del 106%, aumenti legati alla crescente longevit\u00e0, per cui resta sempre importante,\n<\/p>\n<p>a qualunque et\u00e0, il controllo e la prevenzione delle malattie del cuore, per impedire che anche queste patologie collaterali si trasformino in stati potenzialmente letali, soprattutto se si \u00e8 sopravvissuti ad un infarto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Negli ultimi decenni l&#8217;infarto fa sempre meno paura, sono sempre di pi\u00f9 coloro i quali, anche se arrivano&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":207149,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[175],"tags":[40557,239,9533,1537,90,89,240],"class_list":{"0":"post-207148","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-salute","8":"tag-cure-mediche","9":"tag-health","10":"tag-infarto","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-salute"},"share_on_mastodon":{"url":"https:\/\/pubeurope.com\/@it\/115521336621688623","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/207148","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=207148"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/207148\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/207149"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=207148"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=207148"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=207148"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}